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Intervista Elliott Murphy - Mai dire mai
Elliott Murphy

Elliott Murphy

Mai dire mai


09/05/2005 - di Christian Verzeletti
Abbiamo incontrato Elliott Murphy all’Auditorium di Bergamo, prima di un suo concerto con Graziano Romani. L’occasione è stata propizia per una chiacchierata che è partita dagli anni Settanta per arrivare ai giorni nostri. Ve ne proponiamo la prima parte.

  
    
Mai dire mai
       Intervista a Elliott Murphy

Abbiamo incontrato Elliott Murphy all'Auditorium di Bergamo, prima di un suo concerto con Graziano Romani. L'occasione è stata propizia per una chiacchierata che è partita dagli anni Settanta per arrivare ai giorni nostri. Ve ne proponiamo la prima parte.


Mescalina: Prima di tutto volevo ringraziarti per la tua musica: sai, ho cominciato a seguirti quando avevo dodici anni …
Elliott Murphy: Mio Dio!
Mescalina: Credo che fosse il periodo di "Murph the surf" …
Elliott Murphy: Sì, nel 1982.
Mescalina: Come ti fa sentire il fatto che ci siano delle persone che sono cresciute con le tue canzoni?
Elliott Murphy: È una cosa che mi gratifica molto. Anche perché, quando sei in giro da un po' di tempo, hai paura che siano sempre gli stessi fans a venire ai concerti e a comprare i cd, ma quando trovi dei giovani che si interessano è davvero una bella soddisfazione …
Mescalina: Non ti fa sentire vecchio?
Elliott Murphy: No, no, anzi: queste cose mi fanno sentire giovane! Finchè riuscirò a vivere attraverso il mio pubblico, continuerò a sentirmi giovane …
Mescalina: Beh, se vuoi, tutto questo è anche un modo per dirti che sei ormai una parte della storia del rock'n'roll …
Elliott Murphy: Sì, credo di sì. Anche se più che altro è il rock'n'roll a essere parte di me: io ho solo cercato di parteciparvi a modo mio …

Mescalina: Sei cresciuto negli anni Sessanta e hai cominciato la tua carriera negli anni Settanta: un gran periodo per la musica …
Elliott Murphy: Sì, era un gran periodo per la musica, anche se noi non credevamo che lo fosse. All'epoca in cui ho cominciato, nei primi anni Settanta, non c'era un manager delle case discografiche che non dicesse "Oh, negli anni Sessanta andava molto meglio!" e questo nonostante la musica abbia cominciato a diventare un grosso affare a partire proprio dagli anni Settanta e nonostante gli artisti potessero ancora mantenere un controllo artistico notevole e fare anche due o tre dischi prima di essere scaricati … oggi invece devi aver successo subito, al primo disco! E poi in quel periodo ebbi anche la possibilità di suonare con dei grandi artisti come i Kinks e i Jefferson Starship, per esempio …

Mescalina: Se tu dovessi fare un paragone tra gli anni Settanta e oggi, quale credi sarebbe il periodo più difficile per cominciare una carriera?
Elliott Murphy: Beh, la differenza è che oggi è molto più difficile trovare un contratto discografico, però è più facile farsi un disco e trovare un modo per distribuirlo, pensa solo ad internet per esempio … negli anni Settanta era tutto più piccolo e io sono stato fortunato, perché quello che mi è capitato è stato davvero un sogno! Mi è bastato portare il mio demo alla casa discografica e la settimana dopo mi stavano già facendo firmare un contratto e nel giro di poco tempo mi sono trovato in studio a registrare con il batterista dei Byrds e il tastierista di Bob Dylan: incredibile …

Mescalina: Hai qualche ricordo particolare? Beh, credo tu ne abbia parecchi …
Elliott Murphy: Oh, non saprei proprio da dove cominciare …
Mescalina: Dai più strani!
Elliott Murphy: Allora credo che uno dei più divertenti sia stata la prima volta che mi sono trovato in studio con tutti quei grandi musicisti e, quando ci siamo messi a registrare la prima canzone, non riuscivo nemmeno a cantare, non mi veniva la voce …
Mescalina: Che canzone era?
Elliott Murphy: Si trattava di "The last of the rock stars" e meno male che c'era questo chitarrista di Nashville che mi si è avvicinato e mi ha detto "Elliott, devi solo pensare di essere in un club del tuo paese": ho seguito il suo consiglio e abbiamo registrato tutto dal vivo, anzi, da allora ho quasi sempre registrato in presa diretta …
Mescalina: E che mi dici di quando hai avuto Phil Collins alla batteria?
Elliott Murphy: Ah, quello è stato davvero uno spasso, lui era una persona davvero divertente in studio … i batteristi hanno sempre un buon senso dell'umorismo: anche il mio attuale batterista Danny Montgomery è uno che ti fa ridere non poco …
Mescalina: Magari è qualcosa che ha a che fare col senso del ritmo?
Elliott Murphy: Mmmh, è un'osservazione interessante … vedrò di fare qualche ricerca e ci penserò un po' su! Comunque un giorno ho chiesto a Phil "Che cosa succederà ora coi Genesis?", dal momento che Peter Gabriel se ne era appena andato, e lui mi ha risposto "Guarda, stiamo cercando un altro cantante" e io "Lo avete trovato?" e lui "Oh, ne abbiamo provati un centinaio, ne sono nauseato: mi sa che dovrò mettermi a cantare io!"
Mescalina: Ed è quello che ha fatto!
Elliott Murphy: Già, strana la storia vero?

