Stefano “Edda” Rampoldi è uno dei segreti meglio custoditi del rock italiano. Frontman dei Ritmo Tribale, vittima dello strano destino toccato a molte rockstar degli anni novanta, Edda scompare dalle scene nel 1996 a causa dei soliti problemi legati alla droga. Da lì in poi solo voci sparse su di lui, ma è poca roba. La sparizione è totale e dura dodici anni. E nel 2009 ritorna in grande forma con il debutto solista, Semper biot. Il concerto tenuto all’Oasi San Martino ad Acquaviva delle Fonti (Ba) è l’occasione adatta per avvicinarlo e scambiarci due parole.
Mescalina: Che effetto ti ha fatto ritornare a calcare la scena musicale dopo un periodo così lungo di assenza?
Edda: Mah! All’inizio pensavo che avrei avuto paura e che mi sarebbe servito per fare solo brutte figure. Invece, anche le brutte figure servono… Le brutte figure servono e ogni tanto le faccio. Però, è vero che ogni tanto faccio anche delle cose carine e questo mi fa molto piacere, come questa sera che è stato proprio un bel concerto.
Mescalina: Ti saresti mai aspettato di riscuotere un così tanto interesse?
Edda: No! Proprio no! Se no, facevo prima. Mi curavo prima e sarei risorto un po’ prima. Però, sono contento anche così.
Mescalina: Semper biot è, secondo me, uno dei dischi più belli usciti nei cosiddetti anni zero. Ci vuoi raccontare quali sono state le intenzioni, i sentimenti e le idee che gli hanno dato vita.
Edda: Mah! È un disco semplicissimo. Però, se quello che tu dici è vero, è dovuto al fatto che Walter (Somà, ndi) ha scritto le canzoni e Andrea Rabuffetti le ha r-iarrangiate. Insieme a queste due persone ho passato due anni di preparazione del disco. Soprattutto abbiamo vissuto assieme. C’è stato un rapporto, anche se in questo momento il rapporto non è più quello di prima, e questo si sente nel disco. Cioè, è stato un disco fatto, non a tavolino, ma è stato fatto pian piano. Non c’era l’idea di fare il disco all’inizio, c’era l’idea di fare della musica. Poi, siccome la cosa ci piaceva, abbiamo voluto fare il disco. Questo più o meno si sente.
Mescalina: Parlando, invece, dei testi. Come nascono i tuoi?
Edda: I testi a volte nascono perché io ascolto la canzone la notte in cuffia e automaticamente mi vengono delle parole. Altre volte, invece, queste parole le cerco sui libri, apro dei libri a caso, cerco delle frasi e magari queste frasi mi dicono qualcosa e poi, è chiaro, metricamente ci stanno dentro. Però, il metodo che più preferisco è proprio quello lì, di notte ti arrivano le parole senza il bisogno di leggerle. Cioè, è un modo più emotivo e forse un po’ più vero.
Mescalina: Ad esempio il brano Semper biot, prima durante il concerto hai detto: “E’ un brano autobiografico che…”
Edda: “…però non dice niente di vero”. In realtà, qualcosa di vero c’è. Io non sono nato in Argentina, ma la mia famiglia è immigrata in Argentina. Sì, perche poi siamo tra vero e non vero, la differenza è molto labile. Le cose che ci sembrano vere oggi sono false domani. Quindi, è sempre molto difficile fare delle divisioni così nette. Comunque, Semper biot non è pezzo che ho scritto con i libri, ma è venuto fuori così, parla un po’ delle cose che mi sono successe.
Mescalina: Mentre Hey suorina?
Edda: Hey suorina nasce dal fatto che in comunità mi ero innamorato di un’operatrice. Questa ragazza si è fatta suora e a me piaceva molto perché comunque era una bella ragazza. A me piaceva molto anche questa sua spiritualità, anche se il suo Dio non è quello che penso io sia il mio. Allora, ho fatto questo pezzo di cui sono molto orgoglioso perché lo trovo un pezzo particolare, una scrittura melodica un po’ raffinata. Di solito faccio cose molto più semplici.
