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Arrivare
in ritardo ad un concerto è una delle cose che più mi indispone e, conoscendo
la durata e l'intensità degli shows di Ani Di franco, la perdita rischia
di essere non da poco. Mentre è in corso una versione di "Marrow", piena
di tromba e clarinetto, mi faccio ragguagliare dalla Ani girl che vende
i cd, ormai incontro fisso ad ogni appuntamento con la musicista di Buffalo.
Non mi ci vuole comunque molto per entrare nel concerto dato che è la
musica della Difranco a tirarmi dentro di sè.
"Shameless", in una versione molto funky con Ani che si produce in un
mezzo rap e con Julie che le risponde svisando le sue tastiere, misura
subito la temperatura della serata.
"Firedoor" comincia invece da un luogo opposto: sola alla chitarra acustica,
Ani si accompagna con qualche nota appena sussurrata e poi esplode colpi
di accordi improvvisi e caricati di peso drammatico. Sul palco Ani è un
animaletto che comunica energia anche quando rimane immobile; quando invece
si lascia andare alla gioia della musica, ne nasce tutta una serie di
movimenti che lei si diverte ad incalzare con il suo chitarrismo ansioso
e personalissimo.
La band è di grande spessore e il suono ricorda le cose più eleganti di
Prince, ormai parte di un passato troppo lontano. Questa musica invece
è fresca e vivace, pronta a nuove direzioni e ad improvvisazioni come
in "What how when where": Ani si inventa un rap sorretta solo dai fiati
e dalla batteria, poi è tutto un groove dietro l'altro che sfocia in un
assolo di flauto. I brani dell'ultimo disco arrivano in versioni più accese,
meno folk e ancora una volta a questa piccola grande donna va riconosciuto
il merito di non cristallizzarsi mai, di mantenere un suono in una continua
evoluzione che la rende immune al morbo conservatore che sta infettando
il pop. Rispetto ai tour precedenti, viene data maggior evidenza alle
voci e ai cori; il lavoro dei fiati rimane di grande qualità, a tratti
così raffinato che si vorrebbe essere seduti in un teatro per godere di
tanti arrangiamenti.
Le due nuove canzoni, "In the way" e "Slide", testimoniano come il palco
sia per Ani un occasione per mettersi alla prova più che per celebrarsi.
Così "Come away from it" diventa un soul lento tutto voce e organo con
un finale a cappella, mentre "Tamburitza" un recitato che fa affiorare
capacità linguistiche e teatrali. Sembra inverosimile che Ani riesca a
concentrare tanta musica solo in un'ora e mezza, senza far sentire il
bisogno d'altro. Non ci sono pause, ma spesso medley, e i brani si succedono
in versioni accelerate, completamente nuove come nel caso di "Freak show"
eseguita a due voci con Julie con un paio di tamburi tra le gambe.
Questo pezzo ha preso il posto che era di "Angry anymore" nella passata
tournèe a testimoniare il senso di libera amicizia che lega queste due
artiste e il loro pubblico (e chi mai oggi è più libero e freak di Ani
Di franco?).
"Carry you around" con un finale a tre voci e flauto chiude lo show prima
del saluto cosciente e fiero di "Sick of me": "Quanto stanchi / dovete
essere / ora di me / mentre ve ne state lì fuori / … sempre alla ricerca
dentro di voi / di un nuovo modo per capirmi … sono salita sul palco /
con tutta la mia rabbia / tempo fa / ma le canzoni / ora vengono più lentamente
/ … sono colpita dalla vostra pazienza / anche se voi continuate a dire,
credilo o no / la gioia che ci porti / supera tutto ciò". Ci inchiniamo,
gioiosi anche noi, davanti a tanta umiltà.
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TRACK
LIST
AIN’T
THAT THE WAY .1
WISH I MAY .2
HERE FOR NOW .3
MARROW .4
SHAMELESS .5
FIREDOOR .6
HAT SHAPED HAT .7
DILATE .8
O.K .9
WHAT HOW WHEN WHERE .10
IN THE WAY .11
SLIDE .12
COME AWAY FROM IT .13
TAMBURITZA LINGUA .14
FREAK SHOW .15
THE DINER .16
HEARTBREAK EVEN .17
GRAVEL .18
CARRY YOU AROUND .19
SICK OF ME .20
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