Hugo Race

Intervista Hugo Race

uno spirito autentico

12/03/2006  |  di Andrea Salvi



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  Uno spirito autentico
       Intervista a Hugo Race

Incontriamo Hugo Race durante le prove del suo "Taoist Priests" tour che lo porterà nei prossimi mesi ad attraversare l'Europa (il prossimo 20 marzo toccherà il nostro paese con un concerto a Bergamo). Ne abbiamo approfittato per farci raccontare qualcosa di più sul nuovo album dei True Spirit e per conoscere meglio un artista multiforme e sorprendente, come la propria musica.


Ciao Hugo, è appena stato pubblicato il tuo nuovo album con i True Spirit. Chi sono i "Taoist Priests" a cui ti riferisci nel titolo?
Il titolo si riferisce ad un tipo particolare di fuoco artificiale, praticamente un razzo, che esplode in maniera spettacolare, creando dei cerchi. Il razzo "Taoist Priest" è stato vietato, almeno in Australia, molti anni fa, a causa di ben noti incidenti. È quindi un tipo di fuoco artificiale instabile, imprevedibile. Trovi l'etichetta del razzo in questione riportata sulla label del CD, srotolata e distesa.

E l'immagine di copertina come si lega a ciò?
Originariamente avremmo voluto in copertina il mandala taoista yin/yang dal quale far fuoriuscire una miccia accesa, ma sarebbe stato troppo esplicito, quando avremmo preferito solamente alludere a questo concetto. Abbiamo quindi fatto in modo che la dualità yin/yang fosse riflessa dalla copertina e dal retro della confezione. Sulla copertina è ritratto Wong Tai-Sin (il leggendario eroe guerriero taoista) con una tonalità grigio freddo, mentre sul retro c'è un'esplosione trash in technicolor. I due lati della medaglia in un dualismo dinamico.

L'album parla quindi a suo modo di un dualismo…
Il tema generale delle bombe ritorna a causa della quantità di bombe sganciate negli anni recenti che continua fino ad oggi. Il Tao continua a mantenere l'equilibrio, la Via. I tempi in cui viviamo sono estremamente privi di equilibrio - girano a vuoto come l'effetto a catena di un domino senza alcuna idea di quando questo avrà fine e se mai accadrà; l'ignoto diventa sempre più grande, più profondo e più vasto nello stesso tempo mentre a noi piace pensare che stiamo diventando sempre più intelligenti, al sicuro e sensati. Abbiamo davanti agli occhi ogni giorno, in ogni cosa, i segni di ciò: nelle dipendenze, nell'obesità, nelle malattie e nelle paranoie, in tutti i piccoli dettagli banali della nostra realtà quotidiana. I Taoist Priests riportano l'equilibrio, "they got the moves", citando il testo della title track.

La maggior parte dei testi sono parecchio espliciti: parlano di guerre e conflitti, anche interiori?
Mmmm… spero che i testi agiscano su differenti livelli allo stesso tempo…
concretamente i conflitti politici e quelli interni si riflettono alimentandosi reciprocamente. Vedi, siamo guidati dagli eventi e dallo spirito dei nostri tempi, ma i conflitti interiori non sono molto importanti in questo caso, visto che questo album è per lo più una risposta alla realtà esterna nella sua globalità, vista attraverso una specie di filtro cosmico e in un modo personale. Diverse canzoni sono nate da una serie infinita di scandali viziosi che i media presentano come una sorta di soap opera pseudo-politica. L'idea è di usare il potere della suggestione per portare gli ascoltatori all'interno dei temi delle canzoni anziché mettere tutto nero su bianco.

A chi si rivolgono? Alcune paiono canzoni d'amore…
In questo album non ci sono canzoni d'amore, sebbene siano presenti brani spirituali quali "Ready to go", "Into the void" e "I know you" che potresti immaginare riguardanti altri esseri umani. Ebbene, lo sono e non lo sono… in realtà non ne sono sicuro. Quei testi sono una sorta di allucinazione. Perché è la nostra realtà ad essere diventata una sorta di allucinazione collettiva, e noi stiamo semplicemente cercando di sopravvivere.

Al contrario delle tue ultime produzioni qui la tua ricerca musicale diventa meno evidente, lasciando il posto ad un'immediatezza più rock, sei d'accordo?
L'idea era che questo album dovesse essere guidato dai testi. E allo stesso tempo, dato che sono molte le idee poetiche che girano attorno ad esso, abbiamo cercato di concentrare il contenuto in tracce più brevi, di modo che l'album avesse un'elevata dose di contenuti, in contrapposizione con i lunghi passaggi strumentali degli album passati come "Goldstreet Sessions", il quale era più evocativo di stati d'animo e di immagini sonore. Abbiamo voluto che questo disco fosse più rock così che i messaggi fossero meglio assimilabili. Alla fine non c'è stato più spazio, così abbiamo lasciato fuori 4 o 5 brani dall'album che invece avrebbero dovuto comparire.

