Ermal Meta

Ermal Meta

A Sanremo tra ricordi, libertà e amore per la musica


08/02/2016 - di Ambrosia J. S. Imbornone
Ermal Meta presenta a Sanremo il singolo Odio le favole, brano accattivante dalle sonorità sintetiche e sinuose, ma anche dal testo agrodolce, tra illusioni e impatto con la realtà, e ci racconta il suo primo album da solista, Umano, in uscita per la Mescal.
Ricordate la Fame di Camilla? Il suo frontman, Ermal Meta, dopo oltre 500 date con la band, in Italia e all’estero (comprese le tappe a Londra o in Cina, a rappresentare l’Italia per Hit Week con nomi come i Subsonica, o l’apertura per artisti come Stereophonics, Cranberries e Aerosmith), è diventato poi un autore di grande successo, le cui canzoni per nomi come Patty Pravo, Francesco Renga, Marco Mengoni, Francesco Sarcina e tanti altri, hanno scalato le classifiche italiane, ma ora è pronto a rimettersi in gioco in prima persona e presentare a Sanremo 2016 il suo primo album da solista, Umano, pubblicato dalla Mescal (già negli store digitali dal 5 febbraio e nei negozi di dischi dal 12 febbraio). Dopo aver sentito le sue canzoni interpretate da tante voci, è ora di tornare ad ascoltare la sua voce gravida di nostalgia, sobria e al contempo appassionata, che sa scivolare leggera e fresca sui synth, quasi con grazia e acuti soul, ma anche restare densa di calore malinconico.
Sul palco di Sanremo, tra le fila delle nuove proposte, Meta porterà il singolo Odio le favole, brano dalle sonorità sintetiche e sinuose, associate a un testo agrodolce che racconta illusioni di ieri, distanze di oggi, sogni bellissimi superati dalla realtà, dai suoi ostacoli, ma anche dalla sua fantasia, che supera le fantasticherie ad occhi aperti che coloravano di magia un passato di strade in salite. È un pezzo che cresce con gli ascolti e ben rappresenta un disco dalla lievità elegante, ironica e dolceamara, che cela nuclei pensosi e carichi di profondità, ma spazia anche tra sonorità e atmosfere diverse, da un cantautorato dai suoni contemporanei a un synth-pop ben curato e a ballate emozionanti (non vi anticipiamo altro: leggerete presto su queste pagine la recensione!).
Nello splendido video del singolo, le prime chitarre, le prime canzoni, fogli di carta, rabbia e pugni chiusi, un bambino diventato uomo e i suoi ricordi.



I credits completi del video di Odio le favole

Regia: Budabø
Produzione: Budabø
Bambino:Francesco Tosini
Adolescente: Eric Sarzano
Ragazzo: Stefano Oliva
Fotografia: Giacomo Frittelli
Scenografia: Elena Beccaro
Aiuto scenografia: Francesco Quari
Costumi: Giovanna Armetta
Trucco: Lucia Giacomin
Macchinista/elettricista: Mario Zacchetti, Stefano Teodori
Backstage: Pablo Poletti


La canzone intanto ha già colpito i vertici del Premio Lunezia (o Festival della Luna), che per bocca di Loredana D’Anghera ha elogiato il pezzo, evidenziando che “unisce una mise british ad un sound pop-dance anni `80 e lo fa con equilibrio, avvalendosi di un testo sull`amore che aggancia i parametri della forma canzone musical-letteraria, tema caro al Premio Lunezia".

Abbiamo fatto due chiacchiere con Ermal Meta, prima della sua partenza per la riviera ligure, per chiedergli di parlarci delle sue nuove canzoni, di come vivrà il suo ritorno al Festival in qualità di solista e tanto altro.

Sei già stato a Sanremo, ma è la tua prima volta al festival come solista. È cambiato il modo di vivere quest’esperienza dopo tanti anni che ti muovi in questo mondo? E rispetto a presentarsi con una band, che, come dicevi in questi giorni in altre interviste e come è noto, è come una famiglia, si sentono maggiori o minori responsabilità, visto che comunque nella Fame di Camilla avevi un ruolo importante di un gruppo?

