Abbiamo
intervistato Donal Hinely, un cantautore americano che ha alle spalle
una storia
davvero particolare, a partire dallo strumento che suona fino ai viaggi
che lo hanno
portato a “We built a fire”, il disco che lo ha confermato e che ce lo
ha fatto conoscere…
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Abbiamo
intervistato Donal Hinely, un cantautore americano che ha alle spalle
una storia |
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Mescalina:
Donal, ho sentito che hai pubblicato un nuovo cd… |
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Mescalina: … hai anche una storia e un appproccio tuoi, che in qualche modo rendono personale il tuo suono … Donal Hinely: Cerco solo di essere onesto. Credo che ogni scrittore abbia una sua voce interiore che gli fa notare quando sta tirando troppo la corda e si sta allontanando dalla sua sincerità. Mescalina: Credo che in questo siano state fondamentali le tue esperienze di viaggio … so che prima di fare questo disco hai viaggiato in lungo e in largo in Europa e in Asia: è stato come un viaggio d’iniziazione? Donal Hinely: Sì, è stato fondamentale proprio perché ho avuto modo di crescere facendo esperienza. Ho imparato che posso cavarmela ovunque e fare qualunque cosa che mi pongo come obiettivo. Sai, sono partito dal Texas soltanto con pochi soldi in tasca e con una chitarra e sono stato in giro per più di un anno. Mescalina: Raccontaci di questa avventura … Donal Hinely: Per me è stata un periodo incredibile in cui ho davvero vissuto ciò che è la libertà. Credo che tutti da giovani dovrebbero prendersi un po’ di tempo della loro vita per viaggiare. Ho fatto l’autostop lungo tutta la Nuova Zelanda e l’Australia, ho fatto il giro della Tasmania in bicicletta, ho sperimentato cosa vuol dire essere un culturista da spiaggia su un’isola al largo della Tailandia e ho suonato la chitarra per le strade di molte capitali europee. Ho incontrato gente straordinaria, di ogni tipo. Un giorno ci scriverò un libro. Mescalina: Hai fatto praticamente una vita da vagabondo? E come hai fatto a tornare? Donal Hinely: Sì, in effetti, in alcuni periodi ho vissuto proprio come un vagabondo. Ho passato molte ore e anche qualche notte per strada ad aspettare qualcuno che mi desse un passaggio. È strano, ma c’è una certa gioia nel riporre la tua vita solo in uno zainetto, in una chitarra e nei capricci della sorte. Molto spesso quando fai autostop, la gente che ti dà un passaggio rappresenta molto di più della possibilità di avvicinarti al luogo dove vuoi arrivare: loro diventano i catalizzatori del tuo futuro, della tua prossima avventura. Io amo questo tipo di libertà, ma la puoi vivere solo in altri paesi: non mi metterei mai a fare autostop negli stati Uniti! È troppo pericoloso! Mescalina: Dove suonavi? Nella metropolitana? Per strada? Nei club? Donal Hinely: Più che altro suonavo per strada. Spesso mi è capitato di suonare in cambio di vitto e alloggio in qualche hotel / ristorante. Suonavo per un pranzo e per una pinta di birra nei pub australiani. Ho fatto anche qualche serata nei club, strada facendo. Di fatto ho suonato in qualunque luogo per chiunque e per qualunque cosa, anche per niente. Mescalina: Quindi ti sei procurato da vivere o in qualche posto ti sei fatto anche un nome? Hai suonato con qualcuno in particolare? Donal Hinely: No, più che altro mi sono guadagnato da vivere, anche perché allora non avevo ancora abbastanza canzoni nel mio repertorio per passare ad un livello superiore. Però ho avuto un minimo di fama a Praga, perché suonavo tutti i giorni al Charles Bridge e poi di solito tenevo un piccolo concerto in un