Abbiamo intervistato Giovanni Allevi, giovane pianista capace di incantare gli esperti di musica classica e gli amanti del pop. Per quanto riconosciuto ormai a livello internazionale come uno dei pianisti più dotati, Giovanni si fa guidare da una carica emotiva e da un’esigenza artistica del tutto libere che scaturiscono dal suo folle amore per la musica.
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Abbiamo intervistato Giovanni Allevi, giovane pianista capace di incantare gli esperti di musica classica e gli amanti del pop. Per quanto riconosciuto ormai a livello internazionale come uno dei pianisti più dotati, Giovanni si fa guidare da una carica emotiva e da un'esigenza artistica del tutto libere che scaturiscono dal suo folle amore per la musica. |
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Mescalina:
Giovanni, la prima cosa che volevo chiederti
è come ti sei sentito quando ti sei reso conto di aver fatto il salto
e di essere diventato un pianista di fama internazionale? |
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Mescalina: Per quanto interiore e solitaria sia, la tua musica è gioiosa e provoca un movimento: viene da lì la spinta che ti ha portato a suonare e a diventare il pianista che sei? Giovanni Allevi: Certo! Sono io il primo ascoltatore della mia musica, il primo a subirne la carica emotiva. Se una musica emoziona me, forse toccherà qualcuno. E da qui nasce la mia voglia irrefrenabile di suonare. Poi ho scoperto che alcune persone sono capaci di provare emozioni sulla mia musica più intensamente di me. Mescalina: È questa voglia irrefrenabile che ti ha portato a fare anche qualche follia come quella della "cena di Muti"? Ce la racconti? Giovanni Allevi: Sarebbe troppo lunga da raccontare! Nel mio sito, alla sezione "scritti" ne ho pubblicato il racconto molto dettagliato. Credo che nella vita tutti dobbiamo fare qualche follia, anche per renderci maggiormente consapevoli che nulla è scontato, che non c'è porta che non si possa aprire o situazione che non si possa cambiare. Mescalina: Se vuoi questo è un gesto folle, da "innamorato perso" ed è bello che ci sia qualcuno che ha un rapporto del genere con la musica: al contrario di molti artisti che programmano le loro scelte e la loro musica, nel tuo caso è la musica a costringerti a fare quello che vuole lei? Giovanni Allevi: Si, nel mio caso è la musica che guida il gioco, non le logiche di mercato, a costo di non essere compreso. Ma sento che la gente è con me! A Milano ne ho visti più di mille fare la fila per me sotto la neve in mezzo al gelo. Ho pensato "adesso vado là e li bacio tutti!!!", e subito dopo ho capito che potevo farlo … col pianoforte! Mescalina: È vera anche la storia che per andare a suonare al Blue Note ti sei presentato personalmente al proprietario chiedendogli di ascoltarti suonare e aspettandolo per giorni? Giovanni Allevi: L'ho aspettato solo due giorni. C'è voluto un gran coraggio, per me soprattutto che sono timidissimo e non parlo neanche tanto bene l'inglese. Ma il sogno che poteva realizzarsi era davvero grande. Era un sogno anche stare lì ad aspettarlo su quella sedia, mentre alcune ragazze pulivano i tavoli e bisbigliavano tra loro "ma chi è quello??". Ora lo sanno: sono "Giovàani Alevei", come dicono lì! Mescalina: Che tipo di esperienza è stata suonare in un locale così prestigioso? Giovanni Allevi: Sono stato con gli occhi chiusi per un'ora e mezza, curvo sui tasti, sentivo solo il suono, il cuore ed il respiro. Quando ho finito ho alzato lo sguardo e stava succedendo il finimondo. Mescalina: Questa storia del Blue Note mi ha colpito: vi ho visto la conferma che al di fuori dell'Italia, soprattutto negli Stati Uniti, non c'è bisogno di fare così tanta "anticamera" prima che il talento venga riconosciuto … Giovanni Allevi: Se non si soffre un po', che gusto