Tears Of Sirens

Tears Of Sirens

Una storia fatta di passioni e di rumore


02/12/2017 - di Annalisa Pruiti Ciarello
Il disco che vogliamo raccontare con quest`intervista parla di passioni ed è ambientato in quel luogo in cui la musica è punto di partenza, ma anche di arrivo. I Tears of Sirens ci raccontano come è nato il loro progetto e qualche retroscena riguardo HUM
A mio avviso siete un duo insolito, con dei trascorsi totalmente diversi. Come nasce la collaborazione con Giulia, chi ha trovato chi?   

Fabio: Giulia ha trovato Fabio, cercando non me direttamente, ma qualcosa a me connesso. Mi mostrò dei video in cui suonava e ne rimasi da subito folgorato. Usa una tecnica che avvicina il suono del theremin ad una voce umana in maniera imbarazzante, il tipo di vibrato che solo dall’ugola di un soprano può venir fuori. Quindi, essendo anche che il theremin mi affascina da sempre, avendolo anche utilizzato in passato per la mia musica, le proposi da subito di provare a sperimentare un’eventuale collaborazione.  Durante il nostro primo Ep The Abyss (registrato a mille chilometri di distanza, visto che io vivo a Bari e lei viveva in un piccolo paesino in Piemonte), abbiamo scoperto di avere molte affinità anche al di fuori dell’ambito musicale, ed è nato spontaneamente anche un legame più intimo. Giulia si è trasferita a Bari da due anni, ed eccoci qua.

 

A Giulia. Come mai ti sei avvicinata ad uno strumento così insolito, e qual è stato il primo strumento che hai imparato a suonare?


Giulia: Il mio primo strumento, eterofono a parte? Suona da sfigati dire “flauto dolce” alle medie?  Sono diventata “vittima” del theremin nove anni fa, durante un concerto di Vinicio Capossela, al theremin c’era Vincenzo Vasi (ciao Vince); grazie ad alcuni suoi fondamentalissimi consigli iniziali ho imparato a suonare questo strumento abbastanza ostico, studiando comunque da autodidatta; nel 2011 ho però anche frequentato un breve corso alla Theremin Summer Accademy, tenuto dalla virtuosa thereminista tedesca Carolina Eyck. Inutile dire che all’inizio il mio suono era simile a quello di un gatto in calore, il theremin se non lo si sa suonare può provocare il mal di pancia in chi lo ascolta. Nel corso degli anni mi sono perfezionata, ricercando soprattutto nuove sonorità possibili, utilizzando il theremin sia per creare effettistica (soprattutto con il progetto Tears Of Sirens), sia eseguendo melodie ben precise e strutturate, come anche arie di musica classica. 

 

Vi discostate tantissimo dal panorama musicale italiano, quali sono le vostre influenze e qual è il vostro disco preferito?


Influenze ce ne sarebbero tantissime. A partire dal rock anni ‘60/’70 per arrivare ad un certo tipo di elettronica degli ultimi tempi, ma ci piace moltissimo anche la musica classica. Dai Beatles, Led Zeppelin, Deep Purple, Cure, Joy Division, Pink Floyd a Radiohead, Portishead, Sigur Ròs, Massive Attack, Depeche Mode, Atoms for Peace, Aphex Twin, solo per citarne una minimissima parte.

 

Nel disco si affrontano temi terreni, legati alla fragilità dell’uomo, ma al contempo si intravede quello spiraglio di luce chiamato speranza. Quanto di vostro c’è nei testi?

HUM non parla di noi direttamente, nessun brano dell’album è autobiografico, ci sono soprattutto riflessioni sulla vita in generale, uno sguardo su possibili scenari futuri. Nessuna soluzione suggerita, solo considerazioni. Impossibile non affrontare temi di attualità in questo preciso periodo storico.

 

Domanda di rito: a quale brano del disco siete più affezionati e perché?


Giulia: Diciamo che è difficile scegliere, ogni brano è una storia a sé, se proprio devo scegliere tra le strumentali la mia preferita è Syn-es-the-sia, altrimenti Waste in My Mouth tra le cantate. Questi sono i due brani che preferisco per via dei loro suoni e per le suggestioni che ne derivano, ma il brano a cui sono più affezionata è Disedge, perché è il primo brano in cui canto anch’io, oltre a suonare il theremin.
Fabio: Non si può eleggere una canzone a preferita, sono tutte abbastanza differenti, non riesco a preferirne una in particolare. Al massimo potrei preferire suonarne una al posto di un’altra ma per un semplice fatto di godimento nell’esecuzione. 

