VonDatty

VonDatty

Il singolo Non credere ai fiori in free download con intervista


10/05/2017 - di Ambrosia J. S. Imbornone
In free donwload "Non credere ai fiori", canzone folk di disincanto, tra autoironia e apparente serenità, chitarra southern e note di organo che contribuiscono a una chiusura malinconica. Il singolo è tratto dal nuovo interessante album del cantautore romano, "Ninnenanne", che chiude la "Trilogia della notte": gli abbiamo rivolto alcune domande su testi, punti di riferimento musicali e altro ancora.
È uscito il 5 maggio il secondo album del cantautore romano VonDatty, intitolato Ninnenanne, disco dei “pensieri che turbano una lunga notte, che sembra non voler passare mai”. Il lavoro chiude la  Trilogia della notte, iniziata con l’Ep Diavolerie del 2012 e proseguita con il disco Madrigali del 2014:

il bambino di “Diavolerie” intento a sperimentare con i suoi giocattoli è cresciuto e la rabbia di “Madrigali” ora si è tramutata in consapevolezza. L’amore, per quanto ossessivo e malato, ora non è più urlato… anche se di notte si continua a dormire poco. È un disco di canzoni d’amore e di fantasmi, nato dopo un lungo periodo di crisi creativa. I suoni si fanno più morbidi e le immagini più forti, viene meno la voglia di sorprendere l’ascoltatore, per fare in modo che alla fine dell’ascolto siano le emozioni ad avere la meglio.

Dall’album vi presentiamo il singolo Non credere ai fiori in free download per 48h, un brano folk, venato di ironia e autoironia anche nei confronti della stessa scrittura e dei propri fantasmi; animato da una specie di serenità solo apparente, presente un retrogusto più dolceamaro. La chiusura d’altronde ha qualcosa di sospeso e malinconico, grazie alle note dell’organo. VonDatty racconta il brano così:

Il mio rapporto con questo brano è stato per lungo tempo un rapporto di amore e odio. Negli ultimi anni ho ascoltato tantissima musica americana, sono tutt’ora ossessionato da Dylan, Johnny Cash e tanta altra musica country, stavo pensando ad alcune cose di “Blonde on Blonde” mentre suonavo la chitarra e mi è venuta fuori questa canzone di disincanto. Fabio aggiunse il bellissimo riff d’organo, e mi aiutò ad aggiustare la melodia vocale per renderla più efficace, Giovanni Abei una linea di basso irresistibile e Andrea una chitarra vagamente southern, il singolo era pronto, ma la paura che uno dei brani più “cattivi” che io abbia mai scritto potesse risultare “ruffiano” o “allegro” mi continuava ad infastidire, c’ho messo del tempo, ma ora sono felice di aver fatto emergere un’altra parte di me in questo album.

 



Abbiamo rivolto al cantautore alcune domande sul suo nuovo album, sui suoi punti di riferimento, sui testi, ecc.

Il tuo nuovo album conclude la Trilogia della notte: ci racconti come vivi la notte oggi? E le tue canzoni nascono soprattutto di notte?

Devo ammettere che la notte continuo a dormire poco e male: speriamo che la fine di questa trilogia possa anche contribuire al miglioramento del mio rapporto con il sonno. È abbastanza ovvio che il “seme” di ogni mia canzone nasca di notte, però mi trovo molto spesso ad elaborarlo in altri momenti della giornata in cui la concentrazione e la lucidità possono aiutarmi di più.

Tra i tuoi punti di riferimento ci sono cantautorato nostrano, Nick Cave, il folk americano, ecc. ma quali credi prevalgano nel disco? I suoni sono notturni, talora minimali, altre piuttosto rock.

Dopo il disco precedente, in cui davo sfogo a tutta la “rabbia” e al mio lato più elettrico, ho ritenuto giusto che le parole delle mie nuove canzoni si muovessero in territori a loro più congeniali. Fondamentale è stato, in questo, l’apporto di Fabio Martini, che ha prodotto artisticamente il disco con me. Volevamo entrambi che tutte le canzoni fossero scritte con la chitarra acustica o con il pianoforte per fare in modo che la “forma” canzone fosse il vero “centro” intorno a cui lavorare. Sì, forse in questo lavoro viene fuori molto di più il lato intimista, ma non siamo stati capaci di nascondere una certa propensione al rock, da parte di tutti.

