Le
interviste di Mescalina peccano solitamente di lunghezza, ma con gli
Yo Yo Mundi questa si è tramutata in una piacevole virtù: Paolo Enrico
Archetti
Maestri ha risposto alle nostre domande con l’entusiasmo e con la sensibilità
che da sempre contraddistinguono la musica della sua band.
In sintonia con la sua spontaneità e con la piena coscienza di ciò che
questo
comporta, ci piace ricordare il titolo del loro ultimo singolo come un
filo sottile che
percorre tutte le loro canzoni e anche questa nostra chiacchierata: “Libertà”!
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Mescalina:
Ciao a tutti gli Yo Yo Mundi! |
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Mescalina: Mi raccontate qualche particolare/aneddoto soprattutto
sui Thin White Rope?
Yo Yo Mundi: Oh sì, certo! Pensa che ad un certo punto eravamo a pochi giorni dalla consegna di “Percorsi di Musica Sghemba” e il dat con le registrazioni di Guy Kyser non arrivava. Lo abbiamo tempestato di mail e telefonate senza risposta. Quando ormai disperavamo è giunto il tutto e un suo messaggio, ho registrato di notte da un amico per farvi risparmiare … e per la collaborazione ci ha chiesto solo un minimo rimborso spese. Che meraviglia! Su Fossati l’aneddoto curioso, il primo che che mi viene in mente, è quello che riguarda un’esibizione per la trasmissione Taratatà (RAI DUE) dove suonavamo insieme la nostra “Estasi e Delirio”. Il mio amplificatore era proprio puntato verso il pianoforte ad un volume decisamente potente, ancora oggi ridiamo di quel momento e delle prese in giro che ci siamo reciprocamente dedicati! Mescalina: Torniamo al singolo: c’è poi uno dei vostri pezzi strumentali, ”Siccità”, tratto da “La storia del bacicalupo innamorato”, libro di favole con disegni e colori … Yo Yo Mundi: E’ un’idea che ci ha conquistato a poco a poco, intanto avrai e avrete capito che gli Yo Yo Mundi sono animali immaginari che si cibano di progetti trasversali, abbiamo bisogno il più possibile di sfogare la nostra creatività e di uscire il più possibile dai cliché immobili dell’italica penisola. Insomma per varie ragioni credo che andare avanti con la formula disco di canzoni tour avrebbe ucciso il gruppo, le esigenze creative e anche di approccio - anche culturale - di ognuno di noi hanno portato la nostra musica a voli trasversali, a volte voli pindarici certo, ma sicuramente più emozionanti di percorsi di routine. Tornando alla favola tutte le notizie a proposito di questo lavoro le trovate sul sito di Impressioni Grafiche Editrice www.eigeditrice.it ordinatela per i vostri fratellini e sorelline, per i bimbi che vi gioiscono intorno! Noi possiamo aggiungere che è - in qualche modo - un prgetto solidale, l’autore si chiama Marco Castelnuovo, che nel libro ci sono tavole bellisime e coloratissime opera di Marco e dei ragazzi dell’Istituto Statale d’Arte Jona Ottolenghi di Acqui Terme. Ci sono anche le sagome dei bacicalupi da ritagliare per farne dei burattini e infine il cd con le nostre musiche, un totale di dodici tracce e cioè una filastrocca irresitibile intitolata “Baci Cica Calu Lupo”, due brani - per così dire - riumoristici, due canzoni “L’Albero genealogico dell’Esistenza” e “Non si sa mai” e sette brani strumentali dove ci siamo scatenati sia da un punto di vista compositivo e sia da quello espressivo. Mescalina: Alcune vostre canzoni mi ricordano tanto certe storie e arie popolari, apparentemente infantili, innocenti, che si portano dentro profondi significati culturali e sociali … di vita … Yo Yo Mundi: E mi tocca di nuovo ringraziarti! Vuol dire che abbiamo centrato uno degli obiettivi che ci siamo posti all’inizio dell’avventura Yo Yo Mundi. Che è poi quello di essere semplici e diretti, ma di cercare a volte - e con tutti i rischi del caso - di essere nella scelta dei temi e dell’esposizione un po’ più profondi. Insomma - se mi permetti una boutade - l’idea di fare i cantastorie del 2000 ci appassionava molto. Credo che si senta questa cosa nelle nostre composizioni, credo che si senta il profondo piacere di chi traghetta ogni giorno un pugno di canzoni dai confini della memoria - e dai margini della bellezza! - fino alla piazza, e alle persone che di volta in volta la abitano. Mescalina: Altre invece sono pensieri che arrivano direttamente dal cammino di una coscienza, personale e sociale … penso alle ultime “Dio è triste”, “Ambaradan” … Yo Yo Mundi: Ah, sì anche questo è un dovere primario di un novello cantastorie (ma anche un piacere e, quando cominceranno