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Incontriamo Hugo Race durante le prove del suo "Taoist Priests" tour che lo porterà nei prossimi mesi ad attraversare l'Europa (il prossimo 20 marzo toccherà il nostro paese con un concerto a Bergamo). Ne abbiamo approfittato per farci raccontare qualcosa di più sul nuovo album dei True Spirit e per conoscere meglio un artista multiforme e sorprendente, come la propria musica. |
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Ciao
Hugo, è appena stato pubblicato il tuo nuovo album con i True Spirit.
Chi sono i "Taoist Priests" a cui ti riferisci nel titolo? Come
sono nati i brani di "Taoist Priests"? |
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Come gestite i rapporti con tutti questi paesi?
Posso dire che in Germania c'è la nostra base e che il nostro management e l'etichetta che ci pubblica sono là. Negli altri paesi lavoriamo con un network di amici e contatti ampliatisi negli anni. La consapevolezza dei True Spirit sta crescendo. Ad oggi come giudichi l'evoluzione artistica dei True Spirit? Ma non la giudico… come dicono i True Spirit: ogni passo è un insegnamento. In ogni caso penso che negli anni 2000 abbiamo lavorato meglio: "Goldstreet", "Ambuscado", "Taoist Priests"… perché abbiamo seguito e realizzato le nostre intuizioni, non importa quanto strane potessero apparire a prima vista. E non abbiamo accettato nessun compromesso, capisci cosa intendo? Perché questa band non sarà mai commerciale o mainstream. Di questo non ci importa nulla. Da oltre 20 anni la tua attività è inarrestabile: autore, musicista, produttore… negli ultimi tempi pubblichi in media 2 album all'anno a tuo nome… quali sono le fonti di ispirazione da cui la tua musica trae tanta vitalità? Sono molto grato di essere capace di inseguire la musica che mi appassiona. Per me, se la musica non provoca pensiero ed emozione, non vale la pena sprecarci energia. Se devo parlare personalmente di musica rock, ha avuto un impatto enorme su me bambino a Melbourne, quando negli anni '70 era una città provinciale e conservatrice in un remoto angolo dell'Oceano del Sud. Ho sempre avuto la sensazione che non ci sarei rimasto, e quando più tardi ho imparato di più riguardo alla storia degli aborigeni ho capito da dove provenisse quella sensazione. Parole e immagini, per me, non hanno la strana e astrale penetrazione del suono. Mi sono appassionato alla musica molto giovane ed ho seguito da subito il mio istinto, osservando come i limiti venivano superati. Quando il movimento underground post-punk è arrivato a Melbourne avevo 16 anni e mi sono gettato nella mischia. È stato un momento in cui un'enorme energia si è sprigionata in quella città ma tutto ciò non è durata a lungo, così mi sono trasferito in Europa e ho capito che vi avrei vissuto. Così la musica è parte di tutto ciò che faccio, e che sento totalmente naturale. Cosa ti è rimasto dell'esperienza con Nick Cave? Le cose alle quali sopravvivi, restano con te. Tutto il resto passa, ma tu e la tua esperienza siete la stessa cosa. Credi sia possibile un tuo ritorno alla collaborazione con lui? Chissà... ma non è importante, perché abbiamo già fatto abbastanza insieme. E scritto persino un film (Ghosts of the civil dead)… beh, vedremo. In Italia sei conosciuto soprattutto per la tua collaborazione con musicisti e giovani rockband. Da queste esperienze cosa hai imparato e cosa credi di aver insegnato? Le esperienze musicali in Italia mi hanno fatto capire molto di questo paese paradossale, donandomi una quantità di differenti punti di vista e prospettive, grandi amicizie e un sacco di risate, ambiguità e cibo per la mente. Al di là di ciò non posso generalizzare perché ciascuna collaborazione è diversa dalle altre. Non immagino di poter insegnare nulla a nessuno che già non sappia. Quello che possiedo è un background differente che viene in aiuto di certe situazioni e in tal modo devio le regole di ciò che la gente pensa di poter fare. Produrre materiale con altri artisti è come abbattere preconcetti e liberare la mente. Ecco cosa possiamo offrire agli altri. È reciproco: lavorare in Italia mi ha influenzato profondamente, poco a poco. Tra i tuoi ultimi lavori il progetto "Merola Matrix" ci ha letteralmente lasciato a bocca aperta: intendi continuare ad occuparti del recupero e della rielaborazione di materiale di altri autori? Non posso parlare perché è ancora troppo presto, ma sto considerando di fare qualcosa di simile a "Merola Matrix" ma nel contesto australiano, ricercando uno specifico poeta/folksinger laggiù negli stessi termini di quanto accaduto in Italia. Mi pare la cosa più logica da fare. Spero di continuare a proporre M_Matrix dal vivo perché abbiamo raggiunto un alto livello in 5, con il live vj mix di Orazio Arena. Esiste una registrazione di M_Matrix dal vivo all'Extreme Noise Festival in Sicilia che rappresenta un passo in avanti per il progetto. Cosa stai ascoltando ultimamente? Charlie Patton, Blind Willie, Elvis Presley, Amon Tobin, On-U Sound, Cluster, Edan, John Lee, Roedelius, oltre ai parecchi CD che ricevo ai concerti. Un grande gorgo di materiale talmente differente... desidero che mi possa sorprendere, e spesso lo fa. A quale tuo disco sei più affezionato? Le ultime settimane a Berlino ho ascoltato Transfargo "Mit transit" e trovo che dia parecchio senso a ciò che mi circonda. Melbourne, Berlino, Catania… cosa hanno dato queste città alla tua musica? Qualche posto dove mangiare e dormire. Grazie della collaborazione Hugo, e buon tour!. |