Verranno pubblicate in un prossimo album?
Quelle canzoni verranno pubblicate più avanti, come una sorta di EP con una traccia video da "Taoist Priests". Bryan Colechin e Michelangelo Russo sono stati molto occupati nel collegare immagini ai brani, e se non riusciremo a pubblicare insieme il "53rd State" EP con i video al suo interno, li renderemo disponibili più avanti sul nostro sito web www.helixed.net

Come sono nati i brani di "Taoist Priests"?
Le canzoni sono venute spontanee. Non mi sono seduto a tavolino a scriverle. Hanno semplicemente iniziato fluttuare nello spazio vuoto dietro alla mia mente e io le ho estratte. Nella maggioranza dei casi sentivo la musica e le parole arrivare in un modo astratto, quindi prendevo qualsiasi strumento a portata di mano e cercavo di capire come suonarle e cantarle.

Sei tornato a fare il songwriter…
Non mi sento un cantautore, piuttosto un medium… questi stimoli in realtà arrivano di continuo… ho iniziato a cercare altre persone a cui trasmetterli perché non posso utilizzarli tutti e alcuni non hanno senso nel contesto dei True Spirit. Alcuni altri appartengono al mondo dei Sepiatone. Forse è perché ho smesso di scrivere per qualche anno e ho solo lavorato alla ricerca di suoni e di frammenti tratti da vinili per "Merola Matrix" e "Dark Summer" dei Sepiatone... a posteriori sarebbe stato un bene per me poter continuare a scrivere canzoni… mi avrebbe tenuto ancorato alla realtà e mostrato i passi successivi da compiere.

Alcuni ti definiscono un bluesman contemporaneo, che ne dici? Come ti definiresti?
Un bluesman contemporaneo? No. Ci sono molti altri musicisti blues tradizionalmente ispirati che si meritano questa definizione e che su questo costruiscono la propria carriera, proprio come fanno un pilota aereo o un diplomatico… io sono sensibile alla musica di ogni sorta, purché provenga dall'anima. John Lee Hooker che canta "Big Leg Tight Skirt" è profonda soul music, ma non è la sola che ascolto. Arvo Part, Tim Rose, Dastgah Shur, Shadow Morton, Alexander Spence, sono tutti buoni. Considera che non sono mai stato invitato a suonare in rassegne blues. Perché sanno che quello che io intendo come blues non fa parte di una categoria precisa. Non mi definisco, sono solo un artista e uso qualsiasi cosa sia utilizzabile e pertinente. Mi piace pure lasciarmi molte possibilità, un'ispirazione casuale o sincronica.

State per partire per un lungo tour europeo di oltre 50 date… come saranno i brani di "Taoist Priests" live?
È una grande cosa che i True Spirit che andranno in tour siano gli stessi che hanno fatto l'album "Taoist Priests", perchè c'è una grande forza e coesione, e l'impressione è che i brani siano stati migliorati rispetto alle versioni in studio. Michelangelo nell'album ha avuto un bel da fare con le basi musicali, e sarà in tour con noi per la prima volta dopo anni, così è palpabile un vero senso di eccitazione tra di noi. Inoltre le canzoni di "Taoist Priests" sono concepite come prodotti della band, secondo parametri non contemplati dall'elettronica di "Goldstreet Sessions", da rendere questo live selvaggio e libero. Nessuna base o strumento digitale, tutto è suonato, con un approccio fisico.

Come sarà strutturato lo spettacolo che porterete in tour?
Dipenderà tutto dai luoghi che toccheremo, sarebbe meglio usare bene le proiezioni. Come dicevo prima abbiamo parecchio materiale visivo e vogliamo usarlo nelle performance. In realtà non l'abbiamo ancora provato… nel frattempo lavoriamo sul canto corale per dare il maggiore effetto di umanità. "Pray On", "Spirit World Rising", "Will the Circle"... ombre di uno spettacolo d'altri tempi, spirituals.

Domanda di rito per un cosmopolita come te: dove ti trovi in questo momento?
A Prenzlauerberg, Berlino. La neve ha iniziato a cadere. I colori australiani sbiadiscono. Vivo aspettando la primavera, provando con i True Spirit… rilasciando interviste…

Come viene accolta la tua musica attraverso l'Europa?

Suoniamo attraverso l'Europa e ci pare di avere un pubblico fedele che cresce con noi, che si sovrappone a gente che ci scopre per la prima volta, tutti mescolati fra loro. Le situazioni cambiano: suoniamo in teatri, rock club, night club, festival e qualsiasi tipo di situazioni. Continuiamo a suonare per gran parte della Polonia, Repubblica Ceca, ex-Jugoslavia. Suoneremo in 7 città spagnole, dove un nuovo pubblico sta scoprendo i True Spirit. Facciamo il nostro dovere. Ad essere onesto, non sono del tutto sicuro di come vengo percepito. Credo di resistere alla pressione della percezione della gente, cercando di essere veramente me stesso, dipende quindi tutto dal modo in cui vivi.










