21/11/2011 | di Vittorio Formenti
Antonio G. D’Errico è, oltre cha un biologo, uno scrittore e sceneggiatore noto per numerosi saggi e romanzi e per il premio Cesare Pavese vinto per la narrativa con il romanzo Montalto. Fino all’ultimo respiro. Antonio ha lavorato con Eugenio Finardi nella realizzazione del libro Spostare l’orizzonte. Come sopravvivere a quarant’anni di vita rock nel quale la sua sapienza di scrittore ma, soprattutto, di uomo di cultura ha permesso l’edizione di un ritratto originale e articolato della figura del noto musicista. Mescalina ha voluto incontrarlo per approfondire la genesi di un lavoro che non è destinato solo ai fans né si limita agli appassionati di musica; si tratta di un saggio in cui la capacità del ritratto umano sposta il livello dalla cronaca alla critica, dal racconto alla spiegazione, dalla didascalia all’analisi. Ecco quello che Antonio ha tenuto a confidarci sulla sua fatica letteraria.
Mescalina : dal titolo il lettore potrebbe aspettarsi la classica biografia in musica dell’artista, ma in realtà le cose non stanno così. Da dove quindi deriva la scelta di questa intestazione?
Antonio : la scelta del titolo è stata effettuata a posteriori, a seguito di una riflessione fatta con Eugenio sui contenuti emersi. La genesi del libro non è infatti legata ad un progetto preesistente ma è seguita ad una serie di incontri che abbiamo avuto e che hanno portato allo sviluppo dei temi trattati. A valle di ciò abbiamo deciso come battezzare il nostro lavoro. Eugenio non sapeva bene cosa scrivere ed io, che non lo conoscevo bene, non avevo un binario preimpostato; abbiamo affidato il tutto al confronto delle nostre personalità, delle nostre culture.
Mescalina : da dove è scattata in te la scintilla per scrivere questo libro su di un personaggio col quale, come dici, non avevi confidenza?
Antonio : la cosa che mi stimolava era l’idea di dare voce ad una persona che già voce aveva, tradurla in una narrazione della sua vita prima ancora che dei suoi percorsi musicali. Ci ha accomunati un senso di umanità profonda che ha fatto incontrare il mio desiderio di scrivere con il suo intento di raccontarsi.
Mescalina : in effetti il libro, che riporta la storia di vostri ripetuti incontri, tratta temi a 360 gradi che possono attrarre lettori al di là dei soliti fans.
Antonio : è stato principalmente un esercizio di conversazione e di scrittura successiva. Io avevo una bozza di scaletta che però si è dissolta al nostro secondo incontro; è stato un po’ come in questo momento, un’improvvisazione logica di temi che sortivano naturalmente, spontaneamente. A me interessava soprattutto mettere in rilievo il pensiero del personaggio e la sua visione della realtà, così che il cantante permettesse allo scrittore di essere quel ribelle che lui era già stato.
Mescalina : la tua figura appare quasi come quella di un arbitro in una partita di calcio; non si vede ma se non ci fosse lo si capirebbe. In altre parole, il tuo contributo pare essere stato quello di un maestro di maieutica che, con discrezione ma anche con determinazione, era chiamato ad intervenire nei momenti giusti per far emergere i temi. E’ stato voluto o è stata una conseguenza del carattere esuberante di Eugenio che, ad un certo punto, ha preso il sopravvento nella narrazione?
Antonio : in realtà è andata proprio così. Al contrario che nelle canzoni Eugenio, nel confronto diretto, è ricchissimo di parole e di espressioni per cui le idee ed i ricordi fluivano in maniera quasi torrenziale.
Mescalina : è stato poi complicato per te ricapitolare ed organizzare le questioni emerse nei vostri incontri?
Antonio : non è stato semplicissimo. Si parlava di tutto e si divergeva molto facilmente, certamente con una logica che però non era possibile riportare direttamente nel testo scritto. Eugenio ha una personalità molto complessa ed articolata che mi ha impressionato favorevolmente da un punto di vista umano, per cui io raccoglievo tutto quanto mi diceva. Poi veniva il compito di sintetizzare ciò che avevo sentito e la cosa ha richiesto un certo impegno. Qui si è concentrato il mio sforzo di scrittore che, in qualche modo, prescindeva dalla persona specifica ma intendeva focalizzarsi sul personaggio, che in questo caso è stato Finardi ma avrebbe potuto essere anche qualcun altro. In questo senso il lavoro va inteso come l’opera di uno scrittore e non certo di un giornalista. Purtroppo molti non hanno inteso questo aspetto; in molte interviste l’interesse si è soffermato sulla figura dell’artista e non sull’opera della scrittura e dello scrittore, che sono finiti in secondo piano. Io ho avuto esperienze con editori quali Laterza e Piemme, realtà più piccole ma forse per questo più attente a certi aspetti che in questo caso si sono trascurati.
