Omer Avital Quintet

Omer Avital Quintet

Teatro Manzoni Milano


05/02/2017 - di Marcello Matranga
Omer Avital, contrabbassista di origini israeliane, nato da genitori marocchini e yemeniti, inizia ad avvicinarsi alla musica fin da giovanissimo, Ad 11 anni, comincia a studiare la chitarra classica al Conservatorio di Giv’atayim, arrivando ad entrare nella prestigiosa Thelma Yellin, la più importante Accademia artistica di Israele, passando quindi al basso acustico ed iniziando a studiare ed arrangiare musica Jazz. A 17 anni, intraprende la carriera professionistica suonando in vari gruppi che spaziano dal jazz al pop ed al folk, iniziando ad esibirsi in svariati Jazz Festival.

Nel 1992 si sposta a New York dove la sua carriera trova la consacrazione che ne fa un musicista di primo livello sulla scena mondiale. Una discografia vasta e piuttosto complicata, ricca di collaborazioni e grandi riconoscimenti. Il suo ritorno a Milano, nell’ambito di Aperitivo in Concerto, ha rappresentato una delle esibizioni più trascinanti dell’intera rassegna. Scevro da formalismi, allegro e scanzonato on stage, Omer, accompagnato da musicisti israeliani di ottimo livello come Eden Ladin al pianoforte, Asaf Yura ed Alexander Levi ai sassofoni, ed Ofri Nehemya alla batteria, ha offerto uno show fatto di di un melange sonoro di altissima qualità, che mette in evidenza la riuscita fusione di musica Jazz con atmosfere arabeggianti, (marocchino/yemenite per essere precisi) senza mai scadere nel didascalico e nella banalità.

Concerto fatto di composizioni piuttosto lunghe ma sempre estremamente avvincenti nello svolgimento sonoro, avendo sempre ben presente un concetto melodico di rara bellezza. Pezzi che si susseguono avviluppando i presenti in un tourbillon di suoni nei quali ognuno dei musicisti coinvolti ricopre una parte fondamentale e non di puro accompagnamento. Sette le composizioni proposte, a volte quasi spiazzanti come nell’ultima che a metà si apre completamente a suoni così diversi da farla quasi apparire qualcosa di non legato alla parte che l’aveva appena precedute.

Raramente chi scrive, aveva avuto modo di entusiasmarsi tanto per un concerto così intrigante ed avvincente. Un vero e proprio melting pot musical/culturale, nel quel si fondono atmosfere, esperienze, storia e vissuto di un musicista che merita la fama acquisita, ed una maggior conoscenza anche da parte di chi non dovesse aver mai incrociato la propria strada con un talento simile.

Foto di: Giovanni Daniotti