Io credo che sia tutto molto diverso, ma pur sempre lo stesso, per citare Cristina Donà in Universo (“Perché niente è cambiato, anche se tutto è diverso”). Quando sei in una band, la cosa principale è che vieni filtrato: c’è questo filtro di 3, 4, 5 persone, il filtro che l’interazione umana crea e che ti fa percepire meno le tensioni, ma al contempo ti fa percepire meno anche quelle che sono le sensazioni in qualche modo positive (di esaltazione, ecc.); c’è quindi il rovescio della medaglia. In realtà è un’esperienza così figa che alla fine comunque sia te la godi di brutto, perché comunque già il fatto che ci sia un’orchestra gigante, tutti superprofessionisti, ecc. ti mette nelle condizioni sicuramente di pensare che quello che stai facendo sia molto importante.

In questo disco c’è parecchia musica anni ’80, synth-pop, ecc. Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali attuali?

Mah, guarda…i miei riferimenti musicali, non attuali, ma da sempre, sono la bella musica (sorride); per me la musica si divide in due grandi generi, la musica bella e la musica brutta (rido anche io). Tutto il resto sono definizioni che servono per chiarire ciò che c’è all’interno di un disco; io non riesco ad identificarmi, ma non perché non ci riesca per mancanza di riferimenti, ma semplicemente perché a me piace tutto ciò che reputo bello e ciò che è bello mi scuote. I miei riferimenti musicali generalmente si trovano nei libri, perché la musica è nei libri, difficilmente la si trova nei dischi. Ultimamente sto ascoltando un sacco di elettronica (Moderat, Apparat…), una scena di un certo tipo, perché credo che quei chiaroscuri (più scuri che chiari…) mi aiutino a capire qualcosa di più di me stesso.

Nell’album ci sono anche alcune ballate molto efficaci, come Schegge e A parte te, che è la versione originaria di Sempre sarai, portata al successo da Moreno e Fiorella Mannoia. Le parti rappate introdotte da Moreno sembravano fare riferimento a una figura genitoriale; tu a chi o a cosa pensi quando la canti in questa versione (che è un po’ diversa appunto con il suo testo completo)?

Più che a una persona, penso ad un luogo, perché per me l’amore è un luogo, non un luogo fisico, ma è un posto sicuro, è come una coperta sulle spalle, è un sorriso, è dove per la prima volta ti sei sbucciato le ginocchia, è dove per la prima volta hai imparato ad andare in bici da solo; infatti questa canzone è stata scritta dopo un viaggio che ho fatto in Albania, qualche anno fa, quando sono passato davanti alla mia vecchia scuola, nel mio vecchio quartiere, e mi sono emozionato molto a rivedere le stesse cose che non entravano nei miei occhi da moltissimi anni.



Ci sono altri pezzi che hai “prestato” ad altri che potresti re-interpretare tu un giorno? È qualcosa che non esclusi di fare?

Sinceramente non lo so! Questa canzone l’ho inserita nel disco non solo perché mi piace tantissimo e la reputo una gran bella canzone, ma anche perché non è uscita nella sua forma originale e mi sembrava le mancasse qualcosa, o meglio che a me mancasse ascoltarla così come l’avevo scritta: volevo in qualche modo darle quindi un’idea di completezza. Per quanto riguarda altre canzoni, invece…le canzoni, come le persone, hanno il loro destino: se hanno preso una direzione, perché farle tornare indietro? Non so, non lo escludo, ma se mi chiedi uno o più titoli, non saprei indicarli.

Nell’album è inclusa anche una canzone che è già stata un singolo, Lettera a mio padre. Quando scrivi pezzi così personali, senti la musica come una valvola di sfogo e quindi un brano come liberatorio, oppure a volte hai anche temuto che un pezzo personale non fosse da dare in pasto al pubblico? C’era per es. un brano bellissimo che suonavate dal vivo con la Fame di Camilla (Madre), ma è rimasto inedito. Come vivi insomma il rapporto con queste canzoni così personali?

