Morya Alter Bar - Cellatica (bs)

02/04/2004  |  di Christian Verzeletti

 PAOLO BENVEGNÚ
 
 MORYA ALTER BAR -  CELLATICA (BS)
  02 aprile 2004

Questa serata era da notare per due motivi: primo la riapertura del Morya, altra piccola oasi musicale nel territorio bresciano dopo alcuni mesi di sterminato deserto, e secondo il ritorno di Paolo Benvegnų in quella che č la sua terra, questa volta con un nuovo disco, (“Piccoli fragilissimi film”, vedi recensione).
Cogliere l’ex-Scisma aggirarsi nervoso dalle parti del bancone del bar era esemplare di una tensione che si č poi trasmessa sul palco, come č nella natura di questo artista.
Accompagnato da quella che č ormai la sua band (Andrea Franchi alla batteria, Massimo Fantoni alle chitarre, Gionni Dall’Orto al basso e Fabrizio Orrigo alle tastiere), Paolo ha aperto il concerto in maniera palpitante. Le prime quattro canzoni hanno seguito la scaletta del disco, ma non per il bisogno di entrare o far entrare nel concerto: l’inizio delle esibizioni di Benvegnų č carico di un’emotivitā estrema, che attinge direttamente dal suo interno ad un’emozione giā di per sč drammatica. Grazie anche ad un’ambiente raccolto, “Il sentimento delle cose” e “Io e te” hanno rapito da subito, sfociando l’una nell’altra attraverso un finale distorto e una slide acuta.
Rispetto al disco, il suono ha acutizzato le emozioni delle canzoni (d’autore) di Benvegnų: quegli spigoli che in studio erano stati smussati, sono tornati ad angolo vivo, pronti per lo scontro sanguinante con la voce. “Rosemary” č arrivata dal passato degli Scisma e da quello dei Radiohead (“The bends”), mentre “Suggestionabili” č stata asciutta e diretta, frutto di un approccio comunicativo che si puō definire punk, tanto č senza compromessi.
L’amalgama sul palco si č rivelata anche nei passaggi pių ironici, utili a sciogliere e ricaricare la tensione: stavolta le gag di Benvegnų sono state parodie in tedesco della propria condizione, con dentro una graffiante critica al sistema musicale italiano.
Non a caso, “Giornalismo” č stata eseguita con un taglio duro: Fantoni ha letterlamente infilato un coltellino tra le corde della sua chitarra elettrica. Altrettanto taglienti sono stati il supporto di Fabrizio Orrigo alle tastiere e quello melodico di Andrea Franchi alla batteria e alla seconda voce: di quest’ultimo si attende l’esordio solista, che dovrebbe rivelarsi di sicuro interesse, a sentire quanto proposto al Morya con “Guardami”, una ballata delicata e inedita per gli standards italiani.
Il concerto č poi andato verso il termine in modo sempre pių estremo: “Č stupido” č partita con suoni ed effetti fluttuanti per poi virare verso il noise, con una forza palpabile, da toccare con mano. Ha chiuso “I’m the ocean”, segnata da una chitarra elettrica suonata con tanto di archetto. I musicisti, definitivamente liberati, sono scesi uno ad uno dal palco abbandonando i loro strumenti in una musica che ha continuato a risuonare: difficile contenerne l’impeto fisico-emotivo in un genere o in un articolo, quando a malapena ci si riesce in un locale.
Per quanto Benvegnų abbia dimostrato di non patire gli spazi stretti (a fine serata ci ha concesso un’intervista nella piccola cantina del Morya), tutto questo non puō rimanere tra i confini di un (nutrito) pubblico di appassionati e di critici. Vedere un suo concerto č come assistere ad un’operazione a cuore aperto: impossibile rimanere indifferenti e altrettanto impossibile poi non portare verso l’esterno quanto vissuto sulla propria pelle.

INTRO
IL MARE VERTICALE
CERCHI NELL’ACQUA
IL SENTIMENTO DELLE COSE
IO E TE
ROSEMARY
SUGGESTIONABILI
Č SOLO UN SOGNO
SIMMETRIE
GIORNALISMO
IN DISSOLVENZA
CATHERINE

GUARDAMI
SIMMETRIE REPRISE
Č STUPIDO
I’M THE OCEAN






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