Vinicio Capossela

Vinicio Capossela

Motion - Zingonia (bg)


03/01/2004 - di Andrea Salvi
Vinicio Capossela


03/01/2004
MOTION - Zingonia (BG) Poteva essere Natale, e forse un po’ ancora lo era, ma anche un giorno qualunque. “Benvenuti alla festa di capodanno del 1956”, strabuzzò il clown, il cerimoniere, il cantastorie: Vinicio Capossela.
La balera, mai vista tanto piena, si è abbandonata, come liquefacendosi dentro alle secche note di un pianoforte a coda, al centro della scena. Tutt’intorno un gruppo dannatamente demodé, un contrabbasso, batteria, un vibrafono-xilofono-theremin, chitarra e sax.
Volumi bassi, fumo nell’aria satura, gente che preme, che dalla prima fila fino al bancone del bar laggiù non par chiedere altro che quella dannata, preziosa canzone al Sam di turno, illuminato da un solo occhio di bue, chino sul piano. L’atmosfera è calda e sbieca. Un veglione che di straordinario pare avere, oltre al ritardo di qualche giorno sul calendario, la presenza di un paio di migliaia di invitati.
La banda ci dà dentro che è un piacere, la raffinatezza di un’orchestra jazz d’altri tempi si mescolano ai rantoli di una musica popolare povera e fumosa anch’essa. Il buon Vinicio pare trattenersi per una buona ora a dialogare con se stesso e il resto del gruppo a seguirlo in secondo piano.
Una manciata di pezzi tanto per aprire la serata, poi qualche accenno al repertorio meno frequentato ma non meno amato, tra reinterpretazioni di tanghi e morne, con una chitarra sotto braccio e tanto languore in gola.
Poi un salto nelle case scrostate di un pezzo di Matteo Salvatore: “I maccheroni”, dove un piatto di pasta è sufficiente per cantare a festa intorno ad un tavolo.
Swing e tarantella si fondono in un meticciato musical-culturale da emigranti in terra straniera, con una sfrenata voglia di descriversi con note e parole sussurrate, ora solo biascicate, poi rimasticate e sputate, con il gusto per un sarcasmo boheme e rustico.
Qualche brano nuovo, poi “Maraja” ed è come un sipario aprirsi a lasciar sfilare saltimbanchi e prestigiatori, mangiafuoco ed elefanti ammaestrati, corazzieri e lanciatori di coltelli, e il veglione esplodere in un campionario di improbabili cotillons kitch, con gli invitati a gradire e dimenarsi. Tinte soavi a irradiare il palco da una cornice di mille lucine natalizie, tra campanelli e Santi Nicola, ed è chiaro che l’emigrante è tornato da oltreoceano per le feste, ma che nel cuore tende ancora a quella Little Italy che tanto ha preso il posto di quella vera. Una piccola patria immaginaria, naturalmente, dove brindare in un veglione dal sapore di capitone e vino novello, di sigari economici e fette di panettone, di mercanti in fiera e babbi natali dal fare sgraziato ma bonaccione.
Il circo prende il largo tra le pieghe di un repertorio che fin troppo facilmente ora segue il battito delle mani piuttosto del pulsare del contrabbasso. “Contrada Chiavicone”, “Il pugile sentimentale”, “All’una e trentacinque circa” in versioni scarnificate e terribilmente fuori dal tempo, mai come questa notte scorrono fluide, e persino un classico come “Si è spento il sole” è pretesto per un ballo, anche se la mezzanotte è passata da un pezzo. Dopo oltre due ore c’è tempo per una taranta ancora, poi “I Wish I Was in New Orleans” omaggio inaspettato e gradito, anche se dovuto, ad un Tom Waits mai tanto vicino. La chiusura è per “Resta con me”, con la raccomandazione di abbracciare chiunque a portata di mano sfila corale come il miglior augurio di buon anno.
Si stappano bottiglie di moscato d’importazione. A notte fonda è ancora capodanno, ed il bar, stipato di avventori, è un invito troppo prezioso per non venir avvicinato.

Il gruppo:
- Vinicio Capossela: voce, pianoforte, chitarra
- Vincenzo Vasi: xilofono, vibrafono, theremin
- Zeno De Rossi: batteria
- Glauco Zuppiroli: contrabbasso
- Michele Vignali: sax, clarino
- Giancarlo Bianchetti: chitarra



Scaletta:
- Intro
- L’accolita dei rancorosi
- La notte se ne è andata
- Pongo sbronzo
- Scatà scatà scatafascio
- Sabato al Corallo
- Scivola vai via
- Abbandonato
- In silenzio
- Tanco del Murazzo
- Con una rosa
- Contratto per Karelias
- Che cossè l’amor
- Besame mucho
- Occhi neri
- I maccheroni
- Voglio essere King kong
- Marajà
- Campanell (Jingle bells)
- Santo Nicola è arrivato in città (Santa Claus is coming to town)
- Contrada Chiavicone
- Il pugile sentimentale
- Al veglione
- All’una e trentacinque circa
- Si è spento il sole
- Tarantella
- Il ballo di San Vito
- Christmas song
- I Wish I Was in New Orleans
- Resta con me

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