Brunori Sas

Brunori Sas

La Leva Cantautorale degli Anni Zero


29/06/2011 - di Ambrosia J. S. Imbornone
Dario Brunori racconta. L’eroismo dei “Poveri cristi” del quotidiano, oscuri eroi di sentimenti spogliati da ogni alone di retorica o ogni manto di pathos lacrimoso, in balia delle frustrazioni comuni del giornaliero inseguimento del benessere e dei suoi feticci. O semplicemente uomini e donne alla ricerca di un miraggio semplice di felicità, nelle mura casalinghe, nel nido caldo di relazioni che invece si spezzano con grande amarezza. Nel volume secondo del suo canzoniere, uscito il 17 giugno per Pippola, Brunori ha smesso di collezionare istantanee dei ricordi possibili e reali di una generazione e del suo immaginario, per mettere in moto cinematograficamente storie semplici e nude, spalancando sul sociale un microcosmo di suoni corroborati dall’esperienza maturata e dalla voglia di far crescere il suo cantautorato, di mettersi in gioco con ironia e sobrietà verso nuovi traguardi. Tra i brani pubblicati nel nuovo disco, uno, Una domenica notte, era già stato pubblicato in una versione provvisoria nella compilation della Leva cantautorale degli anni Zero. Abbiamo parlato con Brunori Sas allora proprio del nuovo album, del progetto Leva e di molto altro ancora.
Mescalina: Dai Blume a Brunori Sas Vol. 1 e 2, dalla Toscana alla nativa Calabria, dal collettivo Minuta a premi come il Ciampi 2009 per il miglior esordio e la targa Siae/Tenco 2010 come autore emergente: quali tappe del tuo percorso pensi abbiano lasciato i segni più profondi in te come musicista e come uomo? Come riassumeresti la storia di Dario Brunori fin qui?
***Dario Brunori: In modi e tempi differenti tutto ciò che hai citato ha contribuito a portarmi fin qui. Il collettivo Minuta e il progetto Blume hanno segnato il mio passaggio ad un visione più professionale del lavoro di musicista. Fino ad allora giocavo molto nella mia stanzetta,  con una visione più amatoriale e sicuramente meno disciplinata. Ho imparato molto da queste due esperienze, anche perché per necessità mi sono dovuto occupare di aspetti non necessariamente collegati alla creatività, come il booking, la promozione e la discografia. Sono esperienze che accorciano le distanze fra ciò che immagini e ciò che realmente accade nel nostro ambito. Poi è arrivato uno shock di vita: la morte di mio padre, il ritorno in Calabria e un nuovo lavoro nella ditta di famiglia. Brunori Sas è nato sostanzialmente così. I tanti concerti, i buoni riscontri del pubblico e i premi sono stati uno stimolo in più a fare sul serio, cercando di non prendermi troppo sul serio.

***Mescalina: In questo album i suoni sono più nutriti e profondi, mentre da un album di istantanee private, che pure era facile per ognuno riconoscere come proprie, si passa ad osservare piccole parabole di vita altrui in un presente disgregato di fragilità e affetti. Come è avvenuto questo passaggio? Come è cambiata la Brunori Sas dal primo al secondo volume del canzoniere?
***Dario Brunori: Trovo che questo sia un album più cinematografico, laddove l’altro era effettivamente più fotografico. Non volevo che fosse un sequel del primo, non volevo insistere sugli stessi temi sia a livello testuale che a livello musicale. Inoltre potevo far affidamento su una band rodata, cosa che non era accaduta nel primo episodio, per cui mi sono concentrato sulla cura formale e sulla ricerca di un corpo sonoro convincente e se vuoi anche funzionale e didascalico rispetto alle storie raccontate.

***Mescalina: Nell’allargare il campo del tuo sguardo, hai pensato ad un ascoltatore ideale? O non ce n’è bisogno, visto che i tuoi anti-eroi vivono nei nostri piccoli travagli e fallimenti, nei nostri desideri e nelle nostre avventure quotidiane?
***Dario Brunori: Come autore cerco sempre di immaginare un ascoltatore ideale che mi somigli. Vorrei piacere anzitutto a un me stesso ideale. E al contempo vorrei piacere anche ad un ascoltatore con caratteristiche opposte alle mie. Insomma essenzialmente vorrei piacere a tutti, è questa la verità.

***Mescalina: Come presenteresti il tuo nuovo album ai nostri lettori?
***Dario Brunori: Poveri Cristi: un disco che parla di voi. Ma meglio di come voi riuscireste mai a fare.

