Okkervil River

Intervista Okkervil River

Portati dal fiume

14/02/2005  |  di Christian Verzeletti

Gli Okkervil River sono una band che si sta dimostrando tra le più interessanti e le più difficili da definire nel panorama dell’”american music”: originari del New Hampshire e poi trasferitisi in Texas, si muovono sulle acque di un fiume immaginario che garantisce alle loro canzoni una mutevole fertilità. Ne abbiamo parlato con Will Sheff, in occasione della recente uscita di un loro Ep e di un nuovo disco che dovrebbe arrivare a breve, a ingrossare un corso che si sta facendo sempre più imprevedibile.

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Portati dal fiume
       Intervista agli Okkervil River

Gli Okkervil River sono una band che si sta dimostrando tra le più interessanti e le più difficili
da definire nel panorama dell’”american music”: originari del New Hampshire e poi trasferitisi
in Texas, si muovono sulle acque di un fiume immaginario che garantisce alle loro canzoni
una mutevole fertilità. Ne abbiamo parlato con Will Sheff, in occasione della recente uscita di
un loro Ep e di un nuovo disco che dovrebbe arrivare a breve, a ingrossare un corso
che si sta facendo sempre più imprevedibile.


Mescalina: Will, mi sembra che “Down the river of golden dreams” abbia creato delle aspettative sul prossimo disco, specialmente per il cambio di suono che c’è stato rispetto al cd precedente …
Will Sheff: Mah, ti dirò che io non sono così convinto di questa idea che un gruppo rock deve avere un suono diverso ad ogni disco che fa: è diventata una convenzione. In un certo senso è una sciocchezza, soprattutto se non c’è nessun motivo di cambiare suono. Nella poesia, nella pittura, nel cinema e in altre arti, il lavoro di un artista di solito cambia e si evolve lentamente, col tempo, e, quando c’è un salto rispetto a quello che è stato fatto in passato, si tratta di un cambiamento sostanziale, non di qualcosa costruito passo passo in base alle aspettative. È in questo modo che i miei cantanti e scrittori preferiti lavoravano. Una volta non facevano che andare avanti sullo stesso stile, continuavano a batterlo un po’ come si fa col ferro, producendo dei cambiamenti molto lenti e sottili. D'altra parte in questo periodo sono sempre più stimolato dall’idea che ogni disco non deve essere un corpo a sé stante dagli altri e non deve nemmeno contenere l'alfa e l'omega di tutto, non ci deve essere dentro qualunque cosa io pensi sul mondo. Credo che a volte possa essere più interessante scavare in un gruppo di idee, magari anche in un solo personaggio o in un tema, concedendosi un numero limitato di strumenti, di immagini e di stili, e partire da lì per andare veramente a fondo della cosa. Così abbiamo cominciato a mettere dei paletti qua e là nei nostri dischi, per fissare quello che cerchiamo di fare e anche quello che facevamo e che magari non vogliamo più fare, almeno nello specifico di quel preciso disco.

Mescalina: In generale comunque “Don’t fall in love with everyone you see” era più alt-country … mentre adesso vi state concentrando su qualcosa che si avvicina più ad un pop da camera …
Will Sheff: Non lo so, davvero. Per me entrambi le definizioni di alt-country e pop da camera sono deprimenti. La verità è che la maggior parte degli “stili” che ci attribuiscono su questo o quel disco dipende dagli strumenti con cui scegliamo di lavorare. Su “Don’t fall in love with everyone you see” avevamo deciso di non usare alcuna chitarra elettrica e perciò ci siamo sbizzarriti con banjo e mandolini: è per quello che la gente lo chiama “alt-country”. Su “Down the river of golden dreams” invece abbiamo scelto di lavorare più sulle orchestrazioni e sulle tastiere, e da lì è saltato fuori il “pop da camera”. Nel nuovo disco poi non ci sarà l’organo e tornerà in parte la chitarra elettrica, così magari potrebbero definirlo come “death metal”.

Mescalina: In ogni caso il vostro è un suono curato in ogni dettaglio, dalla scelta degli strumenti agli arrangiamenti … e lo fate in piena libertà… quello che voglio dire è che partite dalla tradizione della musica americana, ma non rientrate in nessuna categoria …
Will Sheff: Ecco, una cosa sulla quale mi sento di dire che sono d'accordo al cento per cento è che noi abbiamo proprio la coscienza di suonare una musica “americana”. Se c'è una cosa che mi rende orgoglioso dell'America (e, al diavolo, forse è anche l’unica cosa per cui oggi ci si può sentire orgogliosi dell'America), è il fantastico patrimonio musicale che abbiamo. Io amo la musica country, davvero, ma ancora di più amo il blues, il soul, il punk, il rock, insomma qualunque tipo di musica sia uscito da questo paese.

