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"La
guerra in fronte" ha una storia molto particolare: Natalina
Montalbano, una centenaria donnina milanese di origini
palermitane, chiama la Cineteca Italiana e propone la
propria trascrizione del diario di guerra del padre,
Salvatore Montalbano, uno sceneggiatore, scrittore e
giornalista che partì volontario, assieme ad un gruppo
di amici patrioti, per combattere durante la prima guerra
mondiale sul fronte dell´Isonzo. La cineteca legge gli
scritti di Salvatore (trascritti da Natalina per far
conoscere il nonno al proprio figlio), si appassiona
e ne approfitta per restaurare alcuni filmati inediti
della Grande Guerra.
La decisione di mettere il tutto in scena, all´interno
di uno spettacolo multimediale fatto di recitazione-musica-cinema,
nasce infine dalla collaborazione con il Teatro Filodrammatici
di Milano, con Massimo Bubola (che aveva recentemente
interpretato le canzoni della prima guerra mondiale
in "Quel lungo treno", Eccher Music/Edel 2005) , con
l´attore Marco Balbi, la Fondazione Arnoldo e Alberto
Mondadori, che accetta di curare e stampare il libretto
di accompagnamento (che presenta, per altro, i testi
originali di Salvatore, morto sul lago di Garda negli
anni venti per i gas respirati durante il conflitto).
Il risultato, molto intenso (anche se dal punto di vista
tecnico il Cineplex lascia molto a desiderare), è un´ora
di viaggio che riporta ad un tempo in cui si moriva
in trincea, nel fango, e gli occhi potevano guardare
il mondo soltanto attraverso la feritoia di un fossato
mortale. La rievocazione della prima guerra mondiale,
nelle parole di uno sceneggiatore che era abituato a
sognare scrivendo il cinema, affiora attraverso la recitazione
di brani di Salvatore e filmati d´epoca, accompagnati
dalla musica di Bubola. E proprio quelli affidati al
cantautore veneto sono i momenti migliori della rappresentazione:
chitarra acustica, voce e armonica a bocca come unici
strumenti per raccontare una guerra in Italia troppo
spesso dimenticata (a differenza della Francia, sottolinea
Bubola, dove il cinema è molto più attento a quel frangente
storico). Il contributo di Bubola a "La guerra in fronte",
mentre sullo schermo scorrono cannoni, lettere, addii
e arrivederci, è fatto di alcune delle canzoni di un
album recente, "Quel lungo treno", nel quale raccontò
le storie degli Alpini inviati a combattere per la prima
guerra globale della storia. Ecco allora i soldati innamorati,
che sanno di non poter tornare, che pensano alle proprie
vite di fronte alle montagne e alle pianure in cui l´uomo
sta dando il peggio di sé: Bubola canta, interpretando
al meglio quel dolore, e dando voce a sentimenti lontani
che ritornano, inesorabili, in ogni guerra, da Caporetto
a Tora-Bora, passando per My Lay 4.
Alla fine della rappresentazione, in cui una guerra
che doveva essere gloriosa diventa atroce anche agli
occhi di fervidi patrioti, Bubola regala due bis a tema,
entrambi molto sentiti: il primo, "Rosso su verde",
è la storia del proprio prozio morto sul Grappa, lasciando
però l´ultima lettera d´amore per l´amata, lontana e
clandestina; il secondo, più "soft", è invece la bella
serenata "Tre rose", ispirata a quella che il nonno
di Massimo commissionò al barbiere e al maniscalco per
poi cantarla sotto la finestra dell´amata.
Andare a sentire Bubola e i racconti di Salvatore Montalbano
significa fare un salto indietro di cento anni, ai tempi
dei nostri nonni e bisnonni, e godere contemporaneamente
di ottimo cinema, teatro e musica. Se studiare la storia
fosse sempre così bello, anche la scuola sarebbe tutta
un´altra cosa ...
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