angolo lì vicino. È capitato più di una volta che ci fossero 50/60 persone sedute ad ascoltarmi mentre suonavo per circa un’ora. Credo che fosse perchè facevo un bel numero con la cover di “Losing my religion” dei R.E.M. che all’epoca andava molto. Mescalina: Una domanda da un millione: perchè hai deciso di fare un viaggio del genere? Donal Hinely: Guarda, già avevo fatto un viaggio in Europa con il mio migliore amico dopo aver preso il diploma delle superiori. Avevamo messo da parte dei soldi facendo due e a volte tre lavori e abbiamo girato l’Europa per tre mesi con l’Eurail. Quell’esperienza mi ha fatto scoprire un mondo di possibilità e mi ha trasmesso il virus del viaggio. Così, nel 1991, dopo aver preso la laurea in storia all’Università del North Texas, ero ad un punto della mia vita in cui sentivo il bisogno di staccare da tutto e sono partito. Mescalina: Eri deluso del cosiddetto “sogno americano”? Te lo chiedo anche perchè molte delle tue canzoni sembrano affrontare l’argomento … Donal Hinely: Sì, in un certo senso sì, anche se ho sempre considerato il sogno americano più come una strategia di mercato! È molto più che ipocrita vendere questa idea e farla passare anche in altri paesi, quando negli Stati Uniti il divario tra chi è ricco e chi è povero aumenta di giorno in giorno. Mescalina: Credo che in alcune delle tue canzoni in particolare è come se tu cercassi di portare il tuo personale contributo alla tradizione dell’american music … in “Hey Paul Revere” per esempio … Donal Hinely: È interessante che quella canzone ti abbia colpito, perché l’abbiamo registrata as a goof, really scaled down. Poi abbiamo continuato ad metterle addosso roba stramba fino a quando è diventata qualcosa di completamente diverso. È uno di quei pezzi che sembrano avere vita a sé e che chiedono loro di essere messi su disco. Mescalina: A ripensare a quello che mi hai raccontato, mi viene da pensare ad un cerchio perfetto: sei partito dal Texas per andare all’estero e poi tornare a casa e cercare la tua strada all’interno della tradizione americana … Donal Hinely: Sì, tranne per il fatto che c’è molta più gente che mi segue in Europa! Mescalina: Senti di aver chiuso questo cerchio e di aver raggiunto la meta con “We built a fire”? In fondo il disco è stato ben accolto anche negli Stati Uniti, ha ricevuto qualche premio nelle categorie di Americana … Donal Hinely: Sì, credo sia il lavoro migliore che ho fatto finora. Detto questo, mi sento migliorato e sono anche più convinto del tipo di suono che vorrei avere. Mescalina: Hai già qualcosa pronto per il nuovo disco? Donal Hinely: Sì … anzi, ho troppe canzoni pronte. Ci sto lavorando di nuovo con David Henry e stiamo cercando di arrivare ad un gruppo di dieci o dodici pezzi. Per ora ne abbiamo finiti otto e sono davvero soddisfatto di quello che abbiamo fatto. Mescalina: Ehi, a proposito dei tuoi viaggi, non hai mai parlato dell’Italia … non sei mai passato da queste parti? Donal Hinely: Sì, l’Italia è stata uno dei paesi che più mi ha colpito quando sono venuto in Europa nel 1982. Abbiamo passato molto tempo a Venezia, Firenze e Roma e abbiamo fatto anche un bel po’ di autostop su e giù per il paese. Sono stato in Italia anche nel 1989 per un breve viaggio. Del vostro paese amo l’energia che ha la gente, il vino e soprattutto il cibo! Mescalina: Magari la prossima volta che fai un viaggio in autostop o che fai un tour … Donal Hinely: Io preferirei un bel tour con un grande autobus, uno di quelli con un bel bar e uno stereo da far paura! Mescalina: Bè, allora sarai tu a darmi un passaggio … ci vediamo. Donal Hinely: Sì, spero di incontrarti un giorno. |