Mescalina: Da quando poi Jonathan Meiburg è entrato nella band, avete un approccio ancora più aperto: è aumentato il lavoro alle tastiere, ma anche ai fiati e agli archi …
Will Sheff: Jonathan è un grande tastierista, anche se non è quello il suo strumento.Quando abbiamo fatto “Down the river of golden dreams”, io e Jonathan avevamo in mente questa idea di tastierista rock, anche perché avevamo preso a modello, fino quasi a idolatrarli, gente come Nicky Hopkins e Billy Preston. In più, abbiamo avuto la fortuna di avere a nostra disposizione uno dei più incredibili Hammond B-3 che io abbia mai ho visto, un vecchio modello che era stato maltrattato e abbandonato come un relitto per decenni in un vecchio locale messicano prima di essere recuperato. Alcuni dei suoni che ne uscivano da quella cosa erano del tutto inspiegabili. Queste sono alcuni dei motivi per cui il disco è venuto così carico di tastiere. E anche per questo abbiamo deciso di non usare l’organo nel prossimo disco.

Mescalina: E invece “Sleep and wake up songs”? Queste canzoni finiranno nel nuovo disco o sarà una cosa completamente diversa?
Will Sheff: È quello che stiamo facendo che continua a crescere, anche se a volte va in direzioni diverse. Poi abbiamo anche un’idea di disco più definita che in passato, come per “Sleep and wake up songs”.
Mescalina: Infatti è come se questo Ep continuasse quello che stavate facendo con “Down the river of golden dreams”, ma in un modo più pacato …
Will Sheff: Come ti ho detto, ogni disco ha la sua identità. E vedrai che nel nuovo non troverai molto in comune con questo EP.

Mescalina: Però se si ascolta prima “Down the river of golden dreams” e poi “Sleep and wake up songs” si ha l’impressione di un fluire, come se si trattasse delle acque del medesimo fiume…
Will Sheff: Bè, non è una cosa intenzionale, ma me ne sono accorto anch’io. In “Sleep and wake up songs” stavo volutamente cercando di essere più scorrevole, più paziente e anche più obliquo. Sai, di tutte le canzoni che ho scritto le mie preferite sono quelle che di solito colpiscono meno l’ascoltatore: sono canzoni umili, piccole, che stanno quasi in disparte. Così in questo Ep ho cercato di andare in questa direzione e di seguire questa vena. Personalmente sono molto attaccato a pezzi come "You’re untied again", che sono davvero essenziali, magari anche meno immediati, come se fossero scritti in codice. Sono queste canzoni che mi danno più soddisfazione. Con “Sleep and wake up songs” abbiamo cercato di mettere insieme una piccola raccolta di pezzi di questo tipo. Abbiamo lavorato su del materiale, come si può dire, meno appariscente.

Mescalina: A volte sembra di leggere una favola, altre invece di trovarsi di fronte ad una realtà molto drammatica …
Will Sheff: Io sono un grande lettore di favole, ma credo che ciò che dà davvero peso alle favole sia il pericolo. Le gente risponde alle favole non perché ci trova un immaginario magico e colorato, ma perché la storia è melodrammatica e perché la posta in palio è così alta. Sì, ci sono l’amore e la bellezza, ma ci sono teste tagliate, gente che viene mangiata viva o che rimane addormentata per anni. In fondo queste cose succedono anche nella realtà.

Mescalina: Mi sembra infatti che ci sia una strana combinazione di attitudini e di approcci nella tua band … ho dato un’occhiata anche al vostro sito (www.okkervilriver.com) e ho visto che vi interessate di filantropia, che amate i libri di Calvino, di Bulgakov, di Borges …
Will Sheff:Bulgakov è un grande. “Il maestro e Margherita” mi ha cambiato la vita.











Mescalina:
E anche artisti come Chagall… tutte queste cose si possono ritrovare nella vostra musica… per esempio i personaggi di Chagall che galleggiano nell'aria mi ricordano i vostri che sembrano vivere in un mondo irreale, fatto di sogni, di sola coscienza e di acque profonde…
Will Sheff: Mi è sempre piaciuto Chagall. Siamo anche nati lo stesso giorno e ho sempre avuto la sensazione di potermi relazionare a lui proprio per questo motivo.

