Ben Glover

Ben Glover

Un irlandese negli USA


05/03/2017 - di Laura Bianchi
Sono ormai imminenti i concerti italiani del songwriter nordirlandese Ben Glover, l`8 marzo a Cantù; il 9 marzo a Bovolenta; il 10 marzo a Livorno; l`11 marzo a Brescia; il 12 marzo a Borgarello (PV); il 13 marzo a Bolzano. Lo abbiamo raggiunto per porgli qualche domanda, a cui ha simpaticamente risposto.

(Sotto, la versione in inglese).

D. Cosa ti ha spinto verso gli USA in generale, e a Nashville in particolare, dalla tua nativa Irlanda?

R. Ho compiuto nel 2007 il mio primo viaggio a Nashville, per realizzare qualche collaborazione nella scrittura. Ho subito sentito un rapporto intenso con la città e con la sua atmosfera creativa. Durante quel viaggio ho anche incontrato la mia futura moglie, Emilie. Così, fin dalla mia prima visita, Nashville mi ha subito attirato a sé a livello sia musicale sia personale.

D. Sembra proprio che tu ami le collaborazioni con altri artisti: cosa hanno dato a te nel corso degli anni, e cosa pensi che abbiano ricevuto da te?

R. Ho imparato così tanto dallo scrivere e collaborare, che è impossibile per me immaginare il mio percorso senza queste esperienze. Collaborare espande il tuo scenario creativo esattamente come viaggiare allarga la tua visione del mondo. Una delle cose principali che ho imparato dal lavorare con gli altri è che i risultati migliori vengono quando entrambe le parti hanno intenzione di scavare quanto più possibile per una canzone. Essere onesti e coraggiosi nel processo creativo è probabilmente la cosa più importante che ho imparato lavorando con altri.

D. In Italia amiamo molto il lavoro di Mary Gauthier; ci racconti qualcosa sulla vostra amicizia?

R. Mary ha un’anima splendida. E’ stata una grande insegnante e una grande amica per me e sono grato del fatto che noi continuiamo ad avere un percorso musicale e personale molto vicino insieme.

D. Sappiamo anche che tu ami l’Italia. Pensiamo che non sia solo per il cibo e il paesaggio…cosa trovi in Italia? Pensi ci sia una specie di somiglianza fra italiani e irlandesi?

R. Amo l’Italia! E’ antica, misteriosa, imprevedibile e attraente. Sia italiani sia irlandesi sono molto passionali, barbuti, e penso che questo sia solo uno dei punti in comune. Mi sento molto a mio agio in Italia…è un paese speciale.

D. Parliamo un po’ del tuo ultimo (splendido!) album; è chiaro che in The Emigrant puoi parlare in prima persona riguardo alla tua vita di emigrante. Ma c’è qualche differenza fra la tua vita personale e quelle di cui racconti nel tuo disco?

R. The Emigrant è un insieme di canzoni mie e canzoni dalla tradizione folk del passato, che riguardano non solo l’emigrazione ma anche i temi del disorientamento emotivo. Volevo che tutti i personaggi nelle canzoni avessero subito qualche forma profonda di cambiamento, dovuta a uno spostamento o fisico, o psicologico. Le canzoni che ho scritto per l’album comunque esprimono senza dubbio l’esperienza della mia emigrazione.

D. Cosa pensi riguardo alla musica indipendente? E’ difficile portare avanti un modo originale di lavorare ed esprimerti nell’industria discografica?

R. Viviamo in un momento in cui è possibile fare proseguire la musica in un percorso indipendente e penso che sia una grande cosa. Certo, ciò significa che molta gente produce molta musica, e così può essere molto difficile farsi largo nella massa. C’è un sacco di gente che cerca di farsi ascoltare! Ma come ogni carriera, anche questa ha le proprie sfide e richiede molta determinazione, autostima e coraggio per resistere. Comunque, se tu credi nelle tue canzoni e in quello che stai facendo, allora non hai altra scelta, se non quella di continuare a fare del tuo meglio.