Mah, io credo che la musica debba essere *tutta* personale: anche le canzoni che non appaiono personali, lo sono in realtà. Qualsiasi cosa arriva da dentro di me e non può essere più personale; a volte la forma più cruenta, per così dire, e più cruda di alcune riesce a dare l’idea che siano più personali rispetto ad altre, ma è una questione di forma, piuttosto che di contenuto. Certo, quella canzone ha un tema di un certo tipo ed è stata per certi versi liberatoria, ma per altri è stata semplicemente riuscire a guardare con più chiarezza a certe emozioni. Quale forma migliore, se non la musica?



Con la Fame di Camilla guardavi più ad altri tipi di sonorità, più vicine al rock indipendente inglese, ecc. Pensi che potresti tornare prima o poi a quel genere di canzoni, o lo senti meno attuale/superato o ormai definitivamente meno tuo?

Sì, potrei tornarci; si procede sempre in cerchi in questa vita, incontri delle cose, a volte i cerchi diventano delle spirali verso l’alto o verso il basso…In questo caso sto andando in una direzione che sento naturale, ma nulla esclude che possa anche tornare a delle sonorità come quelle della Fame di Camilla. In realtà io sono felice di godere di una grande libertà: non ci sono logiche, dietro, di musica che “funziona”. Faccio quello che sento e, visto che sono il produttore di me stesso, faccio un po’ come mi pare, ecco (sorride). La cosa di cui sono orgoglioso è che chi ascolta il disco, ascolta esattamente quello che io volevo che ascoltasse, esattamente quello che intendevo, come lo intendevo.

Con “attuale” comunque non mi riferivo alla ricerca di ciò che piace al pubblico, ma al fatto che ogni tanto si dice ad es. “il rock è morto”, “quell’altro genere non può più dire niente”…

Ma il rock non è nelle chitarre distorte, ma nell’attitudine…

Certo!

Io sono convinto di questo. Uno dei più rockettari di sempre è stato Neil Young, eppure ha fatto dei bellissimi dischi, così come concerti con le chitarre acustiche e il rock era molto presente lì dentro. Non sono quindi legato all’idea di rock abbinata al suono, ma sono legato piuttosto all’idea di rock come libertà: il rock è libero, esprime una certa libertà e io mi sento appunto una persona libera, mi sento rock!

A proposito di libertà, ora che hai maturato tanta esperienza come autore e hai quindi un’altra carriera molto fortunata, un’attività parallela a quella di cantante solista, pensi effettivamente di essere più libero in quello che fai di tuo?

In quello che faccio di mio sono sempre stato libero: fino ad ora non ho tirato fuori niente, ma solo per una questione di scelta personale, perché volevo concentrarmi sull’attività di autore e sentivo di fare delle cose, volevo perfezionarmi e migliorare. Nel momento in cui ho incontrato anche le persone giuste, all’interno della Mescal, questo mi ha permesso di tirar fuori un altro lato di me, che era sempre lì e che aspettava.

Il pezzo con cui partecipi a Sanremo Giovani, Odio le favole, è orecchiabile, cresce con gli ascolti, ecc., ma anche se è una mid-tempo non cupa, ha un testo abbastanza nostalgico, anche se con una sua serenità interna. Se in Storia di una favola cantavi di una favola diventata realtà, in questo caso parli di favole senza lieto fine. In entrambi i casi si parte da ricordi del passato: le illusioni secondo te sono legate al tempo dell’adolescenza, oppure si può rischiare di credere in favole che non si realizzano a qualunque età?

Si crede sempre nelle favole, perché alla base di una favola c’è la speranza che qualcosa possa andare bene, contro qualsiasi tipo di previsione. È un po’ il tema dell’eroe, che riesce a sopraffare il destino avverso, per attitudine, per talento e…anche un po’ per culo, se vogliamo! (sorrido) Il pensiero che sta alla base è che la realtà è di gran lunga più interessante e ha più fantasia di qualunque favola: per questo alla fine il messaggio è “Odio le favole”, perché hanno sempre il loro finale e quando ero piccolo e mi raccontavano le favole, ero sempre estremamente deluso dal finale, perché volevo sapere cosa significasse “Vissero felici e contenti” (ridiamo), o magari anche il contrario. Volevo sapere cosa rappresentasse al livello pragmatico questa cosa qui...

