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Intervista Max De Aloe - Jazz Interview
Max De Aloe

Max De Aloe

Jazz Interview


02/03/2010 - di Vittorio Formenti
Max De Aloe è un interprete di spicco del jazz nazionale ed esprime una voce non così diffusa e conosciuta: quella dell’armonica cromatica.
Reduce dal suo ultimo bellissimo lavoro ´Apnea´, recensito su queste colonne, si è reso disponibile per un incontro presso la sua scuola di musica a Gallarate; nella più tipica tradizione dell’impro-jazz la trama si è sviluppata in una traettoria spontanea ma logica di argomenti; da qui il titolo dell’articolo.
È con vero piacere che rendiamo partecipi i lettori a quello che è intercorso.

Mescalina: tu sei un professionista dell’armonica cromatica, meno nota rispetto alla più conosciuta diatonica resa celebre da musicisti quali Dylan o Neil Young. Puoi illustrare le caratteristiche di questo strumento?

*Max: certamente. L’armonica diatonica permette di suonare solo su di una tonalità mentre la cromatica, dotata di un tasto laterale concepito all’uopo, è invece in grado di riprodurre tutte le dodici note della scala cromatica; pertanto può essere usata in qualunque tonalità, con un’estensione di tre ottave come un flauto, una tromba o un sassofono.
Attento a dire che una è più facile dell’altra; oggi esistono armonicisti come Howard Levy E MOLTI ALTRI che con la diatonica riescono a produrre anche i semitoni superando quindi i limiti sopra esposti.

*Mescalina: ritieni che l’armonica, diatonica o cromatica, sia limitata a qualche genere o possa essere usata in diversi tipi di musica?

*Max: l’armonica cromatica ha circa centocinquant’anni di vita; nata nella musica popolare evolse poi, all’inizio del secolo scorso, nella pratica di diversi quartetti, entrò nella musica jazz, nella musica da film fino alla classica. E’ uno strumento poco divulgato, con pochi solisti e pochi orchestratori interessati all’inserimento nei loro contesti; credo sia uno strumento che ha ancora molte potenzialità inespresse, ha poca storia, poca letteratura e poca metodologia, in Italia non ci sono cattedre che ne sostengano la didattica. In questi ultimi dieci anni devo dire che sono usciti nuovi armonicisti che, sulla scia del grande Toots Thielemans, hanno introdotto nuove voci e nuovi stili. Ricordo ad esempio il grande Willy Burger, italiano nonostante il nome, che oggi spicca tra i maggiori nomi della cromatica nella classica.

*Mescalina: come mai questo strumento, così flessibile, è poco usato nella musica pop o rock?

*Max: certamente è più immediato e facile approcciare l’armonica diatonica, che comunque può essere approfondita a livello professionale fino ad ottenere eccellenti risultati. Questo è sempre stato il vantaggio dell’armonica diatonica rispetto alla cromatica, con però l’inconveniente di farla spesso apparire come un giocattolo; un po’ come la fisarmonica, oggi sdoganata ma fino a qualche anno fa sinonimo di un’aia e di un ballo popolare.
Il mio lavoro, sia da didatta che da musicista dell’armonica, è proprio quello di cercare di fare cose diverse, nuove, che vadano al di là dei soliti cliché.

*Mescalina: ti senti quindi un divulgatore o un promotore?

*Max: in qualche modo sì ma evito iniziative da club, da circoli di appassionati, da campionati del mondo di armonica e così via. Trovo che questo finisca con il mantenere relegata l’armonica ad un ruolo di strumento circense, mentre invece io e molti altri desideriamo far capire che con essa si può fare semplicemente della musica, personale e di ricerca.

*Mescalina: l’armonica è uno strumento sostanzialmente melodico; con che criterio scegli quindi i partner per la parte ritmica ed armonica?

