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Intervista Alessio Lega - L’ANARCHICO INNAMORATO
Alessio Lega

Alessio Lega

L’ANARCHICO INNAMORATO


20/12/2004 - di Christian Verzeletti
Abbiamo intervistato Alessio Lega, in bilico tra un'esibizione al Premio Tenco, per ritirare la targa quale miglior album d’esordio, e una partecipazione al Mei, anche questa in compagnia dei Mariposa, per presentare e offrire la propria musica direttamente masterizzata su cd. Entrambe le presenze ci sono sembrate significative e rappresentative del tipo di canzone, che si trova in "Resistenza e amore": tradizionale e provocatoria, cantautorale e idealista. Ne abbiamo parlato in un'intervista fatta di citazioni e eccitazioni

  
     
" L’ANARCHICO INNAMORATO "

     Intervista ad ALESSIO LEGA

Abbiamo intervistato Alessio Lega, in bilico tra un'esibizione al Premio Tenco, per ritirare la targa quale miglior album d’esordio, e una partecipazione al Mei, anche questa in compagnia dei Mariposa, per presentare e offrire la propria musica direttamente masterizzata su cd. Entrambe le presenze ci sono sembrate significative e rappresentative del tipo di canzone, che si trova in "Resistenza e amore": tradizionale e provocatoria, cantautorale e idealista.
Ne abbiamo parlato in un'intervista fatta di citazioni e eccitazioni.


Mescalina: Alessio, pensavo una cosa: Resistenza e amore - Alessio Lega e Mariposa sembra un’equazione come se i concetti di resistenza e amore fossero per voi una sorta di “stare a”, come un punto da cui partire per qualunque vostra operazione o relazione …anche il rosso e il nero della copertina o quella foto con due diversi riflessi nello specchio.
Alessio Lega: Il disco intero è un inno alla dualità moltiplicata, al confronto che toglie potere ed è, in potenza, relazione; all’amore di una coppia fatta da me più altri sei. Siamo una famiglia dissacrata, ma musicale.

Mescalina: A questo proposito il tuo rapporto con i Mariposa me lo immagino come uno di quegli “incontri voluti”, che magari avvengono per caso, ma che poi si rivelano come altrimenti non avrebbe potuto essere …
Alessio Lega: In canzone la necessità del caso detta l’armonia sulle parole. Questa mia personalissima rivoluzione la candido ad essere una rivoluzione dalla canzone e non della canzone. Nessuno se lo aspettava che il mio primo disco fosse così, nemmeno io. Dunque è così che andava fatto.

Mescalina: Diciamo che tu con la tua bicicletta scampanellante e loro con il loro carrozzone ambulante… hai fatto un po’ come Pinocchio che invece di andare a scuola entra a far parte del Teatro dei Burattini?
Alessio Lega: C’è una scena bellissima di un teatrino dei burattini (anche se non è Pinocchio) in un film di Pasolini, con Totò e Ninetto Davoli, lì arriva Modugno e canta:“tutto il mio folle amore / lo soffia il vento”. Io vorrei essere là come Modugno. Tu dici che un po’ ci sono stato?

Mescalina: Sì, direi di sì … in effetti il vostro spirito “ribelle” è più vicino a quello dei personaggi che hai citato tu che a quello di Pinocchio … però Pinocchio ha un aspetto giocoso e sbarazzino che non trascurerei, qui i Mariposa ti hanno animato?

Alessio Lega: Ci siamo a(ni)mati. Ci a(ni)miamo ancora.

Mescalina: Sono i responsabili dell’aspetto ludico del disco? Mi riferisco a certi arrangiamenti gioiosi, anche bandistici …
Alessio Lega: Volevo dire di no / Quando la banda passò / Ma la chitarra era lì / Allora dissi di si”.

Mescalina: Entrambi però mi sembra condividiate, anzi abbiate detto sì all’amore per l’ideale, per il concetto puro di musica e di canzone …
Alessio Lega: Di puro c’abbiamo tutto tranne i pensieri. Siamo dei genitori perversi: mandiamo musiche e canzoni a farsi tutte le esperienze, li violentiamo con tutte le bombarde elettroniche che il dio dell’Hammond ci ha concesso. Come il prete tossicodipendente interpretato da Burroughs in “Drugstore cowboy” predichiamo la purificazione attraverso l’allucinazione. Noi siamo puri come il 1967.
Alla fine le canzoni c’illuminano ancora.