Il video diretto da Matteo Serpenti



Quali musicisti ti accompagneranno dal vivo in tour?

Non lo so ancora, ma ci sto pensando: ho la fortuna di conoscere musicisti veramente di valore straordinario, con cui ho lavorato a questo disco, e sinceramente ho solo l’imbarazzo della scelta, ma non perché io sia Prince, ma perché sono grandi amici dal talento smisurato. Qualunque sarà la scelta, io comunque cadrò in piedi, perché sono molto fortunato da questo punto di vista.

Ci saranno delle date di presentazione del disco?

Penso proprio di sì, stiamo lavorando sia a questo che a una tournée vera e propria: io non vedo l’ora di portare dal vivo queste canzoni.

Un aggettivo per Odio le favole e uno per il disco.

Un aggettivo per Odio le favole può essere "realista", mentre l’album è da ascoltare più volte, quindi…è un disco "multi-strato": può avere diverse chiavi di lettura.


Biografia ufficiale

Ermal Meta: già nel nome un destino da seguire…

Per quest’artista la meta è stata già raggiunta come autore di canzoni che si sono fatte ascoltare da milioni di persone attraverso le voci di Marco Mengoni (Io ti aspetto, Pronto a correre, ecc.), Francesco Renga (Era una vita che ti stavo aspettando), Emma Marrone (Occhi profondi, Arriverà l’amore), Annalisa Scarrone (Non so ballare, La prima volta, ecc.), Chiara Galiazzo (Straordinario, Vieni con me, Il meglio che puoi dare, ecc), Patty Pravo con cui duetta in Non mi interessaClementino (Sotto le stelle), Francesco Sarcina (Femmina, Un miracolo, ecc.) al cui disco ha lavorato anche in qualità di produttore & arrangiatore, Lorenzo Fragola (La nostra vita è oggi e Resta dove sei) e recentemente ha firmato le musiche di 21 Grammi, la nuova hit di Fedez.

Anche la sua voce ha raggiunto vaste platee: nel 2007 dà vita alla band La Fame di Camilla con cui pubblica tre album (l’omonimo del 2009, Buio e Luce nel 2010 e L’Attesa nel 2012), di cui è voce e autore di tutte le canzoni. Con questo indimenticato progetto viaggia in tour per 3 anni calcando quasi 500 palchi sparpagliati sulla nostra penisola, condividendo quelli di Stereophonics, Cranberries e Aerosmith e approdando all’ Heineken Jamming Festival e al Festival di Sanremo nell’edizione del 2010; quasi a rappresentare il manifesto di questo progetto, presenta il brano Buio e Luce, che nel giro di poche ore diventa una hit radiofonica.

Archiviata l’esperienza di gruppo, il percorso da solista lo porta a essere inserito nelle colonne sonore di Braccialetti Rossi con Tutto si Muove nella prima stagione e con Volevo perdonarti, almeno nella seguente.

Ermal Meta ha recentemente chiuso i lavori relativi al suo primo disco solista che sfaterà definitivamente la teoria che vuole gli autori di successo lontani dal microfono; con una voce impreziosita da una leggerezza esotica e con una tecnica affinata negli anni nonché un’innata eleganza, Ermal è pronto a raggiungere una nuova Meta.

Lo starter d’inizio a Sanremo 2016 con Odio Le Favole, il singolo che inaugura l’album in uscita durante la settimana festivaliera, in gara tra le nuove proposte.

 

Info:

www.facebook.com/ermalmetainfo

https://www.youtube.com/channel/UCJbWj2ntPh3vQ4OIARcFF8Q

https://itunes.apple.com/it/artist/ermal-meta/id316392556

http://mescalmusic.com/

https://www.facebook.com/mescalofficial

 

Si ringraziano Ermal Meta, Manuela Longhi e la Mescal.

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