*Max: effettivamente lo strumento è sostanzialmente melodico, dato che suoni una nota alla volta. Io tra l’altro ho sempre attribuito un’importanza specifica alla dimensione melodica, sono italiano e il mio modo di suonare anche nel jazz non prescinde da questo fatto. I partner che scelgo devono quindi aiutarmi a sottolineare questo elemento e devono consentire un dialogo; un disco è un lavoro che ha sempre un progetto, un’idea di fondo, e questo determina la scelta dei partner. Ho una visione poetica e concettuale di questa musica, per cui sono meno interessato ai virtuosismi o alle doti tecniche rispetto alle compatibilità ed alle sensibilità artistiche. Da qui le diverse scelte operate anche nei miei ultimi due dischi; ´Lirico Incanto´ con un quartetto e ´Apnea´ con il pianista statunitense Bill Carrothers.
Questo influenza anche il mio modo di suonare per via del diverso interplay e del diverso dialogo con i vari musicisti.

*Mescalina: puoi darci qualche dettaglio in più circa i motivi che ti hanno portato a scegliere Bill Carrothers per ´Apnea´, lavoro che ci pare evidenzi con chiarezza un aspetto di progetto o di ´concept´?

*Max: conoscevo Bill non personalmente ma attraverso i suoi lavori, che ho sempre apprezzato. Mi piace per la sua capacità di suonare in modo anche oscuro, per la sua visione notturna di certi momenti, per la sua abilità nella riarmonizzazione, per il suo coraggio e l’amore al rischio; ogni take è un’avventura e due registrazioni consecutive dello stesso brano sovente diventano due cose diverse.
Questo va unito all’intenzione di sviluppare un lavoro derivato dalla lettura dei libri del romanziere giapponese Murakami, dalle impressioni e dalle sensazioni che mi ha dato.
Lungi da me l’idea di comporre una colonna sonora per questo romanzo, come invece molti hanno erroneamente detto e scritto; semplicemente queste pagine nel corso del tempo continuavano ad aprire cassetti dentro di me, al’interno dei quali c’era la voglia poi di scrivere della musica.
Su questa idea la dimensione del duo è risultata ideale per la libertà e la possibilità di reciproche aperture, adatte all’idea della solitudine vissuta con devozione tipica di Murakami.
Ormai da anni preferisco trarre ispirazioni da fonti non strettamente musicali, che garantiscono punti di partenza per la musica sempre nuove e rinnovabili, condizione che personalmente ritengo assolutamente necessaria.

*Mescalina: in alcuni brani del disco si indovinano citazioni di alcuni brani o linee melodiche note, volute o intuite da noi come ascoltatori. Ad esempio: in ´A sort of dance´ c’è una frase discendente che ricorda l’ouverture del Fantasma dell’Opera, l’inizio di ´Dear Heart´ ricorda l’armonica di Desperado degli Eagles, in ´Haruki plays the wordS´ ci sono citazione di pop swing americano. Sono elementi intenzionali e strutturali alla composizione?

*Max: spesso la cosa non è fatta volontariamente; in ´Haruki´ effettivamente Bill cita Glenn Miller e lo stesso fa in altri momenti con passaggi di brani che non ricordo; in ´Vito´ c’è una citazione di Rota del Padrino. In realtà spesso la cosa viene fatto per affermare da dove uno proviene ma spesso avviene spontaneamente, così, succede… In ´Norwegian Wood´ la citazione è fuggevole; il titolo è anche quello di un romanzo e quindi la struttura è stata mantenuta libera, lontana dal pezzo noto dei Beatles con solo qualche richiamo di questo.

*Mescalina: senza voler in esagerati dettagli tecnici ci pare che i brani abbiano una struttura libera, non vincolata per esempio ai classici schemi AABA o con canoni.

