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Mescalina:
Tara, dove ti trovi?
Tara Angell: Sono a casa mia a Brooklyn, NYC.
Mescalina:
Ho visto che nelle note del tuo cd citi alcuni club di New York …
Tara Angell: Sì, quelli sono i posti in cui ho lavorato come barista,
ma sono soprattutto luoghi dove ho degli amici e dove suono spesso, insomma
sono posti che mi hanno fatto da appoggio negli ultimi anni …
Mescalina: Sei cresciuta suonando nei clubs?
Tara Angell: Non proprio. Piuttosto nei clubs ho sempre fatto
la barista, ma ho sempre avuto anche degli amici che vi suonavano, almeno
da quando avevo l'età per entrare …
Mescalina:
Beh, ad ascoltare "Come down" direi che sei proprio molto vicina ad un
certo suono di New york, della City…
Tara Angell: Probabilmente è perché ci sono cresciuta, è da qui
che vengo. È come un musicista di Nashville che ha un suono "country"
per chi viene da fuori.
Mescalina: Com'è
la scena underground a New York adesso? E come è cominciare a suonare
lì per un giovane musicista?
Tara Angell: Guarda, credo che sia in costante evoluzione, ma ciò
che rimane sempre uguale è il fatto che, se davvero vuoi esserne parte,
allora devi lavorare duramente. Ci sono così tante bands, che è facile
perdersi strada facendo. Non devi mai tirarti indietro e soprattutto devi
offrire qualcosa di unico in modo che si accorgano di te. E poi, una volta
che sei stata notata, non devi far altro che lavorare, lavorare, lavorare.
Mescalina: È
così che hai incontrato Joseph Arthur? Magari proprio in uno di questi
clubs?
Tara Angell: Sì, il mio manager lo aveva invitato ad una serata
in cui mi esibivo da sola, volevo chiedergli di produrre il mio primo
disco ("Come down"). Lui è venuto al concerto e ha subito accettato.
Mescalina:
Com'è lavorare con lui? Quanto è stato importante per il tuo disco?
Tara Angell: È stato estremamente decisivo nello stabilire la direzione
del disco. Ha davvero contribuito in modo fondamentale. Ha cantato e suonato
le chitarre quasi in ogni canzone, oltre ad aver suonato il basso. Ha
lavorato a questo disco come se fosse suo e vi si è dedicato in tutto
il suo processo. Mi ritengo molto fortunata ad aver lavorato con lui:
mi ha messo davanti ad una sfida e io ho voluto vincerla a tutti i costi.
Ed il bello è che ci siamo anche divertiti. È stato un divertimento molto
intenso.
Mescalina:
Sì, credo che lui abbia fatto un bel lavoro soprattutto nel costruire
al di sotto delle tue canzoni … a proposito di cose che stanno sotto la
tua musica, che ne dici di parlare delle tue influenze? Dal punto di vista
letterario, io direi Flannery O'Connor, James Purdy e Hunter S. Thompson
…
Tara Angell: Davvero conosci James Purdy?
Mescalina: Sì,
ma ho letto solo "Malcolm" …
Tara Angell: Bè, quello che mi piace di lui e di Flannery è il
modo in cui flirtano con il lato oscuro della vita, senza mai essere prevedibili.
E, se c'è una cosa che ho sempre cercato di evitare con la mia musica,
è proprio quella di essere prevedibile. Per quanto riguarda invece Hunter
S. Thompson non direi che abbia influito sulla mia musica in senso letterario,
piuttosto mi ha insegnato come vivere senza paura, in ogni senso. Per
lui ho un legame che va oltre la mia musica.
Mescalina: Invece
per la musica che ne dici di Neil Young, Creedence e Velvet Underground?
Tara Angell: Ah, Neil Young certamente. Avrei voluto che la mia
band suonasse come i Crazy Horse sul disco: quello è stato l'unico vero
punto di riferimento che ho tenuto, oltre agli Stones. Credo invece che
per i Velvet Underground sia più un suono, qualcosa che giace nel mio
subconscio: sai, io sono di New York, mi piacciono le canzoni semplici
e amo il suono degli anni '70. Mi trovo più a mio agio quando ci sono
delle chitarre che suonano come quelle dei Creedence o dei Rolling Stones.
Sono queste le cose che mi suonano vere.
Mescalina:
Quello che mi ha colpito del tuo disco è che ha un suono così profondo
e scarno, come se fosse un classico di uno di questi grandi artisti …
è qualcosa che hai ereditato o assimilato?
Tara Angell: Direi che l'ho ereditato. Non è un'aggiunta. È molto
reale, me lo sento addosso.
Mescalina: Nel
disco tra una traccia e l'altra si percepisce come un ronzio: avete registrato
dal vivo? E avete volutamente lasciato questo suono?
Tara Angell: Proprio così. E questo è anche il motivo per cui i
gruppi che dicevamo prima avevano quel suono. All'epoca non si facevano
molte sovraincisioni. E noi abbiamo usato un registratore analogico, uno
di quelli che a quel tempo era davvero molto usato in studio. Non c'era
alcun tipo di registrazione in digitale negli anni '70.
Mescalina:
Raccontaci come sei arrivata a questo disco? È stata dura?
Tara Angell: Più che altro direi che le esperienze che mi hanno
portato a scrivere questo disco sono state dure. Ho davvero passato tanto
tempo a scrivere. Per alcune delle canzoni mi ci sono volute delle settimane
e addirittura dei mesi prima che fossero finite. E, anche se il disco
è stato registrato e missato in cinque giorni, quasi senza mai dormire,
tutto è poi avvenuto in modo molto naturale.
Mescalina: E invece sarei curioso di sapere come hai cominciato:
io mi immagino una ragazzina che suona la chitarra chiusa in camera
sua e butta giù qualche verso su un quadernetto …
Tara Angell: Mi sono sempre dilettata a scrivere poesie quando
ero una ragazzina. E poi alle superiori il mio idolo era Joni Mitchell.
Volevo essere come lei e mi sentivo frustrata perché ero solo una delle
tante ragazze che suonava la chitarra: sapevo che, per guadagnarmi il
rispetto degli altri musicisti che conoscevo, avrei dovuto avere delle
canzoni che fossero davvero buone. All'inizio non è che fossì chissà cosa,
così mi sono messa a lavorare su me stessa per un bel po' di anni, fino
a quando mi sono sentita pronta per far uscire le mie canzoni.
Mescalina: Bè, adesso per via del tuo lato oscuro sei paragonata
a gente come Black Sabbath, P.J. Harvey, Marianne Faithful, Low, Rolling
Stones e così via … e poi ci sono artisti come Lucinda Williams, Daniel
Lanois, Ron Sexsmith che hanno espressamente apprezzato le tue canzoni:
come ti fa sentire tutto ciò?
Tara Angell: Ancora non ci faccio caso. Non lo so. Da una parte
mi sembra di meritarmi questo grande riconoscimento, ma dall'altra, quando
mi metto a guardare in faccia la realtà, ti dirò che mi sento spaventata.
Però ho imparato a non farmi schiacciare e per questo, come ti ho detto,
cerco di non farci caso. Poi magari un giorno mi sveglierò e mi sembrerà
di essere ancora in un sogno.
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