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Stefano Benni
Pane e tempesta
(FELTRINELLI, 2009)
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Il mondo di “Pane e tempesta” si presenta in una dimensione fantastica, popolata da personaggi con suggestivi e significativi nomi: il nonno stregone, l’oste trincone, piombino, alice.
Tali curiosi personaggi tenteranno di combattere per salvare il proprio paese, minacciato da una nuova politica distruttiva e soprattutto cercheranno di difendere lo storico Bar Sport, luogo di incontri e di vita sociale, sin dai tempi più antichi. Di volta in volta, si alternano animali, uomini, donne, giovani e vecchi, che si adopereranno per conservare l’integrità e l’identità del paese con ogni mezzo a propria disposizione.
In realtà, tale valorosa battaglia è soltanto marginale, in quanto la ricchezza del testo consiste tutta nella presenza e nella forza dei diversi racconti, che irrompono nella storia principale: ogni piccolo episodio, infatti, sarà nuovo spunto per aneddoti illuminanti, spassosi e nello stesso tempo commoventi, di sapore e saggezza popolari.
Sullo sfondo di una inevitabile e sempre presente contrapposizione tra la natura e l’avidità umana, si erge la figura del nonno stregone, con le sue ventisette esilaranti operazioni giornaliere, simbolo dei valori di un passato ormai distante e di un futuro non ancora perduto o compromesso.
Quando la tentazione di ricchezze e di agi promessi si fa più forte, quando sembra che l’umanità stia per cedere di fronte ai nuovi valori imposti dal potere e dal denaro, permane sorprendentemente una speranza, tramandata e conservata dal passato.
Così ogni giorno vissuto diventa estremamente prezioso per chi, avendo sempre mangiato “pane e tempesta”, non potrà più temere venti contrari.
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