*Max: non sempre. In alcuni casi, come ´Lontano, infinitamente lontano´, ´Dear Heart´ o ´Haruki plays the words´, c’è una struttura ritmica e armonica precisa; in altri casi invece si ha una maggior libertà, con qualche momento codificato per poi lasciarsi andare in oasi dove non c’è nulla se non ascoltarsi reciprocamente e dire quello che si sente, un po’ nello stile del free che io amo sfiorare; è una musica che non mi appartiene ma che in qualche caso mi affascina, specie nei contrasti in certi momenti tematici. La mia visione della musica è molto vicina a quella filmica; sono atterrito dall’ascolto random, dallo zapping. Quando mi dici che il disco è un concept mi fai un grande complimento; in effetti il lavoro ha un suo inizio, uno sviluppo ed una conclusione e tutto questo va colto in questa logica; non è possibile, salvo rari casi, leggere in ordine sparso e saltuario i capitoli di un libro.
Il problema è che oggi è sempre più rara la disponibilità dello sforzo all’ascolto, si va verso cose liofilizzate, rapide, da consumare.

*Mescalina: è un problema che vediamo molto chiaramente anche noi, forse anche complicato dall’eccesso di ´democrazia´ nella produzione per cui è difficile districarsi nella quantità e ricavare pareri specifici e ragionati.

*Max: il problema della critica oggi è in effetti piuttosto importante. Una volta era molto diffusa la passione non legata a meccanismi economici, per cui c’era gente che senza prendere una lira dedicava tempo all’ascolto ed alla presentazione di lavori che riteneva meritevoli; basti pensare al periodo delle radio libere negli anni ’70. Oggi non è così; il critico fa buon viso a cattivo gioco, spesso opera sotto controllo di una casa editrice, non ha molta voglia di scrivere e di rischiare sui giudizi, va ai concerti principali perché è in prima fila, promuove merce su ordine in quanto questo garantisce un buon reddito e così via. In effetti le cose migliori, quando ci sono, vengono da chi scrive sul Web, ambito più libero, forse inflazionato ma almeno in grado di assicurare ancora qualche atteggiamento legato solo alla passione per il tema musicale.

*Mescalina: tornando ad ´Apnea´ ci pare di sottolineare che il disco non sia solo jazz, almeno inteso nel senso tradizionale del termine, ma addirittura in certi punti sembra virare all’ambient colto, all’evocazione di sensazioni. Come interpreti l’essere jazz di questo tuo lavoro?

*Max: la matrice jazz deriva soltanto dal fatto che i musicisti vengono da lì e che si fa ampio ricorso all’improvvisazione. Tuttavia questi elementi, nel 2010, sono appannaggio di molti altri generi e musicisti; siamo nel XXI secolo, non ci poniamo il problema della definizione e l’unica cosa che ci preme è raggiungere il pubblico con il nostro messaggio.

*Mescalina: a che pubblico pensi che la tua musica possa arrivare?

*Max: sono convinto che possa essere apprezzata da un ampio spettro di ascoltatori, più vasto di quello che si pensi. Non ho la presunzione di fare lavori culturali con la C maiuscola ed ho quindi la speranza di arrivare ad un pubblico medio, attento e disponibile all’ascolto che tutto sommato sono convinto esista.
In questo senso sono interessato alla dimensione live, con tutte le potenzialità che il contatto diretto e l’ambiente specifico possono offrire.

*Mescalina: come offri ´Apnea´ dal vivo? Puoi lavorare con Carrothers o ti organizzi in modo diverso?

*Max: Bill vive in un posto talmente remoto che obbliga ad avere a disposizione almeno due giorni per il solo viaggio di andata in Italia; questo ovviamente rende difficile La possibilità di collaborare con una certa continuità nei concerti anche solo per evidenti ragioni economiche. Mi è capitato quindi di presentare il lavoro con Bille e anche con il mio quartetto o con il pianista con cui collaboro da tempo, Roberto Olzer, che stimo in maniera totale; è un musicista in grado di cogliere l’essenza e che suona con me da anni.
Mi capita anche di presentarmi da solo, magari con il supporto di una semplice dotazione elettronica, vivendo momenti molto impegnativi dato il contatto diretto che si crea con il pubblico.
E’ un’esperienza rischiosa ma affascinante, che richiede l’ambiente giusto e che sovente integro con racconti o spiegazioni sullo strumento .

*Mescalina: non hai mai pensato ad un uso specifico dell’elettronica a supporto e ad integrazione delle tue performance? Non potrebbe essere un valido ingrediente soprattutto per quando operi in solitario?

