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Intervista Giovanni Allevi - La follia di un pianista classico
Giovanni Allevi

Giovanni Allevi

La follia di un pianista classico


20/02/2006 - di Christian Verzeletti
Abbiamo intervistato Giovanni Allevi, giovane pianista capace di incantare gli esperti di musica classica e gli amanti del pop. Per quanto riconosciuto ormai a livello internazionale come uno dei pianisti più dotati, Giovanni si fa guidare da una carica emotiva e da un’esigenza artistica del tutto libere che scaturiscono dal suo folle amore per la musica.

      
    La follia di un pianista classico
       Intervista a Giovanni Allevi

Abbiamo intervistato Giovanni Allevi, giovane pianista capace di incantare gli esperti di musica classica e gli amanti del pop. Per quanto riconosciuto ormai a livello internazionale come uno dei pianisti più dotati, Giovanni si fa guidare da una carica emotiva e da un'esigenza artistica del tutto libere che scaturiscono dal suo folle amore per la musica.


Mescalina: Giovanni, la prima cosa che volevo chiederti è come ti sei sentito quando ti sei reso conto di aver fatto il salto e di essere diventato un pianista di fama internazionale?
Giovanni Allevi: Ero appena rientrato a Milano dopo una serie di concerti negli USA ed in Cina. Ho avuto modo di ripensare a quanto stava accadendo e all'improvviso ho avuto un malore per la troppa emozione.

Mescalina: Ma davvero tutto è cominciato con Jovanotti? È stato lui a "notarti"?
Giovanni Allevi: No, tutto è iniziato tanti anni fa nel mio primo concerto lontano da casa, a Napoli. Quella sera vennero a sentirmi cinque persone. Nella piccola sala da concerto c'era una finestra aperta che dava su una piazza, e alla fine delle mie esecuzioni, sentivo un applauso provenire da un gruppo di persone che si erano radunate in strada sotto la finestra; un entusiasmo spontaneo, un regalo inaspettato … ho avuto la sensazione che qualcosa di importante stava accadendo e ho capito che quella era la mia strada. Con Jovanotti anni dopo è iniziato il mio percorso discografico.

Mescalina: Tu poi hai aperto qualche suo concerto, il che è una cosa diciamo insolita per un pianista classico come sei tu, eppure anche questo corrisponde a ciò che la tua musica contiene, perché in essa vi sono anche degli aspetti pop, no?

Giovanni Allevi: La mia musica vuole essere vicina al sentire comune. Tuttavia, durante le esecuzioni negli stadi, ho affrontato brani non facili all'ascolto, per essere totalmente fedele alla mia esigenza di libera espressione artistica. La grande sorpresa è stata che, nonostante fosse un po' difficile "starmi dietro", i giovani negli stadi, mi hanno tributato il silenzio e l'attenzione, il regalo più grande che potessero farmi.

Mescalina: Ma tu come ti sei formato? Studi di conservatorio oppure sei partito più come autodidatta?
Giovanni Allevi: Sono partito da autodidatta dai quattro ai nove anni. Poi ho affrontato venti anni di studio accademico durissimo: dieci di pianoforte e dieci di composizione. Alla fine del diploma in composizione a Milano, dopo esser stato chiuso a chiave per tre volte 36 ore in un'aula a fare il compito scritto, mi sono accorto di avere delle ferite sui gomiti! ... e che era ora di uscire nel mondo!

Mescalina: Vorrei chiederti se quando vivevi come un "pianista di provincia" avevi in mente un futuro del genere con tanto di premi e riconoscimenti all'estero, ma ho l'impressione che un musicista "libero" come te abbia in mente solo di farsi guidare dalla sua musica e nient'altro o sbaglio?

Giovanni Allevi: Ciò che dici è giustissimo! Ho sempre pensato soltanto alla musica, e tutto quanto sta accadendo è forse semplicemente una conseguenza della passione travolgente che nutro per la musica ed il pianoforte.