Mescalina: Vedo che di storia del cinema mastichi bene … anzi, meglio dire di storia e di cinema … e il Premio Tenco invece cosa è stato? Un campanello nuovo di zecca?
Alessio Lega: Un campanello d’allarme suonato a stormo. Tremate, tremate i poeti son tornati. La poesia è un arma che abbiamo impugnato selvaggiamente come le scimmie di Kubrick sulla spalla di De Andrè. E che Tenco fosse nella resistenza già lo sapevamo.

Mescalina: È vero lo si sa, ma, se permetti un po’ di cinema anche a me, ho l’impressione che lo si guardi ancora come si guarda al protagonista di “Birdy” di Alan Parker, con troppa commozione per la sua sorte e la sua “stranezza” … Comunque al Tenco che ambiente avete trovato?

Alessio Lega: La Macina e soprattutto i Gang sono nostri amici fraterni, ci sorridevamo come clandestini nella stessa stiva. Venditti si è messo a fare battute sul calcio (inteso come sport) e io, che non ne so nulla, guardavo disperato tutt’attorno cercando suggerimenti sul momento giusto in cui fare finta di ridere. Carlo Savona (il figlio di Virgilio) è uguale a suo padre, che io adoro, e questo è un bel ritrovarsi in un posto dove tutti i miei padri spirituali sono passati prima di me, da Athaualpa Yupanqui a Léo Ferré. E non solo Léo, c’era anche Lea in sala stampa.
Io posso vivere di sola focaccia per tre giorni, ma non senza i miei compagni.

Mescalina: Aprirei una parentesi circa la mancata premiazione nel 2003 di Isa con la quale collabori anche a livello artistico: il premio fu destinato a Morgan (esordiente???) e lei dichiarata seconda. Una sorta di rivalsa questa volta?
Alessio Lega: No, ho troppa stima per i compagni del Tenco per poter solo pensare questa cosa. Sono persone di cuore che si battono con orgoglio. Secondo me il disco di Isa era superiore a quello di Morgan, che però è un bel disco. Avrei preferito vincesse Isa, ma non sarei mai andato a ritirare una rivalsa.

Mescalina: Avresti mai immaginato col primo disco di ottenere un riconoscimento così ufficiale?

Alessio Lega: Con tutto il sacro rispetto per il Tenco, mi affascina più l’amore di chi lo fa che il suo status ufficiale. Ho cantato per il loro amore, non per conseguire mostrine. Ho cantato al Tenco perché a quindici anni aspettavo le due di notte per vederlo in tv. È un tributo ai miei sogni e a quelli che hanno realizzato sogni come far cantare in Italia Silvio Rodriguez o Tom Waits.










Mescalina: Chi eri e com’eri prima di questo disco?
Alessio Lega: Sono sempre stato talmente stronzo che non vedo margini di peggioramento.

Mescalina: Forse anche per questo hai un linguaggio popolare ed aulico allo stesso tempo, impegnato e scanzonato, che trovo molto interessante nel contesto della canzone italiana …
Alessio Lega: Questo disco è fatto di sovrapposizioni. L’aulico sul popolare, l’apodittico sul dubitoso: è la mia personale interpretazione del concetto di componibilità. Mi sono detto: non di struttura ulteriore si dovrà far uso, ma di sovrapposizioni.

Mescalina: Quello della componibilità è un concetto interessante, che non mi è nuovo … mi sembra uno dei pochi modi possibili di questi tempi per non lasciare arrendere la creatività … poi tu fai più di un riferimento a Rimbaud, al battello ebbro e a Parigi, come se coltivassi un’idea di poesia e di canzone perduta, che non si vergogna di essere anche alta …O rivoluzionaria, termine ormai abusato …
Alessio Lega: Si vergognino loro! Ci hanno detto che tutto era perduto, che avevano stravinto gli altri, che era più onorevole arrendersi e manco provarci. La comune non è morta, Rimbaud era lì, poi c’è stato Desnos che dal campo di concentramento, con la febbre addosso, ha dato appuntamento a tutti sul Pont au changes … la sua generazione ha vinto. Io sono qui a chiedere che si paghi quella vittoria. E la voglio in contanti.

Mescalina: … rivendichi felicità, coraggio, anche a costo di sanguinare, di mostrare le ferite aperte…
Alessio Lega: Ero nato da un anno appena che Victor Jara veniva crivellato, coi pugni massacrati perché rivendicava la vita contro la morte. Io non me la prendo la responsabilità di dirgli: “Sciocchino…hai sbagliato!”.

