Il Walter Beltrami Trio, Wb3, è uno dei gruppi esordienti della scena jazz nazionale: Walter Beltrami (chitarra), Emanuele Maniscalco (batteria) e Roberto Bordiga (contrabbasso) sono tre giovani bresciani, che hanno pubblicato il loro primo disco con la Philology dopo aver vinto il Premio “Incroci Sonori” al Moncalieri Jazz Festival.
Sono la prova di un fermento di talenti emergenti, che esiste e merita di essere scoperto non solo a livello di rock: noi li abbiamo incontrati davanti ad un’insolita pizza alla pasta verde.
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Il Walter Beltrami Trio, Wb3, è uno dei gruppi esordienti della scena jazz nazionale: Walter Beltrami (chitarra), Emanuele Maniscalco (batteria) e Roberto Bordiga (contrabbasso) sono tre giovani bresciani, che hanno pubblicato il loro primo disco con la Philology dopo aver vinto il Premio "Incroci Sonori" al Moncalieri Jazz Festival. Sono la prova di un fermento di talenti emergenti, che esiste e merita di essere scoperto non solo a livello di rock: noi li abbiamo incontrati davanti ad un'insolita pizza alla pasta verde. |
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Mescalina:
Dal momento che il sottoscritto e molti dei lettori di Mescalina sono
dei profani del jazz, volevo chiedervi se quando componete e improvvisate
seguite più l'ispirazione o dei passaggi, delle scale che avete studiato,
magari ascoltato? Mescalina:
E quanta coscienza c'è di trovare un suono vostro scavando anche in cose
altre dal jazz … per esempio io ho intravisto qualcosa dei Radiohead … Mescalina:
Al di fuori di Brescia che tipo di visibilità avete? E quanto siete considerati?
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Mescalina: Da collaborazioni come quella con Enrico Rava? Emanuele Maniscalco: Forse lì è addirittura troppo! Nel senso che personalmente è stata una cosa abbastanza superiore alle attese, anche se da molto tempo sapevo che lui insegnava a Siena e mi sarebbe piaciuto da qualche anno poter fare questa esperienza: il fatto di esser poi stato chiamato da lui è un'occasione per dimostrare che siamo dei ragazzi sì giovani, ma che abbiamo qualcosa da dire, che possiamo esprimerci. Forse lì dal punto di vista della visibilità suoni con uno dei due o tre personaggi più visibili dell'Italia e anche nel mondo. Mescalina: Farai delle date con lui? Emanuele Maniscalco: Sì, faccio due o tre date, tra l'altro completamente a scatola chiusa, perché abbiamo suonato insieme quest'estate, lui si è fidato di questo progetto, ma il repertorio è ancora da definire, le prove sono ancora da fare, insomma è una cosa che deve ancora arrivare. Mescalina: Però, se si vuole parlare di una scena jazz, queste sono le cose che la costruiscono, che ti fanno sperare anche per il futuro, no? Emanuele Maniscalco: Questo tipo di conferme, oltre che arricchirmi a livello umano e artistico, come già successo perché ho collaborato con Stefano Battaglia, sono esperienze di grande rilievo. E sotto sotto emerge anche quella componente di dire "io suono con queste persone e questo contribuirà a far sì che, se un domani la mia visibilità o la visibilità di uno di noi aumenta, anche i progetti nostri possano evolvere più facilmente". Stavamo parlando di Stefano Bollani prima, che è della scena diciamo da una decina d'anni, ma che è molto conosciuto a livello di pubblico da tre o quattro e, adesso con tutti questi ganci e gruppi a cui ha partecipato, è arrivato a poter suonare le sue cose: lui ha smesso di suonare con Enrico, non perchè si è stufato, ma perchè è arrivato ad un punto in cui può permettersi di proporre i suoi progetti, a suo modo e brillare di luce propria. Mescalina: Però lo può fare dopo anni ... Emanuele Maniscalco: Bè, ha le capacità per farlo e sicuramente sì, ci vuole tantissima esperienza … Mescalina: Voi adesso quanto tempo spendete in questo progetto? Walter Beltrami: In realtà tantissimo, anche a livello economico! Poi stiamo lavorando anche su del materiale nuovo: in questo momento siamo in continua crescita, soprattutto gli ultimi due concerti sono stati molto diversi e quindi non è il momento ideale ancora per catturare il suono del gruppo in un nuovo disco, perché lo stiamo continuamente evolvendo … Mescalina: