Edda

Intervista Edda

Intervista

19/04/2011  |  di Alfonso Fanizza

Stefano “Edda” Rampoldi è uno dei segreti meglio custoditi del rock italiano. Frontman dei Ritmo Tribale, vittima dello strano destino toccato a molte rockstar degli anni novanta, Edda scompare dalle scene nel 1996 a causa dei soliti problemi legati alla droga. Da lì in poi solo voci sparse su di lui, ma è poca roba. La sparizione è totale e dura dodici anni. E nel 2009 ritorna in grande forma con il debutto solista, Semper biot. Il concerto tenuto all’Oasi San Martino ad Acquaviva delle Fonti (Ba) è l’occasione adatta per avvicinarlo e scambiarci due parole.

Mescalina: Che effetto ti ha fatto  ritornare a calcare la scena musicale dopo un periodo così lungo di assenza?
Edda: Mah! All’inizio pensavo  che avrei avuto paura e che mi sarebbe servito per fare solo brutte figure.  Invece, anche le brutte figure servono… Le brutte figure servono e ogni tanto  le faccio. Però, è vero che ogni tanto faccio anche delle cose carine e questo  mi fa molto piacere, come questa sera che è stato proprio un bel concerto.

Mescalina: Ti saresti mai  aspettato di riscuotere un così tanto interesse?
Edda: No! Proprio no! Se no,  facevo prima. Mi curavo prima e sarei risorto un po’ prima. Però, sono contento  anche così.

Mescalina: Semper biot è, secondo  me, uno dei dischi più belli usciti nei cosiddetti anni zero. Ci vuoi raccontare  quali sono state le intenzioni, i sentimenti e le idee che gli hanno dato vita.
Edda: Mah! È un disco  semplicissimo. Però, se quello che tu dici è vero, è dovuto al fatto che Walter  (Somà, ndi) ha scritto le canzoni e Andrea Rabuffetti le ha r-iarrangiate.  Insieme a queste due persone ho passato due anni di preparazione del disco.  Soprattutto abbiamo vissuto assieme. C’è stato un rapporto, anche se in questo  momento il rapporto non è più quello di prima, e questo si sente nel disco.  Cioè, è stato un disco fatto, non a tavolino, ma è stato fatto pian piano. Non  c’era l’idea di fare il disco all’inizio, c’era l’idea di fare della musica.  Poi, siccome la cosa ci piaceva, abbiamo voluto fare il disco. Questo più o  meno si sente.

Mescalina: Parlando, invece, dei  testi. Come nascono i tuoi?
Edda: I testi a volte nascono  perché io ascolto la canzone la notte in cuffia e automaticamente mi vengono  delle parole. Altre volte, invece, queste parole le cerco sui libri, apro dei  libri a caso, cerco delle frasi e magari queste frasi mi dicono qualcosa e poi,  è chiaro, metricamente ci stanno dentro. Però, il metodo che più preferisco è  proprio quello lì, di notte ti arrivano le parole senza il bisogno di leggerle.  Cioè, è un modo più emotivo e forse un po’ più vero.

Mescalina: Ad esempio il brano Semper biot, prima durante il concerto  hai detto: “E’ un brano autobiografico  che…
Edda:…però non dice niente di vero”. In realtà, qualcosa di vero c’è. Io  non sono nato in Argentina, ma la mia famiglia è immigrata in Argentina. Sì,  perche poi siamo tra vero e non vero, la differenza è molto labile. Le cose che  ci sembrano vere oggi sono false domani. Quindi, è sempre molto difficile fare  delle divisioni così nette. Comunque, Semper  biot non è pezzo che ho scritto con i libri, ma è venuto fuori così, parla  un po’ delle cose che mi sono successe.

Mescalina:  Mentre Hey  suorina?
Edda: Hey suorina nasce dal fatto che in comunità mi ero innamorato di  un’operatrice. Questa ragazza si è fatta suora e a me piaceva molto perché  comunque era una bella ragazza. A me piaceva molto anche questa sua  spiritualità, anche se il suo Dio non è quello che penso io sia il mio. Allora,  ho fatto questo pezzo di cui sono molto orgoglioso perché lo trovo un pezzo  particolare, una scrittura melodica un po’ raffinata. Di solito faccio cose  molto più semplici.

