KAMA

KAMA

Non chiedo scusa e non mi pento


21/01/2017 - di Barbara Bottoli
Il significato di "Un Signore anch`io" è in queste parole “io non chiedo scuse/non mi pento affatto” che Kama utilizza per concludere il suo secondo lavoro, che segna i suoi quarant`anni e la ripresa della sua attività dopo dieci anni da "Ho detto a tua mamma che fumi". Kama in questi anni sembra aver vissuto sia da protagonista che da osservatore, sembra aver messo in discussione parecchio anche a livello musicale, scegliendo una sua strada che propone nel suo lavoro, fatto di musica realmente suonata e testi veramente pensati, anche a costo di scontrarsi con ciò che è dato per inconfutabile. Kama si riappropria del ruolo del cantautore, in senso stretto, portando sé stesso in un album, portando la sua musica, le sue scelte e le sue idee, con un timbro vocale sicuro quanto pacato, a confermare che vuole trasmettere è parte di sé, come conferma in questa intervista, dimostrando di essere fedele al messaggio che raggiunge l`ascoltatore in queste tracce.
Tra il tuo primo e secondo album sono passati dieci anni, Un Signore anch`io coincide coi tuoi quarant`anni, cos` è cambiato in questi anni? e cosa hai fatto?  

Da un punto di vista discografico e` cambiato tutto. I dischi non si vendono  piu`, le major pubblicano i cantanti in provetta dei talent, Spotify ci ha trasformati. Fortunatamente abbiamo anche delle certezze immutabili da cui ripartire... il Violin Bass della Hofner e` lo stesso dal 1956 e l`uomo senza musica non ci sa stare... Io ho fatto il marito e il papà, ho pensato alla mia carriera professionale, ho coltivato le mie amicizie, ho osservato il mondo finche` non e` arrivato il momento di "dire la mia".  

Uno dei brani che colpisce di più è Un Signore anch`io, tra dignità, sincerità e interiorità: come è nato questo brano?  

Doveva chiamarsi "Dalla certezza alla puodarsità" questo album, per ambientarlo in quel senso di precarietà globale che pare sia l`unico messaggio che vogliamo trasmettere alle generazioni a venire.  Poi successe che un lunedì mattina mi svegliai e trovai nella cassetta della posta una busta con la richiesta di appuntamento per la presunta benedizione della mia dimora.  Assieme un libello nel quale, con tanto tanto tanto amore, un parroco mi spiegava quanto inutile fosse il mio passaggio sulla terra, quanto gravi fossero le conseguenza del mio "peccato originale" e quanto superfluo fosse il mio affannarmi a cercare di usare la zucca quando la soluzione era già tutta bella che pronta... Bastava pentirsi ed affidarsi all`infinita bontà... Lunedì mattina...  Di getto, un po` alterato ammetto, mi sedetti al Wurlitzer e scrissi Un Signore anch`io.  

L`album si rifà alla libertà di essere e di fare, allontanandosi dalle idee preconcette, ma ti sei fatto portavoce di una campagna pro-sbattezzo, regalando il tuo album a chi invierà la foto del certificato di sbattezzo, promuovendo l`attività dell`UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti), che potrebbe essere  in contrapposizione col concetto di libertà. E` una provocazione o una sorta di promozione?  

Grazie all`Uaar ho conosciuto la pratica dello sbattezzo. Il 97% degli italiani sono battezzati. Poco più del 30% invece sono i praticanti. Suggerire a chi non si professa cattolico di svincolarsi da un legame imposto mi sembra una battaglia di coerenza. Lo stesso vale per la religione nelle scuole che reputo una privazione della libertà nei confronti di bambini che non hanno gli strumenti per affrontare in modo critico argomenti così importanti. Il mio stato laico, come da costituzione, non dovrebbe permetterlo.  E quindi no, trovo che sia una battaglia di libertà e sono fiero che l`Uaar abbia deciso di supportarmi.     

In una società veloce come quella contemporanea in cui c`è il bisogno di aggrapparsi a qualcosa, "Un Signore anch`io" si potrebbe definire un album illuminista, ma tu in cosa credi?   

Ma senti... tu tiri fuori certe chicche che tra un po` l`intervista te la faccio io. Sì, assolutamente illuminista anche se Zenone, Socrate ed Epicuro non esprimevano concetti molto differenti... Pare folle ma nel 2016 ancora ha senso lottare contro la superstizione e l`ignoranza (intesa come "non conoscenza"). Alla fine il kantiano "abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza" potrebbe tranquillamente essere il motto di questo disco.   

