Il New York Times ha definito Ana Moura “la nuova principessa del Fado”. In tutta sincerità galloni, divise e titoli nobiliari ci lasciano del tutto indifferenti se non addirittura perplessi. Quello che è certo è che Ana ha un ruolino di primissimo ordine; classe 1979, la più giovane fadista assegnataria dell’olandese Edison Award, sessions con Prince e i Rolling Stones, profonda passione per la sua terra e per l’anima portoghese. Queste sono le vere coordinate che ci hanno intimorito non poco nell’approccio ad una figura che, sulla carta e non solo, è una star in grado di intimorire modesti appassionati come noi. L’incontro, organizzato a Milano in occasione del recente breve tour italiano che ha portato Ana a Roma, Brescia e Torino ha smentito nel migliore dei modi tutte le nostre preoccupazioni. Persona aperta, dolcissima, disponibile, gentile e delicata Ana potrebbe salire in cattedra per insegnare come ci si comporta a tutela della propria arte; nessuna presunzione, nessuna superbia, solo voglia di condividere la propria passione con gli altri. Un’ora di conversazione tranquilla, serena e profonda; ci auguriamo che possiate assaporare un poco di quel piacere che ci ha pervaso in quella splendida occasione.
Mescalina: hai iniziato a cantare quando eri bambina, all’età di quattro anni. Partisti col Fado o con altri generi?
Ana: iniziai con i miei genitori che, anche se non professionisti, erano ottimi cantanti ed appassionati di musica. Mio padre era anche leader di una cover band nella lquale suonava la chitarra. La prima canzone che eseguii fu di un cantante portoghese molto popolare . In ogni caso iniziai col Fado a sei anni, quindi quasi subito.
Mescalina: Il Fado è visto come una musica triste, spesso succube del destino anche se densa di orgoglio; credi che anche oggi questo genere conservi queste caratteristiche e, in ogni caso, qual è la tua prospettiva di questa musica?
Ana: oggi la situazione è molto diversa. Il Fado si basa principalmente sui sentimenti e sulle esperienze; col passare delle generazioni le cose cambiano così come le attitudini degli artisti. Fino ad qualche anno fa le interpreti femminili proponevano una visione di sottomissione e di pena che oggi va certamente cambiando a favore di una personalità più decisa, più radicata nel proprio essere.
Mescalina: questo è certamente vero se si pensa a giovani interpreti come tu, Mariza o Mafalda Arnauth. Tuttavia questa evoluzione emerge dai testi, dalle parole, che non sempre sono alla portata della conoscenza dell’ascoltatore; la musica pare invece essere un po’ in ritardo con questa evoluzione, restando parecchio vicina a certi stilemi tradizionali.
Ana: questo può essere, devi tenere presente che il Fado è principalmente basato su di una carica interiore che noi interpreti abbiamo e che in qualche modo prescinde dalla musica, che invece resta molto coerente alla tradizione. Occorre poi comunque ricordare che ci sono due tipi di Fado; il tradizionale, nel quale la struttura della forma canzone ha prevalenza con i ritornelli e i testi, e il più moderno musicale, nel quale le melodia prevale e si sceglie un poema da adattare con anche elementi di improvvisazione che cercano di adattarsi all’idea tematica.
Mescalina: quale delle due versioni ti è più vicina?
Ana: non saprei davvero, entrambe sono parti di uno stesso corpo. Ti voglio dire una cosa, nel mio ultimo disco (Leva-Me Aos Fados / 2009 – nda) c’è un brano, Caso Arrumado, che è un fado tradizionale che coinvolge molto gli ascoltatori.
Mescalina: è un passaggio che ricorda molto la musica napoletana, così anche come Fado das Aguas, per il suo senso di gioia e di lirismo quasi epico.
Ana: anche questo è un Fado tradizionale e ti confido che uno dei compositori di questi brani fu in effetti ispirato dalla canzone napoletana.