 

Il precedente disco, The Abyss, non conteneva nessun brano cantato, in HUM ben sette degli undici lo sono. Da cosa scaturisce questo cambiamento?

Giulia: a Fabio non piacciono troppo i complimenti, soprattutto se sono io a farglieli pubblicamente.  La realtà è che io, ancor prima di conoscerlo, sono rimasta moto colpita dal suo timbro vocale e dal suo modo di cantare; sarebbe stato un vero peccato non sfruttare anche questa sua dote nel nostro ultimo disco. Lui comunque ha un curriculum non indifferente come cantante, avendo iniziato a fare musica in maniera professionale dal 2005, dapprima con gli Ameba4 (prodotti da Corrado Rustici per Sugar), poi con altri progetti musicali anche nell’ambito della musica elettronica, oltre che come autore per la stessa etichetta. Inoltre volevamo creare un mondo ancora più definito per i Tears Of Sirens, abbiamo sentito il bisogno di evolverci in questa direzione.

 

Raccontate ai lettori di Mescalina qualche aneddoto relativo al periodo di registrazione.                                   

Giulia: Per le riprese del pianoforte, visto che l’asta aveva deciso di non collaborare più e il microfono calava pian piano verso i martelletti, abbiamo utilizzato la mia borsa come contrappeso.                                                                                                                      Fabio: Urtando, invece, inavvertitamente la stufa con una sporgenza metallica, abbiamo sentito il suono della griglia di ferro che era perfetto per emulare un charleston elettronico, un bit sensazionale. L’abbiamo registrato e campionato per Fight $.

 

Qual è il commento più strano che avete ricevuto sul disco?       

 Cit. “Le parti vocali le vedrei più sofisticate o meglio più variegate, le percepisco un po` alla Thom Yorke (che a me non piace)”. Diciamo che i Radiohead e i Portishead esprimono al meglio i nostri gusti musicali, è vero che nel nostro disco si possono trovare sonorità affini alle loro, difatti in quasi tutte le recensioni del disco ricevute (compresa la vostra) è presente proprio questo riferimento, ma quel che cerchiamo di fare è discostarci quanto più possibile da qualsiasi cosa già sentita: vorremmo un’identità nostra, pur portandoci appresso il nostro bagaglio musicale, ma questo è un percorso molto lungo che prevede anni di evoluzione. La vocalità di Fabio, è vero, ricorda quella di Thom Yorke, ma a noi non sembra di averla sottolineata in questo nostro album.

 

Da dove nasce la necessità di utilizzare strumenti poco convenzionali per arricchire i vostri brani?

Un po` per necessità, se si parla di theremin o theremini, visto che Giulia suona quel tipo di strumenti particolari, un po’ perché capita di sentire un suono che ti piace, anche senza necessariamente ricercarlo e di conseguenza da lì può scaturire la voglia di utilizzare quello stesso suono in registrazione. Ad esempio urtando qualcosa per sbaglio (un pannello di una stufa come nel nostro caso in Fight $), oppure utilizzando una vecchia macchina da scrivere per creare la ritmica (una Lettera22 Olivetti in I’ve Got a Thrill).



A cosa è dovuta la scelta di far uscire HUM solo in digitale?

La nostra è una web label, non si occupa di stampa e distribuzione. Purtuttavia il nostro disco HUM lo potete trovare anche in copia fisica su eBay a questo link  http://ebay.eu/2yxV7I7        È esattamente quello che vogliamo in questo momento, per una questione soprattutto di libertà da qualsiasi vincolo o compromesso.

 

A Fabio. Cosa ti porti dietro dal passato con gli Ameba4?       