Nelle vostre composizioni finora mi è sembrato di intuire due filoni: tu Emanuele più sulle ballate e tu Walter su pezzi più mossi … Emanuele Maniscalco: Sì, io ho sempre avuto nelle composizioni fino adesso un filone abbastanza crepuscolare, abbastanza europeo diciamo … Mescalina: Componi al piano? Emanuele Maniscalco: Sì, anche perchè molte possibilità del pianoforte dal punto di vista della disposizione sonora e della stratificazione armonica sono riproducibili dalla chitarra in modo diverso. Fino adesso comunque la forza più convincente l'ho trovata in brani lenti, molto melodici. Mescalina: In generale il disco ha un suono malinconico, non solo nelle ballate … Emanuele Maniscalco: Bè, era novembre! Questa in realtà è una cosa molto bella, perché indica una sincerità di fondo: siamo dei bravi ragazzi! Walter Beltrami: In realtà questo è il motivo per cui il prossimo disco non voglio registrarlo a novembre! Mescalina: Quindi lo farete ad agosto? Roberto Bordiga: Diciamo in primavera … Mescalina: Walter, la tua vena invece è più mossa, penso a "Kubla Khan" … Walter Beltrami: Penso che sia una cosa anche un po' casuale, anche se in un certo senso è vera, però ho scritto anche molte ballads. Comunque in questo trio è venuto fuori più spontaneo questo tipo di sonorità e forse sono uscite anche le vene che ci rappresentano di più, può anche darsi a livello di inconscio. Invece i nuovi pezzi rispecchiano molto il momento in cui sono adesso, in realtà ogni volta in cui si fa un disco si ha già superato il suono che si sta registrando … comunque i pezzi che sto scrivendo ora sono molto diversi. È un lavoro compositivo di mesi in cui mi sforzo di consolidare una specie di filone che è quello che sento di più, un mood di base che sento che si evolve. Emanuele Maniscalco: È un alfabeto, un linguaggio che si easurisce con il tempo e si sviluppa in altre direzioni. In un certo senso io mi sforzo sempre di scrivere cose che diano spazio e possibilità poi anche agli altri in fase di lavorazione e dal vivo: cerco spesso di scrivere brani che si possono suonare in varie formazioni, in diversi momenti e con diverse personalità. Fondamentalmente è una ricerca, una sintesi, che forse non arriverà mai, però è forse l'unico pensiero che io ho quando scrivo della musica. Mescalina: Quindi cerchi anche di evitare di stare in un settore … Emanuele Maniscalco: Sì sì, cerco di evitare il fatto di dire che ci sia solo un genere, non è questione di non avere un suono … Mescalina: Bè, anzi, l'ideale è avere un suono e non stare in un settore, anche se questo forse non favorisce un discorso di visibilità … Emanuele Maniscalco: Esatto, può rimanere il nostro suono, ma in modo libero: questo è molto importante per l'omogeneità del gruppo. Le composizioni devono riuscire ad adattarsi in questo tipo di concezione in modo da farci conservare un'identità pur nella varietà di espressione … io ho un'ambizione di espressione personale e di contatto con la musica totale, un'immersione totale in quello che faccio, di conoscenza e di scambio con le persone che rientrano nei miei progetti e che mi si avvicinano: poi, una volta che questo tipo di esigenza è soddisfatto, la visibilità e l'ambizione ad emergere è quasi secondaria dal momento che esiste una certa coerenza … Mescalina: È vero, però parli anche dal punto di vista di un musicista giovane: non te lo auguro, ma tra un po' di anni questo potrebbe non bastarti e provocarti un senso di frustrazione … Emanuele Maniscalco: Può darsi, ma quello che io credo e sperimento in un certo tipo di ambiente dell'espressione è l'essere completamente dentro quello che si fa: questo offre una visibilità magari più silenziosa, ma a mio parere più giusta, più concreta e più radicata. Io penso che un musicista, quando riesce a seguire questo tipo di concetto, può sperare in una visibilità sana … Quello che io cerco è di starci dentro fino in fondo e di comprendere meglio me stesso e quello che facciamo. Devi mantenere questa coerenza verso la tua musica, perché sei tu, perché devi starci dentro tu, altrimenti il pericolo è di farsi acchiappare da qualcosa che non è la tua musica, che non sei tu: questo conta, non il genere che suoni, ma quello che cerchi di seguire. |