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Wynn sta diventando uno degli abituè di Mescalina, essendo
il primo artista a bissare l’intervista. Questa volta, in
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Steve Wynn sta diventando uno degli abituè di Mescalina, essendo il primo artista a bissare l’intervista. Questa volta, in occasione dell’uscita del nuovo disco, la nostra chiacchierata è stata più specifica, tenendo come punto di riferimento proprio “Static transmission”, anche se poi il discorso ha finito inevitabilmente per allargarsi… |
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Mescalina: Questo disco arriva due anni dopo
“Here comes the miracle” … nel frattempo ci sono stati tanti concerti,
un cd dal vivo al Big Mama e purtroppo anche l’11 di settembre … |
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Mescalina: Così anche le canzoni che dovrebbero essere portatrici di speranza come “Maybe tomorrow” o come “Charcoal sunset”, alla fine comunicano una speranza alquanto incerta … Steve Wynn: In verità, credo che entrambe queste canzoni siano piuttosto desolate. Non so se il personaggio di “Maybe tomorrow” si alzerà mai dal letto e riuscirà ad uscire da quella stanza. Comunque faccio il tifo per lui. Mentre “Charcoal sunset” cerca di spiegare la cecità di una mentalità da gregge, il facile desiderio di lasciar perdere i fatti, i dettagli e il proprio pensiero per mettersi a marciare tutti come zombie verso qualcosa che assomiglia alla luce. Mescalina: Alla fine c’è uno sguardo verso il futuro con “Fond farewell”: qui arrivi a dire che torneremo a nutrire la terra e saremo rimpiazzati da grosse scavatrici in cerca di petrolio … è così che vedi il futuro? Steve Wynn: Sai, a volte mi sembra che passiamo la nostra vita a correre dietro inutilmente a così tante cose, sia a livello personale che politico … tanto poi torniamo tutti sotto terra, come se evaporassimo dal mondo. E allora per cosa ci affanniamo? Questa canzone, come anche “Amphetamine”, vuole trovare un motivo per vivere il più pienamente possibile, perché poi tutto passa e passa davvero per sempre. Mescalina: Non si può dire che questo mondo ti lasci tranquillo e pacificato … i tuoi personaggi guidano come pazzi, scappano da qualcosa …Di cosa parla “One less shining star”? Perché quest’uomo vuole lasciare la sua vita pubblica e fuggire in Argentina? Steve Wynn: Semplicemente perché vuole tirarsi fuori dal gioco. Ho cercato di descrivere il bisogno che si prova quando si desidera annullare la propria esistenza e allo stesso tempo si coglie la disarmante verità che il mondo continuerà in ogni caso nonostante la nostra assenza. Ma credo che sia comunque una canzone ottimista. A volte bisogna avere molta forza per andarsene. Mescalina: “Amphetamine” mi fa venire in mente l’Apocalisse … Steve Wynn: Sì, forse è così. È una canzone del tipo “vivi veloce e muori giovane”, sul cercare di trascendere con qualunque mezzo possibile dal guidare veloce, alle droghe, insomma sfidare la morte, fino ad arrivare, come diceva qualcuno … “break on through to the other side”. Mescalina: Hai cominciato in California, ora vivi a New York e registri a Tucson, in Arizona … Steve Wynn: Che strano, eh? Senza dubbio nel cuore rimango californiano, trentaquattro anni lì ti obbligano ad esserlo, ma sono newyorchese per scelta, ma sono anche capace di lasciarmi entrambi questi posti alle spalle e vivere al momento quado vado in Arizona. E poi passo anche sei mesi all’anno on the road. Diciamo che è una bella vita per chi ama cambiamenti ed avventure. Mescalina: Hai scelto di registrare a Tucson perché Chris Cacavs e Craig Schumacher stanno lì o perché è la vicinanza del deserto a dare l’atmosfera giusta per il suono? Steve Wynn: Prima di tutto per Craig e per il suo studio di registrazione, Wavelab, ma anche il posto in effetti è fonte di ispirazione per me.C’è una lentezza nell’aria e un’atmosfera surreale e sembra che questa faccia bene al tipo di musica che sto facendo adesso. Per quanto riguarda Chris, lui ora