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Tornato
sulle scene con una raccolta intitolata "I'm alive"
(2006), Garland Jeffreys ha ancora qualcosa da dare:
se in studio lo si attende al varco di un nuovo cd,
dal vivo ha riconfermato la sua verve energica prima
con il dvd "Hail hail rock'n'roll live" e poi con una
serie di date che lo hanno portato anche in Italia,
paese a cui da tempo è particolarmente legato.
Sulla sponda bergamasca del lago d'Iseo la sua esibizione
è stata inserita in una tre giorni dedicata alla musica
cantautorale americana, il Sarnico Folk Festival, che
già in passato ha portato artisti del calibro di Richard
Thompson e John Martyn (quest'ultimo purtroppo in condizioni
menomate). Il programma di quest'anno offriva due songwriter
di tutto rispetto come Dirk Hamilton, nella serata di
venerdì, ed Elliott Murphy, un habituè da queste parti,
a concludere la domenica sera: in mezzo Garland Jeffreys
con la sua band che, pur non proponendo musica folk
nel senso più stretto del termine, ha offerto uno spettacolo
di valore e ben intrattenuto i molti presenti che hanno
riempito la piazza.
Giusto per avvicinarsi al pubblico e guadagnarne l'attenzione,
Garland è salito sul palco passando tra le file degli
spettatori: le parole a cappella di "Moonshine in the
cornfield" hanno fatto da introduzione ad un set che
ha attinto al gospel, al soul, al funk, all'r&b e al
blues.
Proprio per dichiarare la sua identità e la sua coscienza
nere, Garland ha attaccato con una "I'm alive" molto
chitarrosa e poi con una emblematica cover di James
Brown "Say it loud I'm black and I'm proud". Una band
coi fiocchi, in cui è spiccato il tastierista Rudi Genbrugge,
e una voce nitida, ancora intensa, gli hanno permesso
di costruire uno show di primo livello, condito da una
performance fisicamente ineccepibile che lo ha portato
spesso a ballare, saltare sulle casse e scendere tra
il pubblico.
Oltre alle capacità da entertainer gli spettatori hanno
avuto modo di cogliere la sensibilità sociale della
musica di Jeffreys che non ha mai mancato di introdurre
i pezzi usando anche uno stentato simpatico italiano:
"Don't call me buckwheat" e "We the people" ne sono
stati tra i migliori esempi con quest'ultima parzialmente
improvvisata dalla band e poi conclusa con una citazione
di "What's goin' on" di Marvin Gaye.
Tra funk e reggae di ottima fattura Garland ha fatto
cantare e divertire riuscendo a coinvolgere anche gli
spettatori più occasionali con continui inviti a rispondere
ai suoi chorus. Per aggiungere un'ulteriore sfumatura
ad una scaletta di per sé già varia, ha presentato da
seduto una manciata di pezzi blues acustici, eseguiti
con il solo chitarrista Bruno Fevery: nel mezzo delle
reiterazioni di "Schoolyard blues" non ha però resistito
dall'alzarsi in piedi e lanciare chiare critiche al
sistema scolastico americano.
Unico neo dello spettacolo è stata l'assenza dei fiati,
che avrebbero reso ancora più pimpante e colorata l'esibizione.
Jeffreys ha sopperito con la sua generosità e con una
verve molto a la James Brown, a tratti forse un po'
"gigiona", ma che comunque gli ha permesso di trovare
un'empatia coi presenti, spinti al ballo prima con la
spagnoleggiante "Return of the matador" e poi con il
funky tutto tastiere di "96 tears".
Dopo aver ribadito il suo amore per l'Italia, paese
in cui ha vissuto in alcune fasi della sua vita, e aver
annunciato una manciate di date autunnali in occasione
della consegna del Premio Ciampi che gli verrà conferito
a Novembre, Garland si è lanciato nel gran finale con
una convincente cover di "I'm a king bee" e poi ovviamente
con il suo pezzo di maggior successo, "Hail hail rock'n'roll":
sul groove ballabile della canzone si è scatenato ribadendo
la carica sociale e l'energia fisica della sua musica
fino ad invitare una signora al ballo e a riprendere
nuovamente il refrain di "Sex machine" di James Brown.
Alla fine si è rimesso il cappello e ha salutato tutti,
conscio di aver soddisfatto sia gli appassionati che
lo seguono da tempo sia i turisti giunti con l'intento
di passare una bella serata in riva al lago.
SET LIST:
Moonshine in the cornfield
I'm alive
Say it loud I'm black and I'm proud / Sex machine
Don't call me buckwheat
35 millimeter dreams
I may not be your kind
Modern lovers
Christine
We the people / What's goin' on
Wild in the streets
Bright lights big city
I'm a good man
Schoolyard blues
Return of the matador
96 tears
I'm a king bee
Hail hail rock'n'roll / Sex machine |
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