Abbiamo intervistato Paolo Benvegnù a Brescia, dopo una delle tappe del tour che lo vede tornare ad impressionare e farsi impressionare sul palco.
Più che di un’intervista si è trattato di un’esperienza liberatoria, parte integrante del concerto appena concluso, come è nella natura di questo artista che da sempre vive indifferentemente la musica e la sua esistenza su ogni poro della propria pelle.
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Mescalina:
Allora, Paolo, come stai? |
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Mescalina: Sicuramente presunzione no, ma nel disco c’è un’ambizione,
quella che ci vuole per tentare di comunicare qualcosa e questa viene fuori
in modo sottile, come sottili sono gli arramngiamenti che sono più che altro
delle rifiniture parallele … Paolo Benvegnù: Sì, anche secondo me, perché o facevo quella cosa lì o lentamente andavo a sciogliermi, ad andarmene da questo mondo … è stato importante per me poi, ribadisco per me. E la cosa stupenda poi è stato trovare le altre persone, quelle con cui ho fatto il disco, quelle con cui suono adesso: loro davvero mi sostengono in ogni senso, non solo musicalmente, tanto che mi sento unito con loro … per adesso facciamo solo i miei pezzi e qualche cosa di Andrea, però fondamentalmente siamo un gruppo, non sono io, perché da solo non funziono: ho bisogno di persone che mi vogliano bene … Mescalina: Nel disco ci sono infatti come due livelli di comunicazione, uno sull’amore e uno centrato proprio sulla comunicazione in sé … quelle centrate sull’amore sfociano anche in vere e proprie canzoni d’amore, possiamo chiamarle così, no? Anche se in Italia parlare di canzone d’amore rischia di essere fuorviante … Paolo Benvegnù: No, no, è proprio verissimo: sono canzoni d’amore contestualizzate e delle canzoni invece più universali, più di comunicazione, sul cambiar le cose … Mescalina: Sul singolo per esempio c’era “Giornalismo” che è una riflessione sulla comunicazione … Paolo Benvegnù: Quella sì, devo dire che ho scritto dei pezzi anche molto rabbiosi, che poi sono stati eliminati, anche dei singoli, perché erano veramente rabbiosissimi. Quando stai male la prima cosa che fai è annaspare per non annegare, perciò fai qualsiasi cosa per stare a galla e per fortuna ho avuto la maturità di non prendere in considerazione anche quelle canzoni, anche se alcune erano dei pezzi molto belli, però c’era bisogno di una maggior scioltezza. Con gli Scisma, invece, proprio non mangiavo e non dormivo: ero diventato una speci di asceta e non si può, cioè … è troppo … Mescalina: Usando un altro termine rischioso, c’è anche molto romanticismo in questo … Paolo Benvegnù: Sì, sì ma io ne sono pienamente cosciente … di rischiare, anche … Mescalina: Ti dico rischioso perché il termine è abusato … Paolo Benvegnù: Sì, è abusato, ma, se vuoi, fondamentalmente io mi sento un idiota: io mi innamoro delle persone, mi innamoro delle cose, mi innamoro dei film, mi faccio prendere proprio, cioè, se una persona mi racconta una storia, io penso che esista davvero e per questo magari qualcuno mi considera un idiota, e va bene, ne sono felice, perché ho questo animo, chiamiamolo romantico, chiamiamolo sensibile, chiamiamolo femminile piuttosto che maschile. Per certi versi è stato l’accettare questa debolezza che mi ha fatto ritrovare o trovare la centralità del mio essere: sai, il fare a pisellate con qualcuno non è il mio gioco. Il mio gioco è stare tranquillo, contemplare e dire la mia … Mescalina: Quanto hai lavorato sul disco? Paolo Benvegnù: Ho lavorato due mesi alla fine, due mesi e mezzo, tra scremare quei quaranta pezzi che avevo e poi lavorare con Andrea Franchi soprattutto. Abbiamo lavorato proprio sull’armonia dei brani e sulla semntica delle parole … (Entra Gionni Dall’Orto) Paolo Benvegnù: Ecco il tennista! (sul palco lo aveva presentato come un Thomas Enqvuist del basso) Gionni Dall’Orto Andiamo a farci una partita? Paolo Benvegnù: No, sai che io sono un grande bocciofilo! Mescalina: (Lo guardo perplesso) Paolo Benvegnù: Ma guarda che è così, io sono proprio un grande bocciofilo? Mescalina: E quanto sul disco è colpa loro? Paolo Benvegnù: Tantissimo, tantissimo … Mescalina: E li hai rubati agli Otto’P’Notri? Paolo Benvegnù: Gionni e Andrea io li ho incontrati a Firenze quando ho suonato con Marco Parente, loro suonano ancora adesso con Marco, è stato naturale lavorare con loro e poi col tempo abbiamo fatto anche delle cose insieme a teatro, abbiamo fatto un Pinocchio dove facevamo anche dei pezzi … Mescalina: Fate spesso di questi scambi perché anche a Milano li ho visti suonare prima con gli Otto e poi con te … Paolo Benvegnù: Sì, sì, perché Fabrizio e Massimo suonavano con gli Otto’P’Notri, ma adesso gli Otto’P’Notri non ci sono più, c’è un nuovo progetto che si chiama Motore Immobile … Mescalina: È già partito? Paolo Benvegnù: Quasi, deve convincersi solo David, è dura però quando cambi delle persone in un gruppo devi avere il coraggio di ripartire da zero e anche dare un