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Mescalina: Perché non un disco di soli
brani originali, perché alcuni entravano già in questo contesto?
Gang: Certo, ad esempio il rapporto con l'America Latina è anche
generazionale, noi figli dei Che Guevara, e poi dei Chico Mendes, dei
movimenti custodi della terra con i quali confrontarsi per non limitarsi
al solo spaccato italiano, ma a una cultura più grande. E quindi certe
canzoni le avevamo già scritte: "Comandante" , "Chico Mendes", "La Pianura
dei 7 Fratelli".
Mescalina:
A queste belle "riprese" avete aggiunto alcune nuove canzoni, canzoni
così belle da far pensare che avreste potuto arrivare alla fine anche
con un disco di soli pezzi nuovi…
Gang: Certo avremmo anche potuto farlo, però avremmo finito col
ripeterci, per tornare negli stessi luoghi.
Mescalina:
Ti ho fatto questa domanda perchè da un punto di vista commerciale, o
meglio, se vuoi, di visibilità, un disco con sole nuove canzoni avrebbe
avuto un impatto maggiore …
Gang: Sai, il progetto è nato e si è sviluppato con l'idea che
fosse solo un lavoro per la Cia, che si limitasse a quelle 1000 copie
con il dvd. Poi a lavoro ultimato abbiamo pensato che il disco potesse
anche avere un risvolto di tipo commerciale e potesse essere distribuito.
Mescalina: "4
maggio 44 - In Memoria" testimonia con semplicità la sua agghiacciante
verità: è un brano che emoziona profondamente.
Gang: Ti ringrazio, mi fa piacere perché è una storia nostra alla
quale siamo molto legati. Fa parte di una identità territoriale, la resistenza
nelle Marche e il suo eccidio più grave. Avendo l'occasione di cantare
ancora il rapporto tra la cultura contadina e la resistenza, la storia
della famiglia Mazzarini era esemplare.
Mescalina:
Poche parole che feriscono il cuore con quella ripetizione ossessiva dei
nomi …
Gang: È come dici tu, una lama che riapre una ferita anche attraverso
l'elencazione dei nomi di tutta la famiglia. Io sono contento che sia
una canzone che possa tener viva la memoria di un episodio che non si
può dimenticare.
Mescalina:
La cultura contadina, la tradizione della terra madre sono evocate in
modo esemplare in "E' terra nostra" e "Lacrime del sole" …
Gang: Io dico sempre che se dovessi immaginare la mia anima la
vedrei nelle colline di casa mia, è il paesaggio al quale tendo sempre
di più assomigliare, forse sto invecchiando, non lo so. Però la collina
mi da il senso della malinconia, di quella dolcezza che si spera sempre
di raggiungere nelle relazioni umane.
Mescalina: Non credi che la memoria corra veramente il rischio
di essere cancellata da una falsa globalizzazione, anche dai libri di
scuola ?
Gang: Certo, io non la penso come De Gregori che dice che la storia
siamo noi. Pochissime volte siamo stati la storia, noi siamo le storie.
E lo storie, come dice Portelli, salvano la storia ufficiale, quella dei
vincitori, e restituiscono un'altra verità che è quella dei vinti e da
questo punto di vista la cultura contadina è sempre stata una cultura
vinta.
Mescalina:
Insomma si possono gettare semi antichi per far crescere il ricordo, per
non sperperare un'eredità che in pochi sembrano voler cogliere e in molti
voler seppellire ?
Gang: È indispensabile, se si va come io auspico, verso la "cosmopoli"
che indicava Ernesto Valducci, è indispensabile recuperare il bagaglio
della tradizione della terra, perché è l'unica cultura che ci permette
oggi di riallacciare le relazioni umane. Pensa alla guerra, oggi i problemi
non possono essere risolti come negli anni '70 solo dal punto di vista
ideologico, noi eravamo con il Cile perché c'era il socialismo o con Fidel
Castro e il Che perché i cattivi erano gli americani. Allora difendevamo
una bandiera. Oggi non posso dire di stare dalla parte del popolo iracheno
o di quello afghano in nome di una bandiera, lì corri il rischio che ti
taglino la testa se sei comunista.
Mescalina: Allora si deve tornare indietro, molto indietro …
Gang: Sì, bisogna ritornare all'essenza vera, all'essenza umana.
