Ermal Meta

Ermal Meta

Mantova, Piazza Castello


01/09/2017 - di Barbara Bottoli
Primo settembre 2017, il pomeriggio sembra aver salutato definitivamente le temperature soffocanti estive e a Mantova si conclude la seconda edizione di Mantova Arte & Cultura col live di Ermal Meta, impegnato da mesi col Vietato Morire Tour. La rassegna ha visto alternarsi, nei mesi, diversi artisti dai Baustelle ai Planet Funk, da Le Luci della Centrale Elettrica a Sting scegliendo la parte storica della città gonzaghesca come location, permettendo alla musica di essere veramente parte della nostra storia.

   Il live di Ermal Meta si è svolto nella suggestiva e intima Piazza Castello a ridosso del Palazzo Ducale un luogo che ha permesso di suggellare il talento dell`artista che da vent`anni è parte della musica italiana, diventandone una delle firme più autorevoli. Le due ore di concerto sono state un percorso della sua carriera anche a ivello più profondo, dimostrando il vero significato dei suoi testi sui quali dovremmo soffermarci per estrapolarne frasi ogni volta e ricoprirle di nuovi significati, tanto quelle parole sono impregnate di vita e sentimenti. L`apertura è affidata al brano Odio le favole che nel 2015 era stato presentato a Sanremo Giovani e aveva guadagnato il terzo posto tra le Nuove Proposte a Sanremo 2016 e che racconta il dolore che poi si placa, dei ricordi che appaiono diversi a seconda delle angolazioni del tempo e che si collega, metaforicamente nel live, a Voce del verbo che è il brano liberatorio e introspettivo per eccellenza che distrugge lo scudo di protezione.

   Sembrano lontanissimi i ricordi di un giovane Ermal Meta, sempre in provincia di Mantova, più o meno cinque anni fa, più timido, schermato da una chitarra con La fame di Camilla, mentre il primo settembre a Mantova, c`era un artista in totale apertura col pubblico, capace di trasmettere tutto, di incredibile capacità vocale, scenica e umana. Nelle due ore del live la voce impeccabile del cantautore, nonostante le corse sfrenate, ha confermato le indubbie capacità passando da Bionda a Halleluja di Leonard Cohen, coinvolgendo il pubblico anche quando il silenzio si è impadronito delle voci di partecipazione per sospendere il fiato fino al termine di Amara Terra Mia di Domenico Modugno, in una piazza completamente al buio, quei minuti hanno fatto vivere a chiunque quei momenti di vita tanto celebrati da Ermal Meta. Interessanti sono stati i giochi di ombre che si creavano naturalmente sulle mura antiche dei palazzi che creano la piazza, e l`alternarsi delle luci del palco che hanno sempre sottolineato al meglio i momenti musicali. Durante il live si è sentito “l`impatto a band” creato dai musicisti sul palco: Dino Rubini (basso), Marco Montanari (chitarra), Emiliano Bassi (batteria), Roberto Cardelli (tastiera & pianoforte) e Andrea Vigentini (cori e chitarra acustica), oltre alla presenza di Luca Brizzi al sax che con Ermal Meta ha creato uno dei momenti più intensi della serata; più volte l`artista ha dato rilievo a chi lo ha accompagnato in questi mesi, sia con parole di stima sia nello spazio a loro dedicato, ma soprattutto con gesti di affetto mischiati alle note, che ancora una volta rendono questo cantautore vero, lasciando intatta la sovrapposizione tra ciò che scrive e ciò che è.

   Energia, parole, musica, la grande capacità di intrattenere anche senza parlare troppo, l`improvvisazione nel non trovarsi subito la scala per tornare sul palco dopo esserne sceso e riempire il tempo per risalire intonando Smile, l`attenzione ai professionisti sul palco, l`assenza di falsi discorsi, la totale fedeltà del live ed i brani: questo è il Vietato Morire Tour. Oltre a tutti i brani dei due album Umano e Vietato morire, Ermal Meta ha riproposto Buio e Luce, Come il sole a mezzanotte (La Fame di Camilla), Straordinario (Chiara) e concludendo con Era una vita che ti stavo aspettando (Francesco Renga) per la sua parte di autore, avendo scritto per numerosi interpreti.

   La sfida del disobbedire, del cambiare le stelle, del cambiamento, della vita è stata molto ben rappresentata nella scarica di adrenalina in Voce del verbo tra luci rosse e buio, in uno sfiorarsi fisico e catartico, in una lotta tra chitarra e basso. Ermal Meta si conferma, anche stavolta, un vero artista capace ad emozionare umanamente e semplicemente, un grande musicista attento alla musica come mezzo di comunicazione e conoscitore dell`animo che si può stimolare semplicemente vivendo e relazionandosi veramente, regalando ai Lupi quello che cercano in lui tramite i suoi testi.

 

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