c'è? Mescalina: C'è bisogno di più entusiasmo e sincerità verso la musica? Tu mi sembra ne abbia molto, almeno ne ha la tua musica … Giovanni Allevi: Ne ho viste talmente tante di porte sbattute in faccia da capire che vince chi ci crede di più. Ed io che non potevo contare nemmeno sull'immediatezza della canzone cantata, sono riuscito col mio entusiasmo a coinvolgere sempre più persone. Ora, quando vedo i teatri stracolmi di gente, ripenso sempre a quel primo concerto a Napoli con cinque persone, e l'entusiasmo torna a zampillare nel mio cuore, scacciando la paura. Mescalina: Di te poi dicono anche che i tuoi genitori avevano messo sotto chiave il pianoforte e che tu continuasti a suonare di nascosto fino a quando ti videro all'opera durante un saggio scolastico: è la verità o una leggenda portata dalla notorietà? Giovanni Allevi: No, è tutto vero! Spesso la verità supera la fantasia! Mescalina: Ma tu come componi? Non mi sembra tu parta da improvvisazioni, quanto piuttosto da temi, da qualcosa più vicino alla forma canzone: è così? Giovanni Allevi: Di giorno mi aggiro per la città in cerca di sguardi, emozioni, immagini. Nel sonno agitato sogno una musica. Appena mi sveglio alle cinque del mattino, quella melodia è rimasta nella mia testa come un pesciolino nella rete: la appunto su un foglietto che ho sempre vicino. Poi viene il lavoro di elaborazione compositiva, di giorno, con la luce e la ragione. Mescalina: Oltre che pianista, sei anche un compositore affermato: sei stato chiamato a rielaborare la "Carmen" di Bizet, tieni seminari e hai portato in scena anche un'opera tua con l'accompagnamento dell'Orchestra Sinfonica Siciliana: quanto impegno e quanta fatica ti richiede la musica? Giovanni Allevi: Tutto! Dedico alla musica tutte le mie energie ed i miei pensieri. Mescalina: C'è qualche pianista che tieni sempre come maestro? Giovanni Allevi: È Frèdèric Chopin. Nella sua musica c'è un equilibrio perfetto tra sentimento e razionalità, tra follia e conservatorismo. Mescalina: Tu suoni un Bösendorfer Imperial che è uno dei pianoforti più ambiti: non ti senti un privilegiato? Giovanni Allevi: Si, primo perché in Europa ce ne sono solo nove, uno solo in Italia al laboratorio Griffa qui a Milano, e poi perché ha un suono meraviglioso. Ma è davvero molto difficile da suonare, se non ci entri in sintonia può crearti anche problemi alla percezione e alla memoria … quindi non è proprio tra i più ambiti! È solo speciale! Mescalina: Com'è il tuo rapporto con questo strumento? Giovanni Allevi: Reverenza assoluta. Per me è un essere vivente. Durante i miei concerti ci parlo: "Stai bene?" oppure "mi riconosci? Hai visto che bravo?". È vivo! Mescalina: E con la tradizione europea? Mi sembra che la rispecchi molto, anche se poi ho letto che il disco è stato composto tutto a New York … Giovanni Allevi: Ho composto "No Concept" a New York, ma quel sentore di Jazz e Gospel è appena sfiorato. È un disco europeo, italiano, romantico e solare, con una punta di malinconia, sempre presente nella mia musica. Mescalina: Siamo alla fine, quindi non mi resta che chiederti se la musica ti sta dando sentore di qualche altro gesto folle a breve … Giovanni Allevi: La mia follia è sempre in agguato Mescalina: C'è qualcosa o qualche esperienza che ti capita di desiderare ancora con qualche brivido? Giovanni Allevi: Ho i brividi ogni volta che penso ad un palco con un pianoforte che mi aspetta e qualcuno che mi ascolti, a creare mondi immensi e fantastici sullo spunto delle mie note. Mescalina: Bè, ti ringrazio e ti faccio tanti e sinceri auguri, sperando di vederti presto suonare dal vivo, magari in un contesto non strettamente classico … Giovanni Allevi: Di fatto, la mia avventura musicale mi sta portando nei posti più disparati. Mescalina: Grazie per la tua musica e per la tua pazienza. Giovanni Allevi: Grazie a te. |