Elena Valdini

Intervista Elena Valdini

Noi Orfani Di De André

26/04/2010  |  di Francesco Bove

Tourbook, edito da Chiarelettere, è un libro importante per gli appassionati di Fabrizio De André che va a ripercorrere tutte le tournée dell´artista genovese attraverso diversi documenti, aneddoti e materiale privato. Un´idea originale per commemorare uno dei più grandi cantautori del novecento italiano ma soprattutto il racconto di un uomo la cui immagine è più che mai viva nella mente di milioni di italiani.
Abbiamo intervistato, per questo motivo, Elena Valdini, la curatrice del libro, per capire bene la genesi di questo pregevole lavoro.


Mescalina: L´idea di "Tourbook" è originale e curiosa perché, a differenza di tanti libri commemorativi o di analisi dell´opera di De André, mette concretamente a disposizione del lettore un pezzo di vita privata del cantautore genovese. Come mai avete voluto ricordare Faber in questo modo?

*Elena: Con Tourbook abbiamo provato a ripercorrere l’aspetto live della carriera di Fabrizio De André, provando quindi a riscoprirlo e a conoscerlo meglio attraverso i suoi concerti. L’idea è nata in Fondazione (Fondazione Fabrizio De André Onlus) e abbiamo scelto di concentrarci sui tour proprio perché era forse il lato che in questi anni era stato meno indagato. Un’indagine in parte quindi, e sicuramente almeno per me, che non ho mai visto Fabrizio De André dal vivo, né mai l’ho conosciuto di persona. È questo il principale motivo per cui la Fondazione (per la quale lavoro ormai da un po’ di anni) ha scelto di affidare a me (nata 1981) la ricostruzione delle sue tournée, proprio perché, appartenendo a una generazione che ha conosciuto De André soprattutto attraverso le parole e gli ascolti dei genitori, potevo forse affacciarmi al suo pensiero, alla sua vita e alla sua opera con uno sguardo nuovo. Non ho ´viaggiato´ sola, anzi: ho avuto molti compagni di viaggio, in primis Pepi Morgia, regista di tutti i suoi spettacoli, che mi ha sapientemente guidata non solo alla (ri)scoperta di ogni allestimento scenico, ma ha anche scelto di condividere i ricordi di una lunga e profonda amicizia. Palco per palco sono poi stata accompagnata da molte voci, dai suoi più stretti collaboratori (dai tecnici ai suoi produttori) e da molti suoi amici e personalità della cultura italiana che, avendo visto De André dal vivo una o più volte, ci hanno aiutato a moltiplicare i ricordi della medesima esperienza. Tourbook però, prima di tutto, è un racconto illustrato e propone anche una parte iconografica che si compone di ritagli di giornale, ricevute di viaggio, pass, tourbook, libretti di sala, manifesti e molto altro materiale sinora rimasto chiuso in cassetti e armadi. Abbiamo così ricomposto i racconti, scovato i materiali più curiosi, scelto i suoi autografi per ricostruire un racconto (non solo) per immagini, che provasse a farci rivivere circa venticinque anni di concerti, ripresi però dal backstage, un punto di vista certamente privilegiato ma credo anche più intimo.


*Mescalina: Fernando Pessoa scriveva : "La morte è la curva della strada, morire è solo non essere visto" mentre un altro genio come Carmelo Bene diceva : "Io sono già un classico perché vivo nell´eternità". Due frasi che possono benissimo adattarsi a Fabrizio De André. Secondo te, quanto è vivo il ricordo di questo grande artista nella gente e "Tourbook", in questa ottica, che funzione potrebbe ricoprire?

*Elena: Vivissimo. Basti pensare che ogni tributo (siano intitolazioni, convegni, spettacoli, concerti…), e sono moltissimi ogni settimana, nasce spontaneamente. In questa direzione, Tourbook, offre un ritratto di De André molto spontaneo, divertente, lontano dal bianco e nero.

*Mescalina: Toccare con mano l´universo privato di De André sicuramente è un´emozione che non ha confini. Che idea vi siete fatti, durante la realizzazione di questo libro bellissimo, dell´uomo De André?

*Elena: Come anticipavo nella riposta precedente, da Tourbook emerge un Fabrizio De André molto divertente e molto divertito dalla vita da tour, dagli scherzi di scena e le gag coi suoi collaboratori. Un De André molto a colori.


*Mescalina: Una domanda personale : siamo tutti orfani di De André, soprattutto a livello musicale. Ma chi potrebbe essere, secondo te, oggi un degno erede di Fabrizio?

*Elena: Non so rispondere. Ma credo che ci abbia soprattutto trasmesso l’ironia, la tenerezza e l’assenza di toni assertivi. Una compresenza di caratteristiche che sarebbe bellissimo rintracciare più spesso nei nostri artisti.

*Mescalina: Che difficoltà avete incontrato nella realizzazione di questo documento? E come le avete superate?

*Elena: Inizialmente temevo che avremmo potuto fare affidamento solo sui cosiddetti ´materiali di scarto´, vale a dire la seconda scelta delle immagini e dei materiali… Invece, a poco a poco, sono emersi ritratti bellissimi e inaspettati, scatti inediti da cui spicca un De André forse meno ´patinato´ ma certamente più al centro del suo lavoro e del suo mondo. Ancora, per esempio, una grandissima sorpresa e scoperta è stata ritrovare tutte le ricevute delle serate del tour del 1975/76 grazie alle quali è stato possibile ricostruire circa un’ottantina di date, vale a dire il doppio di quante pensavamo ne fossero state fatte prima di cominciare a lavorare al libro.

*Mescalina: Si avverte, leggendo gli interventi degli artisti amici di De André, un forte sentimento d´assenza. Un´assenza che difficilmente colmeranno. Qual è stato l´intervento che più ti ha colpito e per quale motivo

*Elena: Mi è impossibile scegliere perché sono tutti diversi tra loro e allo stesso tempo tutti ugualmente importanti alla narrazione. Posso però dire che molti degli aneddoti raccontati dai tecnici di palco sono spesso esilaranti.

Elena Valdini