Insomma il lusso che ci dovremo permettere è quello di passare dalla parola
"compagno" alla parola "fratello". Quello che resta del comunismo in questo
paese lo vedo come una possibilità per far sì che le tre grandi tradizioni
di questo paese si riuniscano in una nuova identità. La colla vera della
tradizione cristiana, socialista gramsciana e quella delle minoranze eretiche,
è il grande umanesimo di razza contadina, quella cultura che per secoli
ha fatto a meno della storia. Il tempo è scandito dalle stagioni, ha una
concezione ciclica, non è una linea retta che va all'infinito verso il
meglio, ma si ritorna indietro.
Mescalina:
Anche in America, nell'America di Bush, la tradizione viene riscoperta
e considerata un patrimonio immenso. Stando alla musica è sotto gli occhi
di tutti l'immenso lavoro fatto da Bruce Springsteen o la grande riscoperta
di Johnny Cash …
Gang: La cultura americana da questo punto di vista, e parlo dell'altra
America, quella della cultura pacifista, libertaria, si è sempre basata
sul sincretismo, sull'unione di altre culture. Il problema in questo paese
è che non c'è più cultura perché non c'è più rispetto delle culture. L'umanesimo,
che è la più grande "invenzione" italiana, l'idea dell'uomo universale
partiva da qui, era il confluire di tante culture in una sola; oggi l'unica
cultura imperante in Italia è quella della merce. In America il rock è
nato dal confluire di tante culture musicali, quella blues, country e
folk: l'incrocio vero è quello tra Woody Guthrie, Pete Seeger e Leadbelly,
la radice del rock è questa. L'Italia, pur essendo molto ricca da questo
punto di vista, perché la ricchezza è data dalla diversità, non riesce
ancora ad adottare un sistema capace di unire. La cultura popolare non
ha come caratterista l'universalità, lo dico sempre, non può scendere
a patti con la merce, la cultura popolare è eterna, come dice Garcia Lorca
è sempre la solita guerra tra l'eternità e il denaro
Mescalina: "Il
lavoro per il pane" è un po' il riassunto e la speranza di tutto, ma non
è utopistico pensare oggi alle multinazionali mangiate da una rivoluzione
contadina?
Gang: Le multinazionali si accaparrano sul mercato la fetta della
distribuzione. Però ci sono altre realtà che vivono, che si sviluppano
in consorzi e cooperative, che cercano di risolvere il problema della
cattiva qualità della vita allontanandosi dalla città assediate dal potere
e dal mercato. Un fenomeno che va rivalutato dal punto di vista economico
e sociale, anche perché l'industria manifatturiera sta sparendo, non solo
nelle Marche.
Mescalina:
Un ritorno alle origini come dicevamo prima. Ma per ricominciare si deve
arrivare alle fine o si può sperare di ricostruire non partendo dalle
macerie che rischia di lasciare questo secolo?
Gang: Questo dipende dall'astuzia, dall'intelligenza, dalle scelte
che vengono fatte anche nel quotidiano da tutti noi. Io penso che la responsabilità
di tutto questo sia di tipo individuale. Quando non ce la fai più a sopportare
il quotidiano, dovrai per forza di cose guardarti intorno per cercare
qualche matto come te, deciso a fare la scelta giusta.
Mescalina: In un ipotetico mondo migliore, quali canzoni scriverebbero
i Gang? Te lo chiedo perché la vostra musica è totalmente funzionale alla
società in cui nasce e vive …
Gang: Io penso che "Il lavoro per il pane", la canzone che citavi
prima, sia una delle prime canzoni da dedicare alla città futura, e non
a caso che tocchi a lei chiudere il nuovo disco. E poi spero di potermi
dedicare alle canzoni per bambini, alla cultura del pomodoro e dell'ortaggio
che negli ultimi tempi mi entusiasmano più della chitarra.
Mescalina:
In questo disco ci sono molti musicisti che hanno collaborato con voi
e dal punto di vista del suono mi sembra ci siano molte scelte indovinate.
Ballate folk in cui trovano spazio fiati Hammond e violoncelli.
Gang: Guarda, la soddisfazione più grande, ecco perché ritorno
al periodo di "Le radici e le ali", è stata quella di sentire ripetuta
questa frase: "ecco finalmente un disco dove ho suonato". Tutti coloro
che hanno collaborato al disco se ne sono andati scarichi, l'energia l'avevano
spesa suonando.