con i divieti imposti da i nuovi padroni del mondo: anche un diritto!!!). Bisogna far ridere e pensare, divertire e sognare, riflettere e cantare. Insomma poiché non abbiamo scelto di fare musica per riempire le nostre tasche e quelle di altri di tanti soldini fumanti (non mi chiedere perché “fumanti” mi piaceva e basta!), ma bensì perché mossi da altri sogni, da altre idee. Mescalina: A proposito dell’attuale oligarchia economica dominante a cui fate riferimento in “Ambaradan”, mi sembra che siate piuttosto sensibili e vicini a un discorso di solidarietà … no global? Yo Yo Mundi: Hai visto che belle facce in giro quando si parla di Pace e di “Un mondo migliore possibile”? Hai visto che bellezza, che fragranza di idee e di contro-proposte, che meravigliosa confusione di sogni terreni e utopie e quanti nuovi e ingenuamente caotici incontri\confronti? Quanta grezza spontaneità? Ecco questa è la vita che sogniamo, questo sarà il futuro prossimo nei nostri desideri. Davvero c’è qualcuno che vuole un mondo di linearità socioeconomica, di iper-sicurezza, di pseudo futuro globale garantito (?!?) da pochi ricchi e potenti? Davvero vogliamo vedere aumentare la forbice di vivibilità tra i benestanti e gli altri? Davvero vogliamo ricacciare indietro senza risposte adeguate un mondo di gente che ci pone la stessa domanda: perché dobbiamo morire per il vostro pseudo-benessere? Gli Yo Yo Mundi hanno sogni, brividi, desideri e aspettative che sono quel mondo che ha il coraggio di scendere in piazza per dire “non ci sto”. Io voglio dell’altro da questa vita e mi impegno in prima persona per ottenerlo e per smascherare il più possibile le intenzioni dei predatori che lavorano per opprimerci in nome del libero mercato e, soprattutto, dei loro sporchi interessi. Mescalina: Quindi, la bandiera della pace potrebbe essere anche un’ipotetica copertina di un disco prossimo degli Yo Yo Mundi? Yo Yo Mundi: Chissà! Anche se credo che non sarebbe giusto che ce ne appropriassimo noi, quella bandiera - al di là dei significati religiosi che la colorano - è divenuta giustamente un simbolo unitario di un arcipelago di idee e di persone - in gran parte - dalla “belle faccia”! Quello che è sicuro è che sventola dalla nostra finestra e sventolando porta il suo messaggio di arcobaleno a contrastare il buio della ragione. Mescalina: Curioso come nella vostra musica ci stia questa voglia di esprimere la propria posizione, di essere partecipi … quasi fossero canzoni di resistenza … e poi anche un sorta di desiderio di ritorno a casa, alla dolcezza della vita nelle sue piccole cose, nei suoi sogni e nelle sue favole … Yo Yo Mundi: Ci stanno frantumando le palle con questa storia che le nuove tecnologie e internet e la comunicazione e le notizie in tempo reale e i video telefonini siano di aiuto alla conoscenza, alla democrazia e agli scambi affettivi, amicali e\o culturali. Forse tutto questo crea solo ulteriore solitudine, crea solchi infiniti tra la vita reale e qualcosa di precotto che ci viene ogni giorno offerto. E’ chiaro che sarei matto se proponessi di non utilizzare le innovazioni tecnologiche e le loro piacevolezze o\e utilità, dico solo che bisogna farlo con attenzione, ben attenti a non permettere a tutto questo - ma anche agli abusi di droghe e di alcol - di sostituire le relazioni sociali, la piazza, il confronto e il profumo dell’aria che cambia con le stagioni. Se devo scegliere tra i sapori, i profumi e\o gli odori, ma anche il sudore, i peli, i brufoli e l’asettico mondo di certe tv, dove se non hai certe caratteristiche sei “out”, se non segui una certa filosofia sei “out”, se non vesti un certo modo e non ascolti una certa musica sei “out”, sai cosa scelgo? Scelgo la vita e i cazzi miei, senza farmi mai troppo condizionare. Lo faccio adesso e lo facevo a vent'anni. Ho avuto momenti di infelicità e solitudine, ma poi ho imparato ad amare anche quelli! In realtà questa storia del mondo globalizzato è solo un tentativo - l’ennesimo - di appiattirci, di omologarci, di sotterrare una reale e possibile uguaglianza in nome del “siamo tutti uguali non ci sono differenze, perché tutti possiamo consumare le stesse cose”. Il mondo e le persone che lo abitano si arricchiscono reciprocamente delle singole peculiarità e dagli scambi che ingenerano gli incontri, tutti i tipi di incontri. Appiattire tutto questo porterà all’estinzione della natura umana e del pensiero, prima del pensiero e poi della razza umana. Quando si uccide non si pensa. E’ risaputo. >>(continua) |