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Un
teatrino sperduto nella Val Seriana, piena provincia
bergamasca, nascosto in un vicolo di paese: è qui che
si esibisce Mary Gauthier e, per quanto in scala ridotta,
il luogo si rivela una sorpresa, quanto mai adatta all'evento.
Il Teatro del Circolo della Fratellanza di Casnigo è
un piccolo gioiello restaurato, contornato di affreschi
e di decori in stile commedia popolare; ha una capienza
limitata, stasera riempita da un pubblico attento, che
apprezza e che crea una cornice perfetta per il folk
delle due protagoniste.
Il programma propone Mary Gauthier in coppia con Diana
Jones, altra valida songwriter americana: le due stanno
portando in giro per l'Europa il loro "Songs of sorrow
and salvation from the American South Tour", uno spettacolo
che le vede alternarsi sul palco prima singolarmente
e poi insieme.
Comincia Diana Jones, sconosciuta ai più, che coraggiosamente
attacca il suo set con un pezzo per sola voce: la sua
"Cold grey ground" ha l'eco di un traditional, insegue
arie antiche, a tratti irish, ed è un'ottima introduzione
ad un set breve ma intenso, in cui vengono eseguite
alcune canzoni tratte da "My Remembrance of You", (Signature
Sounds, 2006). Dotata di una voce ben impostata ed ampia,
questa signora del Tennessee segue la miglior tradizione
del folk americano: in "Willow Tree" ripercorre le orme
di Johnny Cash, mentre in "Henry Russell" fa memoria
di una lettera d'amore scritta da un immigrato scozzese
morto in miniera. Chiude con "Pony", una ballata sull'identità
perduta dei Nativi Americani, giusto per ribadire quanto
i suoi pezzi siano fatti di storia popolare, quella
vissuta con sofferenza dai singoli e dalle minoranze.
Della stessa pasta, solo un po' più amara e consistente,
sono fatte le canzoni di Mary Gauthier: sin da "Falling
out of love", primo brano in scaletta, si sente che
il folk è impregnato di un elemento blues. Entrambe
le musiciste provengono dal Sud, ma con Mary ci si sposta
più verso la Louisiana e le interpretazioni si fanno
più spiritate. Chitarra e voce, la Gauthier offre un
set magnetico, in cui mette in risalto ogni ruga dei
suoi brani: se in "I drink" emergono i fantasmi dell'alcolismo
e di un passato familiare non certo agiato, in "Karla
Fave" spicca una coscienza impegnata, che narra la storia
di una delle tante condanne a morte ordinate da George
Bush nel periodo in cui questi era governatore del Texas.
Da vera folksinger Mary presenta anche una nuova canzone,
costruita attorno ad un filo di melodia solitaria, come
nel suo stile ormai riconoscibile, fatto di dualismi
tra luce e buio, tra vita e dolore. Con "Mercy now",
durante la quale torna sul palco Diana Jones, si conclude
la parte più sofferta dello spettacolo: da qui in avanti
le due propongono una manciata di canzoni a due voci,
fatte più di speranza e di salvezza.
Tra una ninna-nanna folk ("Twilight") ed una dedica
a New Orleans, rabbiosa, affatto rassegnata, Diana e
Mary raccolgono applausi sentiti, che riempiono il teatro
e quasi le commuovono: la Gauthier si dichiara toccata,
abituata com'è a suonare in "rock clubs and dirty bars",
e poi offre tre bis, con parti vocali volentieri a cappella
che rimangono sospese nell'ambiente. Le due salutano
con una canzone d'amore, "Before you leave", eseguita
senza microfoni a ridosso della platea, con le loro
voci che si completano a vicenda in modo esemplare.
Quella di Mary Gauthier e Diana Jones è un'accoppiata
riuscita. E quella di farle suonare al Teatro Circolo
della Fratellanza una scelta azzeccata.
Diana Jones:
Cold grey ground
Cracked and broken
Willow tree
Pretty girl
Henry Russell
Pony
Mary Gauthier:
Falling out of love
I drink
Karla Fave
I don't trust my eyes
Mercy now
If I had a gun
Twilight
Our lady of the shooting stars
Wheel inside the wheel
Hat song
Better times
Before you leave |
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