Mescalina: Quasi
avessero fatto un live …
Gang: Esattamente, il discorso era quello di trovarsi e stare
bene insieme suonando. Non cercando la perfezione assoluta ma piuttosto
la spontaneità, anche correndo il rischio delle imperfezioni.
Mescalina:
Internet ha liberato grandi spazi, anche nella critica musicale, quanta
libertà, sincerità, passione c'è ancora nella stampa specializzata?
Gang: Io dico che non esiste più la critica musicale. Dall'epica
della critica italiana sono nati degli uomini di buona volontà come Max
Stefani del Mucchio o Carù del Buscadero e da quella generazioni poi tanti
altri. Però mi sembra che la fedeltà a quel tipo di critica, alla sua
funzione sociale sia stato abbandonato, perché la gran parte dei cosiddetti
critici di oggi aspira alla biografia del musicista di successo piuttosto
che a fornire i mezzi per analizzare il prodotto. Insomma i giornalisti
hanno contribuito a trasformare quella che era cultura in merce affidata
a un mercato privato.
Mescalina:
Ci sono mostri sacri che la stampa non osa criticare, dico Capossela e
Tom Waits tanto citarne due artisti di spessore …
Gang: Ti rispondo con un frase di Claudio Trotta. Eravamo con
lui a guardare la rassegna stampa ai tempi di "Storie d'Italia" e io dicevo:
"ragazzi non c'è un articolo che parla male del disco" e lui disse: "per
forza è come la Ferrari che vince tutto quando gli altri sono mezze seghe".
Mescalina: Quindi
nella musica quel poco di buono che c'è va protetto …
Gang: Sì, in Italia non si può parlar male di Capossela, non perché
fa dei capolavori, ma perché se parliamo male anche di lui cosa ci rimane?
Solo le mezze seghe. E questo, purtroppo, e non è una questione ideologica,
è un paese in mano alle mezze seghe. Un grande paese lo fai con i grandi
uomini diceva Henry Miller, e anche la musica la fai con uomini che sono
organici alle realtà culturali, non copiando quel che senti dall'altra
parte dell'oceano. Bisogna avere il coraggio di dire che queste sono schifezze.
Mescalina:
Ne esce un mondo, non solo musicale, molto mediocre …
Gang: Sì, Antonello Salis uno dei più grandi artisti italiani
è costretto ad andare in Francia se vuole suonare perché qui non ha spazi
…
Mescalina:
Non è l'unico …
Gang: Certo, non è che chi parla è un uomo grande, sia inteso,
io sono l'ultima mezza sega, però la musica va salvata in base all'articolo
9 della Costituzione che ricorda che questa Repubblica promuove la cultura
attraverso i suoi organismi. Siamo in balia di privati che vogliono fare
i soldi e almeno in questo la critica dovrebbe fare la critica e dire
che siamo sommersi da pessima musica.
Mescalina:
Per questo disco, tornando a qualcosa che io penso sia ancora musica con
la M maiuscola, avete firmato un contratto con Lifegate: su quali basi?
Gang: Un contratto che vale per questo disco, poi vedremo. Credo
a questi progetti che partono da investimenti che prescindono dalla merce.
Penso che Lifegate sia una struttura di tipo commerciale con supporti
culturali non indifferenti.
Mescalina: Rispetto al progetto con Cia Marche la scaletta dei
brani sul disco per pubblicato per Lifegate è la stessa ?
Gang: È la stessa, manca solo il Dvd per una questioni di diritti.
Mescalina: Non
mi resta che chiederti fino quando dobbiamo resistere?
Gang: Ora e sempre! Anche se la resistenza è stata vissuta dalla
nostra generazione in termini di resa.
Mescalina:
Se dobbiamo resistere però vuol dire che c'è sempre qualcosa che non va
…
Gang: Senza dubbio, tempo fa un'ex partigiano ottantenne mi ha
detto semplicemente che non è un discorso di utopia: l'orizzonte più l'avvicini
e più s'allontana. La concezione nostra del tempo è contadina nel senso
che è quella della ruota, del cerchio. Ogni partenza è un ritorno. La
mia generazione si è arresa per vincere e abbiamo sempre perso, come diceva
Guthrie, perché siamo nati per vincere.
Si ringraziano per le foto Markus Sotto Corona, Andrea Parodi e il sito
www.thegang.it.
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