Gina Villalobos

Intervista Gina Villalobos

Hard enough

15/05/2006  |  di Christian Verzeletti



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      Intervista a Gina Villalobos

Abbiamo intervistato Gina Villalobos, cantautrice rock californiana, che disco dopo disco sta guadagnando stima e spessore. Con una dedizione assoluta alla sua musica che la porta a vivere costantemente in tour.


Mescalina: Gina, dove ti trovi in questo momento?
Gina Villalobos: Sono a Kilkenny in Irlanda.

Mescalina: So che vivi a Los Angeles, ma le tue canzoni sembrano ambientate a mille miglia da quella città, come se ti trovassi in qualche posto della California più sperduto …
Gina Villalobos: Sì, perché non c'è un luogo vero e proprio in cui si svolgono, ma rappresentano i tanti posti che si trovano dentro di me …

Mescalina: Comunque tu porti con te un bel bagaglio di country-rock: è quella la musica con cui sei cresciuta?
Gina Villalobos: Guarda, credo che a farmi un orecchio sia stata soprattutto la musica che ascoltava mia madre nel periodo della mia crescita. Sono stata fortunata perché sono venuta su con artisti e gruppi come Cat Stevens, Linda Ronstadt, James Taylor, Leon Russell, Patsy Cline, Phoebe Snow, Emmylou Harris, Joe Cocker, Janis Ian, Simon & Garfunkel, Willie Nelson, Johnny Cash, Loretta Lynn, Melissa Manchester, Carole King, Elton John, Juice Newton, Kenny Rogers, Neil Diamond. Sono sempre stata circondata da questa musica e lo sono ancora. Poi mi ricordo di aver ascoltato anche parecchio i Rolling Stones, Tanya Tucker, Rickie Lee Jones, gli Eagles, la Band, Neil Young, Paul McCartney, Michael Franks, i Fleetwood Mac e gli Allman Brothers. Quindi ho attraversato anche un periodo in cui ascoltavo gruppi come gli Styx, i Genesis, i Journey e anche i Foreigner …ah, e poi c'è stato un momento in cui continuavo ad ascoltare tutte quelle band che si chiamavano col nome di stati e continenti come i Boston, i Kansas e gli Asia. E poi cosa c'era ancora? I Led Zeppelin, Prince, gli Wham, i Police, Blondie, gli Specials, Madonna, Bruce Springsteen, Michael Jackson, il primo disco di Tracy Chapman, i Nirvana, i Pixies, i Soundgarden, The Breeders, Wilco, i Son Volt, Ryan Adams. Poi sono stata anche una fan delle "crow band" come i Black Crowes e i Counting Crows, almeno le loro prime cose, ma la lista potrebbe continuare. Sono sicura di essermi dimenticata parecchia roba. Oh, sì, mi sono sentita davvero vicina alla musica di John Mellencamp quando ancora si chiamava John Cougar. Il primo concerto che ho visto sono stati Willie Nelson e Leon Russell a Houston in Texas. E l'ultimo invece è stato Lyle Lovett insieme a Shelby Lynne al Greek di Los Angeles.

Mescalina: Uno di quelli rimasti fuori dalla lista potrebbe essere Rod Stewart: tu sei stata spesso paragonata a Lucinda Williams e ad altre donne del rock, ma alcune canzoni del nuovo disco mi ricordano più Rod Stewart …
Gina Villalobos: Grazie, amo Rod Stewart e lo prendo come un gran complimento, anche perché la maggior parte dei giornalisti quando fa paragoni finisce per chiudere l'artista in un genere: il fatto che sono una donna non significa che io debba essere paragonata sempre e solo ad artisti di sesso femminile. Mi sembra molto limitante.






Mescalina: La tua cover di "If I can't have you" dei Bee Gees è un esempio di come vai oltre i generi: come sei arrivata a registrare quel pezzo?
Gina Villalobos: Semplicemente l'ho imparato e registrato … mi diverte sempre prendere una canzone e cercare di farla mia in qualche modo.