D. Se tu dovessi suggerire un percorso attraverso la musica irlandese a un ascoltatore italiano, quali nomi faresti?

R. Ci sono così tanti grandi artisti irlandesi che è difficile raccomandarne solo qualcuno. Comunque, la grande band The Dubliners potrebbe essere un buon punto da dove iniziare. Sono anche un fan di Christy Moore e di sicuro lo raccomanderei.

D. Infine, che tipo di reazione ti aspetti dal pubblico che viene ai tuoi concerti?

R. La nostra esibizione è piuttosto ridotta all’osso in questo tour: siamo solo io e un eccellente chitarrista, Colm McClean. Il suono è abbastanza essenziale e naturale, ma cerchiamo sempre di suonare con onestà e passione, e spero che il pubblico si trovi in sintonia con noi.

Per informazioni sul tour di Ben Glover, consultare il sito

https://www.benglover.co.uk/tour

 

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Originale in inglese:

What did you push towards U.S. in general, and Nashville in particular, from your native Ireland? In 2007 I made my first trip to Nashville. I was there to do some co-writing. I felt an instant connection to the city, to the creative environment there. I also met my future wife, Emilie, on that trip to Nashville. So from my very first visit Nashville had a very strong pull on me both in a musical and personal level.

It seems that you do like collaborations with other artists: what did they give to you along the years, and what do you think they got from you? I have learned so much from writing and collaborating that it`s impossible for me to imagine my journey without those experiences. Collaborating expands your creative landscape in the way traveling expands your view of the world. One of the main things I learned from working with others is that the best results come when both parties are willing to dig as deep as possible for the song. Being honest and courageous  in the creative process is probably the most important thing I have learned from working with others.

I`m probably not the best one to ask what my co-collaborators have got from me - that`s something you`ll to ask them! I hope though that my experiences and musical background has enriched any collaboration I`ve been involved in.

In Italy we love Mary Gauthier`s work; can you say something about your friendship ? Mary is a wonderful soul. She`s been a great teacher and a great friend to me and I`m grateful that we continues to be a close musical and personal journey together.

We also know that you like Italy. We think it`s not only for our food and landscape...what do you find in Italy? Do you think there is a sort of similarity between Irish and Italian people? I love Italy! It`s ancient, mysterious unpredictable and alluring. Both the Irish and the Italians are very passionate, furry people and I think I find that one of the common grounds. I feel very at ease in Italy...it`s a special country.

Let`s talk about your (outstanding, imho) new album; it`s clear that in The Emigrant you can speak personally about expatriate life. But is there any difference between your personal life and the ones you`re talking about in your album? The Emigrant is a mixture of my own songs and older songs from the folk tradition that deal with not only emigration but the themes of emotional displacement. I wanted all the characters in the song to have undergone some deep form of change due to either physical dislocation or psychological dislocation. The songs that I have written for the album though definitely express my experience of my emigration.

What do you think about independent music? Is it difficult to manage a personal way of working and expressing yourself in music industry? We live in a time where it’s possible to pursue music in an independent route and I think that’s a great thing. It does mean though that a lot of people are putting out a lot of music so it can be very difficult to break through out of the masses. There a lot of people trying to be heard! Like every career path it has its challenges and it takes a lot of determination, self belief and grit to keep going. However if you believe in your songs and what you are doing then you have no choice but to keep doing your best.

If you should suggest a path through Irish music to an Italian listener, who should you name? There are so many great Irish artists that it’s hard to recommend just a couple. However the great band The Dubliners would be a good place to start. I’m also a fan of Christy Moore and would recommend him for sure.

What kind of reaction do you expect from the audience attending to your gigs? Our performance is quite stripped back on this tour - it’s myself and a brilliant guitarist called Colm McClean. The sound is quite raw and organic but we always try to play with honesty and passion and I hope that the audience connect with that.

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