Hambone

Intervista Hambone

Self young blues

19/11/2007  |  di Antonio Avalle



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  Self young blues
      Intervista HAMBONE

In un mercato ostico come quello degli autoprodotti, spesso fatto di domestici cd-r che assumono le forme di ponti che possono aprire la strada alla "fortuna discografica" oppure ad un viaggio senza fine nel mondo degli anonimi, in questo difficile contesto ci piace credere che il blues sia vivo e vegeto anche tra i più giovani. Un credo alimentato da speranze come Nick Hamstra, alias Hambone, che timidamente ha qualcosa da esprimere attraverso le tracce del suo album d'esordio "Lightning in my hands". E qualcosa da raccontarci attraverso questa intervista.


Mescalina: Nick, raccontaci un po' di te e di come hai cominciato a suonare …
Hambone: Sono cresciuto a Indianapolis, nell'Indiana, e bene o male ci ho passato tutta la mia vita fino ad oggi. A casa non girava molta musica e così non ho avuto modo di imparare a suonare nulla fino a quando sono andato al college a Bloomington ed è lì che ho cominciato a coltivare qualcosa di importante. Ho incontrato un bluesman che era del giro di Honeyboy Edwards e lui mi ha fatto da guida nel mondo del blues. Il primo strumento che ho preso in mano è stata la tromba, quando ancora andavo alle medie: l'ho suonato per due anni e poi ho lasciato perdere. Alle superiori volevo essere un punk-rocker così ho cominciato col basso e da lì non mi sono più fermato. Adesso suono batteria, basso, banjo e anche pianoforte: credo sia molto importante lavorare su più strumenti perché ti apre a diverse possibilità.

Mescalina: Ma vivi ancora a Bloomington?
Hambone: In realtà mi sono appena trasferito a Louisville, nel Kentucky, da agosto e il posto mi piace molto. C'è una scena musicale davvero bella: non sono ancora sicuro di come funzioni, ma mi sento a mio agio con tutti i musicisti che ci sono da queste parti. Per di più finora quello che faccio è stato molto apprezzato, per cui è davvero un bell'inizio.

Mescalina: Come mai ti sei messo a suonare proprio il blues?
Hambone: Vorrei saperlo anch'io … più che altro è stato il blues a scegliere me. Credo che si tratti soprattutto di un bisogno di libertà e profondità a livello emotivo che altrimenti non potrei soddisfare. Per quanto suoni strano ed anche ironico, è blues tutto ciò che faccio.

Mescalina: Sembra che sia quasi una scelta di vita … cosa significa il blues per te?
Hambone: Il blues è semplicità. Il blues è un sentimento, una filosofia che chiunque può vivere, indipendentemente dal colore della sua pelle o dalla classe sociale a cui appartiene. È una musica che utilizza semplicemente degli estremi di dolore e di gioia e una certa abilità musicale per raggiungere anche i più lontani.

Mescalina: Qualche influenza? Mississippi John Hurt e poi che altro?
Hambone: Fred Mcdowell, Mance Lipscomb, RL Burnside, Junior Kimbrough, Richard Johnston, Curtis Crawford, Kelly Joe Phelps, Dexter Gordon, Miles Davis, Wes Montgomery, T Model Ford, John Prine, Paul Simon, Hound Dog Taylor, Gillian Welch, Dave Rawlings, solo per dirne alcuni …

Mescalina: Tu suoni acustico che è abbastanza insolito soprattutto tra i giovani musicisti: di solito si preferisce un suono più elettrico …

Hambone: In effetti suono sia acustico che elettrico, ma mi sento più a mio agio con l'acustica. C'è qualcosa di unico tanto negli errori quanto nei risultati che ottieni quando sei da solo, solo tu e la tua anima. È come essere nudi e mi piace tutta questa purezza.

Mescalina: Ma credi ci sia un futuro per il blues in generale?
Hambone: Fino a che ci sarà qualcuno su questo pianeta, il blues non smetterà di esistere. Il blues trascende il tempo e in questo senso ha davvero una connotazione spiritica. Molti dicono che il blues è ormai morte perché non c'è più autenticità, ma guarda, io credo che l'autenticità sia un grosso bluff e mi oppongo a questa cosa con tutte le mie forze.

Mescalina: E dal vivo invece? Passi parecchio tempo in tour? Quanti concerti fai all'anno?

Hambone: A metterli tutti insieme sono sicuro che siano più di cento, che sono parecchi se si considera il fatto che non posso spostarmi molto durante la settimana per via del mio lavoro, Poi non tutti i concerti hanno la stessa risonanza e non sempre c'è il pienone, ma per me ogni concerto, anche il più piccolo, ha la sua importanza. Se vuoi crescere come persona e come musicista, hai bisogno di metterti alla prova soprattutto quando la situazione non è ottimale e vedere cosa riesci a tirarne fuori.







Mescalina:
Alla scrittura invece come ci arrivi?
Hambone: Credo sia un procedimento piuttosto casuale il mio. A volte la scintilla arriva da qualcosa che ho sentito dire, a volte invece viene prima la musica, altre invece tutto parte dal testo. Vorrei dirti che ho un mio metodo ma non è così. L'unica costante è che in ognuna di queste situazioni cerco di mettermi in ascolto e di lasciar entrare l'ispirazione.

Mescalina: Conosci la Rev. Peyton's Big Damn Band? Credo che anche loro siano dell'Indiana ...
Hambone: Non li conosco molto, ma li ho visti dal vivo e sono grandi.

Mescalina: Che progetti hai per il futuro?
Hambone: Faccio parte di una punk-blues band che si chiama Sweet Tooth, poco alla volta ci stiamo creando un seguito fuori dall'Indiana. Poi mi esibisco anche come one-man band con sola chitarra e batteria ed è una cosa che mi capita di fare spesso. Per gennaio dell'anno prossimo avrei intenzione di far uscire un altro disco di pezzi blues miei, ma devo ancora trovare uno studio. Sto anche cercando di organizzare un tour e spero di riuscire a venire in Italia. Il mio vero obiettivo è riuscire a costruirmi una carriera in qualche modo e trovare uno stile ed un suono che siano solo miei. Comunque mi basta suonare per essere felice.

Mescalina: Lascio a tua discrezione l'ultima domanda: dicci ancora qualcosa di te …
Hambone: Una cosa strana è che ho paura dei clown e che sono una persona molto impulsiva. Quello che preferisco fare è guidare: per me è come una forma di meditazione. Ho notato che non è così importante il dove vuoi andare, ma piuttosto la sensazione di andare da qualche parte.

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