|
Un
concerto dei Gang è qualcosa di più di un semplice spettacolo rock, è
una forma di lotta, una chiamata alle armi che chiama in causa cuore e
coscienza.
Il palco è quello della festa di Rifondazione Comunista, eppure non ci
sono comizi da tenere né nuove reclute da arruolare, ma piuttosto due
chitarre, quelle dei fratelli Severini, che si impegnano a trasmettere
idee, oltre che emozioni.
E non è un impegno da poco nemmeno per chi è abituato a percorrere l'Italia
dal nord al sud in continue altalene portandosi dietro il proprio patrimonio
di canzoni rock. Anche perchè ai Gang succede abbastanza spesso, che la
storia si diverta a porre nuovi ostacoli sul percorso: a Coccaglio, dopo
aver evitato il maltempo, Marino e compagni hanno dovuto fare i conti
con un impianto indegno, gestito malamente e incapace di reggere la minima
umidità. I Gang, si sa, sono avvezzi a ben altre battaglie, ma, per tutta
la serata, il suono ha gridato letteralmente vendetta: la chitarra si
Sandro non si è mai sentita, mentre la voce andava su e giù costringendo
Marino a cambiare continuamente intonazione. Durante "La pianura dei sette
fratelli", il gruppo è stato costretto a interrompere la canzone e a ricominciarla
da capo, dal momento che il canale delle tastiere non era stato addirittura
aperto. In mezzo a tanta approssimazione, i Gang si sono rivelati ancora
una volta degli inossidabili gentiluomini, non perdendo mai la pazienza
e riuscendo paradossalmente ad offrire un concerto accettabile ai pochi
presenti. I pezzi migliori sono stati quelli tirati, in cui si poteva
pestare sugli strumenti e sui volumi per coprire le magagne del service:
"La corte dei miracoli" ha smosso le prime file con una bella fisarmonica
che si destreggiava su un suono secco e veemente.
"Colpevole di ghetto", "Prima della guerra" e "Il bandito Trovarelli"
hanno formato una triade infuriata su cui i Gang hanno potuto sfogare
la loro rabbia e anche la loro vergogna per un paese che, in nome della
civiltà, pretende l'impronta digitale agli extracomunitari. La parole
di Sandro non hanno mancato di fare memoria e di portare a galla posizioni
chiare, contrarie a quel politically correct che in troppi ormai adottano
anche nel mondo del rock. D'altronde e per fortuna, i Gang sono quello
che sono proprio perché non hanno mai avuto paura di andare contro e di
essere di parte. A vederli sul palco, si percepisce un misto di forza
e di utopia, fortemente impregnato di una cultura storica che dai fratelli
Cervi arriva a Marcos, dalla canzone popolare ai Clash.
Marino ce la mette tutta per coinvolgere il pubblico, usa le immancabili
parole forti, declama i titoli delle canzoni, brandendole come una spada,
e arriva ad invitare anche l'ultimo signore seduto ad alzarsi per battere
il tempo. Purtroppo il service torna a molestare il finale: la seconda
voce sovrasta enormemente il canto e i Gang possono solo lanciarsi nel
botta e risposta di "La lotta continua" che chiama in causa anche Coccaglio.
Qualcuno però è sordo a qualunque proposta e l'arrivo dei vigili comunali
porta all'interruzione forzata del concerto per problemi di orario: non
oltre le 23.00!
Forse sarà anche retorico, ma è proprio il caso di dire che "la lotta
continua", più che mai.
|
Lista Brani:
VIA ITALIA SOCIALDEMOCRAZIA
LA CORTE DEI MIRACOLI
SE MI GUARDI, VEDI
BANDITO SENZA TEMPO
LE RADICI E LE ALI
LA PIANURA DEI 7 FRATELLI
COLPEVOLE DI GHETTO PRIMA DELLA GUERRA
IL BANDITO TROVARELLI COMANDANTE KOVALSKY
I FOUGHT THE LAW
LA LOTTA CONTINUA
|