Thomas Denver Jonsson

Thomas Denver Jonsson

Brescia

02/02/2007  |  di Christian Verzeletti

THOMAS DENVER JONSSON

2 febbraio 2007 - Morya (BS)

Il primo tour italiano di Thomas Denver Jonsson è una manciata di date acustiche in cui il giovane svedese si propone da solo, voce e chitarra, giusto per cominciare a far girare il suo nome nel nostro paese.
Mescalina ha già avuto modo di parlare di questo songwriter svedese e chi ci segue con attenzione saprà come la musica di Thomas sia orientata verso un country-folk di matrice americana che in studio ha dato risultati di buona personalità ("Hope to her" e soprattutto "Barely touching it").
Altro giovane che si propone in solitudine è Dente, chitarrista del gruppo La Spina, incaricato del set di apertura. Il suo è un cantautorato pop sentimentale ma spigliato, che non si prende troppo sul serio e che riesce a far passare una mezz'ora piacevole. Con una manciata di canzoni ironiche, a tratti ben premute sull'acustica, Dente intrattiene simpaticamente prendendo in giro sé stesso e i propri pezzi.
Il riferimento va ai cantautori italiani, in primis Battisti: la distanza è ovviamente enorme, ma Dente riesce a cavarsela con un approccio frizzante che fa del suo set un gradevole aperitivo.
Sin dall'iniziale "Long life to lose" quello di Thomas Denver è invece un set che richiede ben altra attenzione: per quanto anche lui armato di sola chitarra, lo svedese propone le sue canzoni con un'attitudine folk umile e priva di ammiccamenti.
I pezzi vengono eseguiti seguendo un country rallentato che denota coraggio e personalità: il canto nasale di Denver non è certo di quelli che incantano al primo ascolto, ma non ci mette molto a catturare l'attenzione del pubblico.
Sconosciuto alla maggior parte dei presenti, Denver azzarda uno strumentale già al secondo brano in scaletta per proseguire con la malinconia di "Mallards" che porta in sé la vena romantica di un giovane Springsteen. A venire in mente è soprattutto Neil Young, ma ciò che cattura è la voce di questo ragazzo tanto esile quanto essenziale nel costruire canzoni proprie, cariche di disillusione e di amarezza.
Thomas propone anche qualche inedito che presumibilmente andrà a far parte di un nuovo disco in uscita quest'anno: colpiscono "What I dream", più cupa con un esplicito "nowhere to go" ripetuto più volte, e "Oh my dog", tuttaltro che ironica nel descrivere una condizione di sofferenza.
La performance ha qualche variazione nell'uso dell'armonica, ma sono sempre le canzoni a rivelarsi nella loro buona fattura: "Silver boy" e "First in line" sono pezzi che dimostrano quanto questo ragazzo sia un vero songwriter, da scoprire.
Chiude con il folk scuro di "Peacock color song", ululato nel finale, e con un medley "Goodnight / Only for beginners" che suona come una ninnananna, scossa ripetutamente da un'armonica che dà l'ultimo saluto al pubblico del Morya.
Se ancora non l'avete fatto, segnatevi il nome di Thomas Denver Jonsson: in futuro potreste trovarlo in giro più spesso, da solo o con la band.

DENTE SET-LIST:
Due gocce
Non amore
La battaglia delle bande
Un bacio e un omicidio
Baby building
Canzone pop
10, 100, 1000
Scanto
Stimolividi

THOMAS DENVER SET-LIST:
Long life to lose
Tap dancers union
Mallards
Dreams at the film club
What I dream
3rd dry your smile
Oh, my dog
Silver boy
First in line
Peacock color song
Good night / Only for beginners

Thomas Denver Jonsson



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