A proposito di cantautorato, quali sono i tuoi cantautori italiani preferiti? Ad esempio La pietà, con Daniele Coccia del Muro del Canto come ospite, è un brano piuttosto impetuoso.

La prima parte della domanda è sicuramente la più difficile, comunque non posso non rispondere Manuel Agnelli, secondo me uno degli esempi migliori di “scrittura” che ci sia nel nostro paese. Sono abbastanza di parte quando parlo degli Afterhours, che sono tutt’ora la mia band preferita, ma credo che sia nella forma sia nel contenuto delle canzoni (l’ultimo album è la testimonianza) siano stati molto importanti. Mi piace anche tutta la scena “francese-genovese” sono un fanatico di Tenco, di Bindi, di Fossati, di Paoli e di De Andrè…amo Modugno, ma anche Battisti, Enzo Carella e recentemente ho riscoperto il disco Oltre di Claudio Baglioni. Credo che la lingua italiana sia una lingua molto complicata, soprattutto per la scrittura delle canzoni, c’è bisogno di un allenamento giornaliero per fare in modo di avere un songwriting “forte”. Tra i nomi più attuali, ma forse neanche troppo, mi piacciono molto Edda, Paolo Benvegnù, Cesare Basile e ovviamente Daniele: quella con lui è una collaborazione di cui vado molto fiero. L’ho seguito in tutte le fasi del suo percorso artistico, siamo legati da una bella amicizia e da una forte stima, credo che sia veramente tra i pochissimi in grado di avere una stile inconfondibilmente proprio, sia a livello di timbrica vocale che di scrittura, da tempo volevamo lavorare insieme ed ho scritto la sua parte de La Pietà, immaginandola già con la sua voce. È stato un bel test per uno come me che vorrebbe fare l’autore.

Dal punto di vista vocale quali sono stati gli ascolti più importanti? Quali sono le tue voci maschili preferite?

Non sono mai stato un fan dei grandi cantanti, se mettiamo da parte Edda o gente come Demetrio Stratos, non ho una passione vera per le grandi estensioni vocali. Mi piacciono le voci interessanti, capaci di interpretare in maniera “forte” le parole. Adoro la voce Tom Waits e quella di Lou Reed per il modo in cui ti raccontano le loro storie. Forse tra le artiste donne faccio molto più caso alle potenzialità vocali…

La bellissima Il peso delle labbra recita: “La verità non è degli ultimi, con una corona in testa lei sfila, ma non ti basta”. A quale tipo di verità pensavi? Sembrerebbe che si parli anche di errori e fiducia nell’amato/a…

La frase è di Fabio, nasce probabilmente da alcuni dei discorsi che stavamo facendo mentre lavoravamo alla pre-produzione e alla stasera dei brani, la componente amorosa invece all’interno della canzone è arrivata dopo e l’ho aggiunta io. Sia io che lui siamo molto attaccati al tema e al concetto di “verità”, in maniera assoluta. Oserei dire che siamo innamorati della verità e credo che lui leggendo questa intervista sarà abbastanza d’accordo. Verità, un po` come Amore, è un concetto tutt’altro che rassicurante: la frase può sembrare un po` provocatoria, soprattutto nei riguardi di una certa ideologia cristiana che dice che “gli ultimi saranno i primi”, ma non credo sia l’unica interpretazione che si possa fare.

In Profumo canti: “Bisogna provare più volte lo schifo per scrivere buone canzoni d’amore”. Sono le delusioni e il dolore a nutrire soprattutto le canzoni d’amore?

Anche in questo caso sei riuscita a cogliere una delle frasi più potenti dell’intero lavoro e questa cosa mi rende felice, ma anche in questo caso la frase può avere molte interpretazioni. Il concerto di “schifo” è, nel mio caso, rivolto non solo alle delusioni all’interno di una relazione, quanto proprio alle delusioni interpersonali o alle cose che uno vede… Questo secondo me sviluppa una sensibilità maggiore oltre che una “rabbia” necessaria alla scrittura di una canzone d’amore.

Hai pensato subito di inserire una voce femminile in questo pezzo? Come ti sembra la fusione della tua voce con i controcanti di Sarah Moon?