vive in Germania, così è più sconveniente che mai … magari farò il prossimo disco a Colonia! Mescalina: Non so, ma mi viene da dire che c’è qualcosa in comune tra i tuoi dischi e quelli dei Giant Sand / Calexico / Howe Gelb / Cacavas … anche se poi il tuo suono è più rock, è come se ci fosse un terreno, un senso comune … forse è solo la mia immaginazione, che ne dici? Steve Wynn: A tutti noi piace andare incontro all’imprevisto, trovare quella cosa che non fa parte dei piani, ma che risulta poi la più bella … e concentrare su questa tutto quello che viene, tutto il nostro lavoro. Spontaneità e temerarietà sono due concetti che sono andati perduti o che sono troppo spesso assenti nel rock, e credo che gli artisti che tu hai citato, compreso il sottoscritto, siano tutti folli innamorati alla ricerca di questo chaos. Mescalina: È curioso come nel disco le canzoni più aggressive e più rumorose siano quelle che sono dirette ad Ovest (“California style”, “Hollywood”, “Candy machine”, “Amphetmaine”) … è una coincidenza o è qualcosa che proviene dal tuo passato e che ti porti ancora dentro? Voglio dire, la California è il posto dove hai cominciato tutto con i Dream Syndicate … Steve Wynn: Bè, la California è più che altro uno stato di perenne turbolenza interiore. A New York devi solo lasciarti andare, nemmeno il male, il pericolo e la frustrazione hanno bisogno di essere coltivati. Mentre in California tieni tutti questi cattivi pensieri dentro di te, magari mentre guidi la tua auto, per esempio, e loro cresceranno fino ad esplodere in una maniera terrificante. È questa forma di repressione interiore che mantiene le cose interessanti dalle mie parti. Mescalina: Guarda, voglio dirti che sto davvero apprezzando quello che fai con i Miracle 3 … lungo la tua carriera solista, hai avuto degli alti e bassi, cioè dei cambiamenti tra un disco e l’altro, ma adesso sembra che stai lavorando su un unico suono … Steve Wynn: In questo periodo mi sto godendo la consistenza e l’opportunità di andare a fondo di un suono, cosa che deriva dal suonare con lo stesso gruppo di persone per un periodo di tempo prolungato. Siamo davvero una buona band, buoni musicisti e buoni amici … sembra una ricetta per fare della buona musica, no? Mescalina: Sì, ma non è poi così facile … scavare in un suono, concentrarsi su di esso per trovarne le più piccole sfumature … penso all’arrangiamento d’archi in “Maybe tomorrow”, come ci sei arrivato? Steve Wynn: Ah, mi sono sempre piaciuti gli archi a partire da Brill Building, fino ai Big Star,il primo Elton John, John Lennon … scrivili tutti. Un arrangiamento d’archi può essere molto rock e volevo un quartetto d’archi davvero rock per questa canzone. Sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto e credo che smuova la canzone molto di più di quanto potesse fare, per esempio, il solito assolo di chitarra. Mescalina: E invece perché hai scelto di chiudere con una traccia fantasma? … “If it was easy anybody would do it” rompe un po’ con il resto del disco … Steve Wynn: Sì, però allo stesso tempo riassume un po’ il tutto, no? Ti trovi ad attraversare questa lunga scarica di emozioni e dopo 51 minuti finisci proprio sul lato opposto. È una cosa che si fa tutti i giorni? È una cosa che si fa tanto facilmente? Ovviamente no, ed è questo che rende il passaggio così stimolante. In più è anche una canzone divertente. Mescalina: L’ultima domanda: “Static transmission”, perché questo titolo? L’aggettivo “static” mi fa venire in mente di nuovo quella sensazione da “day after” … Steve Wynn: Sentivo che il disco poteva suonare come la simulazione di una corsa in macchina su una strada vuota e deserta alle due di notte, con la radio che trasmette come fossero due emittenti diverse, qualcosa di statico e di misterioso, quasi dei messaggi segreti da un posto sconosciuto. Una vera e propria messa in onda di un suono, che proviene da un’energia statica. Mescalina: Grazie, Steve. Steve Wynn: Non c’è di che. Bzzzh - bzzzh … segnale spento ... zzzzzhh - zzzzzhh, fine della trasmissione. |