Stolen Apple

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Alla scoperta degli Stolen Apple


16/10/2016 - di Marcello Matranga
Trenches è l`album d`esordio degli Stolen Apple per la Rock Bottom Records (distribuito da Audioglobe). Del disco vi abbiamo raccontato lo scorso Agosto. L`ascolto di questo lavoro molto interessante, ci ha messo la voglia di scoprire di più di questa band che, grazie alla sua musica, potrebbe raccogliere molti consensi fra gli ascoltatori. Ecco cosa è venuto fuori da una lunga chiaccherata con Riccardo Dugini (voce e chitarre), Luca Petrarchi (voce, chitarre, mellotron, organo e synth), Massimiliano Zatini (voce, basso e armonica), ed Alessandro Pagani (voce, batteria, piano e percussioni), i quattro componenti del gruppo. (Foto di Alessandra e Maria)
 
- Inizierei col raccontare di voi e dei vostri trascorsi musicali, perché se è vero che come Stolen Apple siete al vostro primo lavoro, in realtà voi avete una storia che parte dall`inizio degli anni duemila.....

Riccardo: Ho suonato a lungo con i Malastrana negli anni in cui ci si esibiva prevalentemente negli spazi occupati di Firenze e anche altrove, proponendo uno psychopunk che oggi farebbe un po’ sorridere, ma all’epoca era ascoltato ed efficace. Luca, che suona con me dal ‘91, ha condiviso anche quell’esperienza. Poi i Nest, gruppo post rock con cui abbiamo realizzato due CD (Drifting e Isn’t it?) e uno videoclip, oltre ad aver concorso alla colonna sonora di Ora d’aria, film docu su Silvia Baraldini. L’esperienza nei Nest è stata molto intensa e con qualche soddisfazione, dati i riscontri positivi delle nostre realizzazioni. Massimiliano ci ha dato una mano importante nei set acustici in quel periodo. La conoscenza di Alessandro risale invece al periodo dei Malastrana: con quella formazione, e Alessandro alla batteria, abbiamo realizzato un cd autoprodotto.

Alessandro: Per quanto mi riguarda, qualche anno prima: il mio approccio nel mondo della musica inizia alla fine degli anni `80 con gruppi oscuri e underground della new wave fiorentina come Stropharia Merdaria e Subterraneans, proseguendo fino all`esperienza breve ma significativa dell`etichetta indipendente Shado Records e della band Valvola, con con cui ho condiviso gioie e dolori `musicali` fino al 2007.

Massimiliano:Ho formato il mio primo gruppo ancora non maggiorenne, proprio con Riccardo e altri compagni di strada, all’epoca esclusivamente cover e un basso comprato solo perché non lo voleva suonare nessuno, ma di lì a poco già la voglia di provare a scrivere cose nostre. Ho suonato in altri gruppi negli anni ’90 e fino al 2003, in maniera abbastanza continuativa, sempre e solo con repertorio di cover abbastanza eterogenee fra folk rock americano anni ‘70, cantautorato italiano, pop rock anni ’80. Ho suonato anche jazz e bossa nova, sicuramente con risultati migliorabili, ed ho collaborato anche alla colonna sonora di qualche spettacolo teatrale. Non ho però mai perso di vista l’attività di Riccardo e delle varie formazioni che si sono avvicendate nella cantina di casa sua, in alcuni casi collaborandovi estemporaneamente, e dal 2008 in maniera stabile dopo lo scioglimento degli allora Nest.

Luca: Ho suonato con un gruppo (ci chiamavamo Dipsomania) fino al 91 quando sono entrato nei Malastrana, il gruppo di Riccardo Dugini e lì ho messo le radici.

- Il vostro orizzonte musicale è piuttosto ampio. Si va dai Thin White Rope ai Byrds, quindi dei classici, per arrivare a band come Beachwood Sparks in primis, ma anche Allah-Las, Scud Mountain Boys, Real Estate, Autumn Defense. Come mai proprio gruppi del genere?

