Spinti
dalla novità del suono di “People are dancin’ in the a.m.” abbiamo contattato
direttamente la creatura Elle, un’entità mutante che ci ha risposto sotto
la forma delle parole di Matteo.
È stata l’ulteriore conferma che, all’interno del nostro panorma emergenti,
c’è più di un gruppo con una visione … e con uno sguardo puntato ben oltre
le ristrettezze musicali e geografiche da cui troppo facilmente ci lasciamo
abituare.
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Spinti
dalla novità del suono di “People are dancin’ in the a.m.” abbiamo contattato
direttamente la creatura Elle, un’entità mutante che ci ha risposto sotto
la forma delle parole di Matteo. |
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Mescalina: Tante, troppe volte, è capitato che band più o meno in fase di emersione e/o lodate dalla critica, finissero per sciogliersi per motivi loro imposti dall’esterno e dall’interno … il più ricorrente è il cambio di formazione, a cui invece voi siete ben sopravvissuti … visto che il suono ha avuto questa virata, come mai avete scelto di mantenere il nome “Elle”? Elle: Proprio perchè non ci consideriamo una band in maniera così ferrea, ma siamo portati a vivere all'interno di un progetto mutevole e mutante, in continuo equilibrio dinamico; l' aspetto etereo delle cose è in perfetto equilibrio con i corpi partecipanti. ELLE rimane, vive, muta, con attori diversi in contesti diversi. Questo potrebbe portare ad un lavoro di ELLE fatto da solo due di noi come all'inserimento di altri musicisti o suonatori di mandolino. Mescalina: Perché avete scelto di cantare solo in inglese? Elle: La scelta di scrivere in inglese è stata del tutto naturale: cercavamo la sposa adatta alle nostre esigenze, la ragazza ideale per i nostri valtzer e le nostre sambe. Abbiamo visto che era più spontaneo se ognuno dei nostri piccoli quadri si fosse scelto da solo i colori della neve. Tutti hanno scelto le stesse tonalità, la stessa musicalità, le stesse sfumature, la stessa possibilità di plasmare la singola parola per inserirla nelle trama come un quinto strumento. E' anche vero che, ascoltando molta musica straniera, le nostre chiocciole sono abituate a convivere con cadenze e sillabe internazionali. Mescalina: Sentite una certa continuità con “Bruciamo ciò che resta”? Elle: Per quanto mi riguarda ho notato delle particolari caratteristiche negli arrangiamenti delle chitarre tra "Bruciamo ciò che resta" e questo ultimo lavoro. Anche se il ruolo che avevo prima è molto diverso da quello di adesso, penso sia dovuto più che altro alla mia personalità e al mio modo di pormi di fronte allo strumento, strumento che amo e che tento di rendere sempre più mio. Non capisco però se è il presente che si lega al passato o se già nel passato c'erano scorci dell'attuale presente. Consideriamo quel disco un momento di ricerca e di lucidità legato alle cose che ci accadevano allora: una sorta di fotografia di ciò che è stato ELLE. Mescalina: Io direi che comunque c’è qualche affinità di fondo … anche i brani rock di “Bruciamo ciò che resta” avevano una loro atipicità, come ce l’hanno alcuni pezzi di questo disco … Elle: Molte volte ci domandiamo cosa possiamo trovare in cima senza sapere cosa c'è alla base....... Mescalina: Tanto il precedente era noir e rock, tanto questo è solare e più pop… Elle: Credo che questo nuovo lavoro riscopra un certo cambiamento che abbiamo avuto proprio come persone rispetto alla vita di tutti giorni: i nostri rapporti con gli altri, i rapporti affettivi, gli effetti di questa continua guerra globale che tendono ad oscurare il panorama e gli orizzonti. Abbiamo voluto mettere tutto questo sotto una diversa luce, un pò perchè il nostro spirito è cambiato: prima, nella matrice noir, eravamo liberi di esprimerci, trovando rifugio o ispirazione. Ad un certo punto qualcosa è cambiato. Non vi è mai capitato di sentirvi a disagio, parlando di cose che fino a ieri ritenevate importanti e giuste? Questo ci è successo con la nostra musica. Eravamo stufi del nero, volevamo i colori. Mescalina: Quel titolo ora suona parecchio profetico, allo stesso modo in cui “People are dancing in the a.m.” potrebbe indicare una ripartenza, una sorta di nuova alba … Elle: Proprio così. E' un nuovo inizio, un'altro giorno, la quiete dopo la tempesta. Mescalina: … certo che in entrambi i casi sembra che abbiate voluto far piazza pulita e partire da zero … quanto è stato traumatico il cambiamento? Elle: Ci ha