Steven Van Zandt

Steven Van Zandt

Pistoia / Piazza Duomo


04/07/2017 - di Giovanni Sottosanti
Nella dolce e calda Independence Night pistoiese il pirata Little Steven e la sua ciurma di Disciples of Soul danno l`assalto al palco del Pistoia Blues Festival, riportando tutto a casa con una miscela esplosiva di soul, r&b, rock, r&r e blues, in una perfetta rappresentazione di quel Jersey Sound che abbiamo tanto amato e amiamo ancora.

Salgono sul palco come una squadra di calcio, undici elementi tra chitarre, basso, batteria, percussioni, organo, tastiera, sezione fiati e tre coriste decisamente avvenenti. Steve sale per ultimo e il pallone lo porta lui, perché stasera è lui che comanda, dirige, detta i tempi e riveste il ruolo di front man, bandana in testa e catene assortite al collo. Soulfire accende la miccia e la febbre soul, seguita a razzo da I`m Coming Back, che come per magia ci catapulta una volta ancora negli splendidi Better Days di Southside Johnny & The Asbury Jukes, anno di grazia 1991 e un disco mandato a memoria, con dentro Bruce e tutta la banda e grondante il miglior Jersey Sound forse mai ascoltato.

Purtroppo stasera la qualità dell`audio è a tratti pessima, evento del tutto inaspettato trattandosi di uno spazio aperto come una piazza, ma, soprattutto nella parte iniziale del concerto, i volumi sono altissimi e i suoni impastati con i bassi distorti, gli strumenti indistinguibili e la voce che non esce fuori, tanto da spingere più di qualcuno, compreso il sottoscritto, a trovare rifugio in una collocazione più arretrata e centrale.  Tale problematica arriva inevitabilmente ad inficiare in modo negativo la prima parte della performance di Little Steven e dei suoi Discepoli, poi per fortuna il suono migliora e si assesta su livelli accettabili.

Stevie continua intanto inarrestabile il suo viaggio attraverso l`enciclopedia della musica americana con Among The Believers, tratta dal suo secondo capitolo solista, Voice Of America del 1984. Un tuffo nel blues di Etta James con The Blues Is My Business, tanto per onorare al meglio il festival che lo ospita e per arroventare chitarre e cori, cosa che si ripete in Groovin`Is Easy, omaggio al grande Mike Bloomfield e ai suoi Electric Flag. Parla molto Stevie, si sente a casa e noi con lui quando parte Love On The Wrong Side Of Town, altro regalo al fratellino di scorribande Southside Johnny per il suo secondo capitolo con i Jukes, lo splendido This Time It`s For Real del 1977. A seguire sulla stessa lunghezza d`onda la radio dei Disciples of Soul si sintonizza su Until The Good Is Gone, che impreziosiva Men Without Women, l`esordio di Steve del 1982.

Dritti a perdifiato per le autostrade del New Jersey con Saint Valentine`s Day, dall`ultimo disco e con Angel Eyes, sempre da Men Without Women. Introduce Standing In The Line Of Fire, donata a Gary U.S. Bonds per il disco omonimo del 1984, raccontando la sua passione per Morricone e celebrandolo nell`intro del pezzo, che lascia grande spazio ai fiati e alle coriste, mentre I Saw The Light si tinge di un r&b sporco e scalpitante, finalmente si apprezzano meglio gli strumenti, compreso l`assolo centrale di chitarra. Salvation viene pescata da Born Again Savage del 1999 e gioca tra chitarra e cori, senza colpire particolarmente, la band alza il piede dall`acceleratore con The City Weeps Tonight, pezzo di Soulfire in odore di doo wop e con Down And Out In New York City, tributo a James Brown che la incise per la colonna sonora del film Black Caesar.

Il suono è black fino al midollo, tagliente e urbano, un muro di suono da cui la voce di Stevie emerge finalmente al meglio. I Am A Patriot celebra il reggae e il 4 luglio prima di un altro strappo blues con la lunga e torrida Killing Floor di Howlin`Wolf, torna poi il Little Steven che amiamo di più con una Ride The Night Away assolutamente straripante, suono pieno, corale, trascinante, anch`essa già in passato centrifugata da Southside & Jukes e da Jimmy Barnes. Riappare anche lo Stevie ribelle e piratesco che non accettava compromessi, No Compromise era del 1987 e Bitter Fruit ne fu il singolo trainante. Ancora e sempre Men Without Women con Forever, poi i bis e uno dei momenti più attesi, la storica I Don`t To Go Home marchiata a fuoco da Southside Johnny nel suo storico esordio omonimo, tutto il pubblico canta “reach up and touch the sky”, purtroppo per Stevie la sua voce e la sua presenza scenica non raggiungeranno mai quelle di Southside, ma va bene così.

Walking By Myself concede la passerella all`ospite Rick Nielsen, chitarrista e fondatore dei Cheap Trick, mentre David Bryan, tastierista di Bon Jovi, partecipa al tributo rock`n`roll per Chuck Berry, Bye Bye Johnny, ma non è finita perché Steve Van Zandt decide che per tornare a casa ci vuole la spinta giusta e allora via con Out Of The Darkness, che oltre ad essere un gran pezzo è anche il miglior augurio che si possa fare in questi tempi.

Out of the darkness in hand in hand

Baby together we will make our stand

Reach out and touch me we can win somehow