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Thomas Guiducci

So/So an american journey 16, 8, 4

Thomas Guiducci




di Maurizio Galli
Thomas Guiducci è musicista presente nel panorama nazionale da oltre vent’anni. Appassionato di Blues e degli strumenti a corda che gravitano attorno al esso (e al folk) nell’Ottobre del 2016 ha rilasciato nel mercato discografico il suo album The True Story of a Seasick Sailor in The Deep Blue Sea oltre all’ebook di racconti 4 Storie per Marinai con il Mal di Mare.

Per questa recensione/intervista ritroviamo invece Thomas in una veste diversa: fotografo.

Ciao Thomas innanzitutto grazie per il tempo che vai a dedicarci.

“So/So an american journey 16, 8, 4” è un pamphlet (e al contempo una mostra con una serie di dittici) che raccoglie una serie di scatti fotografici  eseguiti con iPhone, macchinetta usa e getta e Polaroid. Tolto l’iPhone potremmo definire questa una scelta alquanto inusuale di questi tempi. Puoi spiegarci come mai hai deciso di utilizzare questo tipo di “attrezzatura” fotografica ?

Forse. In realtà ho sempre sostenuto che l’immagine è il fine e che la macchina fotografica utilizzata per realizzarla è sempre e solo un mezzo.

Conta sempre lo sguardo di chi sta dietro l’obiettivo, un po’ come in musica - se vogliamo. Lo strumento è solo il tramite che l’artista dovrebbe usare per raccontare se stesso. Dico dovrebbe perché capita, talvolta, che il mezzo diventi il fine e si perda di vista il bersaglio a cui puntare. Questo è un errore che non volevo fare, per cui ho scelto di fotografare attraverso camere che mi permettessero di pensare. Il fatto di avere a disposizione solo pochi scatti (24 per l’usa e getta e 8 per la polaroid) mi ha aiutato ad essere estremamente selettivo a monte del click.

Ovviamente - trattandosi di un viaggio per me importantissimo - non volevo però perdere la possibilità di sentirmi libero, non volevo rischiare di perdermi qualcosa. Da qui la scelta di utilizzare anche l’iphone, così da poter affiancare alla parte più ponderata del percorso fotografico anche un racconto più impulsivo che mi permettesse di immortalare senza troppe remore tutto ciò che colpiva il mio immaginario, come in una sorta di flusso di coscienza.

Così sono nate le 3 differenti sezioni di questo libro; mobile, disposable, instant.

Il libro (con introduzione di Michele Dal Lago) è il resoconto fotografico attraverso l’America provinciale (Tennessee, Alabama, Mississippi e Georgia) toccando alcuni dei luoghi cardine per la comprensione della popular music americana del ‘900. Resoconto (59 scatti se non erro) che è stato da te realizzato nel 2016 durante la tua esperienza di guida per l`Xplore Music Journey, il viaggio che ogni anno porta negli States, lungo appunto le strade della musica, gruppi di appassionati. Com’è stato per un musicista come te calarti in questo ruolo ?

È stata un’esperienza indimenticabile. Da quando ho iniziato ad appassionarmi alla Folk Music americana ho sempre sognato di poter andare realmente in quei luoghi che avevo immaginato studiando le storie dei musicisti che amavo, suonando le loro canzoni. Ho pianificato un itinerario che mi permettesse di percorrere le strade storiche del Blues, di visitare luoghi sacri per il folk, il country, il rock’n’roll, anche se - devo dire - alla fine più dei luoghi mi hanno conquistato le atmosfere dell’America di provincia; quell’America così diversa da quella delle grandi città, per certi versi più vera e genuina. Certamente dagli spazi dilatati. Sembra una banalità, ma percorrendo quelle strade il cielo sembra realmente più grande. C’è poi da dire che - forse - il sud è simile in molte parti del mondo; la gente è calorosa, il cibo saporito, le tradizioni ancora vive e radicate. È stato un viaggio dentro il sud degli Stati Uniti ma anche dentro me stesso. Ed ho avuto la fortuna di avere dei fantastici compagni di viaggio a cui provare a raccontare quei luoghi attraverso le mie emozioni.

Al libro è allegato anche un cd contenete due tracce da te registrate presso il famoso Sun Studio di Memphis. Svelaci qualcosa della tua esperienza presso questo storico studio di registrazione che ricordiamo essere stato inaugurato negli anni `50 e presso cui hanno inciso artisti del calibro di Johnny Cash, Elvis Presley, Carl Perkins, Roy Orbison e molti altri.

Beh, dire che sia stata un’esperienza incredibile è riduttivo. Tra quelle pareti puoi sentire davvero la magia. Ritrovarsi di fronte ad un microfono nella stessa stanza in cui hanno registrato alcuni dei tuoi idoli e delle più grandi icone della storia della musica è un’emozione difficile da descrivere.

Ho semplicemente provato a non pensare troppo e a suonare. Ho registrato  le canzoni di apertura e chiusura del mio ultimo disco, in versione unplugged, senza fronzoli.

Come tornare un po’ alle radici, al momento in cui erano state scritte…e quale luogo migliore di quello per farlo?

Il libro se non erro è stato realizzato in solo cento copie numerate, dove lo possono reperire i nostri lettori ? Per questi due mesi del 2017 sono previste ulteriori mostre ?

Al momento non sono previste ulteriori mostre, anche se credo che in qualche modo prima o poi si replicherà. Il libro è stato realizzato in 100 copie per un motivo piuttosto semplice. Non volevo essere legato a logiche editoriali e volevo realizzare un oggetto che rappresentasse al meglio, anche esteticamente, l’idea dietro questo progetto. È stata fatta dunque questa scelta di autoprodursi (e per questo devo ringraziare Xplore America, Babelica, Elyron e Michele Dal Lago) per potersi curare di ogni dettaglio (testi, didascalie, progetto grafico) senza interferenze esterne. Questa è anche la ragione per cui, ad oggi, il libro si può trovare solo sul mio sito thomasguiducci.com.