Frank Turner

Frank Turner

Bologna / Locomotiv Club


05/04/2017 - di Giovanni Sottosanti
Ci sarà sempre un senso per ogni km percorso, ogni temporale attraversato, ogni incolonnamento sopportato, ogni notte con poche ore di sonno, ci sarà ancora un senso se in fondo all`ultima curva troverai un locale con un palco e su quel palco la rappresentazione dei tuoi sogni. L`amico Marco Scandella, il suo esercito di gatti e la presenza dominante di Bruce mi accolgono con simpatia e generosità in un delizioso appartamento dietro via Stalingrado. Il Locomotiv è a pochi passi, Live Club  alternativo e operaio come si conviene, un bel palco, ambiente caldo, familiare e giovanile.

Quando Frank Turner appare sul palco armato di chitarra acustica esplode un`ovazione modello stadio, dopo i primi due pezzi, Get Better e If Ever I Stray, ho la conferma a quanto già sospettato, e cioè di trovarmi in mezzo ad un covo ultrà del rocker britannico, fucking die hard fans. Sono in tanti attorno a me a vantare un ricco palmares per numero di concerti già visti del buon Frank, lui ripaga tutti con un`esibizione davvero strepitosa, trascinante, in cui energia, generosità, simpatia, semplicità e capacità di coinvolgere vanno di pari passo.

Il personaggio trasmette urgenza espressiva vera e autentica, non c`è nulla di costruito, sudore e furore punk rock`n`roll a scorticare le corde di una chitarra come un novello Joe Strummer, inflessioni combat folk figlie di Billy Bragg, aperture verso un blue collar rock in cui Bruce è sempre la stella cometa che illumina il commino ai giovani virgulti, leggi Gaslight Anthem, Austin Lucas e Chuck Ragan. Non tira quasi mai il fiato Frank, fatta eccezione per due o tre pezzi più lenti, quasi da storyteller, per il resto chiama continuamente la partecipazione del pubblico, invitandolo ad accompagnare le canzoni in un coinvolgente sing a long.

Salta, balla e canta ogni strofa tutto il Locomotiv come in The Road, corre a perdifiato in quasi due ore di show, sputando fuori un`intensità difficilmente riscontrabile, considerato sempre che abbiamo di fronte un uomo solo al comando. Reasons Not To Be An Idiot ha un refrain che sdraia, così come Substitute e Imperfect Tense, diretti al finale con Mittens, nei bis compare un Somebody To Love dei Queen, molto bella l`esecuzione, un po`anomala la scelta del pezzo, considerata l`estrazione musicale del nostro.

Recovery e Photosynthesis azzannano il pubblico alla giugulare, prima del commiato con la splendida I Still Believe,  canzone manifesto, evocativa e trascinante, tanto per cambiare. Il rock`n`roll ci ha salvato la vita, canta Frank e sicuramente continuerà a salvarcela, finché ci saranno in giro animali randagi come lui, fuori da schemi e convenzioni, affamati di emozioni e capaci di mettere a ferro un fuoco un locale con una semplice acoustic guitar.

I still believe in the saints, in Jerry Lee and Johnny, and all the greats. I still believe in the sound that has the power to raise a temple and tear it down. I still believe in the need for guitars and drums and desperate poetry. I still believe that everyone can find a song for every time they`ve lost, and every time they`ve won, so just remember folks we`re not just saving lives, we`re saving souls and we`re having fun

Foto di: Manuela Paganini

Video di: Nicolò Sarti