*Max: l’uso che faccio dell’elettronica è minimale. Non ricorro a materiale pre registrato o a piattaforme con SW su PC; utilizzo un kit di effetti base e molto semplice: pedaliera con effetti come riverberi o harmonizer, una loop station come base su cui suonare. E’ quindi un componente in più che nella mia musica può avere un senso se usato con parsimonia, giusto per creare degli spunti ulteriori.

*Mescalina: nelle tue composizioni quanto è scritto e programmato e quanto è invece lasciato all’improvvisazione o all’interpretazione dei musicisti?

*Max: io parto da matrici molto precise, pensando sia a quello che voglio esprimere ma anche tenendo presente chi le dovrà eseguire. Ho una visione tutto sommato abbastanza bohemienne di questa attività, che svolgo quando sento che ho effettivamente qualcosa da dire. I compositori di professione, quelli chiamati per intenderci a realizzare partiture per film o altro, si alzano la mattina e sanno che devono comporre. Io per fortuna posso comporre solo quando ne sento la necessità. Le cose vengono abbozzate, lasciate lì, riprese fino a che si arriva ad un qualcosa che mi convince. Una volta nato il pezzo dipende poi da chi lo esegue; per esempio in quartetto abbiamo un approccio quasi ´rock´ in cui pensare e condividere quello che c’è da fare. Poi ci giochiamo molto anche con l’improvvisazione ma solo a valle della definizione del progetto, delle idee. L’improvvisazione è tutto sommato come questa chiacchierata; si parte da un’idea, da un interesse, e poi si prosegue in modo organico, logico ma libero.

*Mescalina: hai già evidenziato l’importanza che per te ha la melodia. Anche nella composizione della melodia applichi lo stesso metodo ?

*Max: Certo, è tutto molto strutturato. Poi lasciamo delle oasi, delle parti in cui poter vagare più liberamente ma, come dicevo, l’approccio iniziale è molto basato su criteri di progetto. Tieni presente che io normalmente compongo al pianoforte e non ho alcuna vergogna a farmi capire; posso realizzare brani anche complessi armonicamente ed altri semplicissimi, come ´Naoko’s theme´ che è basata su tre accordi.

*Mescalina: solito sforzo che chiediamo in conclusione agli intervistati; se Max De Aloe dovesse andare su di un’isola deserta che CD si porterebbe appresso? Sono permessi solo 5 titoli..!

*Max: sicuramente nessuno dei miei. E’ difficile, come certamente direbbero tutti, però ..:

- Stravinski ´I balletti´
- Miles Davis ´Round about midnight´
- Djavan ´Ao Vivo´
- Maria Callas ´La Bohème´
- Supertramp ´Breakfast in America´

*Mescalina: beh, permettici un’ultima battuta. Le tue indicazioni sono molto interdisciplinari e trasversali; vale lo stesso per la musica che fai?

*Max: in parte penso di sì, anche se poi una cosa è quello che senti ed un’altra è ciò che componi. Fin da bambino mi ingegnavo a registrare su cassetta tutto quello che trovavo, anche cose che non conoscevo e nemmeno sentivo subito, magari restavano lì per del tempo. Ero decisamente famelico, oggi un po’ meno per via degli impegni e probabilmente anche per l’affinamento dei gusti che viene con la crescita; ho comunque sempre avuto la necessità di ascoltare un sacco di cose anche estremamente diverse come il rock, la classica, il tango, la musica brasiliana, molta musica classica, anche il punk dei Clash, per esempio.

* ´Bene, qui si conclude la conversazione con Max che abbiamo trovato non solo interessante ma, in alcuni momenti, anche educativa; sembrava di parlare con un didatta che non si limita a raccontare ciò che fa ma tende a spiegarlo, perché lo vive prima ancora di crearlo.
Una bella occasione di crescita anche per noi; cercate di avvicinare i lavori di questo artista, almeno l’ultimo ´Apnea´ e il precedente ´Lirico Incanto´; dedicategli del tempo e ne trarrete certamente soddisfazione; buon lavoro!!!´

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