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Mescalina:
La storia di Adele H. e
Paolo M. si conclude il giorno della strage di Piazza Fontana.
Da che prospettiva (socio-politica, psicologica…) osservate
gli anni della cosiddetta strategia della tensione?
Alessandro Raina: Piazza Fontana è una delle tante
manifestazioni del caos e dell'intensità che ancora aleggiava
nella società italiana di quegli anni. Una società già minata
nel suo interno, illusa dalla scorpacciata di illusioni da
boom economico degli anni '50/60. Il declino in realtà è iniziato
molto prima, fiancheggiato da una miriade di progetti eversivi,
di ogni colore, mirati a prendere il controllo di un paese
debolissimo uscito ancor più diviso dalla guerra, che però
in quegli anni era ancora caratterizzato da una grande vivacità
culturale. Mi ha molto colpito pensare che due ragazzi abbiano
perso una parte della loro innocenza il giorno stesso in cui
era tutta la società civile a perderla.
Mescalina: "Forse
ci diranno di imparare a non sentire, non lo so se si riesce",
canti in "Venti giorni di vita di una donna famosa": quanto
l'indifferenza è medicina e causa dei mali del nostro tempo,
in un'epoca troppo spesso senza memoria?
Alessandro Raina: Anche oggi, come quarant'anni fa,
sembra che il caos la faccia da padrone ma si tratta di un
caos inerte, sbiadito, in cui si muovono tantissimi individui
che sembra abbiano accettato lo stato delle cose. La mancanza
di memoria è molto semplicemente disinteresse per argomenti
e temi che sono stati sostituiti da qualcosa di più facile,
immediato, digeribile, scontato, precotto, e la televisione
resta il primo veicolo di questa dinamica.
Mescalina: "Se
un ragazzino appicca il fuoco" racconta una rivolta "domestica"
contro la sacralità della merce, feticcio di una "società
/ che non si muove". Com'è nata l'idea di questa canzone?
Ha senso oggi ancora immaginare di "dare fuoco", idealmente
o realmente, alla borghesia o ai suoi simboli?
Alessandro Raina: Paradossalmente, tragicomicamente,
per tanti ragazzi di destra e di sinistra, trenta o quarant'anni
fa aveva senso. La canzone ha un fondo chiaramente moralista
e in questo celebra, con un po' di sarcasmo, il grande idealismo
di quei ragazzi. È ispirata a 'Teorema' di Pasolini, film
in cui la calma apparente di una famiglia ultraborghese è
disgregata … incendiata dall'avvento di una figura inquietante
e anticonformista. Abbiamo cercato di tradurre questo clima
anche nel video del brano, che uscirà a breve.
Mescalina: Tu in precedenza hai scritto testi in inglese:
com'è stato il confronto con l'italiano? Hai adoperato un
lessico e uno stile per niente banali: hai mai avuto il timore
di ricadere nella retorica astratta tipica della nostra lingua
oppure in modo consapevole hai un rapporto positivo con la
sua tradizione "alta"?
Alessandro Raina: Ho coltivato la lingua italiana
per anni, molto più dell'inglese che ho scoperto grazie al
rock e alla poesia sui banchi di scuola. Ma l'italiano resta
la mia lingua madre, una lingua che adoro in ogni sua manifestazione,
e per questo penso che, avendo avuto la pazienza di aspettare
il momento giusto per utilizzarla, si sia rivelata il metro
più adeguato per esprimere quello che cerco di dire con un
testo. La 'retorica astratta' è uno dei pilastri della nostra
lingua, e intendo questo concetto in senso nobile. Con tutto
il rispetto per tanti presunti 'innovatori' che cercano di
ri-sdoganare Kerouac o Fante con un po' di immaginario da
bassa padana, mi tengo ben stretta la tradizione 'alta'.
Mescalina: Pensate di lavorare insieme per un altro
disco o la vostra esperienza condivisa si fermerà a "La stagione
del cannibale"?
Alessandro Raina: Abbiamo già molte idee per il prossimo
disco, di cui abbiamo già in mente il titolo e alcuni brani.
Amor Fou è un progetto molto sentito da chi lo ha creato ed
avrà sicuramente una lunga vita.
Mescalina: Qual è a tuo avviso il pregio di quest'album?
E qual è stata invece la critica che maggiormente hai trovato
ingiustificata?