Mescalina: Uno degli aspetti che mi ha colpito del tuo ultimo disco, "No concept", è proprio questo fluire dell'ispirazione, che va a toccare anche generi diversi, e che eppure riesce a far sentire solo la sua voce …

Giovanni Allevi: Mentre oggi si parla tanto di contaminazione, io definisco la mia musica incontaminata. Vado a toccare diversi generi solo perché ne sono inevitabilmente influenzato in quanto uomo contemporaneo. In realtà, il mio linguaggio musicale scaturisce dallo sviluppo rigoroso di una sola idea ed ha le sue radici nella tradizione classica europea, in particolare nel pianismo romantico di fine Ottocento.

Mescalina: Nel cd si può sentire la tua impostazione più classica, ma poi si sfiora un ritmo africano, una canzone pop, una ballata soul, qualche passaggio di jazz, anche qualcosa che si avvicina alla musica new-age, per cui volevo chiederti che artisti e che tipi di musica hai nei tuoi ascolti?
Giovanni Allevi: Ascolto solo musica classica, quella musica che nel momento in cui è stata inventata era sicuramente pop. Oltre a Bach e Chopin, adoro quel periodo a cavallo tra '800 e '900, un'epoca di transizione in cui in tutte le arti ribollivano idee nuove. Ho nostalgia di quel periodo …







Mescalina: Per quanto interiore e solitaria sia, la tua musica è gioiosa e provoca un movimento: viene da lì la spinta che ti ha portato a suonare e a diventare il pianista che sei?
Giovanni Allevi: Certo! Sono io il primo ascoltatore della mia musica, il primo a subirne la carica emotiva. Se una musica emoziona me, forse toccherà qualcuno. E da qui nasce la mia voglia irrefrenabile di suonare. Poi ho scoperto che alcune persone sono capaci di provare emozioni sulla mia musica più intensamente di me.

Mescalina: È questa voglia irrefrenabile che ti ha portato a fare anche qualche follia come quella della "cena di Muti"? Ce la racconti?
Giovanni Allevi: Sarebbe troppo lunga da raccontare! Nel mio sito, alla sezione "scritti" ne ho pubblicato il racconto molto dettagliato. Credo che nella vita tutti dobbiamo fare qualche follia, anche per renderci maggiormente consapevoli che nulla è scontato, che non c'è porta che non si possa aprire o situazione che non si possa cambiare.

Mescalina: Se vuoi questo è un gesto folle, da "innamorato perso" ed è bello che ci sia qualcuno che ha un rapporto del genere con la musica: al contrario di molti artisti che programmano le loro scelte e la loro musica, nel tuo caso è la musica a costringerti a fare quello che vuole lei?

Giovanni Allevi: Si, nel mio caso è la musica che guida il gioco, non le logiche di mercato, a costo di non essere compreso. Ma sento che la gente è con me! A Milano ne ho visti più di mille fare la fila per me sotto la neve in mezzo al gelo. Ho pensato "adesso vado là e li bacio tutti!!!", e subito dopo ho capito che potevo farlo … col pianoforte!

Mescalina: È vera anche la storia che per andare a suonare al Blue Note ti sei presentato personalmente al proprietario chiedendogli di ascoltarti suonare e aspettandolo per giorni?
Giovanni Allevi: L'ho aspettato solo due giorni. C'è voluto un gran coraggio, per me soprattutto che sono timidissimo e non parlo neanche tanto bene l'inglese. Ma il sogno che poteva realizzarsi era davvero grande. Era un sogno anche stare lì ad aspettarlo su quella sedia, mentre alcune ragazze pulivano i tavoli e bisbigliavano tra loro "ma chi è quello??". Ora lo sanno: sono "Giovàani Alevei", come dicono lì!

Mescalina: Che tipo di esperienza è stata suonare in un locale così prestigioso?
Giovanni Allevi: Sono stato con gli occhi chiusi per un'ora e mezza, curvo sui tasti, sentivo solo il suono, il cuore ed il respiro. Quando ho finito ho alzato lo sguardo e stava succedendo il finimondo.

Mescalina: Questa storia del Blue Note mi ha colpito: vi ho visto la conferma che al di fuori dell'Italia, soprattutto negli Stati Uniti, non c'è bisogno di fare così tanta "anticamera" prima che il talento venga riconosciuto …
Giovanni Allevi: Se non si soffre un po', che gusto c'è?