Mescalina: il Fado pare appartenere ad una catena culturale che lo lega a certe manifestazioni musicali del Sud della Francia, della zona genovese e giù fino a Napoli. Per certi versi richiama anche elementi di radice africana. Credi che sia una componente di un patrimonio più generale?
Ana: in realtà non ho mai guardato la cosa da questo punto di vista. Il Fado è un fenomeno principalmente portoghese anche se certamente le influenze e i collegamenti con altre zone possono essere molteplici. Ti sottolineo anche i rapporti con la cultura araba; come saprai noi abbiamo avuto la dominazione dei Mori e la leggenda dice che il Fado ha radici nel canto delle loro donne che, quando venivano lasciate sole, cantavano con tristezza nel ricordo dei loro uomini. Ma in definitiva credo che il Fado sia qualcosa di speciale , di particolare, di tipicamente portoghese.
Mescalina: in che cosa consiste questa caratteristica tipicamente vostra?
Ana : noi portoghesi sembriamo portati al contrasto ma in realtà siamo molto solidali. Se una persona fa qualcosa che non ci va reagiamo stizziti ma se alla stessa accade poi qualcosa siamo portati al soccorso, all’aiuto. Il Fado riflette questa apparente doppia personalità in realtà legata al nostro essere umani.
Coerente con questo è il senso ritmico del Fado, con i movimenti dei fianchi e la cadenza di danza originalmente dettati dal pianoforte.
Mescalina: questo elemento emerge chiaramente anche nella title track e ci porta ad una domanda specifica: nel disco la lineup non prevede il piano e sembra che il ritmo, più che dal basso, sia dettato dalla chitarra classica. Come mai?
Ana: questo è assolutamente vero. Nel Fado l’importanza della chitarra classica è determinante. Il Fado è armonicamente semplice, basato su di un paio di accordi; nonostante ciò molti musicisti provenienti da diverse aree non si sono dimostrati in grado di interpretare questa musica in modo adeguato. Il Fado è anima, soul, occorre il senso del respiro e del ritmo e la chitarra classica è uno strumento basilare per rendere questo effetto.
Mescalina: passando alla chitarra portoghese, principale interprete della melodia, ci ricordiamo del mandolino.
Ana: la cosa è naturale dato che la chitarra portoghese deriva dal mandolino inglese, strumento con un volume maggiore del mandolino tradizionale e quindi più facilmente convertibile appunto in chitarra.
Mescalina: questo quindi potrebbe spiegare degli elementi celtici rilevati in alcuni brani del tuo ultimo disco come in A Penumbra e nel conclusivo Nao è un Fado normal.
Ana: nell’ultimo abbiamo utilizzato una specie di cornamusa senza la sacca; è uno strumento che sembra derivi dal Nord Africa anche se l’effetto sonoro può ricordare alcuni timbri nordici. In realtà in questi brani tale sensazione risalta all’inizio ed alla conclusione, ma il corpo dei pezzi rimane comunque ancorato al Fado.
Mescalina: resta il fatto che la tua interpretazione vocale pare andare al di là della tradizione unendo altri spunti.
Ana: certamente, io ho iniziato con diversi generi ad ancora adesso sento stimoli di natura diversa.
Mescalina:a questo proposito cosa ci dici della tua esperienza con Prince e del mix tra il suo funk e la tua musica?
Antonio : io non ho mai cercato di cambiare la mia musica. Prince ne é restato interessato ed abbiamo suonato in un festival dove partecipavano anche altri artisti; la situazione non sembrava ideale, dato che c’erano molte occasioni per distrarsi, ma quello che mi ha emozionato particolarmente fu che quando Prince attaccò il tema con la chitarra il pubblico tacque ed ascoltò ammaliato il brano. Prince suonò con molta delicatezza, evitando quei muri sonori nei quali peraltro eccelle ma dando la giusta interpretazione al pezzo. Ancora oggi quando ritorno a quel brano mi vengono i brividi.
Mescalina: non credi che questo in qualche modo confermi una certa sintonia tra il fado e la musica nera?