Alessandro Raina: Il pregio è l'amore e la dedizione
con cui è stato plasmato in ogni suo dettaglio, con pazienza
e cura certosina di ogni dettaglio, nella speranza di offrire
al pubblico un prodotto di qualità complessiva, e non semplicemente
un disco con scritti i nostri nomi o un demo. Abbiamo seguito
la regola di una scuola oggi oscurata dalla frenesia di fare,
proporre, esibire, che porta tanti apprendisti a pubblicare
tonnellate di materiale acerbo e derivativo pur di ritagliarsi
nel minor tempo possibile un francobollo di spazio nel caravanserraglio
dell'italo-indie. Non mi è piaciuto leggere che è un disco
debole, innocuo, solo perché abbiamo scelto di svolgerlo usando
spesso toni più educati e solo apparentemente soft, nella
musica così come nella poetica. Ma spesso ho l'impressione
che per molta giovane critica una bestemmia o un 'cazzo' infilato
in mezzo a due rime renda il tutto più estremo o più vero.
Dopotutto Bukowski ha molti più fan di Amelia Rosselli.
Mescalina:
Cosa resta musicalmente nelle canzoni degli Amor Fou di ognuno
dei vostri progetti musicali precedenti (Giardini di Mirò,
La Crus, Lagash, Soul Mio, le tue canzoni da solista…)?
Alessandro Raina: Tutto e niente. Quando si crea un
nuovo progetto lo si fa per andare oltre il proprio passato,
o per coltivare quanto non si ancora è riusciti ad esprimere.
Ma lo si fa anche grazie a quanto di buono e meno buono si
è già dato alle stampe.
Mescalina:
Sul palco sembri mescolare fragilità e sicurezza, gesti studiati
e dandish ed una partecipazione autentica … Cosa c'è di calcolato
e cosa di spontaneo in Alessandro Raina live?
Alessandro Raina: Io penso che un artista musicale,
un performer, abbia a disposizione una gamma di strumenti
per comunicare. Un cantante ha la voce, le liriche, ma penso
abbia anche un corpo, una sensibilità e si presume anche uno
stile, riconoscibile tanto nell'uso della lingua quanto nella
sua dimensione estetica. Non si sale sul palco facendo finta
di stare ancora confusi fra la folla o in pigiama. È irrispettoso
ed estremamente banale. Non amo chi si maschera dietro a presunte
nevrosi e timidezze patologiche così come mi danno fastidio
i pagliacci o i cabarettisti travestiti da musicisti. Sono
consapevole che la mia attitudine può sedurre ma anche irritare,
ma non è questo il mio primo pensiero, essendo un cantautore
e non una comparsa. Ogni concerto è una storia a sé e non
ho mai conosciuto una persona che non fosse un mix di fragilità
e sicurezza, autenticità e studio. Sono elementi ricorrenti
della nostra vita, e sta a noi ammetterlo o prendere in giro
la gente negandolo.
Mescalina:
In che modo il video di "Se un ragazzino appicca il fuoco",
diretto da Lorenzo Vignolo, si ispirerà a "Teorema" di Pasolini?
Alessandro Raina: Abbiamo cercato di riprendere le
ambientazioni ultra-borghesi del contesto famigliare in cui
la vicenda si svolge, di dare ai personaggi le stesse valenze
e di 'far accadere' qualcosa che rappresentasse una reazione
estrema a tutto ciò, messa in atto da una figura non ancora
intaccata da quel sistema di ipocrisie. Nel nostro video abbiamo
voluto fosse una fanciulla di quindici anni.
Mescalina: Ho letto in altre interviste cenni ai due
romanzi con cui Pasolini si immerge nella pre-socialità dell'inferno
delle borgate romane, ma l'ambientazione del disco mi fa pensare
anche al Pasolini corsaro: che rapporto hai con questo scrittore?
Alessandro Raina: Un rapporto di continuo ripescaggio
e confronto. Adoro tutto Pisolini, in particolare il poeta
e il polemista giornalistico, lo considero l'ultimo grande
moralista della più illuminata tradizione culturale italiana
e il suo vuoto è incolmabile, così come poco ascoltata, in
primis a sinistra, è la sua voce.
Mescalina:
Non sento modelli evidenti nel tuo stile vocale ma quando
hai intrapreso la strada della musica, hai mai pensato, in
merito al modo di gestire la carriera e al percorso da portare
avanti, "vorrei diventare come…"? Thom Yorke, Morrissey?
Alessandro Raina: I miei modelli ci sono … solo che
non ho le qualità vocali per renderli palesi. Ho iniziato
a cantare molto tardi, mandando a memoria le canzoni degli
U2 e dei Rem, per cui Bono e Michael Stipe restano riferimenti
indelebili. Ma adoro il mix di tecnica e verità di artisti
come Zero, Battisti, Mina, Gino Paoli, Ornella Vanoni oltre
ai nomi che hai citato tu. Vorrei rubare ad ognuno di questi
straordinari artisti un po' di talento, di espressività e
di fortuna ma la realtà è che solo lo studio, l'applicazione
e la creatività possono darti una chance, soprattutto se non
nasci baciato dalla grandezza di costoro.
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