Mescalina: C'è bisogno di più entusiasmo e sincerità verso la musica? Tu mi sembra ne abbia molto, almeno ne ha la tua musica …
Giovanni Allevi: Ne ho viste talmente tante di porte sbattute in faccia da capire che vince chi ci crede di più. Ed io che non potevo contare nemmeno sull'immediatezza della canzone cantata, sono riuscito col mio entusiasmo a coinvolgere sempre più persone. Ora, quando vedo i teatri stracolmi di gente, ripenso sempre a quel primo concerto a Napoli con cinque persone, e l'entusiasmo torna a zampillare nel mio cuore, scacciando la paura.

Mescalina: Di te poi dicono anche che i tuoi genitori avevano messo sotto chiave il pianoforte e che tu continuasti a suonare di nascosto fino a quando ti videro all'opera durante un saggio scolastico: è la verità o una leggenda portata dalla notorietà?

Giovanni Allevi: No, è tutto vero! Spesso la verità supera la fantasia!

Mescalina: Ma tu come componi? Non mi sembra tu parta da improvvisazioni, quanto piuttosto da temi, da qualcosa più vicino alla forma canzone: è così?
Giovanni Allevi: Di giorno mi aggiro per la città in cerca di sguardi, emozioni, immagini. Nel sonno agitato sogno una musica. Appena mi sveglio alle cinque del mattino, quella melodia è rimasta nella mia testa come un pesciolino nella rete: la appunto su un foglietto che ho sempre vicino. Poi viene il lavoro di elaborazione compositiva, di giorno, con la luce e la ragione.

Mescalina: Oltre che pianista, sei anche un compositore affermato: sei stato chiamato a rielaborare la "Carmen" di Bizet, tieni seminari e hai portato in scena anche un'opera tua con l'accompagnamento dell'Orchestra Sinfonica Siciliana: quanto impegno e quanta fatica ti richiede la musica?

Giovanni Allevi: Tutto! Dedico alla musica tutte le mie energie ed i miei pensieri.

Mescalina: C'è qualche pianista che tieni sempre come maestro?
Giovanni Allevi: È Frèdèric Chopin. Nella sua musica c'è un equilibrio perfetto tra sentimento e razionalità, tra follia e conservatorismo.

Mescalina: Tu suoni un Bösendorfer Imperial che è uno dei pianoforti più ambiti: non ti senti un privilegiato?

Giovanni Allevi: Si, primo perché in Europa ce ne sono solo nove, uno solo in Italia al laboratorio Griffa qui a Milano, e poi perché ha un suono meraviglioso. Ma è davvero molto difficile da suonare, se non ci entri in sintonia può crearti anche problemi alla percezione e alla memoria … quindi non è proprio tra i più ambiti! È solo speciale!

Mescalina: Com'è il tuo rapporto con questo strumento?

Giovanni Allevi: Reverenza assoluta. Per me è un essere vivente. Durante i miei concerti ci parlo: "Stai bene?" oppure "mi riconosci? Hai visto che bravo?". È vivo!

Mescalina: E con la tradizione europea? Mi sembra che la rispecchi molto, anche se poi ho letto che il disco è stato composto tutto a New York …
Giovanni Allevi: Ho composto "No Concept" a New York, ma quel sentore di Jazz e Gospel è appena sfiorato. È un disco europeo, italiano, romantico e solare, con una punta di malinconia, sempre presente nella mia musica.

Mescalina: Siamo alla fine, quindi non mi resta che chiederti se la musica ti sta dando sentore di qualche altro gesto folle a breve …

Giovanni Allevi: La mia follia è sempre in agguato

Mescalina: C'è qualcosa o qualche esperienza che ti capita di desiderare ancora con qualche brivido?
Giovanni Allevi: Ho i brividi ogni volta che penso ad un palco con un pianoforte che mi aspetta e qualcuno che mi ascolti, a creare mondi immensi e fantastici sullo spunto delle mie note.

Mescalina: Bè, ti ringrazio e ti faccio tanti e sinceri auguri, sperando di vederti presto suonare dal vivo, magari in un contesto non strettamente classico …
Giovanni Allevi: Di fatto, la mia avventura musicale mi sta portando nei posti più disparati.

Mescalina: Grazie per la tua musica e per la tua pazienza.
Giovanni Allevi: Grazie a te.