Fabio: Sicuramente un bagaglio enorme. Quello è stato diciamo un progetto pilota per me, che mi ha aperto parecchie strade. Era comunque un progetto troppo ambizioso per l`Italia ed era calato in un contesto troppo popolare per potersi evolvere nella giusta direzione; quindi, quando mi chiesero di "togliere qualcosa" per l`album successivo, cioè arretrare ad un livello più codificabile per l`ascoltatore medio italiano, allora sorsero un po` di problemi. Io tendo all`evoluzione non all`involuzione, se devo scrivere canzoni in primis devono piacere a me, non le scrivo pensando soprattutto a chi ascolterà. Quindi lo scendere a compromessi non mi è mai garbato tanto in fatto di musica, quando si tratta della mia musica e quando ci metto la faccia in prima persona. Detto questo, comunque, resta un ricordo bellissimo e restano degli anni molto intensi ed importanti per l’inizio della mia carriera.

 

Quando avete cominciato la registrazione del disco cosa avevate in mente e quanto si discosta dall’idea di partenza?       

Il nostro flusso creativo ha fatto sì che la track-list si sia definita in pochi mesi. Siamo partiti da un certo tipo di brani, proseguendo in direzioni assolutamente differenti per il resto del processo creativo. Sono brani molto diversi tra loro, ma comunque affini, legati da un fil-rouge marcato, sia a livello compositivo, sia per le suggestioni e anche per quel che riguarda i testi, o per lo meno questo è quello che speriamo di trasmettere anche a chi ci ascolta.

 

Arrivano prima i testi o la musica?

La musica, sempre, nel nostro caso. Poi ci lasciamo ispirare per i testi. Soprattutto gli ultimi brani registrati sono nati da live-set casalinghi, per poi essere trasformati in qualcosa di più strutturato.

 

Siete arrivati sino in California, ma come nasce la collaborazione con la Magnatune Records?

Fabio ha già pubblicato un album di musica elettronica in passato con la Magnatune, con il suo progetto Kinky Atoms (Fabio Properzi – Roberto Matarrese). Ci è piaciuta la loro serietà e il loro modo di divulgare musica e abbiamo proposto anche il nostro progetto alla loro attenzione. Inoltre, questa piccola web label indipendente californiana, è stata fondata da John Buckman che è stato uno dei pionieri del download di musica a pagamento.

 

Avreste registrato HUM con un’etichetta italiana o secondo voi c’è poca attenzione verso il vostro genere musicale?

Abbiamo sempre pensato di tentare vie esterofile, considerata la non italianità di fondo del nostro progetto. Le label da che esistono, piccole o grandi che siano, sono comunque delle aziende, che devono alla fine dell’anno essere col bilancio in attivo. Puoi ben capire che tutto questo non è che c’entri proprio col concetto di arte. Negli anni `60/`70 e anche negli `80, le case discografiche producevano e divulgavano musica di ogni tipo, chiunque sapesse suonare, qualunque band anche scalcagnata, bastava che avesse una mezza idea di fondo che gli producevano il disco, perché se ne vendevano di dischi in grandi quantità. Ora invece, nell`era di internet tutto è cambiato. Avere dei ritorni dalla vendita di dischi è quasi impossibile per le indipendenti, quindi ora si punta solo a far centro con progetti studiati a tavolino per filo e per segno, badando soprattutto all`apparenza e poi al contenuto per altro, e la spuntano solo le grosse major nel grande minestrone del mainstream più spudorato. Se vuoi ascoltare musica seria al giorno d`oggi devi andare per vie trasversali, devi abbandonare la televisione innanzitutto, con tutti gli X Factor del caso, lasciar perdere classifiche di ogni tipo e spulciare invece siti come Bandcamp ad esempio, dove il discorso dei `like` non esiste (altra ossessione assurda del terzo millennio), e dove puoi trovare davvero progetti interessantissimi, dove puoi trovare artisti che fanno musica non per tornaconto ma per vocazione piena, senza secondi fini. Anche la nostra etichetta, la Magnatune, diffonde musica assolutamente di livello altissimo, provate a farvi un giro non ve ne pentirete, si può ascoltare tutto in streaming prima di acquistare, il disco completo intendo, non solo anteprime.

 

Si vive oggi di sola musica?

Ni. Si vive scomodi in molti casi. Ricollegandoci al discorso di prima è molto più semplice vivere di mainstream (che ha ben poco a che vedere con la musica intesa come arte), ma se si scelgono vie più underground diventa molto più complicato.

 

Dove possiamo ascoltarvi prossimamente live?


Al momento siamo impegnati nel promuovere il nostro ultimo album, per cui basta seguire le nostre pagine Facebook:
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