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Tornano
in Italia gli Okkervil River, una delle american bands
più cresciute degli ultimi anni grazie ad un disco come
"Black sheep boy", capace di mettere d'accordo appassionati
di rock indie e roots.
La formazione di Will Sheff ha volutamente scelto di
tornare nel nostro paese pur senza alcun disco in uscita
a conferma di una volontà di suonare live che la porta
costantemente in tour. Dopo la ristampa dell'ultimo
album l'unica new release prevista è un Ep di due canzoni
intitolato "The President's dead".
Aprono la serata i bergamaschi Hogwash, che presentano
davanti al loro pubblico il nuovo cd, "Half untruths",
pubblicato a metà settembre. Emblematico il "Ciao, amici"
con cui Enrico Ruggeri saluta i presenti a prova di
quanto il gruppo qui è di casa. Nel corso della scaletta
vengono poi affiancati sul palco anche da un paio di
guests locali, Laura alle vocals e Matteo dei Coffee
Orchestral alla chitarra acustica. Il set è composto
da una dozzina di canzoni che passano in rassegna i
brani nuovi in modo più ruvido ed essenziale, privandoli
per forza di cose dei ricami portati in studio sugli
arrangiamenti. Non tutto riesce al meglio, ma gli Hogwash
mettono comunque in mostra il loro suono underground
con qualche punta di luce in "Holes in my maps". Un
calo di tensione si avverte quando il microfono viene
preso dal chitarrista Edoardo Nazzari che si propone
al canto per un paio di pezzi; meglio quando alla voce
torna Enrico Ruggeri per concludere con alcune interpretazioni
più tirate e con qualche distorsione nel finale.
Pur non eccellendo gli Hogwash hanno offerto un'apertura
discreta, che solo in parte ha lasciato intuire le capacità
del gruppo bergamasco, superiori alla media indie italiana.
Quando sul palco salgono gli Okkervil River, è chiaro
a tutti che la serata compie un netto salto in avanti:
già alla prima canzone, la melodica "The war criminal
rises and speaks", Sheff e compagni dimostrano di poter
spaccare salendo di tono con una carica da assoluta
rock band. Il concerto prende subito una piega più energica
e frontale rispetto a quanto visto un anno fa, anche
perché la strumentazione non comprende nè pedal steel
nè fisarmonica e la tromba è usata sporadicamente. L'effetto
è ancora più sorprendente: le ballate arrivano in crescendo,
tese fino a spezzarsi, mentre pezzi come "The latest
toughs" sono acclamati dai presenti e interpretati in
modo scalmanato da Will Sheff, che si libera progressivamente
di giacca, cravatta e camicia, rimanendo con un maglietta
delle Shangri-Las.
Non mancano le sorprese come alcuni inediti tra cui
"Love to a monster", con qualche sfumatura dylaniana
che sembra confermare quanto si dice delle ultime session
in studio della band, e un "new rock number", "Unless
it's kicks", durante il quale Travis Nelsen alla batteria
ha modo di rompere le bacchette. Sheff esegue poi la
nuova "The President's dead" conclusa con una poderosa
entrata della band quasi a volersi liberare degli incombenti
fantasmi della politica.
"Black" arriva in una versione talmente forte da far
venire in mente i Grant Lee Buffalo, che poi sembrano
comparire davvero sul palco nella parte distorta di
"Black sheep boy".
Il finale è un apoteosi con le sferzate di "For real"
e "So come back I'm waiting": ancora una volta stupiscono
la varietà e l'energia della band, capace di ricamare
con keyboards, mandolino e vocals e di passare poi d'un
tratto a squarci rock da urlo. Acclamato a gran voce,
Sheff torna sul palco da solo per eseguire "A stone",
voce, chitarra e tanta personalità. Chiude definitivamente
una "Last love song for now" che riassume tutto e lascia
con la convinzione che gli Okkervil River stanno diventando
una delle formazioni più importanti del rock americano.
In attesa di una nuova prova in studio, non perdeteveli
dal vivo perché il loro è un concerto vigoroso e graffiante
come pochi.
OKKERVIL
RIVER:
The war criminal rises and speaks
Lady liberty
No key no plan
The latest toughs
Love to a monster
Song of our so-called friend
Unless it's kicks
The president's dead
Black
Black sheep boy
For real
So come back I'm waiting
A stone
Last love song for now
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HOGWASH:
Crude
Fools do pay
I see you
Mend my ways
As a day
Holes in my maps
Bikeride
Thomas Ross Jr.
Red heart shaped petal
Goodbye letters
My dear december
Me and the half untruths
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