Mescalina : purtroppo questo è un problema che anche sul versante musicale si riscontra nel comportamento di certe majors.
Antonio : certo, ma non mi spiego come un giornalista, chiamato a presentare il libro anche su testate a tiratura nazionale, nemmeno si ponga il problema di sapere chi è quel tal Antonio G. D’Errico che ha scritto il libro. Contava solo il personaggio, il richiamo del nome. E pensare che Eugenio in definitiva scelse di collaborare con me, piuttosto che con altri nomi di risonanza che avrebbe potuto avere a disposizione, per via di quella particolare scintilla di comunanza che traspare anche dalle pagine ma che non pare sia stata riconosciuta da alcuno.
Mescalina : la successione con cui hai riportato gli incontri rispetta l’effettiva sequenza degli incontri o hai dovuto riarrangiare le cosa per rendere la narrazione più organica?
Antonio : no no, abbiamo rispettato sostanzialmente lo sviluppo reale delle nostre conversazioni che già di per sé avevano una logica spontanea che andava confermandosi incontro dopo incontro.
Mescalina : questo conferisce quel senso di naturalezza e di calore che troviamo sia una delle migliori caratteristiche del libro
Antonio : capisco perfettamente; d’altra parte l’obiettivo era quello di lasciar il massimo spazio possibile al personaggio di Eugenio, senza esprimere pareri o sviluppare contraddittori. Molti mi hanno chiesto se condividevo davvero tutti i suoi passaggi senza pertanto capire che l’obiettivo non era un confronto ma la narrazione di quello che lui é. Il libro è su Eugenio, non su di me ; ad esempio io sono credente, lui no (anche se ha certamente una sua spiritualità), ma questo aspetto non ha introdotto alcuna frattura dato che l’oggetto della narrazione è sempre stato lui; a me, come scrittore, è piaciuto moltissimo ascoltare e raccogliere il suo messaggio.
Mescalina : ti ritieni quindi soddisfatto del risultato del tuo lavoro?
Antonio : certamente sì. Io non avevo una grande conoscenza del personaggio Finardi, conoscevo quelle canzoni note a tutti. Ho avuto molto piacere ad entrare in una vita così complessa e complicata, rispecchiata chiaramente secondo me nel libro anche se diversi passaggi sono stati omessi di comune accordo, tenuti in qualche modo solo per noi. La selezione di quello da pubblicare è stata in prima battuta mia ma poi Eugenio, nella rilettura dei passi, ha condiviso e confermato le mie scelte. Per questo sento il libro come mio; Eugenio lo ha descritto e io l’ho scritto, il fatto di aver poi ricevuto il suo consenso ed il suo apprezzamento è stato fonte di grande soddisfazione per me. Oltre a questo credo di essere riuscito a parlare di umanità, di pensieri, che poi rappresentano il principale oggetto di interesse del mio scrivere. Temi delicatissimi come quello della figlia Elettra, su cui molti si sono fissati anche esageratamente, sono stati trattati con molto equilibrio all’interno di una dimensione complessiva dell’uomo Finardi la cui conoscenza è stata per me fonte di grande interesse.
Mescalina : nella parte finale del libro emerge con maggior forza la tua presenza, le interazioni e le tue considerazioni si fanno più evidenti rispetto ai capitoli precedenti. Intendevi favorire una ricapitolazione conclusiva?
Antonio : non tanto; direi che nella fase finale si trattano i temi della religiosità e di certe concezioni su cui mi sento chiamato ad esprimere il mio pensiero, dando quindi corso ad un dialogo più evidente. La mia cultura da biologo e il mio interesse per la filosofia mi hanno portato naturalmente a confrontarmi con l’impostazione intellettuale di Eugenio, laica e figlia di certi anni ’70 anche se con qualche incertezza in più maturata nel tempo. Sono temi che non credo vadano affrontati col manicheismo delle concezioni opposte, tutto sommato si tratta di diverse espressioni della stessa necessità e pertanto sono stato portato ad un maggior intervento. Io non concepisco un mondo senza Dio; sarebbe solo una realtà ispirata al proprio vantaggio, mentre la potenza del messaggio evangelico “ama il prossimo tuo come te stesso” è un valore decisivo, purtroppo inespresso e sul quale abbiamo discusso molto.
Mescalina : paradossalmente in tutto questo scenario la grande assente pare essere proprio la musica
Antonio : in effetti hai ragione, qua e là viene citata come pretesto per narrare quello che era successo ma, nel quadro dei miei intenti, non era l’obiettivo né l’interesse principale. Come dicevo prima, io conoscevo le canzoni principali di Eugenio e durante il periodo del nostro rapporto ho potuto anche approfondire la conoscenza di questo aspetto; ritengo che lui sia certamente un grande autore e sono andato apprezzandolo maggiormente; pensa che quando riascoltavamo insieme Il vecchio sul Ponte lui si commuoveva fino alle lacrime; ma, ripeto, l’aspetto musicale era tutto sommato accessorio per me.
