Francesco De Gregori

Francesco De Gregori

Roma


04/07/2008 - di Arianna Marsico
Francesco De Gregori
Roma - Cavea Auditorium Parco della Musica 04-07-09
Ecco apparire il Principe, nella splendida cornice della Cavea dell'Auditorium, che, con la sua "valigia da cantautore" (parafrasando il suo celebre brano "La valigia dell'attore"), è ancora una volta pronto a stupirci proponendo una scaletta da antologia anche se resta sempre fuori qualche perla, come stavolta è toccato ad "Alice". Rispetto al concerto del 2005 a Villa Borghese, che fu come un fluire continuo di note suonato da un collettivo, stavolta si possono riconoscere nel set tempi ritmici e melodici assai diversi tra loro: Francesco alterna momenti in cui si esibisce "in proprio" ad altri con la band, momenti elettrici ed altri acustici: in apertura De Gregori presenta da solo classici che vanno da "Caterina" a "Generale", ma anche pezzi più recenti come "Vai in Africa Celestino?", senza paura di proporli con arrangiamenti ridotti all'essenziale. E' un chiaro omaggio a Bob Dylan, con tanto di armonica, che stringe il cuore, ma anche al ragazzo che era quando suonava in locali semivuoti, come lui stesso racconta. De Gregori appare molto rilassato e divertito, interagisce col pubblico che tenta di indovinare quale sarà il prossimo pezzo. I primi pezzi sono "Caterina" e "La casa di Hilde", con il suo testo delicato e tanto vicino al Pavese de "La casa in collina". Dopo l'esplosione corale con "Generale", che ogni volta " è amore" ( altro che "quasi amore") con il pubblico sempre entusiasta, arriva in scena anche il gruppo e parte un'altra scarica di successi (non so davvero quanti artisti possano avere un simile imbarazzo della scelta nello stilare la scaletta), in primis "Capo d'Africa". "Titanic" trascina tutta la platea, con il suo inno alla giovinezza inconsapevole e alla lieve malinconia con cui si racconta delle ragazze di terza classe "che per non morire si va in America". Nemmeno il tempo di tirare il fiato ed ecco che ci si ritrova a fare il tifo per Nino ("La leva calcistica della classe '68") e a "mandare labbra ad un indirizzo nuovo", con "Rimmel": ma la "dolce Venere di rimmel", i suoi 34 anni non li sente proprio.
Si apre successivamente una parentesi al pianoforte, fatta di amore, con la nerudiana "Sempre per sempre" ( classico brano da accendini se si fosse in uno stadio e non all'Auditorium), e di impegno civile, con "La storia siamo noi" e "Viva l'Italia", ancora attuali (come "Povera patria" di Battiato). Questo è il bello della produzione dell'artista: coniugare la dimensione intima con quella politica, descrivere minuti amorosi dettagli e inni per spronare le coscienze. E' tempo però di richiamare la band e prendere "la valigia dell'attore" per poi inneggiare a Girardengo ("Il bandito e il campione"), al "grande campione", la cui vittoria coincide con l'arresto del bandito Sante Pollastro. Così è la vita chi in fuga dagli avversari e chi dalla legge. A questo punto De Gregori presenta la band e saluta tutti, dandoci la buonanotte. Ma tutti sanno che senza un adeguato bis non può esserci buonanotte, ed il bis arriva: "La donna cannone", sempre in grado di bucare il cuore, il rock de "L'agnello di Dio" e poi, con l'impagabile violino di Lucio Pardi "Buonanotte fiorellino". E a questo punto, davvero grazie e buonanotte Principe.

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