nuovo nome … Mescalina: In quel nome c’è dentro un significato così grande, anche riferito alla musica … Paolo Benvegnù: Ma anche come metafora della loro musica in questo momento … poi è Davide, cioè Davide è un motore immobile, questo forte lavoro, questa dedizione è tipica di Davide, di Fabrizio e di Massimo, perciò credo che sia un passo che va fatto. Una delle cose che ho amato di più e che più mi ha fatto sanguinare negli ultimi anni è stato proprio il loro ultimo disco, il vedere come quel disco è stato preso a mazzate dalla critica, questo mi ha fatto proprio star male … Mescalina: Sì, quel disco aveva i suoi difetti, ma non è stato capito da molti … Paolo Benvegnù: E poi bisogna ricordare che gli Otto’P’Notri hanno scritto quella che è la canzone più bella degli ultimi anni della storia italiana, che è “Nave di speranza” … Mescalina: E tu avrai un ruolo nel “Motore Immobile”? Paolo Benvegnù: Certo, sarò il batterista? Mescalina: Suoni la batteria? Paolo Benvegnù: Sì, anche quello, vedrai … ma più che altro è lo stare con queste persone, andare con loro verso la bellezza: questo mi fa proprio felice! Mescalina: E come ti sei sentito invece al concerto d’addio degli Scisma? Paolo Benvegnù: Quello che mi ha vermanete impressionato è stato questa cosa enorme all’inizio del concerto, dove ci hanno fatto dieci minuti di applausi che non ci lasciavano cominciare a suonare e noi eravamo lì presi dall’emozione che non sapevamo più che fare, davvero mi veniva da piangere … Mescalina: Ecco, gli Scisma sono stati un gruppo capace di trasmettere forti emozioni, ma paradossalmente si è parlato di loro più quando si sono sciolti che prima … Paolo Benvegnù: Sì, perché le cose di un certo tipo, secondo me, funzionano più nell’assenza che nella presenza: è come quando hai qualcuno che ami e la cosa ti sta stretta, ma poi quando vi allontanate ti accorgi dell’intensità di quel sentimento … noi siamo stati un gruppo di ragazzi ingenui, che ha fatto però veramente le cose con tutta la coscienza e la passione e l’amore che un gruppo di ragazzi del Lago di Garda potesse avere … Abbiamo pensato davvero di essere un gruppo di pischelli fino alla fine, cose del tipo: “Dai non non siamo capaci”, “Ma che schifo” … è stata una pazzia, non ci siamo accorti che eravamo gruppo particolare, non dico grande, perché qualcosa di grande lo hanno fatto gli After o i Marlene, loro sì sono grandi, ma noi solo alle prove per l’ultimo disco ci siamo accorti di avere una particolarità … Mescalina: Volendo trovare una continuiità con quello che fai adesso, è proprio questa intensità? Paolo Benvegnù: Sì, sì questo è stato il quarto disco degli Scisma per me! Ecco il prossimo potrebbe non essere il quinto disco degli Scisma … al di là di questo, se devo parlare di continuità, mi viene soprattutto in mente il primo giorno di prove che ci siamo trovati insieme dopo tanti anni che non ci vedevamo, e ci siamo messi lì con gli strumenti e la prima nota che abbiamo fatto è stato di nuovo tutto lì: questa per me è stata la gioia più grande, che mi ha fatto venire le lacrime agli occhi … di nuovo … Mescalina: Anche guardandoti quando sali sul palco, si vede proprio questo tuo continuo stato d’animo, questo stare male: questa tensione alla fine la suoni, cioè, quello che suoni è proprio la tua tensione … Paolo Benvegnù: È una lotta, è un fare a coltellate con me stesso e poi è inutile negarlo: sei al limite, perché questa cosa qui, come la stiamo facendo noi, è faticosissima, infatti ogni tanto allentiamo la tensione con qualche gag … perché se facessimo tutto come i primi cinque o sei pezzi non riusciremmo ad arrivare in fondo … Poi, per suonare, non hai il fonico e, quando suoni, sei praticamente al limite: non puoi sbagliare un concerto, perché, se sbagli un concerto, sei finito, perché poi quelli dei locali si passano questa chiamata … Mescalina: Però questa tensione è anche utile in un certo senso per quando suoni … Paolo Benvegnù: Sì, si, è vero, anche se costa fatica e dolore, perché poi subentrano tante altre cose che si sommano da dentro, però in questo momento sono al massimo dell’intensità, almeno al massimo dell’intensità che conosco io di me stesso … Perché davvero questa cosa qui è sentita, sinceramente non c’è nulla di … è tutto molto naturale, poi con questi ragazzi come si fa suonar male? Li sento così vicini … Mescalina: Dai, in fondo la musica è fatta dalle persone e viene dalle persone … Paolo Benvegnù: Esatto, non puoi prescindere da questo, anche se è una lotta continua per tirare fuori quello che hai dentro e poi per tenerlo a bada e incanarlo e poi tirarlo fuori ancora di più, ma che ti devo dire? Per me è l’unico modo! Mescalina: È l’essere delle persone, è lo stare con le persone … Paolo Benvegnù: Sì, fino in fondo, proprio! Mescalina: Tanti alla fine recitano, cioè vanno sul palco, fanno la loro parte, bella o brutta, invece … Paolo Benvegnù: Per me deve essere verità, devi suonare quello che sei! Guarda, in tre parole: intenso, ispirato e emozionato. |