Mescalina : ritieni che il ritratto che emerge dal libro sia una rappresentazione esauriente dell’uomo Eugenio Finardi?
Antonio : assolutamente no. È una rappresentazione parziale, composta dai pensieri migliori emersi sia da lui che dalla mia scrittura. Argomenti quali l’immigrazione, la necessità di coniugare accoglienza e sicurezza, il degrado morale della politica d’oggi e via dicendo sono stati affrontati ma non riportati nel libro perché avrebbero probabilmente reso il ritratto più prosaico, difficile da rendere con chiarezza e senza rischi di fraintendimenti. Il libro non è una biografia e anche Eugenio ha precisato di avere “..figli troppo piccoli per poter dire quello che penso fino in fondo”. Credo che emerga la parte più intellettuale di Eugenio, con la sua grande sensibilità per un mondo migliore in cui tutti stiano bene, con il suo approccio laico e da illuminista di sinistra, con l’attenzione verso gli altri anche se con certi limiti del suo pragmatismo probabilmente derivato da alcuni elementi delle sue radici americane.
Mescalina : da tutto ciò che ci hai raccontato ci viene da pensare che in libreria questo titolo non dovrebbe essere esposto negli scaffali dedicati alla musica. Ma secondo te chi va in libreria lo sa?
Antonio : no, e molti ci restano anche male. Comunque il libro ha avuto molti apprezzamenti; ad esempio Marinella Venegoni alla FNAC di Torino ha espresso apprezzamento perché non aveva mai letto un libro di musica con questo taglio. In realtà non è un libro di musica ma credo aiuti molto a capire la musica di Eugenio; le sue scelte personali, la sua polivalenza, la sua dimensione famigliare, la sua umanità, la sua esperienza su Vysotsky con Boccadoro, sono tutti aspetti che ne determinano anche la figura di artista, il suo essere “rock”, volendo citare Celentano. E’ una grande persona, con molte fragilità ed alla costante ricerca di un mondo buono anche se senza Dio, con tutte le contraddizioni e le incertezze del caso, con il pessimismo di chi guarda le cose con la sola ragione.
Mescalina : chi pensi che possa essere attratto ed interessato a questo lavoro, viste le precisazioni emerse in questa conversazione?
Antonio: spero i miei lettori abituali ma in realtà potrebbero leggerlo davvero tutti. In fondo il libro parla del mondo e della vita attraverso la voce di Eugenio, toccando temi che riguardano potenzialmente ciascuno di noi. Credo che il lavoro esprima delle potenzialità che avrebbero potuto anche portare ad una prosecuzione se non si fosse rotto qualcosa nel meccanismo; taluni si sono chiesti cosa volessi fare io…In realtà non volevo fare assolutamente nulla di più rispetto a quanto è sotto i vostri occhi ma, sfortunatamente, l’ambiente è questo e certi significati o vengono distorti o nemmeno vengono colti. L’unico che ha capito il senso della cosa, e lo voglio ricordare esplicitamente, è stato Matteo Sperone del Corriere della Sera; il resto è stato tutto aggirato alla luce del nome del personaggio, fermando così un processo che nella reciprocità avrebbe potuto portare a qualcosa di ulteriore. Sia chiaro, questo non è stato a causa di Eugenio ma della cornice circostante. Comunque il libro sta vendendo bene, nonostante qualche delusione dei fans più sfegatati, e questo è tutto sommato il consuntivo migliore.
Mescalina: Hai dei progetti futuri a cui stai lavorando che vuoi anticipare?
Antonio: Certamente sì. Ci sono ancora biografie di personaggi del mondo della musica, ma soprattutto uscirà presso le Edizioni il Foglio di Gordiano Lupi, tra Natale e Capodanno, un noir sul mondo della scuola il cui titolo è: "La Governante Tilde". E' un genere di scrittura che mi dà libertà di espressione.
Mescalina: Buona fortuna, dunque. Sarà un'occasione in più per leggerlo. L'anonimato dei personaggi a cui fai riferimento e necessario o puoi svelarci i nomi?
Antonio: Purtroppo, è una necessità l'anonimato. Mi sembra irrispettoso fare dei nomi quando è tutto ancora da definire, anche se ci sono trattative interessanti in corso. Per primavera è molto probabile che i progetti prenderanno forma.
Se avete letto con attenzione l’intervista avrete capito che non ci si trova davanti alla solita didascalia da gossip di VIP della musica; il lavoro è profondo e richiede dedizione anche se la scorrevolezza della scrittura ne facilita la lettura. Nulla di cervellotico, molto di riflessivo, e questo al giorno d’oggi è un gran bene. Spostare l’orizzonte non vuol dire rimandare sine die le questioni ma allargare le visuali; se ci riuscite apprezzerete certamente questo degnissimo prodotto dell’editoria di qualità. Buona lettura.