***Mescalina: Nel comunicato sul tuo secondo album sei presentato come un “cronista lucido e innamorato”: armato di un realismo nudo e nostalgico, sembri vocato a cantare la normalità, la banalità non-eroica, profondamente empatica, talora o spesso malinconica, ma anche emozionante di un vivere comune e complicato…Ma tu…quali pensi siano i tratti peculiari delle tue canzoni? Come presenteresti il canzoniere targato Brunori Sas?
***Dario Brunori: Amo raccontare e ascoltare storie. E mi piace che siano storie vere o meglio verosimili, non sempre e non necessariamente “normali”, ma legate sicuramente al sentimento. Con questo intendo dire che pur rispettando il “cervello” e quindi la scrittura intelligente, formalmente ed esteticamente ben concepita, per entrare davvero in un testo, che sia altrui o mio, ho comunque sempre bisogno di emozionarmi.

***Mescalina: Come sei stato coinvolto nel progetto della Leva cantautorale degli anni Zero?
***Dario Brunori: E’ capitato in occasione della scorsa edizione del Premio Tenco. Sono stato contattato da Enrico Deregibus e Enrico De Angelis del Club Tenco, mi hanno illustrato il progetto e ho accettato. Tutto qui.

***Mescalina: Cosa pensi di quest’iniziativa? Pensi abbia contribuito alla tua visibilità o anche in qualche modo ad una tua “consacrazione” tra i nomi più originali e interessanti under-40 della scena di qualità italiana?
***Dario Brunori: Mah…questo non sono in grado di dirtelo. Certo la combinazione del premio Siae/Tenco con relativa esibizione a Sanremo sommata al progetto discografico, ha portato Brunori Sas ad un pubblico più ampio rispetto a quello del panorama “indie”, nel quale la cosa è nata e si è sviluppata. Era successo lo stesso con il premio Ciampi due anni fa. Non riesco però a valutare in che misura una cosa abbia influito rispetto alle altre.

***Mescalina: Nel doppio album della Leva c’è la tua Una domenica notte: come mai la scelta è caduta proprio su questa canzone? E come la racconteresti?
***Dario Brunori: Era un pezzo che stavamo già portando dal vivo. Come sai il primo album conteneva solo nove brani, ed era necessario inserirne di nuovi per fare uno show completo. Mi sembra un pezzo perfetto per quel contenitore, perché ha dei richiami e una struttura abbastanza classica. E’ stato anche un modo per confrontarmi con orchestrazioni e arrangiamenti più complessi, il che mi è tornato utile nella stesura del nuovo album.

***Mescalina: Ovviamente nel progetto della Leva non si poteva comprendere un numero infinito di artisti: ne sono stati coinvolti 36. Tra gli artisti “emergenti” che non è stato possibile includere, quali segnaleresti ai nostri lettori, perché ti sembrano particolarmente da tenere d’occhio? Dimartino per esempio, presente nella canzone Animal Colletti di questo secondo album?
***Dario Brunori: A mio avviso 36 nomi sono tanti. Eppure mi sembra che l’intento fosse quello di fotografare un fenomeno che si sta sviluppando in scene diverse. Per cui magari io avrei inserito nomi che fanno parte del mio stesso “circuito”, come appunto Dimartino, o Oratio. Ma va bene così, le compilations devono presentare gli artisti e lasciare poi al pubblico l’approfondimento.

***Mescalina: Le tue canzoni, che hanno musicalmente il fascino minimale, commovente e ruvido del reale, si collocano nell’alveo più nobile del cantautorato italiano. Ma cosa pensi che sia oggi la “canzone d’autore” come genere, attitudine, approccio alla musica?
***Dario Brunori: L’attenzione al testo è sempre stato uno degli elementi distintivi della cosiddetta scena alternativa, e mi pare che non sia una cosa appannaggio solo del cantautorato classico. Prendi il Teatro degli orrori o gli Uochi Toki o Iosonouncane, si tratta di progetti che nella forma si allontanano dall’icona classica del cantautore “chitarra e voce”, ma che nella sostanza lo sono eccome. Quando un autore riesce a raccontare in modo profondo, intelligente ed emozionante il mondo che lo circonda, allora ha fatto cosa buona e giusta per sé e per chi lo ascolta.

