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Mescalina:
Alessandro, come nasce il
progetto L'Escargot?
AP: Nasce dalla passione per gli strumenti acustici
e per un repertorio che, soprattutto agli inizi della nostra
esperienza, era costituito in buona parte da brani tradizionali
e contemporanei del Nord Europa. Così, con i miei organetti,
le cornamuse ed i flauti di Massimo, le chitarre di Adolfo
La Volpe ed il violino di Stefania Ladina, abbiamo cominciato
un percorso musicale piuttosto insolito nella nostra regione,
la Puglia.
Mescalina:
Vedo che le formazioni con cui suonate hanno tutte un rimando
chiaro alla musica tradizionale del Sud: un'influenza inconscia
o piuttosto una scelta precisa di lavorare su quelle che sono
le vostre radici?
AP: Non saprei dire se è una scelta precisa, la musica
tradizionale della nostra area geografica, a dire il vero,
non ha permeato la nostra esperienza, siamo cresciuti in città
dove di musica popolare se n'è respirata poca, almeno fino
al secondo folk revival, probabilmente è una forma di reazione
ad un suono imperante. Forse proprio l'aver "scoperto" che
nel nostro Mediterraneo c'è musica altrettanto buona, ha spinto
molti di noi a suonarla in prima persona.
Mescalina:
L'Escargot tra l'altro combina queste radici popolari meridionali
con una tradizione europea più vasta, no?
AP: È così, siamo molto attratti dalle musiche dei
compositori contemporanei francesi, irlandesi, portoghesi
e dai brani tradizionali di queste aree geografiche, anche
se tutti i brani del nostro CD sono composizioni originali
e, crediamo, non siano troppo riconducibili alle sonorità
tradizionali, ma sono caratterizzate per lo più dalla personalità
dei componenti del quartetto; Adolfo è un autentico sperimentatore,
dall'avanguardia elettronica al jazz, alla world music ed
è anche un interprete acusmatico ... Stefania è diplomata
in violino ma non perde occasioni di lasciare gli spartiti
per improvvisare. Io collaboro con i Radiodervish sin dagli
esordi, mi piacciono gli organetti quanto i sintetizzatori
analogici ... Massimo suona con la stessa naturalezza il nostro
folk, quello irlandese, francese, balcanico e la musica antica.
Queste diverse sfumature emergono nei nostri arrangiamenti
in maniera spontanea, conservando però una certa coerenza
nel sound complessivo.
Mescalina:
Il nome del progetto è stato scelto per sottolineare il rimando
ad un'ambientazione che è anche francese?
AP: Direi di sì, è una parola simpatica, almeno per
come "suona" qui in Italia, e rimanda alle sonorità d'oltralpe
che forgiavano buona parte del repertorio del nostro quartetto
ai suoi esordi. È anche il nome di una storica rivista di
folk francese.
Mescalina:
Mi sono venute in mente certe musiche di Yann Tiersen, forse
per via dell'uso della fisarmonica e degli organetti… In particolare
ho pensato alla colonna sonora de "Il favoloso mondo di Amelie";
nel vostro disco poi ci sono momenti ironici, giocosi, alternati
ad altri più malinconici, romantici …
AP: Con artisti come Yann Tiersen, Pascal Comelade,
René Aubry condividiamo l'uso di alcuni strumenti, sicuramente
il suono acustico e l'approccio semplice e direi talvolta
fiabesco. Ci sono alcuni momenti ironici nel nostro CD, l'ironia
è una delle ragioni fondanti del nostro quartetto. Chi ha
assistito ai nostri concerti sa che le presentazioni dei brani
spesso finiscono per diventare teatrini improvvisati, c'è
molta ironia nella parte centrale di "Norma", nell'atteggiamento
di "In Cammino" o in "Kalaniemi", che di colpo assume una
sonorità afroamericana, noi lo chiamiamo il finale "Love Boat",
è nelle intenzioni ironico, se poi ha una sua gradevolezza
musicale, tanto meglio! Questi momenti si inseriscono in un
album che è sostanzialmente delicato e un po' malinconico.
Mescalina: Come
mai il titolo "Corri"?
AP: È una sorta di ossimoro per un gruppo che si chiama
"la lumaca" anzi, "la chiocciola", e che ha impiegato quattro
anni per considerare il materiale prodotto pronto per la pubblicazione
...
Mescalina: Vi
sono comunque sfumature mediterranee ampie, penso ad alcune
atmosfere più portoghesi oppure agli stimoli più esotici portati
da alcuni strumenti di origine orientali… E in un paio di
brani si sfiorano i territori dei Radiodervish e di altri
progetti in cui suonate…
AP: Il nostro lavoro spesso si concentra sulla ricerca
dei suoni, dopo ovviamente quella della melodia. Capita che
sia uno strumento in particolare a caratterizzare il singolo
brano. Quindi certe sonorità possono sicuramente richiamare
a qualcosa di già noto. A livello compositivo però non abbiamo
una linea a cui teniamo particolarmente. Il nostro lavoro
è frutto delle nostre esperienze, di musica ascoltata e di
musica suonata. Ma è tutto in corso d'opera, ancora e fortunatamente!
Poi sta all'immaginario individuale l'altra parte del gioco.
Sicuramente è una metodologia riscontrabile anche negli altri
lavori che ci riguardano. Siamo musicisti piuttosto caratterizzati,
con i propri pregi e propri limiti, essere riconoscibili anche
negli altri progetti in cui siamo impegnati è un complimento!
Mescalina: L'ultima domanda è una curiosità: ho visto
che un vostro brano è stato scelto per uno spot pubblicitario
su Canale 5. Come è successo? Vi ha portato qualche beneficio?
AP: Il regista Pippo Mezzapesa, noto per alcuni Corti
come "Zinanà" e "Come A Cassano", conosceva il disco ed ha
pensato che la nostra "In Cammino" sarebbe stata perfetta
per il suo Spot. In effetti sembra che il connubio tra musica
ed immagini sia ben riuscito: aveva ragione! Del resto, spessissimo
ci dicono che la nostra musica andrebbe molto bene come colonna
sonora, per la capacità di evocare immagini e suggestioni.
Benefici? Non in termini monetari ... ma di colpo un nostro
brano è stato ascoltato da quattro milioni di persone! Siamo
stati sepolti da sms ed e-mail e sappiamo che qualcuno ha
scritto alla Regione Puglia per sapere chi fossero gli autori
della musica, quindi il bilancio è più che positivo!
Mescalina:
Speriamo possa servire a dare un minimo di quella visibilità
che il vostro progetto merita … E magari a far nascere interesse
attorno alla "nuova scena pugliese", si può dire?
AP: Puoi dirlo forte! Qui in Puglia c'è da anni un
gran numero di progetti interessantissimi. Noi continuiamo
imperterriti a fare il nostro lavoro. La collocazione geografica
spesso non è che una casualità alla quale non bisognerebbe
attaccarsi più di tanto, sia nel bene che nel male. Prima
o poi questi lavori verranno fuori e magari più persone li
ascolteranno. E può non essere un problema se tutto ciò accadrà,
come dire, ... lentamente!
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