Mescalina: Uno degli errori invece in cui è incorsa la canzone italiana negli ultimi anni è quello secondo me di aver accettato di vivere nella ritrosia che le veniva imposta dalla critica e dal pubblico rock … per cui è diventata spesso frivola, ibrida e politically correct …
Alessio Lega: Mica tutti. De Andrè, Gaber, per non citare che i viventi, sono sempre rimasti vivi. Degli altri non so e non posso parlare: sono così vicini o così lontani.

Mescalina: Sì, hai ragione, però preferiamo ancora vivere seguendo ciò che arriva da lontano, meglio se dall’estero e dall’America … la tua invece è musica italiana limpida, anche diretta … per esempio scrivi una canzone che si lancia contro la guerra in prima persona, in un periodo in cui si preferisce parlare di giuste, necessarie o inevitabili …
Alessio Lega: No, non posso passare per quello che grida la verità nel deserto! Non mi piacerebbe affatto. C’è tanta gente contro la guerra, c’è tanta gente che ha scritto quella mia canzone. Ci sono due secoli di resistenza nel mio amore.

Mescalina: Però fai un uso coraggioso e sfacciato della parola? E forse anche della melodia, nel senso che non la nascondi …
Alessio Lega: E perché dovrei nascondere il canto, la parola e la voce. Sai quanto ci ho messo a imparare a respirare? Vuoi chiederlo alla mia insegnante di canto? Sai, lei è un soprano ed è armena. Io ho imparato a cantare da una che è sopravvissuta a un genoicidio che il mondo non vuole nemmeno riconoscere. Se lei che viene fuori da quella tragedia si esprime attraverso il canto, anzi il bel canto, vuol dire non è solo un orpello, ma che è uno dei possibili modi di resistere.

Mescalina: Infatti il concetto di resistenza implica coraggio e necessità di vita, di bellezza … direi che i Mariposa lo applicano col progressive, con la musica da camera e con quella popolare …

Alessio Lega: Che dio, o chi per lui, li benedica.

Mescalina: Nel disco c’è anche quella che, per quanto ne so, ritengo la prima canzone scritta senza retorica sui fatti di Genova … non che ne siano state scritte poi tante, è una materia che scotta e che dà ancora troppo fastidio, rischiosa … tu c’eri, immagino …
Alessio Lega: C’ero e mi sono preso pure due manganellate! Ed ecco com’è nato il mio bernoccolo di “poeta di quelle giornate”. Non che io rivendichi l’esperienza come unica fonte di ispirazione, non sono mai stato nella striscia di Gaza, eppure canto “Rachel Corrie”, però quella canzone in particolare si sente che l’ha scritta uno che stava a trecento metri da piazza Alimonda alle cinque di quel giorno lì.

Mescalina: Non è un caso che citi Max Manfredi e che canti spesso di un navigare …
Alessio Lega: Max è un autore in cui l’etica è talmente alta da non perdonare nemmeno le parole della loro imperfetta sostanza. Lo amo tanto, ma non lo invidio.

Mescalina: La bicicletta invece è simbolo di un Movimento vivo e lento, più umano? È una Graziella? Di sicuro non una mountain bike …
Alessio Lega: È una “Bianchi lusso” bellissima. Io credo che bisogna rivendicare caviale e champagne anche per i proletari. Io credo che le canzoni di lotta vadano suonate anche con l’orchestra sinfonica se è il caso. La mia anarchia non disdegna l’edonismo e la bellezza, anzi lo rivendica per tutti.

Mescalina: In tutto questo movimento, ancora prima che un colore politico, il rosso mi sembra un simbolo per idee e sentimenti non mediati: amore, sangue, rivoluzione … credo sia un disco passionario e credo ce ne sia bisogno alla faccia dell’obbiettività, della necessità, della razionalità, anche dell’essenzialità spesso frigida dei nostri tempi!
Alessio Lega: Se dici tutto tu cosa posso aggiungere? È così, è così, è così.

Mescalina: Viva dunque la pigrizia! Viva l’idea! Viva il sangue! Viva la parola che non tace! Viva chi rallenta il traffico e lo intasa! Vuoi inneggiare a qualcosa anche tu?
Alessio Lega: Voglio. Lo faccio. L’ho fatto dentro e fuori dai dischi. Continuerò a farlo.

Mescalina: Ti abbraccio, stretto come un fratello.
Alessio Lega: Disse Caino a Babele! Oh, Caino, sapessi come ti amo, rispose la torre in tutte le sue lingue!

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