Langhorne Slim

Langhorne Slim

Zero Music Club - Bergamo

04/11/2005  |  di Antonio Avalle

Langhorne Slim

04 novembre 2005
Zero Music Club (BG)

In una serata umida e grigia lo ZeroMusicClub, piccolo locale alla periferia di Bergamo, diventa un accogliente rifugio per rintanarsi in compagnia di buona musica e un po' di tepore.
Fresco, carico di energia e con un'esplosiva voglia di suonare, Langhorne Slim si č presentato sul palco dello Zero. L'ottimo benvenuto della critica all'album "When The Sun's Gone Down" ha spianato la strada e dato fiducia al suo talento. Un album dai vecchi sapori, lontano da mode e orpelli tecnologici, come un frutto acerbo colto da poco, ma pieno di polpa.
Assecondato dal contrabasso di Paul Defiglia e dalla assillante batteria di Malachi DeLorenzo (entrambi presenti anche nell'album), Sean Scolnick, in arte Langhorne Slim (il nome č preso dalla sua cittā natale in Pennsylvania), č riuscito a trascinare e a coinvolgere in un'esibizione molto positiva, dimostrando che a volte basta veramente crederci fino in fondo per farcela.
Come un fulmine di guerra, Langhorne si dimena, saltella, canta a sguarciagola, invita il pubblico a ballare in festa le sue canzoni. L'affiatato trio sul palco, tra l'altro molto hillibilly e giovane, tiene bene la scena con fierezza. La voce stridula e volutamente stonata in studio del nostro giovane menestrello appare invece nella prima parte della serata ben calibrata, robusta e persistente.
Il pubblico presente ha subito tributato una calorosa accoglienza a questa nuova proposta musicale. Il repertorio dell'intera serata verte principalmente sul recente album "When The Sun's Gone Down". La bellissima "Set Em Up" viene proposta tra le prime canzoni, il brano sintetizza la combinazione musicale del rustico suonatore di New York, ovvero un misto di country, blues, rock'n' roll con una carica acustica punk che non dispiace affatto (dirompente in "And It's True").
La presenza scenica č costruita su un look da artista da strada (ricorda le prime copertine di Tom Waits): completino con bretelle, cappello e una scarpa bucata costituiscono un immagine giovane ed indovinata per canzoni cariche di feeling, sentite con il cuore in mano, su tutte le versioni di "Mary" e "The Electric Love Letter".
Guardarlo sorridere mentre ondeggia il capo č un vero spasso, con i muscoli del volto in continua contrazione tra smorfie, linguacce e espressioni di rara contentezza. Strano pensare che uno come Langhorne Slim (poco pių che ventenne) sia frutto della frenetica cittā di New York e sia proprio lė ad intonare le note sporche di "Loretta Lee Jones" per poi passare al rurale folk spazzolato di "I Ain't Proud". L'energia che il ragazzaccio ha in corpo č tale da prodursi anche in parti parlate improvvisate che caricano il pubblico e lo contagiano in modo irrefrenabile, anche con qualche siparietto fuori programma, tra passi di danza, flessioni e canzoni mutate a seconda dell'umore. Con ironia viene anche proposta "Summer Love" (proprio quella di "Grease") introdotta in solitudine da Langhorne a seguito della rottura di una corda e poi strigliata dalla sezione ritmica di Paul DeFiglia e Malachi DeLorenzo (guarda caso proprio il figlio di Victor DeLorenzo, batterista dei Violent Femmes).
Dopo un generoso bis ci avviamo, appagati dal divertimento e dalla musica, nel grigiore della notte.

Foto di Maria Battagli

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