Tommy Emmanuel

Tommy Emmanuel

A tu per tu con Tommy Emmanuel, il chitarrista naturalizzato show man


20/10/2016 - di Kevin Ben Alì Zinati
L’applauso a scena aperta che la sala strapiena gli ha regalato spontaneamente dopo addirittura venti secondi dall’inizio della seconda canzone dovrebbe bastare per descrivere la portata e l’effetto dirompente che ogni volta Tommy Emmanuel riesce a provocare nelle persone. Persone, non per forza fan o “addetti ai lavori”. Perché il bello del chitarrista australiano sta tutto qui. Tommy Emmanuel è un musicista naturalizzato show man e nella sua quarantennale carriera ha reinventato la figura del chitarrista, oggi vero entertainer al centro dello stage. Sale sul palco da solo ma attorno a lui sembra schierarsi una band al completo. Emmanuel fa tutto, il cantante, il bassista con l’infallibile fingerpicking e anche il batterista, suonando il corpo della chitarra o addirittura sul microfono. Le sue mani si moltiplicano, il pubblico si esalta e il concerto diventa uno spettacolo. Tutto il Teatro Openjobmetis di Varese si è inchinato al talento indiscusso dell’australiano che, in coppia con Andy McKee, ha regalato uno show superlativo. Per un’ora e mezza, ha tenuto milleduecento persone con gli occhi fissi sulle sue due, tre, quattordici mani e alla fine è uscito vittorioso sotto applausi scroscianti e meritati.
Mescalina: Tommy, spiegaci il tuo amore per la chitarra acustica. 

Tommy Emmanuel: La chitarra acustica ha tutto quello che serve, tutte le frequenze e tutti i suoni che mi piacciono. La sua specialità è che è come un’orchestra intera. Quando suono penso come se fossi insieme a tutta una band. Per me funziona così. Non penso mai di essere un solista. Posso pensare di suonare una parte ritmica, una armonica e una solistica: c’è tutto dentro alla chitarra. 

 

M: Che cosa ti ha ispirato all’inizio della tua carriera a scegliere la chitarra e non qualche altro strumento? 

T.E.: La chitarra è stato lo strumento che ho sempre amato. Ne suono anche altri come il mandolino, il banjo, il basso, la batteria ma la chitarra è sempre stata la mia preferita. Credo sia stata mia mamma, che suonava in casa (ed eravamo sei bambini e tutti suonavamo) ad introdurci tutti quanti nella musica. 

 

M: Quali sono le tue influenze musicali? 

T.E.: Quando ero giovano ascoltavamo tutti i generi, dal country alla “surfing instrumental music”. Gli “Shadows” sono stati molto importanti per me, senza dubbio. Il blues, il rock’n roll mi hanno influenzato. E poi ho scoperto anche la musica classica, il funky e il jazz. Amo anche la musica dei film e le colonne sonore. Ascolto Django Reinhardt, Andres Segovia, Eric Clapton, B.B. King, Jerry Reed ma Chet Atkins è stato quello che più mi ha influenzato. 

 

M: Suoni da solo e intrattenere e coinvolgere il pubblico è difficilissimo: sei nato show man o ci hai lavorato su? 

T.E.: Da adolescente osservavo quelli che erano i più bravi e cercavo di imitarli guardando il modo in cui parlavano con il pubblico, come facevano le battute, la loro scaletta. L’ho fatto per tutta la mia vita fin da quando ero bambino e non ho mai voluto fare altro. Non sento il bisogno di avere persone al mio fianco, quando suono mi diverto e per me funziona bene così. 

 

M: Suoni in un modo davvero veloce: come fai? 

T.E.: Posso suonare tutti i giorni e tutte le notti, non fa differenza. La vostra percezione di “veloce” potrebbe non essere come quella di qualcun altro. Non suono veloce tanto quanto altra gente che conosco. Paco De Lucia, Al Di Meola, loro suonano davvero veloci. Suono canzoni veloci ma non tantissime. Se la canzone ha bisogno di passaggi rapidi li faccio ma non scelgo canzoni in funzione della velocità. È veloce anche George Benson. Non è poi quanto vai veloce, è quello che hai da dire che conta. 

 

M: Cosa vuoi raccontare con la tua musica e la tua chitarra?  

T.E.: Voglio raccontare storie senza usare parole, usando solo la melodia e le corde. 

 

M: Tu sei un vero “One Man Show”: sei un chitarrista a cui non serve più una band.

T.E.: C’è un sacco di gente che fa un sacco di cose pazzesche usando dei loop e registrando una parte di accompagnamento e poi suonandoci sopra. Per come suono io è importante trovare buone canzoni, sia che le scriva sia che suoni delle cover e trovare nuovi modi di arrangiarle e far diventare il mio stile sempre più completo.

 

M: Che cosa rispondi a chi dice che sei tra i migliori al mondo? 

T.E.: Dico che non sanno di cosa stanno parlando. La mia missione oggi è suonare meglio di come ho suonato ieri. Tutto quello che faccio è un “work in progress”. Ci sono giorni in cui suono meglio del giorno prima e altre volte in cui mi sforzo ma non lo faccio. Quello che è importante è cercare di essere coerente in quello che si fa e continuare a migliorarsi. Faccio tanti concerti, devo improvvisare molto e quindi per me è una sfida continua. 

 

M: C’è una canzone che non mai ha fatto e che vorresti suonare? 

T.E.: A centinaia! Mi piacerebbe molto suonare Beethoven e Bach ma sono un autodidatta, suono ad orecchio e quindi sarebbe complicato. 

 

M: Tra le tue tantissime canzoni, ce n’è una in particolare che ti sta a cuore?

T.E.: “Angelina”. L’ho scritta per mia figlia, e quando l’ho composta ho provato a scrivere qualcosa che fosse senza tempo, che durasse per centinaia di anni. 

 

M: Il tuo ultimo album si intitola “It’s Never Too Late”, non è mai troppo tardi: per che cosa?

T.E.: Per vivere felici per sempre e per fare della tua vita il meglio che puoi. Ho una targa in casa sulla porta che dice questa cosa. Cerca sempre di fare il massimo, solo così potrai essere la persona più felice al mondo. 

 

M: Qual è il segreto di Tommy Emmanuel? 

T.E.: Mi piace suonare e mi piace suonare per le persone. Non voglio impressionare i pro, voglio solo far divertire la gente perché quando un pubblico è davvero coinvolto allora non pensa a nient’altro, non pensa allo stress o ai problemi della vita. Si diverte, questo è quello che ogni musicista dovrebbe fare, portare le persone in un’altra dimensione. 

 

M: Cosa credi di aver ispirato nei tuoi fan?

T.E.: Prima di tutto voglio che si capisca che io suono perché mi diverto e perché voglio far divertire. Vengo da nulla, non ho istruzione musicale, sono nato povero e sono riuscito a costruire qualcosa di buono. Se posso io, possono farlo tutti! 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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