dato forza. Abbiamo scoperto di amare cose diverse, e questo ci ha influenzati nella scelta di una precisa e diversa direzione. Se ci pensi, ogni primavera la gente si rifà il guardaroba, quasi a tagliare quella che era stata la stagione precedente. Penso sia il normale andare delle cose, sempre qualcosa di nuovo o di diverso, altrimenti si rischia di fossilizzarsi e di non riuscire a produrre più nulla. E' meglio esprimere subito quello che si ha e successivamente valutarlo. In alcuni casi è la cosa migliore. Mescalina: Ma questa elettronica, chiamiamola così, era già in voi in precedenza? Elle: Abbiamo imparato a conoscerla e succesivamente a metterla in pratica. Non abbiamo fatto nulla di particolare. Durante la pre-produzione, lavorare con il Pc ci ha dato la possibilità di sperimentare parecchie soluzioni sonore e di arrangiamento. Inoltre molto spesso lavoravamo con un'emotività ed uno stato di pace che ci permettevano di cogliere molte sfumature che poi abbiamo ripreso anche durante la produzione finale del disco: cantavamo o suonavamo "estasiati" da quello che stavamo producendo, ed ogni singolo suono era un viaggio verso qualcosa che scoprivamo di amare sempre di più. Mescalina: Immagino che per forza di cose il lavoro in studio sia stato diverso … Elle: Rispetto a "Bruciamo ciò che resta" siamo arrivati in studio solamente con dei provini registrati nelle nostre camere, in bagno, dove ci capitava, per cui avevamo molto materiale, ma non una spina dorsale ben precisa. A questo punto casa Urtovox si è rivelata la scelta azzeccata per poter produrre qualcosa. Non avevamo problemi di orari, i tempi erano molto dilatati, succedeva di registrare la mattina appena alzati e niente per il resto del giorno, oppure nel bel mezzo della cena, qualcuno si alzava e diceva: " Ok, registriamo le chitarre!" e ci si metteva a lavorare trasportati da una sorta di trance, che è stata la musa ispiratrice che ci ha condotto verso questi nuovi mattini. Mescalina: Per “Bruciamo ciò che resta” avevate avuto l’aiuto di Geoff Turner, ora invece con voi c’è stato Bruce Morrison … come siete arrivati a questi nomi e come è stato lavorare con loro? Anche il ripetersi di queste collaborazioni potrebbe essere segno che lo spirito degli Elle è rimasto intatto … Elle: Collaborare con queste persone sicuramente ci ha arricchito molto, soprattutto dal punto di vista tecnico e nel modo di approcciarsi alle diverse difficoltè o situazioni che ti si pongono davanti. L'amicizia con Geoff è iniziata molto prima delle registrazioni di "Bruciamo ciò che resta", al "Maximum Studio" di Max Sartor (ex One Dimensional Man): eravamo lì per registrare dei provini e per caso si trovava li anche Geoff. E' stato una sorta di colpo di fulmine. Ora Geoff è in America per motivi personali ma ci sentiamo spesso. Bruce è stato un'acquisto della Urtovox, visto che è stato Paolo a presentarcelo, anche se ci eravamo già conosciuti durante alcune live set fatti con i Marlene Kuntz. Ci è piaciuta la sua sensibilità come uomo e la sua professionalità come artista. Nei 15 giorni a casa Urtovox siamo riusciti ad instaurare un rapporto così stretto, che ci ha permesso di remare tutti nella stessa direzione. Mescalina: Mi sembra che l’uso del theremin a fiato sia servito a dare un’impronta particolare al disco … Elle: Dobbiamo ringraziare Federico (figlio di Paolo Naselli) che ce l'ha prestato... ci teneva molto a dare il suo contributo a questo lavoro. Mescalina: … diciamo che in questo periodo un po’ tutti vanno a sfruttare l’elettronica, anche se spesso con risultati discutibili … mi sembra che però nel vostro caso l’intento fosse di estendere le canzoni, almeno il risultato è un effetto molto etereo, in aria, una forma di psichedelia leggera e pop … Elle: L'abbiamo usata proprio per dilatare alcune cose che risultavano essere macchinose o prive di personalità. Penso che ne abbiamo fatto un uso sicuramente discreto anche se presente: ci piaceva sfruttare questi incroci tra trame indie-pop e scenari solari, tra scintille vintage e spazialità notturne. Mescalina: … qualche riferimento o ispirazione? Elle: Abbiamo soffermato l'attenzione sulle sonorità di alcune band come Yo la Tengo, Sigur Ros, Sophia, Low, indagato le soluzioni di band come Flaming Lips, Stereolab, Motorpsycho, Unkle... siamo rimasti affascinati dal songwriting di artisti come Leonard Cohen, Cornelius, Dj Shadow, Mark Linkous, Tom Yorke, Tim Buckley, Mark Eitzel, Chet Baker.... e