Riccardo: Se i Thin White Rope sono stati e sono ancora un punto di riferimento costante negli ascolti degli ultimi venti anni, so dirti poco dei gruppi che citi che conosco molto marginalmente. Personalmente mi hanno sempre attratto i gruppi punk e post punk, il chitarrismo anni ‘90, il rock di autore di Nick Cave, Sophia e Pj Harvey.

Alessandro: Delle formazioni citate, ricordo vagamente un paio di brani degli Autumn Defense (forse perchè mi colpì il nome della band, romantico e allo stesso tempo orgoglioso).....ln ogni caso i miei riferimenti musicali vanno piuttosto indietro nel tempo e raccolgono elementi che sarebbe impossibile nominare tutti (ma ci tengo a ricordare Kraftwerk, Velvet Underground, Sonic Youth tra tutti....); credo che il percorso fatto da ognuno di noi sia stato eterogeneo ed ha seguito negli anni sia lo stato d’animo del momento che la predisposizione del tempo, del luogo, e delle persone da cui siamo stati circondati volta per volta: tutto questo ha portato la band a questo tipo di sonorità, così multiforme, plasmabile, e ricco di esperienza. Attualmente cerco di ascoltare di tutto, senza legarmi ad un genere specifico. Con la certezza però che le chitarre adesso non riesco proprio a farmele mancare.....

- Visto l`origine del nome della band, mi pare che abbiate un rapporto attento con la letteratura. Quali sono i libri che fanno parte del vostro background?

Riccardo: Una miriade...da Melville alle `Poguesie` di Shane McGowan, da Conrad a Dylan, ma anche il beat, Furore di Steinbeck, Ken Parker e Alan Ford....

Alessandro: Ricordo con passione i primi libri letti: La pelle, I fiori del male, la Divina Commedia, Il gabbiano Jonathan Livingstone, La Giara, Siddharta, Sulla strada. Ma è stata - ed è ancora - la poesia la mia più grande passione in campo letterario: per l`appunto è uscito quest’anno il mio primo libro dal titolo Perchè non cento? edito da Alter Ego di Viterbo, 99 poesie caratterizzate da rime, sciarade e giochi di parole.

Massimiliano: Anche per me sono un’infinità, non leggo mai abbastanza quanto vorrei e sono curioso in molte direzioni. Adoro William Faulkner e Dylan Thomas, Pavese e Fenoglio tra gli italiani, penso che Gianni Rodari sia stato un genio, mi piace la scrittura di Murakami Haruki, Kent Haruf ed Elizabeth Strout, tra le scoperte più recenti Tommaso Landolfi, Cees Noteboom, David Foster Wallace, James Purdy. Ho letto anche molta fantascienza, reputo scrittori come Asimov, Clarke, Bradbury, Shaw, Dick di assoluto valore letterario e penso che Robert Sheckley non venga ricordato abbastanza. Ritengo che il fumetto non sia affatto un genere di intrattenimento e che capolavori come The Long Tomorrow, Mort Cinder, Lo Sconosciuto di Magnus, Maus di Art Spiegelmann, Le Etiopiche di Pratt, non debbano mancare in nessuna casa.

Luca: Le storie di paperi su Topolino, Fantozzi letterario, Grand Hotel e Settimana Enigmistica quando mi lasciavano dalle zie, Flann O`Brien, Kafka, Arto Paasilinna (scrittore finlandese) e altro

- Come sono venuti fuori i pezzi di Trenches? E` stato un percorso lungo, o erano "maturi" e vivevano l`urgenza di essere messi su CD?

Riccardo: I pezzi di Trenches risentono, rispetto ai Nest, della volontà determinata di fare molto in sala prove, magari su qualche canovaccio prodotto prima. Trenches, registrato un anno fa, raccoglie di fatto la produzione dei due anni precedenti. Abbiamo privilegiato approccio più diretto, meno concentrato sulla scrittura e focalizzato invece molto su suono, atmosfera e testi. Credo si senta. I pezzi, al di là di quelli più personali, sono popolati di riferimenti a personaggi marginali, ma non rassegnati, sconfitti ma resilienti. La trincea diventa una forma di resistenza alla barbarie e alla rassegnazione in tempi di desertificazione sociale. Canzoni che raccontano le emozioni di un’umanità negletta ma non per questo periferica. Pavement, per esempio, è la storia di una famiglia costretta sulla strada da una finanza senza scrupoli, oltraggiosa e potentissima. Quel motherfucker lanciato dal piccolo Jack all’indirizzo di un banchiere che ostenta cavalli bianchi è come un sasso in mano ai bambini dell’Intifada. Resistenza che non si estingue.