Mescalina: Qual è il tuo rapporto  con la tecnologia?
Edda: Con la tecnologia?  Nessuno. Non ho capacità manuali, per questo facevo il pontista. Adesso non lo  faccio più, mi sono licenziato per fare il disco che forse non farò mai. Io  sono abbastanza un primitivo, anche se per fortuna che esiste, cioè non sono  uno contrario, anche se io non sono capace di usarla.

Mescalina: Attualmente, secondo  te, è ancora possibile vivere di musica? Cioè, considerare la musica  un’occupazione qualsiasi?
Edda: Guarda! Alfonso ti  spiegavo. Io ho fatto il pontista fino a un mese fa. Adesso, mi sono licenziato  perché o facevo il disco… o mettevo la testa sul disco o potevo continuare a  fare il pontista e il disco veniva fuori tra due anni e io per due anni non  suonavo più. Quindi, non lo sto facendo perché so che questo diventerà il mio  lavoro. Io penso che non riuscirò mai a vivere con la musica, però a volte ci  si può ritagliare dei mesi, del tempo per dedicare tutta la propria energia a  questa cosa.

Mescalina: Cosa rappresentano per  te i concerti?
Edda: Un concerto come quello  di stasera rappresenta una cosa vera, una cosa molto emotiva, una cosa che come  quando due persone vanno a letto insieme, non si conoscono e viene fuori una  forte emozione. Io ho sempre prediletto il rapporto con Andrea per una  questione di amicizia, però, son successe delle cose che forse ci  allontaneranno per un po’ l’uno dall’altro. Con Sebastiano, con il quale nella  vita reale magari non siamo molto comunicativi, quando sul palco suoniamo come  stasera, è una cosa che a me piace moltissimo. Devo dire che lui è veramente un  bravissimo musicista, suona anche con altre persone come Pacifico e Vasco  Brondi. È bravissimo. Io e lui non proviamo, lui viene dietro di me e io cerco  di andare dietro a lui, e come quando, ti ripeto, vai a letto, non è che provi,  stai lì e lo devi fare in quel momento. Così è molto più vero e quindi anche  gli sbagli, soprattutto miei, sono veri. Penso che la gente questa cosa possa apprezzarla, può capirla, intanto viene fuori tanta energia… E questa sera i  pomodori non sono arrivati e allora va bene.

Mescalina: Non penso che  arriveranno mai…
Edda: Non lo so. Prima o poi.

Mescalina: Vorrei farti una  domanda di rito che credo in molti ti avranno fatto? In che rapporto sei  rimasto con gli altri Ritmo Tribale?
Edda: Mah! Non ci sono stati  più rapporti per undici anni. Adesso mi hanno chiesto di partecipare al video  dei NoGuru. Io sono molto contento  di rivederli e di seguire quello che stanno facendo. Ovviamente, abbiamo due  percorsi un po’ diversi. Sono dei bravissimi musicisti e anche loro vivono per  la musica.

Mescalina: Cosa pensi della scena  indipendente italiana? E se c’è qualcosa che t’interessa in particolare e che  stai seguendo?
Edda: L’ultimo disco che ho  comprato è quello dei Verdena.  Volevo comprare quello dei Marlene Kuntz.  I Marlene sono un’istituzione, i Verdena anche loro ormai sono bravissimi. Penso  che la gente che fa questo lavoro, perché ci crede, perché lo fa seriamente,  sono pochissimi. Ho il massimo rispetto per tutti loro. Fino adesso lavoravo  perché non me la sentivo di suonare, però in questo momento tra una scelta di  vivere una vita alienata e magari passare un anno suonando, preferisco fare la  musica perché di alienazione ne ho quanta ne voglio e che mi attende in  qualsiasi momento.

Mescalina: Ultima domanda.  Progetti per il futuro?
Edda: Fare questo disco! I  pezzi dovrebbero esserci, sono tredici pezzi in cui ci ho lavorato in questi  mesi. Devo suonarli con un batterista e in questi due concerti mi sono trovato  sempre più bene con Sebastiano. Magari sarà lui il mio batterista e questo mi  farebbe molto piacere.

Mescalina: Ti ringrazio.
Edda: Grazie a te Alfonso.

Intervista  del 5 marzo 2011-03-11


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