Mescalina: In un certo senso ci riesci … basta guardare le copertine dei vostri dischi, che sembrano una combinazione di creature immaginarie e realistiche, quasi storiche …
Will Sheff: Amo il lavoro di William Schaff. Lo chiamiamo sempre per la grafica dei nostri dischi. Il suo modo di lavorare di solito ha risvolti molto più politici, ma io ho sempre amato quelle creature fantastiche che fa per le nostre copertine. Sembra quasi che siano dei totem, che rimangono a fare la guardia ai nostri dischi, quando noi ci distraiamo.

Mescalina: So che lui cura la grafica anche per i dischi dei Godspeed You Black Emperor!, dei Songs: Ohia, dei Kid Dakota ecc. … però quando lavora per voi, sembra che tenga sempre l’acqua come soggetto principale …
Will Sheff: Sì, con “Down the river of golden dreams” l’unica indicazione che abbiamo dato a William era proprio l’acqua, come hai detto tu. Per il nuovo disco invece ho quasi scritto le canzoni pensando a lui, gli ho anche suonato le prime versioni dei pezzi e poi ho lasciato che ci lavorasse sopra. Poi quando mi ha dato le prime bozze, ho rivisto alcune canzoni in modo che riflettessero di più quello che lui stava facendo. Alla fine credo che il lavoro di William in questo disco sia davvero una parte integrante della musica.

Mescalina: Già lo era prima … comunque, sembra sempre che l’acqua sia sempre presente nella tua scrittura e nel modo in cui sviluppate le canzoni …
Will Sheff: In un certo senso, anche questo sarà un disco pieno di acqua: è fluido, limpido e ha a che fare più con la rinascita e il perdono. Mentre “Don’t fall in love with everyone you see” era un disco fatto più di terra, sudicio e sporco, ma anche lui nel pieno della crescita.

Mescalina: Immagino che tu abbia sempre avuto passione per la narrativa … almeno a guardare il nome che vi siete scelti …

Will Sheff: È un fiume che si trova fuori San Pietroburgo, in Russia. Ed è anche un racconto di Tatyana Tolstaya. Abbiamo deciso di chiamarci così proprio dopo averlo letto.

Mescalina: Non è esattamente quello che ci si aspetta da una band che ha la sua base in Texas!?

Will Sheff: Paradossalmente la gente ha preso questo nome così astruso e così poco americano come un indicatore della nostra fedeltà all’alt-country. Non so perché, ma a qualcuno suona molto country, anche se non c’è nessun Okkervil negli Stati Uniti.

Mescalina: Lasciandosi trasportare dall’immaginazione, si potrebbe dire poi che la componente magica che c’è nella vostra musica proviene dalla natura del New Hampshire … come se vi fosse rimasto dentro qualcosa della vostra terra …
Will Sheff: Sì, il New Hampshire è il posto che preferisco sulla terra. Mi sento davvero molto ma molto fortunato ad essere cresciuto in una piccola cittadina tagliata fuori da tutto, in un periodo che è venuto prima di internet, della tv satellitare, dei Wal-Mart e degli Starbucks, di tutte quelle cose che hanno fatto diventare il mondo un posto così piccolo e stretto. Ci sono molte cose che rendono deprimente la vita in una piccola città, ma ci sono anche aspetti meravigliosi per quanto riguarda la natura, le persone e il fatto di essere più isolati. Sai, penso che il miglior lavoro in cui mi possa trovar coinvolto debba essere legato, in qualche modo difficile da spiegare, a qualcosa che c’è nella natura del Nord-Est degli Stati Uniti.

Mescalina: E il nuovo disco allora rimarrà più o meno negli stessi posti?
Will Sheff: Non ci sarà l’organo e questa sarà la differenza principale! Abbiamo usato degli strumenti che non avevamo mai usato prima, che costano anche molto meno! Come per esempio un Casio SK-1, che è il miglior strumento che puoi trovare per dieci dollari!

Mescalina: C’è già un titolo?
Will Sheff: Sì, “Black sheep boy”.

Mescalina: L’ultima domanda: ma questo fiume dei sogni dorati vi porterà prima o poi a suonare in Europa e in Italia?
Will Sheff: Di sicuro ritorneremo in Europa quest’anno e dovremmo fare un vero e proprio tour, non solo una data come abbiamo fatto l'ultima volta. Amo l’Italia - i miei nonni di nome fanno Braconi ed io ho dei parenti dalle parti di Roma. Sarebbe bello se riuscissi ad incontrarli in occasione del tour!

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