non dimentichiamo le sperimentazioni di Pink Floyd e Beatles. Ci piacciono molto gli Archive e i Black Heart Procession! Mescalina: Non temete che con questo disco ci sarà chi dirà (ingiustamente) che siete diventati più pop e più commerciali … purtroppo spesso si fa questo passaggio … Elle: Non penso che questo sia comunque un disco "facile": un primo ascolto può spiazzare soprattutto per la costruzione dei brani. Mi sono reso conto che la fruibilità di certi pezzi si raggiunge in un secondo o terzo momento. Forse sono proprio certe melodie o certi arrangiamentoi di voci che avendo un taglio molto pop, molto "love boat" possono risultare più "facili" ... probabilmente chi ritiene tutto ciò commerciale, ha un'idea di commerciale molto diversa dalla nostra. Mescalina: Se da una parte c’è una maggior fruibilità di alcuni brani, dall’altra però mi sembra che questi nuovi arrangiamenti vi abbiano concesso una maggiore libertà … penso a una canzone come “Everyday” che è costituita da più parti … quasi come se anche il vostro modo di comporre ora fosse più ampio … Elle: "Everyday" è un caso molto particolare: è un brano che può essere arrangiato in maniere completamente diverse, mantenendo comunque la sua particolare cantilena e il calore di un abbraccio che ti culla . La scelta di questo arrangiamento forse sta proprio nella voglia di non abbandonare nessuna delle idee che avevamo, ma di incollarle assieme in un puzzle stroboscopico. Per questo dal vivo viene proposta con un arrangiamento altrettanto diverso. Sicuramente abbiamo più possibilità di ampliare le soluzioni sempre mantenendo la spina dorsale dei brani: penso anche a "My Courtesy" brano nato tra un tappeto di tastiere e un loop di Rebirth, traformato in registrazione da una chitarra classica e da una batteria subacquatica e portato al pubblico con un groove basso-batteria trascinante e nervoso. Mescalina: Come sarà ora il suono degli Elle dal vivo? Elle: Molto lounge, anche se a volte saliremo sul palco con le chitarre molto incazzate..... Mescalina: Credete che vi si possano aprire più possibilità? Ho visto che avete progetti di suonare anche al di fuori dell’Italia … Elle: Come ho già detto Urtovox è un'etichetta che lavora molto bene sotto questo profilo, Paolo sicuramente tiene ai suoi "figlioli" ed è vero che fa di tutto per ottenere il massimo: basta pensare alla serie di contatti con l'estero che in poco tempo è riuscito a tracciare (Germania. Olanda, Francia, belgio) e alla collaborazione con l'agenzia "Tour de Force". Questo è sicuramente un punto dove so che lavoreremo con e per l'etichetta, aiutati anche dal fatto che queste ultime produzioni Urtovox (GoodMorningBoy, VegaEnduro, Nest) a mio parere potrebbero trovare non poca complicità al di fuori del territorio italiano. Mescalina: Finisco col chiedervi della scena emergenti, ammesso che se ne possa parlare, perché per certi aspetti può essere una scena più virtuale che reale … comunqe, quanto e come vi vedete al suo interno? … ovviamente se vi ci vedete… Elle: Ti dico subito che è sicuramente una scena reale dove noi ci poniamo con il massimo rispetto e discrezione. Abbiamo avuto la fortuna di poter stare a contatto con moltissimi gruppi e artisti italiani e da ognuno di loro abbiamo imparato qualche cosa. E' evidente che rapporti più stretti si sono creati con le band della realtà veneta, con le quali abbiamo avuto la possibilità di confrontarci in maniera costruttiva e con le quali siamo riusciti a dar vita a diversi progetti: queste band spaccano il culo anche ai gruppi affermati, ma purtroppo pochi sembrano accorgersi di tutta questa fervida vitalità, vitalità che poi abbiamo riscontrato anche in altre zone d'Italia. Questa scena viene ritienuta virtuale dalla gente che paga 20/25 euro per un Cd, dalla gente che paga biglietti stratosferici per andare a vedere l'artista di cui conosce solo il singolo e non sà neanche da dove viene o se è uomo o donna. Ritengo che ci sia molta ignoranza nell'ascoltare musica e questo si ripercuote su un sistema economico-commerciale dove a rimetterci sono le band emergenti che si spaccano il culo per riuscire ad avere un pò di visibilità nel territorio nazionale. Tant'è vero che, se alcune band italiane sono riuscite poi a trovare una produzione estera soddisfacente, è dipeso anche da questo. Mescalina: Per ora vi ringrazio, magari poi ci si vede a qualche vostro concerto! Elle: Grazie a te, ma togli via quel magari!!!!!! Matteo |