Come gestite i rapporti con tutti questi paesi?
Posso dire che in Germania c'è la nostra base e che il nostro management e l'etichetta che ci pubblica sono là. Negli altri paesi lavoriamo con un network di amici e contatti ampliatisi negli anni. La consapevolezza dei True Spirit sta crescendo.

Ad oggi come giudichi l'evoluzione artistica dei True Spirit?
Ma non la giudico… come dicono i True Spirit: ogni passo è un insegnamento. In ogni caso penso che negli anni 2000 abbiamo lavorato meglio: "Goldstreet", "Ambuscado", "Taoist Priests"… perché abbiamo seguito e realizzato le nostre intuizioni, non importa quanto strane potessero apparire a prima vista. E non abbiamo accettato nessun compromesso, capisci cosa intendo? Perché questa band non sarà mai commerciale o mainstream. Di questo non ci importa nulla.

Da oltre 20 anni la tua attività è inarrestabile: autore, musicista, produttore… negli ultimi tempi pubblichi in media 2 album all'anno a tuo nome… quali sono le fonti di ispirazione da cui la tua musica trae tanta vitalità?
Sono molto grato di essere capace di inseguire la musica che mi appassiona. Per me, se la musica non provoca pensiero ed emozione, non vale la pena sprecarci energia. Se devo parlare personalmente di musica rock, ha avuto un impatto enorme su me bambino a Melbourne, quando negli anni '70 era una città provinciale e conservatrice in un remoto angolo dell'Oceano del Sud. Ho sempre avuto la sensazione che non ci sarei rimasto, e quando più tardi ho imparato di più riguardo alla storia degli aborigeni ho capito da dove provenisse quella sensazione. Parole e immagini, per me, non hanno la strana e astrale penetrazione del suono. Mi sono appassionato alla musica molto giovane ed ho seguito da subito il mio istinto, osservando come i limiti venivano superati. Quando il movimento underground post-punk è arrivato a Melbourne avevo 16 anni e mi sono gettato nella mischia. È stato un momento in cui un'enorme energia si è sprigionata in quella città ma tutto ciò non è durata a lungo, così mi sono trasferito in Europa e ho capito che vi avrei vissuto. Così la musica è parte di tutto ciò che faccio, e che sento totalmente naturale.

Cosa ti è rimasto dell'esperienza con Nick Cave?

Le cose alle quali sopravvivi, restano con te. Tutto il resto passa, ma tu e la tua esperienza siete la stessa cosa.

Credi sia possibile un tuo ritorno alla collaborazione con lui?
Chissà... ma non è importante, perché abbiamo già fatto abbastanza insieme. E scritto persino un film (Ghosts of the civil dead)… beh, vedremo.

In Italia sei conosciuto soprattutto per la tua collaborazione con musicisti e giovani rockband. Da queste esperienze cosa hai imparato e cosa credi di aver insegnato?

Le esperienze musicali in Italia mi hanno fatto capire molto di questo paese paradossale, donandomi una quantità di differenti punti di vista e prospettive, grandi amicizie e un sacco di risate, ambiguità e cibo per la mente.
Al di là di ciò non posso generalizzare perché ciascuna collaborazione è diversa dalle altre. Non immagino di poter insegnare nulla a nessuno che già non sappia. Quello che possiedo è un background differente che viene in aiuto di certe situazioni e in tal modo devio le regole di ciò che la gente pensa di poter fare. Produrre materiale con altri artisti è come abbattere preconcetti e liberare la mente. Ecco cosa possiamo offrire agli altri. È reciproco: lavorare in Italia mi ha influenzato profondamente, poco a poco.

Tra i tuoi ultimi lavori il progetto "Merola Matrix" ci ha letteralmente lasciato a bocca aperta: intendi continuare ad occuparti del recupero e della rielaborazione di materiale di altri autori?
Non posso parlare perché è ancora troppo presto, ma sto considerando di fare qualcosa di simile a "Merola Matrix" ma nel contesto australiano, ricercando uno specifico poeta/folksinger laggiù negli stessi termini di quanto accaduto in Italia. Mi pare la cosa più logica da fare. Spero di continuare a proporre M_Matrix dal vivo perché abbiamo raggiunto un alto livello in 5, con il live vj mix di Orazio Arena. Esiste una registrazione di M_Matrix dal vivo all'Extreme Noise Festival in Sicilia che rappresenta un passo in avanti per il progetto.

Cosa stai ascoltando ultimamente?
Charlie Patton, Blind Willie, Elvis Presley, Amon Tobin, On-U Sound, Cluster, Edan, John Lee, Roedelius, oltre ai parecchi CD che ricevo ai concerti. Un grande gorgo di materiale talmente differente... desidero che mi possa sorprendere, e spesso lo fa.

A quale tuo disco sei più affezionato?

Le ultime settimane a Berlino ho ascoltato Transfargo "Mit transit" e trovo che dia parecchio senso a ciò che mi circonda.

Melbourne, Berlino, Catania… cosa hanno dato queste città alla tua musica?
Qualche posto dove mangiare e dormire.

Grazie della collaborazione Hugo, e buon tour!
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Hugo Race



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