Mescalina: E invece so che hai suonato parecchie volte anche con Bruce Springsteen: forse lui è uno dei pochi che è rimasto onesto con sé stesso e con la sua musica …
Elliott Murphy: Sì, credo che si possa proprio dire così … ma, sai, è una cosa che è cominciata tutta con Bob Dylan, perché noi avevamo sempre l'impressione che artisticamente lui fosse … come dire, la sua integrità era sublime, inattaccabile! Così quello è stato il modello per tutti noi cantautori e poi, quando cominci a entrare in quest'ottica, devi essere onesto con la tua musica, non c'è un altro modo.








Mescalina:
Ma è stato difficile portare avanti la tua carriera in un periodo in cui la musica e soprattutto il music business stavano andando in tutt'altra direzione?

Elliott Murphy: Guarda, io sono sempre riuscito a ritagliarmi un ruolo mio. Negli anni Settanta ho fatto tre o quattro dischi con una major e sono stato parecchio in tour in America, poi negli anni Ottanta ho cominciato a suonare di più in Europa e sono diventato un artista indipendente … e negli anni Novanta, diciamo più o meno a metà degli anni Novanta, ho cominciato a lavorare con Olivier Durand e abbiamo questa collaborazione che mi dà molta soddisfazione, anche quando suoniamo con la band, e adesso, grazie ad internet, abbiamo un buon numero di fans che ci seguono con attenzione e sono interessati a quello che facciamo. La verità è che il mondo della musica ha sempre avuto i suoi alti e bassi, ma sembra proprio che questo non abbia mai contato molto per me. Sono sempre riuscito a cavarmela più che bene.

Mescalina: Allora "Never say never" ("Mai dire mai", NDR) è un titolo che ti sta a pennello …
Elliott Murphy: Sì. E guarda, ti dirò una cosa: mi ricordo nel 1978, quando la Columbia mi ha scaricato, qualcuno è venuto a dirmi "Tu non farai mai un altro disco"! E io ne ho fatti ventidue! Quindi "Mai dire mai"!
Mescalina: E non hai fatto solo dischi, ma hai anche romanzi e racconti …
Elliott Murphy: Sì, ho sempre scritto e ho sempre avuto l'ispirazione, l'ambizione di essere uno scrittore e anche un giornalista … ho fatto anche un po' di giornalismo e ho scritto le note per un disco dei Velvet Underground, ancora prima di registrare il mio primo album. All'epoca ero molto influenzato Francis Scott Fitzgerald, Jack Kerouac e Henry Miller e soprattutto quegli scrittori che sono venuti a vivere in Europa e poi in effetti è stato come se io avessi seguito la loro strada … sai, la maggior parte dei musicisti rock'n'roll, quando riescono a sfondare, la prima cosa che fanno è comprarsi una grossa casa nel loro paese: è quello che ha fatto Elvis ed è quello che ha fatto anche Bruce, ma non io. Io volevo davvero andarmene dall'America per seguire quegli scrittori …

Mescalina: È appena uscito un tuo libro, no?
Elliott Murphy: Sì, è uscito adesso qui in Italia, si intitola "Note al caffè": è una raccolta di racconti che hanno in comune il tema del Cafè …

Mescalina: E invece il romanzo "Cold and electric"?
Elliott Murphy: Quello è uscito all'inizio degli anni Ottanta, ma non è ancora stato pubblicato in Italia. Spero di riuscirci presto…

Mescalina: Ma stai ancora scrivendo come giornalista?
Elliott Murphy: Ogni tanto mi capita di fare qualcosa, magari mi chiedono di scrivere di Parigi o qualcosa del genere … sai, quando mi sono trasferito a Parigi, c'era la versione francese di Rolling Stone e io avevo a disposizione una rubrica che si chiamava "Un Americano a Parigi" e ci ho scritto per circa sei mesi … così ogni tanto mi chiedono ancora di farlo!

Continua...

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