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Il
primo tour italiano di Thomas Denver Jonsson è una manciata
di date acustiche in cui il giovane svedese si propone
da solo, voce e chitarra, giusto per cominciare a far
girare il suo nome nel nostro paese.
Mescalina ha già avuto modo di parlare di questo songwriter
svedese e chi ci segue con attenzione saprà come la
musica di Thomas sia orientata verso un country-folk
di matrice americana che in studio ha dato risultati
di buona personalità ("Hope to her" e soprattutto "Barely
touching it").
Altro giovane che si propone in solitudine è Dente,
chitarrista del gruppo La Spina, incaricato del set
di apertura. Il suo è un cantautorato pop sentimentale
ma spigliato, che non si prende troppo sul serio e che
riesce a far passare una mezz'ora piacevole. Con una
manciata di canzoni ironiche, a tratti ben premute sull'acustica,
Dente intrattiene simpaticamente prendendo in giro sé
stesso e i propri pezzi.
Il riferimento va ai cantautori italiani, in primis
Battisti: la distanza è ovviamente enorme, ma Dente
riesce a cavarsela con un approccio frizzante che fa
del suo set un gradevole aperitivo.
Sin dall'iniziale "Long life to lose" quello di Thomas
Denver è invece un set che richiede ben altra attenzione:
per quanto anche lui armato di sola chitarra, lo svedese
propone le sue canzoni con un'attitudine folk umile
e priva di ammiccamenti.
I pezzi vengono eseguiti seguendo un country rallentato
che denota coraggio e personalità: il canto nasale di
Denver non è certo di quelli che incantano al primo
ascolto, ma non ci mette molto a catturare l'attenzione
del pubblico.
Sconosciuto alla maggior parte dei presenti, Denver
azzarda uno strumentale già al secondo brano in scaletta
per proseguire con la malinconia di "Mallards" che porta
in sé la vena romantica di un giovane Springsteen. A
venire in mente è soprattutto Neil Young, ma ciò che
cattura è la voce di questo ragazzo tanto esile quanto
essenziale nel costruire canzoni proprie, cariche di
disillusione e di amarezza.
Thomas propone anche qualche inedito che presumibilmente
andrà a far parte di un nuovo disco in uscita quest'anno:
colpiscono "What I dream", più cupa con un esplicito
"nowhere to go" ripetuto più volte, e "Oh my dog", tuttaltro
che ironica nel descrivere una condizione di sofferenza.
La performance ha qualche variazione nell'uso dell'armonica,
ma sono sempre le canzoni a rivelarsi nella loro buona
fattura: "Silver boy" e "First in line" sono pezzi che
dimostrano quanto questo ragazzo sia un vero songwriter,
da scoprire.
Chiude con il folk scuro di "Peacock color song", ululato
nel finale, e con un medley "Goodnight / Only for beginners"
che suona come una ninnananna, scossa ripetutamente
da un'armonica che dà l'ultimo saluto al pubblico del
Morya.
Se ancora non l'avete fatto, segnatevi il nome di Thomas
Denver Jonsson: in futuro potreste trovarlo in giro
più spesso, da solo o con la band.
DENTE SET-LIST:
Due gocce
Non amore
La battaglia delle bande
Un bacio e un omicidio
Baby building
Canzone pop
10, 100, 1000
Scanto
Stimolividi
THOMAS DENVER SET-LIST:
Long life to lose
Tap dancers union
Mallards
Dreams at the film club
What I dream
3rd dry your smile
Oh, my dog
Silver boy
First in line
Peacock color song
Good night / Only for beginners
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