***Mescalina: L’immediatezza realistica, la capacità di fotografare negli umori e nella storia di un singolo protagonista di una canzone le gioie piccole e il malessere “comune” ad una generazione, le stigmate di tanti normali “invisibili” poveri cristi, la tua voce, le linee melodiche delle tue canzoni fanno pensare a Rino Gaetano. La semplicità levigata e calda della tua musica ricorda il Battisti dell’era Mogol, un certo realismo intimista venato di ironia rammenta Dalla. In cosa ti senti vicino effettivamente a questi nomi del cantautorato italiano e a quale altri guardi? Si direbbe che in te ci sia una certa affinità con l’antiretorica disarmante e la dolcezza stilistica dell’amico Dente
***Dario Brunori: In questo lavoro sicuramente sono entrati in modo più consapevole alcuni miei ascolti di sempre, sia in relazione alla stesura del testo, sia nelle scelte di produzione e di arrangiamento. Il Dalla di Com’è profondo il mare o il Battisti di Anima latina sono stelle polari a cui bisognerebbe guardare a prescindere dalle barriere di genere. Mi sento vicino a loro come attitudine, come approccio al lavoro artistico. Ovvio che il risultato poi sia ancora distante, ma guai se così non fosse. Di Dente apprezzo la capacità di combinare insieme la semplicità e l’immediatezza, con un approccio intelligente e mai banale, lieve più che leggero. Forse in questo album mi sono allontanato un po’ da quell’approccio, cercando una via più complessa, ma quel tipo di sintesi rimane per me la via maestra.

***Mescalina: Usciamo dal genere cantautorale e dai nostri limiti nazionali: quali artisti internazionali pensi abbiano influenzato il tuo percorso? Nel comunicato sul tuo nuovo album si cita Prince
***Dario Brunori: Sì, come ho già detto in altre occasioni, in passato non sono stato un grande ascoltatore di musica italiana. Mi sono sempre visto come strumentista e in tal senso il mio gusto era orientato a cose diverse, che in parte prescindevano dal contenuto delle liriche. Prince almeno fino agli anni ’90 è stato uno dei miei ascolti ripetuti, anche per trasmissione da parte dei miei fratelli che erano fan accaniti del genio di Minneapolis. Ho cercato di far tesori di quegli ascolti come attitudine al non ripetersi e a cercare di sorprendere l’ascoltatore. Temo che anche il mio approccio al live sia figlio di quegli ascolti, peccato che la mia stazza non mi consenta di esprimermi anche col ballo, sarebbe il non plus ultra.

***Mescalina: Come nascono i tuoi testi? Sembra che tu abbia la capacità rara di raccontare la società anche mettendo a fuoco piccoli dettagli, emblemi talvolta amari o carichi di nostalgia, oppure feticci pop del quotidiano…
***Dario Brunori: Guarda lo dico spesso, i miei testi nascono in modo “miracoloso”, un po’ come diceva Vasco “le mie canzoni nascono da sole”. E’ ovvio che successivamente lavoro sulla forma, l’ho fatto molto di più in questo disco rispetto al precedente, ma il grosso viene fuori rapidamente e senza troppa premeditazione. Ancora non sono in grado di mettermi a tavolino e dire: ”beh adesso scrivo una canzone sugli emigranti” ad esempio. Il giorno in cui mi riuscirà, probabilmente mi dedicherò solo a quello, puntando a diventare il nuovo Bigazzi.

***Mescalina: In Italia non è mai facile per artisti non ancora “arrivati” riuscire a vivere di musica; nel tuo vissuto in particolare è dovuta entrare l’azienda di famiglia…Come concili i tuoi impegni e quali e quante difficoltà in questo momento si vivono in un presente così costitutivamente precario per i musicisti, ma anche ovviamente, in generale, per più di una generazione?
***Dario Brunori: In realtà oggi lavoro solo con la musica. La ditta di famiglia è stata una parentesi dettata non da urgenze economiche, ma dagli avvenimenti familiari di cui ti parlavo prima. Anche prima di Brunori Sas pensavo che fosse necessario mettere tanta carne al fuoco e puntare in direzioni differenti per poter campare di musica. Ho lavorato e lavoro per una casa di produzione di cartoni animati, e faccio il fonico in uno studio di registrazione e produzione musicale di Cosenza, che oggi è anche una piccola casa editrice e discografica. Certo non è semplice e io sono anche stato fortunato perché ho avuto una condizione familiare che mi ha permesso in passato di dedicarmi agli studi musicali e universitari, senza particolari problemi. Non sempre e non per tutti è così. Il problema per i musicisti “indie” è molto semplice: gli introiti derivano essenzialmente dal live, vale a dire dal cachet e dalla vendita dei cd e del merchandising. I cachet all’inizio sono davvero ridicoli e non coprono neanche le spese di trasferta. Non rimane dunque che la passione che ti spinge a suonare sempre e comunque e qualsiasi prezzo e la speranza che il progetto funzioni e faccia numeri più grossi. Alla fine dipende sempre dal pubblico: per quanto un progetto possa esser ben concepito e ben promosso, è il passaparola che fa la differenza. Certo se ci fosse, come in Francia ad esempio, un aiutino anche da parte delle istituzioni, male non farebbe. E’ tosta insomma, ma non impossibile.

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