Con Sarah siamo amici e le avevo promesso che l’avrei fatta cantare io in italiano per la prima volta, nel mio disco: la sua voce era già nel provino del brano perché entrò in sala mentre stavamo registrando e non ho voluto perdere quell’occasione; il suo apporto è stato molto importante anche per le mie interpretazioni vocali: ha una preparazione ed un gusto invidiabile.

C’è una canzone del disco a cui sei particolarmente legato?

Cito La parte mancante, perché in questa intervista non ne ho ancora parlato. Probabilmente uno dei momenti più intensi dell’intero lavoro.

 

Credits del disco

Prodotto da VonDatty & Yeah basement Studio
Produzione Artistica: Fabio Martini, VonDatty
Registrato da Giancarlo Barbati, Mattia Candeloro presso: Murdock prd./snakesstudio
Missato da Fabio Martini, Giovani Istroni presso Yeah Basement Studio
Masterizzato da Giovani Istroni presso Yeah Basement Studio
Arrangiato da Fabio Martini con VonDatty, Andrea Cauduro, Giovanni Abei, Lorenzo Valerio
Distribuzione: Goodfellas
Foto copertina e booklet: Ilaria Magliocchetti Lombi
Grafica e illustrazioni: Alicia Amici
Puppet in copertina realizzato da Elisa Belloni
Tutti i testi sono stati scritti da VonDatty tranne Dalla carne e Il peso delle labbra scritti da Datti/Martini.

Biografia

Il “Barone” VonDatty nasce tra l’inverno e la primavera del 1991 a Tivoli (RM), tant’è che sarebbe stato difficile (ammette lui stesso) scrivere un determinato tipo di canzoni senza essere nato e cresciuto in provincia. Crescendo ha coltivato e portato a termine solo due cose (non riuscendo neppure ad arrivare a tre, come Troisi nel suo famoso film): due bei baffi e un’incredibile passione per la musica, soprattutto per la “forma-canzone”.
Dopo una divertente esperienza come voce di una band, dà vita ad un suo progetto personale e individuale (termini che preferisce di gran lunga al più comune “solista”) e decide di mescolare in un Ep tutte le influenze musicali e cinematografiche che in quel periodo gli ruotano in testa, come corvi appollaiati su una torre e dopo un anno di lavoro “sottotraccia” il 18 dicembre del 2012 nasce Diavolerie. L’opera contiene sei tracce e molte e diverse collaborazioni (tra cui quella di Giorgio Baldi, già chitarrista e produttore per molti artisti come Max Gazzè e Raf), si pone così il primo mattone della cosiddetta Trilogia della notte che conterrà Diavolerie e i due lavori successivi. In seguito inizia a suonare nei più prestigiosi club della Capitale come il Contestaccio, il Circolo degli Artisti, il Forte Fanfulla, la Locanda Atlantide ed apre il concerto romano di Adriano Bono. Partecipa inoltre al primo FolkFest di Roma, arrivando secondo con il brano Nouvelle Vague.
Il 13 novembre 2014, dopo un anno di intensa lavorazione, anticipato dal singolo L’amore malato, esce Madrigali secondo capitolo della Trilogia della notte. L’opera contiene dieci tracce e rappresenta un viaggio attraverso varie sonorità (realizzato con la collaborazione di musicisti di estrazioni musicali differenti), un diario nel quale sono raccontati i tre anni che hanno decretato il salto oltre la linea d’ombra. In seguito condivide il palco con vari artisti importanti della scena indipendente e non, come Edda, Dellera, Filippo Gatti, Riccardo Sinigallia, Giacomo Toni, Cassandra Raffaele, Le Mura, Chiara Vidonis, Lucio Leoni, Tommaso Di Giulio, Francesco Motta e l’artista svedese Cajsa Siik, della quale apre la data romana.
Nel luglio del 2016 da inizio alla realizzazione del suo secondo album (terzo lavoro della Trilogia della notte), arrangiato e prodotto con Fabio Martini, già fonico e musicista dal vivo e nei precedenti lavori. Ninnenanne, questo il titolo dell’album, è la testimonianza di un nuovo percorso, all’interno della forma-canzone e va a chiudere la Trilogia, un viaggio ora onirico, ora decisamente più realista all’interno delle relazioni tra esseri umani, il racconto di una notte che sembra non passare mai.

Link e contatti
Facebook
YouTube
press@sferacubica.it
www.sferacubica.it

VonDatty Altri articoli