Ana: in qualche modo sì, soprattutto per quel che riguarda l’aspetto del soul, dei sentimenti.
Mescalina: e cosa ci dici della collaborazione con i Rolling Stones, anche loro debitori del blues?
Ana: è stato molto curioso date le loro radici tra rock e blues; registrai due brani con loro sul disco “Stones Project”, un lavoro realizzato con diversi artisti, ciascuno dei quali cantava un pezzo dei Rolling supportato da uno dei membri del gruppo. Io registrai con Charlie Watts “Brown Sugar “e “No Expectation”, entrambi eseguiti come Fado anche se la fusione con il carattere originale degli stessi è stata perfetta. Io cantai sia in inglese che in portoghese e devo dire che in entrambi i casi il risultato è stato ottimo; sembravano veramente brani di Fado, a dimostrazione che questo genere si esprime principalmente nell’interpretazione e nel modo di sentire.
Mescalina: anche nel tuo ultimo disco manifesti qualche variante rispetto al Fado in senso stretto; per esempio Rumo ao Sul sembra appartenere ad un songbook di autore.
Ana: è vero; questo si deve alla mia storia ed ai contatti che ho avuto con diversi generi musicali, per cui quasi inconsciamente queste esperienze emergono nelle mie canzoni. Fanno parte integrante della mia esperienza.
Mescalina: nei testi ci sono sembrati ricorrenti i riferimenti ai paesaggi, al patrimonio tradizionale e forse anche alla poesia. Che scelte operi nella scrittura delle liriche?
Ana: per noi portoghesi i paesaggi, il mare, sono una componente essenziale del nostro sentire e quindi sono frequenti nei miei brani. Ugualmente siamo ricorsi alla tradizione con brani come Fado Vestido de Fado e Critica de Razao Pura; quest’ultimo in realtà era una poesia per la quale abbiamo cercato una melodia opportuna, così come si opera spesso nel Fado tradizionale.
Mescalina: il tuo ruolo nella composizione si limita al testo o intervieni anche nella parte musicale?
Ana : il mio contributo è a tutto tondo. Un brano del disco è a mia firma e, in generale, quando arrivo in studio esprimo un mio linguaggio musicale al quale i partners si adattano intervenendo con arrangiamenti ma rispettando la linea originale. Credo di poter dire di non essere solo una cantante ma anche un’artista che interviene nel momento della composizione.
Mescalina: com’è il rapporto con il pubblico italiano?
Ana: eccellente, c’è un’indubbia comunanza emotiva. Inoltre una delle mie prime esperienze qui fu, all’inizio della mia carriera, con un musicista jazz: Arrigo Cappelletti. Mi ascoltò in un club di Fado e mi invitò a cantare con lui, accompagnata dal suo piano. Suonammo a Milano e nella zona di Como, in piccoli locali dove l’empatia fu straordinaria. Credo molto nelle potenzialità del rapporto tra il Fado e il jazz, soprattutto per l’aspetto dell’improvvisazione e del senso del momento che entrambi i generi richiedono.
Mescalina: prima di lasciarci dacci qualche indicazione utile per i lettori che, digiuni di Fado, possano essere interessati ad accostarsi a questa musica.
Ana: in linea generale direi che potrebbe scegliere qualunque titolo dei seguenti artisti : Amalia Rodrigues, Beatriz de Conceicao, Fernando Mauricio e, tra i nuovi, Mafalda Arnauth.
Naturalmente noi aggiungiamo Ana Moura; questo non per piaggeria ma perché Ana è oggettivamente una delle voci più interessanti del nuovo Fado, persona splendida e perfetta ambasciatrice di una terra tutta da riscoprire.
Arrivederci “Princess of the New Fado”, ci auguriamo che il destino ci permetta un’ulteriore chiacchierata. Intanto ci intratterremo con il tuo splendido “Leva-Me Aos Fados”, che consigliamo a tutti spassionatamente.
Hasta pronto Ana.