Mescalina: Bè, credo che ci sta tutto in un disco come "Miles away", perché in fondo tu fai rock, ma non rinunci al pop e a certi ganci melodici …
Gina Villalobos: Sì, in effetti sono sempre stata attratta da canzoni immediate, difatti puoi trovare qualcosa di pop sia nei pezzi che scrivo io sia in quelli di altri che scelgo di interpretare.

Mescalina: Comunque tutti i particolari nei tuoi dischi puntano ad un immaginario rock: sia i titoli che l'artwork dei cd danno un'idea di una vita molto on the road …
Gina Villalobos: Perché è quello che vivo. È dove mi trovo anche adesso.

Mescalina: Tu canti spesso di sconfitta e di perdite e le tue canzoni hanno a che fare con gente segnata dalla vita. Per esempio mi viene in mente: "It's a long way to heaven / and hell lives next door" ("Il paradiso sta parecchio in là / ma l'inferno è qui alla porta accanto")…
Gina Villalobos: Non so cosa dirti, hai ragione … non è altro che la mia esperienza, la mia vita sulla strada. È un posto che ti rende la vita ostica. Passi dal trascorrere i tre quarti d'ora più entusiasmanti e carichi di vera soddisfazione (quelli sul palco) alla piatta solitudine di una camera d'albergo. È un alternarsi di grandi emozioni e di stati d'animo assurdi. La vita di un musicista in tour non è per niente normale. A volte mi sembra di essere come un'arancia spremuta. Ti sei mai fatto una bella spremuta con dell'arancia fresca? Hai presente quando continui a spremere per tirar fuori anche l'ultima goccia di succo? Ecco, io mi sento così. Sai, negli ultimi quindici anni la mia musica ha viaggiato molto e per fortuna non si è mai fermata, ma è come una spinta continua. Adesso per esempio sono qui seduta nella mia camera d'albergo e devo controllare tutte le mail per il mio tour, perché ancora non so certe cose indispensabili per i prossimi concerti. C'è tanta di quella merda che bisogna smaltire per riuscire a fare musica che la gente neanche se l'immagina, dallo scrivere canzoni al produrre dischi, dal preparare l'artwork per i cd all'aggiornare il proprio sito, dal suonare al preparare i tour, dal trovare i musicisti e poi trovarsi scaricati e poi doversi misurare con tutti quei pagliacci del music business e credimi ce ne sono davvero tanti, tutti che vogliono essere sicuri che tu hai la marcia giusta per andare avanti. E anche qua la lista potrebbe andare avanti ancora parecchio. Alla fine la parte creativa è meno della metà di tutto il processo, mentre tutto il resto lo devi fare per fare andare avanti la baracca. Ed è davvero un bel peso da smaltire. C'è tutta questa roba che continua a girarti attorno e rischia di farti girare la testa: se a tutto questo aggiungi il fatto che devi viaggiare e stare su un palco per parecchio del tuo tempo, allora capisci che non è davvero facile.

Mescalina: Inoltre hai perso l'uso dell'occhio destro, che immagino sia un trauma non da poco …
Gina Villalobos: Guarda, per capire quanto la perdita del mio occhio destro sia stata traumatica, dovresti provare a tagliarti un braccio o una gamba. Perdere un occhio è come perdere una parte di te.

Mescalina: Volevo solo arrivare a dire che i tuoi testi sono così aspri perché partono da quello che hai vissuto e che ancora vivi … e nonostante ciò, hai fatto un bel po' di strada: so che prima di "Rock'n'roll pony" c'era un altro disco, "Beg from me" … come ti vedi adesso rispetto ad anni fa?
Gina Villalobos: Mi vedo ancora con molto da imparare e da esplorare artisticamente.

Mescalina: So che hai suonato al SXSW Festival e al Kilkenny Rhythm and Roots Festival appunto in Irlanda …
Gina Villalobos: Sì, ho la possibilità di fare cinque tour internazionali all'anno. Ho passato tutto il 2004 a suonare ovunque per portare in giro il mio "Rock'n'roll pony".
Mescalina: E stai facendo la stessa cosa anche per questo nuovo disco, "Miles away": sarà per questo che le tue canzoni parlano spesso di distanze, di miglia che separano e di miglia ancora da fare … quindi non possiamo che augurarti buon viaggio.

Gina Villalobos



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