Alessandro: I brani nascono in modo spontaneo. Se poi gli arrangiamenti dovessero richiedere più tempo, possiamo rimanere su un brano anche per un mese, se non di più. Non cerchiamo la perfezione, ma la realizzazione di ciò che più ci piace fare.

- Ci sono dei pezzi che ho trovato particolarmente interessanti e decisamente riusciti come Pavement o la splendida Mistery Town. Sarebbe auspicabile poterle sentire presto in una dimensione live. Che progetti avete in merito? Potremo vedervi on stage presto?

Alessandro: Stiamo cercando di suonare dal vivo, ma non è semplice. Il mondo musicale è cambiato profondamente negli ultimi anni, è tutto più complesso, nonostante per assurdo non sia difficile fare musica, ma arrivare all`ascoltatore in maniera semplice e legittima, senza dover scendere a compromessi snaturando le proprie idee, o vendendo la propria immagine: trovo questo motivo di leggerezza e sintomo di fenomeno passeggero, che compromette il concetto di bellezza a cui forse ancora non siamo abituati del tutto. Perchè non fare emergere la qualità, quand`essa è legata al genio e all’invenzione creativa? L’arte non si misura in soldi o in successo effimero, ma in pure e grandi emozioni.


- Ho trovato bellissimo e molto emozionante Daydream, il pezzo tratto da una poesia di Daniela Pagani. Volete raccontarci chi è questa ragazza e del perché di questa scelta?

Alessandro: E` sempre difficile per me parlare della perdita di mia sorella, che ci ha lasciati nel 1987 a causa di un male incurabile. Daniela Pagani, oltre ad essere stata cantante (e prima bambina fiorentina a partecipare allo Zecchino D`Oro), era anche poetessa. Abbiamo deciso di ricordarla in Daydream, che è il titolo di una sua poesia contenuta nel libro Cavalli d`argento, scritta originariamente da lei in italiano e tradotta da me in inglese.

- Che rapporto avete con la scena musicale fiorentina? Ci sono altre band o solisti che ritenete attualmente interessanti?

Riccardo: Non ho più rapporti con la scena fiorentina, non saprei dirti. Non è snobismo, solo una questione anagrafica. Quando mi capita di andare a vedere concerti ascolto ancora cose interessanti e qualità tecnica mediamente più alta di anni fa. La disponibilità all’ascolto invece è un’altra cosa: oggi un gruppo che si esibisce live non ha grosse possibilità, salvo travestirsi da tribute band, ma che tristezza...

Alessandro: Raramente mi affaccio alla finestra della scena fiorentina, forse perchè non ho più trovato suoni originali o idee alternative che mi rendessero curioso e disposto a nuovi ascolti…..sarà perchè non esistono? Non azzardo opinioni, ma la mia idea è che si suoni quasi più per moda che per necessità o attitudine. Quello che per noi prima era un sogno, ora è a portata di tutti troppo facilmente (e non soltanto musicalmente parlando). Invece, credo che sia attraverso il lavoro, la lungimiranza e l`attenzione verso le cose che si amano, che si riescono a fare lavori eccellenti, perlomeno originali. Riguardo l`ascolto di nuove sonorità, trovo comunque interessante la commistione pop e rock di gruppi come Temper Trap, Arcade Fire, Arctic Monkeys, Metric, Courtney Barnett, The Wombats, ed altri come The Bamboos e The Liberators, che incrociano sonorità funky con Africa e r’n’b. Ascolto anche Foo Fighters per la grande sezione ritmica, e Queens of the Stone Age per la forma originale dei brani.

Luca: I tempi cambiano non ho molti contatti con l`attuale scena fiorentina.

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