Brunori Sas

Brunori Sas

Roma, Atlantico Live


01/04/2017 - di Arianna Marsico
Ad aprire il concerto di Dario Brunori c’è Nicolò Carnesi. Quasi un suo omologo dall’altra parte dello Stretto, che con brani come Levati, Ho una galassia nell’armadio e Mi sono perso a Zanzibar scalda il cuore e le ugole dei presenti, che lo accolgono come un fratellino minore di Dario.

 Il quale sale sul palco accolto quasi da una standing ovation e accompagnato dalla sua fidata band: da Simona Marrazzo (cori, synth, percussioni), Lucia Sagretti (violino), Dario Della Rossa (pianoforte, synth), Stefano Amato (basso, violoncello, mandolini), Mirko Onofrio (fiati,percussioni, cori, synth) e Massimo Palermo (batteria, percussioni).

Il cantautore di San Fili (paese entrato a pieno titolo nel merchandising, ben stampato sui berretti) all’uscita del disco aveva dichiarato di essere in cerca di una soluzione per integrare dal vivo il nuovo disco, dal retrogusto più amaro e suoni meno  festosi, con i brani precedenti, su come fondere il nuovo tango col vecchio mambo.

La soluzione sembra essere l’inserimento a blocchi compatti. E nella prima parte seguendo passo passo l’ordine dell’album. Non un pezzo nuovo inserito quasi a caso tra gli altri, ma un blocco, più o meno esteso, che permetta di assaporare la malinconica, anche se assai arguta, riflessione e poi il piacere del brano noto, amato e consumato, seguito da altri altrettanto amati.

 Anche se il timore di  annoiare con A casa tutto bene sembra sbriciolarsi dalle prime note. La verità brilla come una stella danzante, con gli archi che creano un effetto retrò e maestoso assieme. L`uomo nero accompagna al primo siparietto della serata. Fingendosi esaltato, Dario benedice i presenti in perfetto stile pontificio. Lamezia  Milano termina con il saltino stile Battiato con  Cuccurucucù.

Dopo La vita liquida tenebrosa e sensuale è di nuovo per il nostro il momento di scherzare, sulla credenze cosentine sul malocchio, sul fatto che le canzoni lui non le scriva su sentimenti reali ma solo a fine di lucro (“Al sentimento preferisco il pagamento”). Pronta smentita arriva con  Come stai?, tenera dedica al padre apprezzatissima dal  pubblico, cantata a squarciagola. A quel punto pur mantenendosi caldo il clima, le successive Le quattro volte,  Fra milioni di stelle, Pornoromanzo e

Lei, lui, Firenze sembrano quasi un momento di tregua rispetto ad Arrivederci tristezza, ormai un vero e proprio inno. con Una domenica notte Dario dichiara che “è finito il momento romantico”, perché “noi crediamo nell’iban”. La sequenza Il costume da torero, Sabato bestiale, Don Abbondio scandaglia speranza, basse pulsioni e viltà. Rosa viene riarrangiata in chiave psichedelica.

Dopo la pausa rientra solo Brunori e si mette alla tastiera (“è una cosa che non è mai successa in Italia”, dice scherzando). È il momento di Guardia `82, preceduta  da un monologo sul sembrare un cantante maledetto che beve whisky sul palco (che in realtà è Estathè),  è corale e raccolta, con quel nanananana carico di ricordi per chiunque sia nato negli anni ’70-’80. Kurt Cobain è un volo sulla fragilità di chi ha successo ma anche di chi non lo ha, asciutta e densa di significato.

Si chiude con Secondo me, punto di equilibrio tra passato e presente. E si chiude davvero “che a quest’ora di solito me ne sto a casa con la stufa a pellet”, tra inchini e ringraziamenti si chiude in modo elegante, senza sbavature, lasciando tanta voglia di assistere al prossimo concerto (magari un tour teatrale, chissà…).

 

Tracklist

La verità

L`uomo nero

Canzone contro la paura

Lamezia -  Milano

Colpo di pistola

La vita liquida

Come stai?

Le quattro volte

Fra milioni di stelle

Pornoromanzo

Lei, lui, Firenze

Arrivederci tristezza

Una domenica notte

Il costume da torero

Sabato bestiale

Don Abbondio

Rosa

Guardia `82

 Kurt Cobain

 Secondo me

 

Foto:Daniele Di Mauro

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