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Un’intervista con Pippo Pollina è una chiacchierata che non può prescindere dall’esperienza umana più completa ed aperta, perché è di quell’aria fresca che le sue canzoni vivono e respirano. A pieni polmoni, appunto. |
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Mescalina:
Pippo, volevo cominciare da una tua canzone, una di quelle a cui il pubblico
più partecipa dal vivo, “Chiaramonte Gulfi”: è un brano autobiografico
che riassume lo spirito del tuo viaggiare … |
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Mescalina:
Ti ho visto recentemente dal vivo e mi ha colpito la sincerità umana che
comunichi al pubblico e che il pubblico ti ricambia … purtroppo questo è
quasi un’anomalia nel mondo della musica di oggi … Pippo Pollina: Certo. Gli italiani hanno percepito in pieno la lezione americana: se vuoi avere successo e incuriosire la gente allora devi essere intoccabile. Solo da immaginare. La distanza col pubblico è fondamentale per far sì che si alimenti quello spazio immaginativo che serve a creare il mito. È una legge di marketing. Mi ricordo che i primi concerti in Italia, sei, sette anni fa, in festivals vari, vedevo certi colleghi che si rintanavano in camerino prima dello spettacolo con l’ansia di chi aspetta di andare in camera operatoria. Io uscivo e andavo da solo a chiacchierare col barista del locale davanti il teatro. I promoters mi venivano dietro: ma cosa fai ??? Non c’è dubbio che anche per questo, forse, la mia musica rimarrà per pochi, ma il manager che mi farà cambiare idea ancora non è nato. Va bene così. Mescalina: Difatti tu, nonostante abbia suonato con musicisti formidabili e con orchestre rinomate, quella sera a cui facevo riferimento hai chiuso il concerto con un pezzo di uno sconosciuto musicista di strada canadese … Pippo Pollina: Sono le piccole storie che fanno le grandi storie. Mescalina: Consiglieresti ancora di partire “chitarra e zaino in spalla” a quei giovani musicisti che osano rivolgere lo sguardo fuori dal nostro ambiente sempre un po’ ristretto? Pippo Pollina: Io consiglierei a chiunque di fare ciò di cui si ha voglia. Ogni storia è figlia del proprio destino. Nel senso della capacità che si possiede di fare crescere fiori sul proprio cammino. È inutile fare riferimento all’esperienza degli altri. Quella ci serve “solo” per comprendere i meccanismi a volte assodati delle vicende umane. Così simili, ma così diversi. Mescalina: La buona musica italiana, a parte qualche caso spudoratamente commerciale, all’estero fatica a raccogliere consensi: tu che fuori dall’Italia hai avuto successo che ne pensi? Pippo Pollina: Il successo, quello dei milioni di dischi, ce l’hanno solo coloro che uniscono la musicalità di un sound internazionalizzato e omogeneo come i panini che si vendono al Mc Donald’s, ad una spiccata comunicazione sessuale. Le masse ubbidiscono ad un paio di regolette semplici semplici. Che non vuol dire che è semplice avere un successo planetario. Io vendo un’altra merce, che possiede altre caratteristiche. Se insisti però e ci tieni, allora ce la fai: Gian Maria Testa ha un successo crescente e credo meritato anche in paesi che non sono quelli francofoni. Mescalina: Tra l’altro poi a differenza di altri paesi mi sembra che in generale manchino ormai voci forti, capaci di prendere posizione e di comunicare idee vere … ultimamente mi viene in mente solo “Cara democrazia” di Fossati come esempio di canzone che osa guardare in faccia la realtà … Pippo Pollina: Abbiamo tutto. La pancia è così piena: di cosa vuoi lamentarti?? Il materialismo e il benessere hanno alimentato la fuga degli umani da una ricerca più profonda delle giustizie sul pianeta. Perfino l’anelito spirituale, che spesso però nell’occidente è di sola facciata, cede il passo all’effimero. Di che cosa dovrebbero cantare le nuove generazioni? Di ciò che non hanno mai visto né vissuto? Mescalina: A te non è mai capitato di trovarti qualche porta chiusa o di sentirti in qualche modo escluso per via delle tue idee e delle tue canzoni? Pippo Pollina: Quasi sempre e solo in Italia. Ancora oggi è così e nei luoghi dove meno te l’aspetti. Mescalina: Tu hai interpretato anche un ruolo importante nel film “Ricordare Anna” … Pippo Pollina: Che ha vinto il premio della critica al festival del cinema di Locarno nel 2005. Mescalina: Ora che hai in programma? Pippo Pollina: Preparerò il pranzo per i miei figli che fra poco escono da scuola. Mescalina: Quando invece preparerai un nuovo disco? Pippo Pollina: Non ne ho molta voglia … Ne ho inciso dodici in diciassette anni. Ho pubblicato un canzoniere di centocinquanta brani. E visto che hanno ridotto il disco ad una cosa indifesa e di pochissimo conto non so dove trovare la motivazione per andare in studio e produrne un altro. Ma sto scrivendo un’opera sulla strage di Ustica che andrà in scena a partire dal 27 giugno del 2007, anniversario della strage e apertura del museo della memoria, dove verranno montati i resti del DC-9 abbattuto dai militari. Mescalina: E un dvd invece? Potrebbe essere un mezzo e una buona occasione per comunicare la tua esperienza, la tua musica in modo più ampio, no? Pippo Pollina: Esiste già e si intitola “Viaggio in Italia”, edito guardacaso da una produzione tedesca. Ma c’è l’idea di fare un DVD sulla mia strana storia con tantissime immagini di repertorio. Una cosa però molto complessa che richiede un lavoro infinito di viaggi e di liberatorie etc. E c’è un libro che dovrebbe uscire il prossimo inverno per “Stampa alternativa” scritto dal giornalista romano Jonathan Giustini. Mescalina: Bè, ti ringrazio per la disponibilità. Un abbraccio e buona continuazione per il tuo viaggio. Pippo Pollina: Altrettanto e alla prossima. |