Tutte le tracce del tuo album sono caratterizzate da una pulizia musicale, per niente semplice, e da un timbro vocale che sembra essere un tutt`uno col resto. Hai privilegiato l`analogico: quanto credi che questa scelta sia stata dettata dal tuo essere unpolistrumentista, diplomato al Conservatorio?  

Intanto per precisazione non mi sono diplomato in percussioni. Ad un certo punto dei miei studi ho abbandonato il conservatorio, il maestro Franco Campioni (che non finirò mai di ringraziare) e la musica classica per dedicarmi ad altro.  Ho scritto gran parte degli arrangiamenti e curato la produzione ma il disco e` stato registrato insieme ad un gruppo di musicisti straordinari che sono prima di tutto amici e compagni di vita.  Li cito: Tiziano Del Cotto, Giacomo Vaghi, Lou Capozzi, Luca Bossi.  La scelta di privilegiare l`analogico e il calore delle sonorità più retro` e` sbocciato dall`incontro con Davide Lasala e gli Edac Studio. Davide e` un vero cultore del suono, ha un entusiasmo contagioso ed e` davvero riuscito a registrare il meglio di me. La canzone Un Signore anch`io per esempio e` stata registrata in diretta con Luca Bossi  alle 4 di notte in uno studio buio e molto intimo.  Ricordo che Luca si alzò dal piano pugni al cielo, sapevamo di avere centrato subito la take buona:) Un momento di grande emozione per tutti.  

E` raro che album sia come il live, invece nei tuoi c`è una corrispondenza, riuscendo a trasmettere le stesse sensazioni: da chi ti fai accompagnare nei live?  

Il disco e` suonato per davvero, nel live non dobbiamo fare altro che partire da li` e lasciarci guidare dall`emozione del momento.  Sul palco siamo in sei, oltre a me ci sono Giacomo Vaghi (chitarra e voce), Tiziano Del Cotto (basso e contrabbasso), il maestro Daniele Marino (piano Wurlitzer), Marco "il Larry" Riva alla batteria e Stefano Kaldo Caldonazzo alle percussioni.

Il primo singolo si intitola Sentirsi come Robert De Niro e il video è molto interessante, con questa carrellata di caricature di persone che incontriamo nella quotidianità che non si accorgono di chi li circonda: perchè è stato scelto questo come primo video? Ci sono proposte per un ipotetico video di Un Signore anch`io?  

Sentirsi come Robert De Niro e` una canzone piena di contenuti, esplosiva, critica, ironica. Mi sembrava un bel modo di rientrare in scena! Il video di Andrea Sartori, ideato da Stefano Ronchi ha un`altra peculiarità. E` un piano sequenza al quale abbiamo lavorato per due giorni, ambientato in un museo, davanti ad un tela di una crocefissione. Alla fine del video il Gesù del dipinto sparisce, rimane la croce spoglia. Il Gesù vero, quello vivo, quello dei giorni nostri in camicia e cravatta e rappresenta ciascuno di noi. Siamo noi, immersi negli stereotipi, soggetti da selfie, pazienti da psicanalisi. Mi piaceva vedere Gesù in psicoanalisi e mi piaceva così, appesantito, che si trascina lungo la vita. Credo lasci molto a cui pensare. Ne approfitto per ringraziare il Collettivo Virale, attori, comparse e aiutanti. E` stata un`esperienza faticosa e meravigliosa. Per Un Signore anch`io ci stiamo lavorando... se hai idee scrivimi, ti prego...  

I brani che compongono il tuo lavoro sembrano dividersi in due gruppi, da una parte ci sono Acqua, Un Signore anch`io, I veri padri non ci sono più, Lettere dal mio mulino e dall`altra il resto dell`album, sono state scritti in periodi diversi? E soprattutto decidere di proporre un album intenso come questo, carico di spunti di riflessione, non è temerario nella nostra contemporaneità?  

Gli unici pezzi scritti parecchi anni fa sono Superuomo e Lettera dal mio mulino che risalgono addirittura a 14 anni fa...  Il resto e` tutto piuttosto recente.  Io non concepisco altro modo di essere un cantautore.  A cosa servono artisti, creativi, giornalisti, poeti e musicisti se non a dare una visione del mondo alternativa e critica, a fornire spunti di riflessione, chiavi per cambiare le cose?  E` il tema e l`appello di "Chi ritrova le parole": portateci più in là.



 

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