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Su
Bettye Lavette potremmo scrivere pagine su pagine, dilungandoci
nel descrivere questa meravigliosa donna ancora più
di quanto abbiamo già fatto nel nostro speciale di Novembre
2007: effettivamente la Black Woman del Nothern Soul
non può passare inosservata tanta è la sua purezza e
l'innata voglia di esprimersi attraverso canto e corpo.
La sua signorilità è tale che al Rolling Stone di Milano
avrebbe potuto presentarsi in abito da sera, con magnificenza
e strass luccicanti, sotto i riflettori e con un pubblico
lì immobile a pendere dalle sue labbra; invece niente
di tutto questo, non ci sono nemmeno le transenne a
delimitare il palco, quasi fosse un concerto qualunque,
ma Bettye si mette a suo agio lo stesso con la sua bellezza
oscura, naturale.
Si parte con un'introduzione tutta blues, come scritto
dalle liturgie del genere, eseguita dalla band per introdurre
la serata: per fortuna trattasi solo di due brani guidati
dal maestro tastierista Alan Hill, prima che "la scena
del crimine" venga ceduta a Bettye Lavette, che non
si fa pregare e regala subito un'ironica strabordante
"The Stealer", funk-soul con tanto di balletti sexy.
L'età di una regina è sempre difficile da definire,
soprattutto se la sua figura risplende come una ragazzina
giocosa (anche se l'esperienza è matura e non inganna).
La voce della Lavette sfida però ogni tipo di barriera
e "Take me like I Am" si esprime nella frivolezza di
un blues esemplificato dalla band prima di raccogliersi
intorno al scenografia dell'ultimo lavoro con la movimentata
"Choices". Con "Joy" la Signora libera il suo lato migliore
mettendo in mostra uno stile esemplare nell'impadronirsi
di un pezzo folk prima di addentrarsi in una sorta di
concept live autobiografico. Si succedono propedeuticamente
e in ordine cronologico pezzi dei suoi anni migliori,
o peggiori a secondo dai punti di vista: recuperando
brani dal passato, è come se la soul singer sfidasse
il tempo in una lotta a ritmo di soul e r&b.
L'anima della regina scende così in un abisso oscuro
e non può che raccontare il dolore in una forma divinamente
alta: "Let me down easy", eseguita da un arrangiamento
ritmico pulsante da basso e chitarra, anticipa di poco
uno dei momenti più intensi della performance con "Somebody
Pick Up My Pieces", proposta come da canone seduta e
con una carica espressiva altamente emozionante.
Risulta quanto mai chiaro che il pathos della cantante
afro-americana trova la sua migliore espressione dal
vivo: nonostante "The Scene of The Crime" abbia tenuto
il peso dell'importante "I've got my own hell to raise
(2005), su disco faticano ad arrivare emozioni così
forti, che in tutta l'esibizione sono scaturite grazie
anche ad una band che ha evitato ogni personalismo e
dimostrato come va accompagnata una regina.
SET LIST:
The Stealer
I Still Wanna Be Your Baby (Take Me Like I Am)
Choices
Joy
The Last Time
You Don't Know Me At All
Maybe We Shouldn't Talk About That Now
Let me down easy
Somebody Pick Up My Pieces
They Call It Love
Talking Old Soldiers
(As Close As I'll Get To)Heaven
Before The Money Came
I Do Not Want What I Have Not Got |
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