Mescalina: Qual è il tuo rapporto con la tecnologia?
Edda: Con la tecnologia? Nessuno. Non ho capacità manuali, per questo facevo il pontista. Adesso non lo faccio più, mi sono licenziato per fare il disco che forse non farò mai. Io sono abbastanza un primitivo, anche se per fortuna che esiste, cioè non sono uno contrario, anche se io non sono capace di usarla.
Mescalina: Attualmente, secondo te, è ancora possibile vivere di musica? Cioè, considerare la musica un’occupazione qualsiasi?
Edda: Guarda! Alfonso ti spiegavo. Io ho fatto il pontista fino a un mese fa. Adesso, mi sono licenziato perché o facevo il disco… o mettevo la testa sul disco o potevo continuare a fare il pontista e il disco veniva fuori tra due anni e io per due anni non suonavo più. Quindi, non lo sto facendo perché so che questo diventerà il mio lavoro. Io penso che non riuscirò mai a vivere con la musica, però a volte ci si può ritagliare dei mesi, del tempo per dedicare tutta la propria energia a questa cosa.
Mescalina: Cosa rappresentano per te i concerti?
Edda: Un concerto come quello di stasera rappresenta una cosa vera, una cosa molto emotiva, una cosa che come quando due persone vanno a letto insieme, non si conoscono e viene fuori una forte emozione. Io ho sempre prediletto il rapporto con Andrea per una questione di amicizia, però, son successe delle cose che forse ci allontaneranno per un po’ l’uno dall’altro. Con Sebastiano, con il quale nella vita reale magari non siamo molto comunicativi, quando sul palco suoniamo come stasera, è una cosa che a me piace moltissimo. Devo dire che lui è veramente un bravissimo musicista, suona anche con altre persone come Pacifico e Vasco Brondi. È bravissimo. Io e lui non proviamo, lui viene dietro di me e io cerco di andare dietro a lui, e come quando, ti ripeto, vai a letto, non è che provi, stai lì e lo devi fare in quel momento. Così è molto più vero e quindi anche gli sbagli, soprattutto miei, sono veri. Penso che la gente questa cosa possa apprezzarla, può capirla, intanto viene fuori tanta energia… E questa sera i pomodori non sono arrivati e allora va bene.
Mescalina: Non penso che arriveranno mai…
Edda: Non lo so. Prima o poi.
Mescalina: Vorrei farti una domanda di rito che credo in molti ti avranno fatto? In che rapporto sei rimasto con gli altri Ritmo Tribale?
Edda: Mah! Non ci sono stati più rapporti per undici anni. Adesso mi hanno chiesto di partecipare al video dei NoGuru. Io sono molto contento di rivederli e di seguire quello che stanno facendo. Ovviamente, abbiamo due percorsi un po’ diversi. Sono dei bravissimi musicisti e anche loro vivono per la musica.
Mescalina: Cosa pensi della scena indipendente italiana? E se c’è qualcosa che t’interessa in particolare e che stai seguendo?
Edda: L’ultimo disco che ho comprato è quello dei Verdena. Volevo comprare quello dei Marlene Kuntz. I Marlene sono un’istituzione, i Verdena anche loro ormai sono bravissimi. Penso che la gente che fa questo lavoro, perché ci crede, perché lo fa seriamente, sono pochissimi. Ho il massimo rispetto per tutti loro. Fino adesso lavoravo perché non me la sentivo di suonare, però in questo momento tra una scelta di vivere una vita alienata e magari passare un anno suonando, preferisco fare la musica perché di alienazione ne ho quanta ne voglio e che mi attende in qualsiasi momento.
Mescalina: Ultima domanda. Progetti per il futuro?
Edda: Fare questo disco! I pezzi dovrebbero esserci, sono tredici pezzi in cui ci ho lavorato in questi mesi. Devo suonarli con un batterista e in questi due concerti mi sono trovato sempre più bene con Sebastiano. Magari sarà lui il mio batterista e questo mi farebbe molto piacere.
Mescalina: Ti ringrazio.
Edda: Grazie a te Alfonso.
Intervista del 5 marzo 2011-03-11